Trecentomila sardi in serie difficoltà economiche

12 marzo 2013 07:477 commentiViews: 13

L’Istat dice che sono trecentomila i sardi che stanno attraversando una crisi senza precedenti.
Inoltre, il gettito Iva è sceso nel 2012 del 5%; il che vuol dire che la Sardegna avrà nel 2013 una compartecipazione al gettito Iva inferiore di quello dell’anno precedente di circa 100 milioni di euro.
Ci sono cose a cui noi sardi non possiamo porre rimedio per difetto di sovranità. Per esempio non possiamo stampare moneta e non può farlo neanche la Bce. Se avessimo potuto farlo, avremmo avuto un po’ più di inflazione, ma anche un po’ più di consumi e di occupazione. Ma non possiamo farlo. Lo ricordo a chi tratta i temi dell’indipendenza con superficialità e snobismo.
Il nodo è sempre lo stesso: per combattere la crisi, bisogna riprendere a crescere e il sistema Italia non cresce da vent’anni; per crescere abbiamo bisogno di risorse per gli investimenti e per il welfare che accompagni le riforme necessarie a produrre un profondo e irreversibile cambiamento; per avere le risorse occorre crescere. Un cane che si morde la coda.
Serve un patto tra chi è a reddito fisso e chi non ha reddito. Serve una patrimoniale una tantum (perché solo una tantum può essere una patrimoniale, come insegnava in un bellissimo libretto Einaudi che non era certo un comunista bolscevico) per sanare il deficit di bilancio dello Stato e accompagnarne la riforma finanziaria. Serve rompere i privilegi oligopolistici di Enel, Terna, Eni, Finmeccanica. Serve farla finita con gli sprechi di Tirrenia, Alitalia ecc. Serve snellire la burocrazia (solo in Sardegna vi sono almeno tre enti che fanno sulla carta la stessa cosa, e poi non la fanno e bisogna reclutare a convenzione un quarto soggetto che faccia realmente le cose). Serve ragionare di costo del lavoro, perché nel mondo globalizzato il costo del lavoro non è una variabile indipendente ancorata ai vecchi stati nazionali. insomma, serve parlare di cose serie.
In Sardegna poi, il nodo della pressione fiscale è cruciale. Dobbiamo ottenere una fiscalità di vantaggio su tutto il territorio dell’Isola, compensando le minori entrate fiscali della Regione con una diversa efficienza dei servizi (una sanità che costa 3,3 miliardi è un’enormità).
Poi c’è il credito. È deprimente la rissa a sinistra sulla candidatura Cabras alla presidenza della Fondazione Banco di Sardegna. È deprimente perché come al solito i senatori laticlavi della borghesia panciapiena sassarese, ferocemente classisti (come li dipingeva mio padre che aveva studiato, da povero in canna, nel liceo Azuni risiedendo nell’ospizio delle suore vincenziane), parlano di cariche ma non di sostanza. Sulle cariche, a mio avviso, vale l’aurea regola della competizione elettorale, quando la carica è elettiva. Si candidi chi vuole, vinca chi ha più consennsi. Le università, i comuni, le associazioni, si riuniscano, individuino uno o più candidati e votino. Perché questi soggetti che costituiscono il Comitato di indirizzo non si riuniscono, propongono candidati, giovani o adulti che essi siano, discutono e votano? Certamente sono più democratiche le elezioni di secondo livello che le nomine nelle liste bloccate dei parlamentari italiani. Io, sulla presidenza della Fondazione, vorrei una campagna elettorale chiara, aperta, senza limitazioni, con più candidature. Altri mi pare stiano cercando, col sistema dei veti e dei permessi, di costruire il setaccio per il solito rampollo curricolato, ma sempre fedele ai soliti ambienti che hanno fatto del credito italiano, e sardo, il luogo più puzzolente della Repubblica e della Regione.
La questione più importante per me è un’altra, stringente per i cittadini: il Banco di Sardegna ha prestato i soldi ai sardi alle stesse condizioni in questi anni o alcuni li hanno avuti a condizioni migliori di altri e perché? È vero che la recente ispezione della Banca d’Italia non si è conclusa positivamente? Verso chi sono le grandi esposizioni del Banco? Il sistema delle garanzie ha funzionato per tutti nello stesso modo? In tema di trasparenza, chiederei che il rapporto della Banca d’Italia sia integralmente pubblicato, in modo da poter finalmente leggere e vedere, per tabulas, i retroscena di tante fortune, politiche e finanziarie, della Sardegna recente.
Altra questione dirimente: in quanti si è d’accordo per cedere le quote residue alla Bper? Se un presidene della Fondazione deve essere scelto in base alla sua politica, questa della cessione delle quote è la scelta politica più importante ed è quindi anche il terreno migliore per vagliarne la competenza e l’intenzione. Perliamo dunque di ‘cosa’ non di ‘caos’.

7 Commenti

  • Giampiero Meloni

    beh,
    avete avuto la pazienza e voglia di vedere la puntata di ieri sera di Servizio pubblico?
    Andate a questo link e ascoltate bene:
    http://www.serviziopubblico.it/2013/03/14/news/morti_di_lavoro.html

    Cos’altro deve accadere o dobbiamo fare per aiutare a far capire a tutti che anche qui in Sardegna la situazione è tragica?
    Io sono tra quelli che, come pronunciato dal collega vicentino, galleggia nella merda!
    Non mi sono mai lamentato, ho sempre stretto i denti e cercato di andare avanti tra mille difficoltà ma oggi non c’è la faccio più ! So di non essere da solo e spero che anche altri inizino a farsi sentire…
    Prima di affogare ne faremo morire altri!
    E la gente continua con le analisi, con i dati, con le chiacchiere e parole da bar!

    Abbirgonzidoso e contularioso!

  • Giampiero Meloni

    Hai ragione

    e vedi cosa ti rispondono?
    Ti parlano di chi sa leggere meglio i dati del bilancio regionale.
    Mha!!!!
    Pure qui mi sa che ultimamente!!!!

    Hai colto nel merito e hai ragione da vendere.

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  • JP Morgan, vedo che ti sei corretto e dunque non e’ tutto il bilancio ma una parte, non mi pare una argomentazione valida la tua, banalotta per questo, e ripeto il bilancio si compone di tante altre voci e poi ci anche altre voci extra, il bersaglio vero deve essere il sistema e i suoi padroni e non i pesci piccoli, se ha voglia e coraggio punta al sistema….. Questo sito penso sia valido se il dibattito non è da sedie del baretto, ma con argomenti più strutturali e non demagogici. Tutto qui. La riflessione di Maninchedda mi sembrava appunto più incentrata sui temi macro.
    Se poi a Perugia sparano due lavoratrici incolpevoli e ogni mezz’ora si parla in TV dei lavoratori e non dei loro vertici che non contorllano, non puniscono e prendono migliaia di euro di premi di risultato…. beh allora…. Distrazione di massa sia…..

  • Cronicle, prendi in mano il bilancio regionale ( 6.800.000.000, di cui 800.000.000 virtuali, meno 3,3 miliardi per la sanità) e studia. Tu non sei neanche banale ma vuoto. Ti senti pizzicato?

  • Jp Morgan…..poco documentato e banalotto davvero, il bilancio intero? Cita la fonte e i dati….dai su

  • Giampiero Meloni

    E’ mai possibile che per rendersi conto di quale sia la reale situazione economica nella nostra isola ci sia bisogno di aspettare i dati ISTAT.
    Credo fortemente che i dati che periodicamente ci prospettano e divulgano siano abbondantemente (e volutamente) diversi da quelli reali.

    La gente non deve assolutamente rendersi conto di ciò che accade altrimenti succede il finimondo ! Allora via, si taroccano le informazioni, si distrae la popolazione con altri argomenti (vedi papa, calcio ecc. ecc. ecc.) e tutto continua a filare…

    Per rendersi conto in che casino ci troviamo ci vuole poco a capirlo: basta andare in un qualsiasi centro commerciale e notare come vengono fuori i carrelli della spesa. Sono a metà e nella maggior parte dei casi l’alimento principale acquistato è la pasta ! Per forza, non ci sono rimasti quattrini per comprare la carne che purtroppo sta diventando alimento di lusso.

    Ulteriore segnale lo si ha, chiacchierando con chi gestisce i distributori di carburante, dal calo delle vendite di benzina e gasolio: la gente si sposta solo se costretta!

    La Metro di Cagliari ha dimezzato i dipendenti; il distributore AGIP che sta di fronte ha deciso, a fine Aprile, di non rinnovare più il contratto di gestione con l’ENI, il distributore di carburanti sulla Borore-Buddusò ha chiuso, le domande di cassa integrazione sono raddoppiate, le richieste di disoccupazione ordinaria idem, i traghetti da e per la Sardegna viaggiano vuoti o al massimo con qualche decina di camion a bordo, la maggior parte delle imprese non ha liquidità, quelle aziende (e sono centinaia in Sardegna e migliaia in Italia) che hanno un pò di lavoro a mala pena riescono a pagare gli stipendi dei dipendenti e i fornitori; se riescono in questo non pagano viceversa l’IVA e le tasse ! Se pagano le tasse (che sono oramai – tra dirette, indirette e costo del lavoro – il 60% circa di ciò che si riesce a movimentare) non hanno le risorse per pagare stipendi e fornitori.

    I funzionari INPS che ammettono chiaramente la forte richiesta di assistenza (cassa integrazione, disoccupazione e mobilità) per garantire un minimo di sostegno economico alle famiglie e alle persone che oramai hanno o stanno per perdere il posto di lavoro.

    Gli sperperi nazionali continuano: contratti per i bidoni degli F35 che neanche il PENTAGONO vuole, assunzioni medici al parlamento, assunzioni portaborse e collaboratori vari, tentativi di ostacolare il divieto sui rimborsi elettorali ai partiti ecc ecc.

    Noi nel nostro piccolo continuiamo a vedere qualcosa di simile; a ciò che riporta JP Morgan aggiungo: guardie forestali che girano nei nostri paesi con fiammanti NISSAN PATHFINDER (che se ne fanno i forestali di fuoristrada del genere ?), mega posti di blocco/controllo con N° 3 guardie forestali che di domenica (10/03/2013) sera fanno servizio al porto (per controllare cosa ?)di Santa Teresa di Gallura, funzionari regionali ARGEA che non si degnano di dare risposte – dopo 27 richieste scritte inoltrate via PEC – ad un comune cittadino che chiede notizie e si preoccupa sullo stato della sua pratica di finanziamento per un investimento che ha fatto ! Sul fronte bancario si pensa a elaborare la giusta strategia per fare in modo che il controllo delle nostre 3 banche e quindi del credito in Sardegna rimanga, per volontà politiche, nelle mani de “sos istranzos”!

    Costoro continueranno a finanziare attività in Emilia Romagna e in Toscana e noi invece che saremo costretti a fare per poter vivere ? La questua?

    Qualche piccolo artigiano/imprenditore continua a suicidarsi perchè oberato da problemi e debiti ma nessuno, dico nessuno, ne parla !

    Questa è l’italia di oggi e la nostra Sardegna… Pro caridade!!

    Dove si vuole arrivare ancora non ho capito ma penso che tra pochissimo tempo succederà qualcosa di molto grave. Lo si vuole capire o no che stiamo vivendo, per usare un termine delicato, in mezzo al letame?

    La mia domanda è: dove sono e che fanno la maggior parte dei politici Isolani e nazionali ? Che ca..o passa per la testa di questa gente ? O per aiutarli a capire bisogna scaldare loro il culo?

    Poi ci si interroga come mai Grillo ha tutto questo seguito….
    Ci vogliono fatti non parole, di queste se ne son dette tante, troppe, tantissime e non si è visto niente!

    Cordialità

  • Che la Caritas sia da tempo l’azienda più florida in Sardegna è un dato conosciuto da tempo. Che i Sardi sotto il livello medio di povertà siano pari al 50% della popolazione è anch’esso un dato inoppugnabile.
    In attesa della fiscalità di sviluppo (allo stato incertus an e quando) bisogna da subito intervenire chirurgicamente sulle spese riguardanti tutti i settori.
    Ma è mai possibile che l’intero bilancio regionale venga assorbito da:
    – spesa sanitaria con 25.000 dipendenti (siamo l’unica regione a pagarcela per intero;
    – 4.109 dipendenti regionali di cui 113 dirigenti(con un fondo pensioni in aggiunta all’INPS che costa un patrimonio, la cifra è secretata);
    – 2.863 dipendenti Area, Argea, Agris, Laore ed Enti diritto allo studio;
    – 4.697 dipendenti Ente foreste + 1.849 a tempo;
    – 3.751 dipendenti da società in house + 284 a tempo con 36 dirigenti;
    Domanda: quale è il ritorno per la Sardegna da tutto questo apparato?
    Per quanto riguarda il credito la domanda di fondo mi pare essere la seguente: la Sardegna è in grado di organizzare la cacciata di BPER?
    L’affaire Fondazione (si può dire?) fa schifo!

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