Un libro da leggere

30 novembre 2011 08:091 commentoViews: 5

einaudiBerlusconi ha dichiarato ieri di essere contrario all’introduzione della patrimoniale. Io, invece, sono favorevole, intendendola come un’imposta straordinaria che viene applicata in momenti straordinari e per un tempo limitato e funzionale a ottenere l’obiettivo del riequilibrio. Suggerisco, per farsi un’idea, di leggere un istant book della casa editrice Chiare Lettere (è l’editrice del Fatto Quotidiano; è la casa editrice di Lorenzo Fazio, uno che nell’ambiente è veramente molto stimato). Si tratta de L’imposta patrimoniale di Luigi Einaudi, pubblicato la prima volta nel marzo del 1946 dalle edizioni “La città libera”. Allora Luigi Einaudi era Governatore della Banca d’Italia. L’introduzione dell’edizione corrente è firmata da Francesco Giavazzi. È brevissima e molto istruttiva per chi volesse capire com’è spenta e priva di vitalità l’Italia. Cito: «Il miracolo che l’imposta patrimoniale è chiamata a compiere in Italia è davvero grande: nientemeno che mutare a fondo la psicologia del contribuente. (…) Il miracolo che essa deve compiere è dare per la prima volta ai contribuenti italiani, coi fatti e non con le prediche di noialtri economisi, la sensazione precisa che si vuol mutare rotta (…) che è finita l’era lunga (1860-1945) dell’incremento continuo ed esasperante delle imposte ordianrie sul reddito. Gli aumenti [saranno d’ora in poi riservati] ai momenti di pericolo, alle grandi opere trasformatrici […]. Anche gli italiani sono disposti a veder raddoppiate, triplicate le aliquote delle imposte sul reddito quando la patria fa ad essi appello per una causa giusta [….]. Ma perciò occorre che il peso dell’insieme delle molte inspiegabili imposte sul reddito sia ridotto a un limite ragionevole».
Commenta Giavazzi: «Quante volte questa classe politica ha annunciato di voler cambiare rotta? Quante volte ha promesso che le tasse d’ora in poi sarebbero state ‘alte o basse a seconda che tu vorrai e comunque mai gravose’ e che ‘ è finita l’era lunga dell’incremento continuo e esasperante delle imposte’? (…) Negli anni Novanta le privatizzazioni ridussero il debito di dieci punti in rapporto al Pil, abbassandolo in poco più di un quinquennio dal 117 al 107 per cento. Ma quel beneficio ce lo siamo ‘mangiati’ neld ecennio successivo e il debito è tornato al 118 per cento».
Insomma, una buona lettura che invita a pensare, proprorre e cambiare.

1 Commento

  • Io, quisque de populo, sono per l’introduzione perpetua della patrimoniale. Perchè il patrimonio è la risulta dell’investimento di reddito non sottoposto a ritenuta alla fonte, fatta eccezione per una ristretta cerchia dai redditi annui milionari che lo sono. Sempre che abbiano la residenza in Italia (Marchionne docet) e comunque già no crepant si pagant duas bortas. Escluderei solo i proprietari della prima casa che si sono tolti il pane di bocca, neanche quella in presenza di altre proprietà immobiliari. Applicata in via straordinaria e raggiunto l’equilibrio riparte, dal giorno successivo, il viaggio che porta al disequilibrio. In alternativa niente ritenuta alla fonte per nessuno. Anarchia! Pazienza, ho dato fiato a chi mi accusa di piaggeria nei confronti del padrone del sito. Tanto una volta scoperto…
    Leggerò il libro.

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