Cultura, Politica

Un libro alla settimana: L’angolo del mondo

L’onestà, la capacità di emozionarci e farci pensare, una chiave di lettura del mondo e delle relazioni, una molla per l’immaginazione: ecco cosa cerchiamo in un buon romanzo, ancor prima di una certa cifra stilistica e della coerenza estetica. E L’angolo del mondo non disattende nessuna di queste aspettative. Fresco di stampa, il libro edito da Marcos y Marcos è l’ultimo romanzo pubblicato da Mylene Fernández Pintado, “sentinella letteraria” della sua Cuba – cosí la definisce la Los Angeles Review of Books -, dove ambienta gran parte delle sue storie. Classe ’63, un passato da avvocato, un presente “dislocato” tra Cuba e la Svizzera e il primato di essere l’unica scrittrice vivente pubblicata negli States, la Pintado è autrice di racconti e romanzi tradotti in diverse lingue e vincitori di prestigiosi premi cubani e internazionali.
Cuba, amore, emigrazione; ma anche perdita e rinascita: questi i temi con cui si cimenta la scrittrice ne “L’angolo del mondo” e le coordinate indispensabili a collocare la storia d’amore tra una giovane e insicura professoressa universitaria (che dopo la morte della madre ha abdicato alla vita) e uno spiantato scrittore emergente, di quindici anni piú giovane. Quando Daniel, picaro bambino, bugiardo e innocente, entra nella vita di Marian, incaricata di scrivere la prefazione al primo romanzo di lui, tra i due scoppia una passione travolgente e nasce una storia fatta di promesse, urgenza, progetti, illusioni e sensualitá. Ma i sogni di Daniel di un futuro luminoso lontano da Cuba, minacciano come una nube di temporale la loro relazione.
Protagonista e sfondo allo stesso tempo, oggetto di un amore doloroso, la Cuba descritta dalla Pintado è lontana dai cliché e dagli stereotipi, ferocemente bella e contraddittoria; un posto dove “L’orchestra sinfonica suona Mozart, Beethoven e Mahler e l’ingresso costa l’equivalente di venticinque centesimi di dollaro. Ma se prendi una Coca Cola nell’intervallo ti costa un dollaro”.
Sia la Cuba odierna che la storia di Cuba sono visitate e rivisitate attraverso le storie dei personaggi; come se le singole storie, quelle con la ‘s’ minuscola, fossero un riflesso, un riverbero cangiante della Storia con la ‘s’ maiuscola. Fidel e il Che non vengono mai nominati, ma il passato coloniale e la rivoluzione del ’59 sono lí, nella memoria dei personaggi, negli aneddoti familiari, nella vita e nell’architettura della cittá, di cui il “Malecón” – il lungomare che divide la spiaggia dai grattacieli nani- è il simbolo.
È anche, Cuba, un’isola fatalmente accomunata alla Sardegna da quel mix lacerante di bisogno di emigrare e desiderio di restare; qualcosa che i sardi conoscono bene, così come il sentimento che l’accompagna: di esilio, perdita, mancanza. La mancanza della stessa terra in cui non si è riusciti a vivere.
Senza mai cedere alla tentazione di ricondurre la complessitá alla semplicitá, senza alcuna retorica e invece con grande grazia, lirismo e ironia, Mylene Fernández Pintado ci restituisce un ritratto lucidissimo di una Cuba viva e pulsante, che vale piú di tanti saggi storici e politici e di tante analisi antropologiche. E un’indagine delle passioni e dell’animo umano condotta con sensibilitá, profonditá e leggiadria. Perfino i lettori piú smaliziati e meno ingenui, quelli abituati a “leggere l’amore” sulle pagine dei libri, troveranno difficile non affezionarsi a personaggi come Marian e Daniel e non condividerne emozioni, paure, speranze.