Un atto ignobile. Con un indovinello finale su un’ipocrisia diffusa

21 giugno 2013 08:103 commentiViews: 55

Oggi la stampa sarda dà conto dell’ultima schifezza fatta dal Consiglio regionale: la bocciatura, a scrutinio segreto, che è come dire ‘anonimamente, di notte e con destrezza’, degli emendamenti sulla preferenza di genere. La stampa ne dà conto con tutti i silenziatori del caso, cioè con quello stile alla Conte Zio dei Promessi Sposi che prevede che tutto si sopisca, si rinvii, si lenisca; per cui non si capisce bene chi abbia fatto che cosa, come è potuto accadere, chi si è contrapposto e perché ci si è scontrati.
A costo di annoiare qualcuno faccio un po’ di cronaca di ciò che mi riguarda e commento ciò che c’è da commentare. Prima, però, dedico qualche riga al direttore dell’Unione che oggi scrive un articolo coraggioso ma, in una parte, anche generico. Il Direttore censura il Consiglio, lo dichiara archiviato e esaurito e ricorda (e qui sta il coraggio, perché nessuno era riuscito a portare la questione dei fondi dei gruppi al rango di un articolo di fondo) che è un Consiglio inconcludente, vanaglorioso e in ostaggio dei suoi comportamenti disinvolti sulla questione della gestione dei fondi dei gruppi. Ma qui viene anche la parte generica. Infatti, o di questa questione dei gruppi si parla nel dettaglio e bene o si mette nel tritacarne anche chi non c’entra niente come il sottoscritto che guarda a caso, ieri, è stato anche quello che, a costo di un duro isolamento di genere (nel senso che il ‘genere’ dei consiglieri regionali non ha propriamente apprezzato le mie parole), ha fatto sì che si comprendesse fino in fondo la portata del gesto che il Consiglio si accingeva a fare e che tutto non passasse nel grigiore di un voto come gli altri. Capisco tutto, capisco che ci siano degli spazi ristretti, capisco che le differenze diano fastidio nel momento in cui la storia chiede di passare la ramazza su tutta la politica sarda e su tutti i politici, ma le differenze sono lì e io sono una differenza, isolata quanto si vuole nel palazzo, ma lo sono e difendo questa condizione di differenza perché è, nella mia esistenza normale e assolutamente antierorica, piena di difetti e di errori, ciò che ancora mi consente di dare un senso alla mia attività politica.
Veniamo alla cronaca.

Si entra alle 16 e già c’è aria di voto segreto sugli emendamenti per la preferenza di genere. Mi dicono che a proporlo potrebbe essere l’onorevole Mario Diana, che conosco bene e con cui avevo un buon rapporto. Lo incontro e lo prego di non farlo. Mi risponde che lo farà. Gli notifico che mi contrapporrò.
Entriamo in Aula.
Il mio primo intevento è il seguente, sugli sbarramenti, ma già annuncio il voto favorevole sugli emendamenti per la doppia preferenza:

MANINCHEDDA: “Presidente, il testo di legge che è in approvazione prevede che possano governare, con un premio di maggioranza che arriva al 60 per cento dei seggi, solo le coalizioni che raggiungano il 45 per cento dei voti, e condanna le coalizioni che stanno tra il 30 e il 45 percento a governare con un premio di maggioranza pari al 55 per cento dei voti, cioè 33 a 27, riprendendo in questo senso l’orientamento che era anche emerso nei mesi di elaborazione della legge elettorale, ma aumentando la soglia per governare: 45 per cento. Ciò significa che la legge ha già dato un’indicazione chiara ai partiti. I partiti che intendono concorrere a governare devono trovare ampi livelli di coesione prima delle elezioni per produrre una cifra elettorale molto alta. I partiti viceversa che vogliono rinunciare all’azione di governo sanno che sotto quelle cifre non parteciperanno al governo. Che senso ha allora lo sbarramento del 5 per cento? Lo sbarramento del 5 per cento è una soglia inserita non per escludere i piccoli, ma per promuovere i medi. È una cosa diversa. E secondo me non è funzionale allo spirito della legge. Lo spirito della legge dice, per come è stata strutturata, poi quando arriveremo a quell’articolo ne parleremo, che i partiti che intendono governare devono creare coalizioni coese e molto ampie, devono arrivare al 45 per cento. E’ molto signori! Quindi la legge già obbliga le forze politiche con cultura di governo ad apparentarsi, per quale motivo si vuole limitare la possibilità di rappresentanza, avendo garantito il governo, con una soglia di 50.000 voti? Non lo si comprende, se non per garantire un’assicurazione sull’esistenza non dei piccoli, ma dei medi, che evidentemente immaginano un’altra strategia d’Aula nel momento in cui il Consiglio verrà eletto. Io voterò a favore di questo emendamento e anche di quello della preferenza di genere”.

Si passa all’esame dell’art. 22 che prevede la riserva di posti di genere nelle liste per non meno di un terzo.
Questo è il mio intervento, successivo a quello di Soru a cui avevva replicato l’on. Mario Diana, nel quale chiedo che ci si impegni a non chiedere il voto segreto:

MANINCHEDDA: Io credo, colleghi, che su questo argomento bisogna essere molto espliciti. Il problema dell’accesso delle donne alle istituzioni è un problema che si fonda su uno svantaggio strutturale, quindi i legislatori devono FAVORIRE l’accesso delle donne, non inventarsi una condizione paritetica i partenza che non c’è. L’intervento dell’onorevole Soru puntava a diminuire le probabilità di elezione di un candidato di genere maschile rispetto a un candidato di genere femminile, per cui egli dice: “Io creo una fittizia parità di partenza in realtà indirizzata a garantire di più, cioè a favorire, le donne”. Questo era il senso, non un fatto matematico. Io sono su una posizione molto vicina a questa dell’onorevole Soru; io sono per favorirle e oggi questo articolo, che recepisce meramente il dettato costituzionale, va benissimo perché se dopo votiamo la preferenza di genere, favoriamo realmente le donne. Infatti se c’è un terzo di donne nella lista, un terzo viene tirato dagli altri due terzi o almeno da un altro terzo. Questa disposizione, se accompagnata con la doppia preferenza di genere, è una disposizione che apre il Consiglio alle donne. Ci prendiamo l’impegno, anziché parlare adesso, di non chiedere il voto segreto sulla proposta di doppia preferenza di genere? Ci alziamo e diciamo, mentre votiamo sì a quest’articolo, che nessuno chiederà il voto segreto sulla preferenza di genere? Io vi chiederei questo. Io non voglio bisticciare con chi chiede il voto segreto, perché bisticcerò”.

Si arriva a discutere dell’art.27 a cui erano stati presentati gli emendamenti per la doppia prefernza di genere.
L’on. Mario Diana, secondo una strategia ampiamente sperimentata da Destra e Sinistra per evitare gli argomenti scomodi, aveva presentato l’infausto emendamento sostitutivo totale numero 13, il quale non parla della preferenza di genere, ma riscrive interamente l’art.27 (è un emendamento sostitutivo totale) e di conseguneza, se approvato, fa decadere tutti gli emendamenti, impedendo che possano essere discussi. In apertura di discussione, l’on. Diana ha chiesto sull’emendamento 13 il voto segreto.
Il mio intervento è brevissimo nei resoconti perché il Presidente del Consiglio ha interrotto i lavori:

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA : Beh, abbiamo assistito ad un gesto politico, parlo del gesto, non certamente di chi lo compie, che noi possiamo definire ignobile. Si possono definire ignobili i gesti, Presidente, in quest’Aula? I gesti, non le persone. Perché è ignobile…
PRESIDENTE. Onorevole Maninchedda, la prego.
MANINCHEDDA: Solo i gesti! I gesti sono ignobili quando si sostituisce un articolo di legge che disciplina l’elezione del Presidente della Regione, il collegamento delle liste provinciali, la preferenza e il voto disgiunto, eccetera, con la vecchia disciplina che differisce soltanto per la descrizione della scheda, ed è quindi evidente che il gesto punta non a occuparsi del merito dell’articolo, ma punta a far cadere gli emendamenti. Quindi questa richiesta è un tentativo di non farci votare sulla preferenza di genere. Impedire ad un’Aula di votare su un tema caldo, seguito dalla società sarda è ignobile. È un modo di fare che squalifica questa’Aula. Di furbizia questo mondo né ha le balle piene! È così!
PRESIDENTE. Onorevole Manichedda, le tolgo la parola. La seduta è sospesa.

Nel suo intervento l’on. Mario Diana mi dà dell’infame e ricorda che al telefono gli avrei detto che non andavo in Commissione perché mi dovevano chiedere scusa. A fine seduta il Presdiente del Consiglio mi ha dato la parola per fatto personale:

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Presidente, vorrei solo precisare una questione. Io ho parlato di gesti e non di persone. Comunque ritengo sempre più nobile uno scontro aperto, chiaro, anche rude, del vezzo di non confrontarsi sul merito delle cose, ma spostare l’obiettivo. Abbiamo forse discusso, onorevole Diana, dell’istituto del voto segreto? No. Io ho contestato, e il risultato mi dà ragione, che si sia usato il voto segreto su una questione rispetto alla quale la discussione in Aula ha dimostrato che occorreva assunzione piena di responsabilità da parte di tutti. Non sto parlando di lei, lei è contrario e non è questo il problema. Ma occorreva un’assunzione piena di responsabilità da parte di tutti palesemente. Non credo, alla luce delle dichiarazioni che ci sono state, che tutti quelli che hanno detto di essere per la seconda preferenza abbiano poi votato in questa direzione; si sono coperti col voto segreto. Non era in discussione il voto segreto, era in discussione l’utilizzo del voto segreto su questo argomento. E questa responsabilità politica resta. In un clima accelerato e agitato ci sta che mi si risponda ad un giudizio di ignobiltà su un gesto, con un giudizio di infamità sulle persone. Però guardi, onorevole Diana, io credo che tra uomini sia sempre opportuno tenere distinte le conversazioni private dalle conversazioni pubbliche, ma quando si decide di riferirle le si deve riferire correttamente. Io ho sempre rifiutato di continuare a partecipare ai lavori della prima commissione, perché dopo il lavoro duro che è stato fatto in Commissione quel lavoro è stato stramato, e ho detto testualmente a lei al telefono: “Non vado in Commissione, laddove il risultato della Commissione non verrà rispettato ragionevolmente dall’Aula, perché non ci sono le condizioni”. E in questo senso ho detto, rispetto a quello che è stato fatto prima, “merito anche delle scuse”. Questo è quanto. Ma quanto a conversazioni private voglio far sapere all’Aula che stasera ho incontrato l’onorevole Diana nel corridoio e l’ho pregato di non chiedere il voto segreto, dicendogli con chiarezza: “Sappi che io sarà un tuo avversario”. Questo perché, onorevole Diana, io sono la stessa persona nelle conversazioni private e nelle conversazioni pubbliche.

Indovinello sull’ipocrisia: quale forza politica nelle riunioni della maggioranza in carica e in Commissione ha sempre dichiarato che, pur essendo contro la preferenza di genere, avrebbe sempre detto in pubblico di essere a favore? Quale altra forza politica ieri non ha combattuto realmente sull’emendamento 13? Perché non si parla più di conflitti di interesse?

 

3 Commenti

  • perchè non si parla più di conflitto di interesse?

    perchè ormai la gente percepisce questo concetto come strettamente legato a Berlusconi: ho chiesto a venti persone venti quale fosse il primo pensiero al sentire parlare di conflitto di interessi, e tutti mi hanno risposto Berlusconi.

    ergo, chi vuole una legge sul conflitto di interessi, sta parlando contro Berlusconi.

    e vai ora a spiegare che l’antitrust sul gas è pagata dai contributi dei gestori del gas,

    e vai a spiegare che i componenti dell’AVCP (???) Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici sono in continuazione nominati membri di commissione per risolvere problemi di contenzioso tra amministrazioni pubbliche ed imprese (per capirci i membri di queste commissioni sono pagati in percentuale sull’importo in contenzioso, e non stiamo parlando di briciole),

    e vai a spiegare che nella pubblica amministrazione esite una pletora di enti di CONTROLLO, i cui componenti quando escono dall’ufficio si tolgono la giacca di incaricato di pubblico servizio e si mettono la giacca di una società da loro controllata,

    e vai a spiegare chi scrive i bandi per i finaziamenti pubblici sull’energia eolica,

    e vai a spiegare da chi sono scritti i bandi per i finanziamenti pubblici sul fotovoltaico,

    e vai a spiegare che i dirigenti di TERNA l’ente pubblico per l’energia elettrica sono tutti ex funzionari ENEL gestore privato per la distribuzione dell’energia elettrica,

    e mi fermo qui perchè non sono molto informato.

    Per non parlare poi del conflitto di interessi AL CONTRARIO, e cioè della situazione in cui si trovano TUTTI indistintamente i dirigenti della pubblica amministrazione, che hanno lo stipendio garantito INDIPENDENTEMENTE dal risultato che conseguono.

    e mi riferisco in particolare ai boiardi di stato, ENI, FINMAECCANICA, TERNA, INPS, AGENZIA DELLE ENTRATE, POSTE, TRENITALIA, ecc (alcuni di questi si dice che siano privati, in realtà hanno un solo azionista che è lo stato) che prendono stipendi milionari indipendentemente dagli utile o dalle perdite dell’azienda da loro amministrata.

    e questo vale ovviamente anche per i nostri burosauri regionali, e chiaramente anche per gli enti controllati dalla regione.

  • Giuseppe Giordo

    Che in questo momento ci sia bisogno di un tavolo di discussione per tutti gli indipendentisti/sardiSti/movimenti identitari spontanei e o è più che certo. La Sardegna sta attraversando uno dei suoi periodi storici più bui: disoccupazione diffusa, chiusura delle fabbriche, crisi del settore turistico e massiccia emigrazione. Se un periodo tragico il nostro popolo ha attraversato negli ultimi duecento anni, questo è il peggiore. E la cosa più brutta è che non si vede all’orizzonte nessuna soluzione. Perlomeno, i nostri padroni di sempre, non sembrano intenzionati a cercarne. Anche gli ultimi provvedimenti presi da questo assurdo Governo senza programmi, non vedono nessuna specifica discussione sulle condizioni del nostro popolo.
    Per chi come noi è indipendentista, questo vuol dire solamente una cosa: la strategia che il Governo centrale vuole adottare è quella di cacciare dalla nostra isola il nostro popolo, spargerlo per il globo e togliersi il problema della sua sopravvivenza.
    Non dico questo per stupida retorica, ma con ragione.
    Oggi non c’è nessuno studioso che non constati che se l’economia sarda non cambia rotta, nei prossimi vent’anni, la nostra popolazione residente sarà dimezzata. Invecchiamento della popolazione e emigrazione stanno combinando il disastro.
    Amaramente bisogna constatare, ma quello che non riuscì ai nostri padroni mandandoci a morire nella prima guerra mondiale e nell secondo dopoguerra, quando dalla nostra isola, in un decennio, partirono verso l’Italia continentale e il resto dell’Europa, oltre seicentomila nostri fratelli, sta riuscendo adesso.
    E sarà un massacro di proporzioni bibliche.
    Inoltre, le conseguenze saranno anche peggiori: perché dalla nostra isola, non partono solo le braccia, ma le menti. Cioé quei giovani che hanno una specializzazione in tasca e che da noi non trovano assolutamente nulla in termini di occupazione.
    In questo modo vanno via non solo le braccia ma coloro che in questi anni e nei prossimi, avrebbero avuto le conoscenze per fornirci, “insieme alle braccia” – perché i due poli sono necessari in una società complicata come la nostra – le intelligenze che servono per riprendere il camino verso uno sviluppo compatibile e sostenibile con le nostre esigenze di popolo.
    Noi, però, proprio noi indipendentisti, siamo fermi, non reagiamo e stiamo lasciando che gli altri, i nostri padroni e i loro lacché locali, facciano di noi carne di porco, da immolare sull’altare dei loro interessi.
    E che quello che vogliono fare sia abbastanza chiaro lo si capisce da molte cose: intanto, dicono gli esperti nei flussi umani, la tendenza è svuotare la Sardegna e concentrare la popolazione soprattutto nei centri maggiori dell’isola, costruendo così, intorno alle nostre città, delle bidonville di miseria, delle sacche di disoccupati eternamente senza lavoro e disposti a tutto per un tozzo di pane; dall’altra, sempre i nostri padroni, grazie alla sempre più scarsa popolazione e alla sua concentrazione in aree definite, avranno finalmente a disposizione la maggior parte del nostro territorio per farne ciò che credono più opportuno.
    Se oggi si va a vedere cosa stanno combinando con il favore degli organismi regionali, ci si accorge che stanno riempiendo la Sardegna di pale eoliche e solari, di trivelle alla ricerca del metano e di assurdi impianti di chimica verde. Caso strano, tutti modelli industriali che non hanno bisogno di masse di occupati, ma di custodi da una parte e di gruppi di tecnici in grado anche da fuori di gestire grandi impianti: è così per i settori eolici e solari: è così per la ricerca di metano e il discorso non cambia per la chimica verde.
    Basta pensare che un impianto eolico o solare, di quelli che vedete in giro per la nostra isola, si risolve in termini di occupazione con due tre operai addetti soprattutto alla sicurezza e una manciata di euro alle amministrazioni comunali per il disturbo. Anche per il controllo di quegli impianti, i tecnici vengono da fuori dell’isola!
    La cosa non cambia per il grande impianto di chimica verde che vogliono installare a Porto Torres. Dove, se il Governo centrale e la Regione sgancerà i soldi, andranno a lavorare non più di 500 persone, di cui un centinaio neanche sardi. Questo a fronte di investimenti richiesti di svariati milioni di euro. E questo nonostante il fatto che gli economisti indipendenti interpellati affermino che il progetto di impianto presentato dall’Eni, sia troppo costoso per essere competitivo e senza contare i danni ambientali!
    In realtà, l’Eni, con quell’impianto si prefigge da una parte di farsi arrivare dallo Stato un bel tesoretto di finanziamenti e dall’altra di bloccare la bonifiche dei territori che stanno intorno alla zona industriale di Porto Torres che loro avrebbero dovuto già ripulire per contratto dalle scorie inquinanti e senza che nessuno lo chiedesse. Oggi, invece, propongono un piano di lavoro che è praticamente nullo e che di certo non cambia la realtà della crisi nell’area di Porto Torres che negli ultimi decenni, ha visto perdere oltre 15 mila operai a causa della crisi del petrolchimico e delle industrie esterne collegate.
    Inoltre, tanto per essere chiari sul problema del metano (tanto voluto dalla Saras di Moratti), bisogna ricordare che il modo attraverso il quale dicono verrà estratto, ridurrebbe il territorio della Sardegna ad un ammasso di macerie. La lavorazione prevede infatti, la frantumazione delle pietre del sottosuolo perché solo così si potrebbe estrarre il gas. Ma estraendo il gas dalle pietre – pensate ad un palloncino pieno di ossigeno e pensatelo mentre lo fate scoppiare con uno spillo – il terreno esplode, non si sostiene su nulla e si otterrebbero allora solo uno stato perenne di continue frane.
    E’ questo che vogliamo per la Sardegna?
    Ritenete possa essere il nostro futuro?
    Se non siete d’accordo con questi progetti dei nostri padroni, bisogna ribellarsi. Non bisogna darla vinta.
    Ma per farlo, abbiamo bisogno del massimo di unità, smetterla con i piccoli leaderismi di gruppi grandi quanto un invito al bar e pensare in questo momento, insieme, le possibili soluzioni.
    E se siamo in una democrazia – monca quanto si vuole, ma democrazia comunque – dobbiamo avere il coraggio di riunire le nostre forze, fare massa e affrontare i problemi del nostro popolo tutti insieme.
    Ricordandoci, soprattutto, che in una democrazia si deve essere presenti sia nei territori per raccogliere le loro esigenze che nelle istituzioni.
    Non possiamo permetterci di lasciare anche il più piccolo posticino al nemico. Più siamo presenti e meglio è per tutti.
    Rifletterci, non sarebbe male.
    pino giordo

  • Giuseppe Giordo

    Abbiamo concesso fin troppo a questa classe politica prevaricatrice sia delle minoranze, sia degli individui!!!Mi aspetto una reazione determinata, razionale e consapevole da parte dei Sardi. In caso contrario ci meritiamo ciò che abbiamo!!! Il complottismo politico con gli stati generali romani ormai è chiaro. Necessita, costi quel che costi rimandarli indietro questa legge, come un boomerang senza nessun sconto. pinogiordo

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