Tiscali deve fugare ogni dubbio. A seguire l’articolo della Nuova e gli atti del Garante

3 novembre 2012 07:4613 commentiViews: 60

Premessa: sono l’unico in Consiglio regionale che pensa che Soru abbia tutti i diritti di ricandidarsi se lo vuol fare; sono anche tra quelli che non ha mai scritto nulla sulle recenti vicende giudiziarie e fiscali; sono anche uno dei pochi che continua a nutrire verso di lui sentimenti di simpatia. Tutto questo nonostante i suoi amici non abbiano avuto lo stesso riguardo nei miei confronti.
Oggi però Umberto Aime sulla Nuova Sardegna pubblica l’articolo che segue, dal quale risulta che Tiscali è stata condannata dal Garante per la Privacy per aver fornito a terzi dati sulla sua clientela. Io sono un cliente Tiscali di lungo corso e la notizia di oggi mi gira le scatole più di qualsiasi contrasto politico e credo di non dovere neanche spiegare il perché. Tiscali vede le pagine che chi è a casa mia frequenta ogni giorno. Vede, se vuole, le mie mail anche se non sono Tiscali. Io devo poter aver fiducia che i miei dati non sono oggetto di analisi, studi e  scambi commerciali, neanche – perché immagino che sia questo che è accaduto – per costituire banche dati per le promozioni commerciali. Io odio le promozioni commerciali dirette. Tiscali deve fugare ogni dubbio, deve spiegare e darci la possibilità di confermare fiducia all’azienda e a chi la rappresenta. Se è accaduto ciò che dice il garante, è una cosa antipatica, brutta a sentirla e a ripeterla, sconcertante per chi, come me, non ha mai revocato sentimenti di stima verso la proprietà e che oggi si sente violato a casa sua, e io non mi faccio ‘violare’ da nessuno. Ho veramente le palle girate e spero che mi si spieghi che sto sbagliando ad essere così irritato. Non mi interessano le indagini e le sentenze, auguro sempre a tutti di non avere a che fare con la magistratura italiana. Mi interessa il fatto morale; mi interessa il rispetto della mia libertà.

di Umberto Aime CAGLIARI
Nessuno finora sapeva della condanna. Risale alla fine del 2011, con il Garante per la privacy che all’epoca riconosceva Tiscali colpevole di «uso improprio dei tabulati del traffico dati e telefonico». Pochi mesi fa il provider cagliaritano si è opposto alla sentenza, ha ricorso, con l’avvocato Gabriele Racugno, al tribunale civile di Roma. Fra breve comincerà la causa, dopo che l’attuale Garante, il nuorese Antonello Soro, ha dato mandato all’Avvocatura dello Stato d’insistere nel «pretendere l’immediato pagamento della sanzione amministrativa: 420 mila euro». La sentenza. È stata depositata il 6 dicembre del 2011, a firma dell’allora presidente Francesco Pizzetti, relatore Giuseppe Chiaravaloti. Era questo il capo d’imputazione: «L’aver trattato gli archivi del traffico dati e telefonico (in altre parole i tabulati, con tanto di nomi e cognomi) per fini diversi da quelli consentiti dalla legge sulla privacy, con la cessione degli stessi anche a una società terza, l’Admocs». I fatti risalgono a due anni prima, quando alla fine di settembre la violazione fu accertata dagli ispettori del Garante, dopo che alcun «utenti avevano denunciato di essere stati contattati per fini commerciali». Da quel verbale risultò che «Tiscali aveva conservato i dati sensibili ben oltre i termini stabiliti dalla legge: 24 mesi per quelli telefonici, 12 per quelli internet». Non una violazione di qualche giorno, bensì di anni: nei computer di Sa Illetta, sede a Cagliari del provider, gli ispettori trovarono evidenti tracce di «comunicazioni che risalivano addirittura al 1999 (telefonia) e al 2001 per il traffico in Rete». La motivazione. Fra i punti più salienti, questo: «Va tenuta in debita considerazione – scriveva il relatore – che le violazioni hanno riguardato i dati personali di numerose persone (l’intera base clienti) e che sono state commesse da un fornitore di servizi di comunicazione elettronica di rilievo nazionale… dotato di rilevanti risorse organizzative e competenze tecnico e giuridiche in grado di interpretare correttamente le disposizioni di legge e i precedenti richiami da parte dell’Autorità». C’è dell’altro, nella stessa motivazione di condanna: «Le informazioni difensive della società all’indomani dell’accertamento ispettivo – c’è scritto –si sono dimostrate non rispondenti al vero, tanto da determinare la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria per il reato di false dichiarazioni al Garante». Dunque, c’è anche un fronte penale aperto. Il conto. È una sanzione amministrativa calcolata dal Garante «in base ai bilanci d’esercizio della società Tiscali nel 2010», che non era ancora in difficoltà com’è accaduto poi qualche tempo dopo ed era prossima al rientro in azienda del fondatore e azionista di maggioranza Renato Soru, alla fine del’esperienza 2004-2008 alla presidenza della Regione. È il 6 dicembre del 2011, quando l’ufficio del Garante, in sentenza, ingiunge a Tiscali il pagamento «entro 30 giorni dalla notifica di 420 mila euro per le violazioni accertate». Il ricorso. Come prevede la legge, invece Tiscali ha ricorso e così sospeso l’esecuzione immediata del provvedimento. La difesa è stata affidata allo studio legale Racugno di Cagliari, che presto, in un’aula del tribunale di Roma, avrà come controparte l’Avvocatura dello Stato nominata a tutela del Garante.

 

Dati di traffico tlc e Internet: no a conservazione illimitata – 19 novembre 2009

 

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

 

NELLA riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vice presidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti e del dott. Filippo Patroni Griffi, segretario generale;

 

VISTO il Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196, di seguito “Codice”);

 

VISTO il decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109 (con il quale è stata data attuazione alla direttiva 2006/24/Ce, c.d. “direttiva Frattini”);

 

VISTO il provvedimento del 17 gennaio 2008 con il quale il Garante ha prescritto ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, ai sensi degli artt. 17, 123 e 132 del Codice, l’adozione di specifici accorgimenti e misure a garanzia dei dati di traffico conservati sia per finalità di accertamento e repressione di reati, sia per finalità ordinarie (di seguito “Provvedimento”, in G.U. n. 30 del 5 febbraio 2008);

 

VISTO l’ulteriore provvedimento adottato dal Garante il 24 luglio 2008 (in G.U. n. 189 del 13 agosto 2008), con il quale sono state recepite le modifiche normative intervenute in materia e sono stati contestualmente prorogati i termini per l’adempimento delle prescrizioni contenute nel citato Provvedimento;

 

VISTO il provvedimento del 29 aprile 2009 (in G.U. n. 107 dell’11 maggio 2009) con il quale il Garante ha disposto di prorogare ulteriormente i termini per l’adempimento, limitatamente ad alcune prescrizioni del medesimo Provvedimento, alla data del 15 dicembre 2009;

 

RILEVATO che il Garante, congiuntamente alle altre autorità per la protezione dei dati nei Paesi membri dell’Unione europea riunite sotto l’egida del Gruppo di lavoro “Articolo 29”, ha avviato una procedura di verifica, conforme al programma “Enforcement”, volta ad accertare l’osservanza, da parte dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica, degli obblighi fissati nella normativa nazionale in materia di conservazione dei dati di traffico, sul fondamento degli articoli 6 e 9 della direttiva 2002/58/Ce e della direttiva 2006/24/Ce;

 

CONSIDERATO che la richiamata procedura ha previsto che l’accertamento venga effettuato nei confronti di alcuni fornitori individuati sulla base di diversi criteri (quota di mercato, tipologia dei servizi forniti, dimensione nazionale, europea e/o internazionale), con acquisizione di elementi documentali, nonché con verifiche di carattere ispettivo presso le sedi degli stessi;

 

VISTA la nota del 31 maggio 2009, con la quale Tiscali Italia S.p.A. (di seguito, “Tiscali”) ha fornito riscontro alla richiesta di informazioni dell’Autorità ex art. 157 del Codice sull’osservanza degli obblighi fissati nella normativa nazionale in materia di conservazione dei dati di traffico, dichiarando, in particolare, che “i dati di traffico sono conservati per sei mesi per finalità commerciali e 24 mesi per finalità giudiziarie e di polizia” e che vengono successivamente cancellati “tramite periodici interventi ad hoc”;

 

VISTE le risultanze istruttorie emerse nel corso dell’ispezione effettuata presso la sede di Tiscali nelle giornate del 22 e 23 settembre 2009, dalle quali risulta che la società conserva dati di traffico dei propri clienti che:

 

nel database contenente i dati di traffico telematico (accesso IP), risalgono al 21 giugno 2007;

nel database contenente i log delle e-mail, sono conservati online dal 2006 e su nastri dal 2001;

nel database contenente i dati di traffico telefonico, risalgono all’inizio dell’attività dell’azienda, ossia al marzo 1999;

nel database contenente i log delle chiamate VoIP, risalgono al 21 aprile 2005;

nell’applicativo utilizzato dagli operatori del customer care, pur con le ultime tre cifre oscurate, risalgono al 2002 (cfr. verbale del 22 settembre 2009);

 

CONSIDERATA la discrasia tra quanto dichiarato dalla società nella nota del 31 maggio 2009 e quanto emerso nel corso dell’accertamento ispettivo, sicché si rende necessaria la trasmissione degli atti del presente procedimento all’Autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. i) del Codice;

 

RITENUTO che la conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico per un periodo eccedente rispetto a quello previsto, rispettivamente di 24 e 12 mesi, viola l’art. 132 del Codice e, quindi, è da considerare illecito trattamento;

 

RILEVATO inoltre che, dagli elementi acquisiti, risulta che nell’ambito del richiamato database contenente i log delle e-mail, i dati di traffico conservati da Tiscali “contengono mittente, destinatario e oggetto del messaggio” e che “all’interno del predetto DB, è possibile effettuare ricerche anche sulla base dell’oggetto dei messaggi” (cfr. verbale del 22 settembre 2009);

 

CONSIDERATO che, nel rispetto dei principi di necessità nel trattamento e proporzionalità dei dati, i fornitori di un servizio di comunicazione elettronica (nel caso specifico, la posta elettronica) devono conservare soltanto i dati di traffico telematico necessariamente correlati alle attività tecniche strumentali alla resa del servizio offerto e alla sua eventuale fatturazione (artt. 3, 11 e 123 del Codice) e che l’art. 3 del d.lg. n. 109/2008 non include, tra le categorie di dati da conservare per le finalità di cui all’art. 132 del Codice, l’oggetto dei messaggi di posta elettronica; e che, d’altra parte, trattasi di dato potenzialmente correlato al contenuto della comunicazione di cui il predetto articolo 132 vieta la conservazione;

 

RITENUTO pertanto che, alla stregua delle esposte considerazioni e alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, Tiscali effettua un trattamento illecito e non corretto dei dati di traffico telematico degli utenti che usufruiscono del servizio di posta elettronica, in quanto sono trattati anche dati di traffico afferenti l’oggetto dei messaggi di posta elettronica;

 

FATTA SALVA, con autonomo procedimento, la verifica dei presupposti per l’eventuale contestazione della violazione dell’art. 132, comma 1 del Codice, ai sensi dell’art. 162-bis del Codice;

 

RITENUTA la necessità di adottare nei confronti di Tiscali, con particolare riferimento alla conservazione dei dati di traffico, un provvedimento ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. c) del Codice, volto a prescrivere alla società le misure opportune o necessarie per rendere il trattamento conforme alle disposizioni vigenti;

 

RILEVATO inoltre che la società, rientrante tra i fornitori tenuti a conservare i dati di traffico come specificato nel punto 3 del Provvedimento, non risulta aver dato attuazione ad una delle prescrizioni del medesimo Provvedimento già efficaci dal 1° maggio 2009 e, in particolare, a quella che dispone di “rendere i dati di traffico immediatamente non disponibili per le elaborazioni dei sistemi informativi allo scadere dei termini previsti dalle disposizioni vigenti” (lett. a), n. 5);

 

FATTA SALVA, con autonomo procedimento, la verifica dei presupposti per l’eventuale contestazione della violazione concernente l’inosservanza dei provvedimenti del Garante ai sensi dell’art. 162, comma 2-ter del Codice;

 

RILEVATO che Tiscali, per la telefonia mobile, agisce come operatore virtuale in partnership con due distinti soggetti: Telecom Italia S.p.A., in veste di Mobile Host Operator, e Amdocs Software System Limited, società con sede in Irlanda, che fornisce e gestisce l’infrastruttura tecnologica a supporto dei servizi stessi come Mobile Virtual Network Enabler;

 

RILEVATO che, dagli elementi acquisiti, risulta che Telecom è stata nominata da Tiscali responsabile del trattamento ai sensi dell’art. 29 del Codice sin dalla stipulazione del contratto con la stessa in data 31 gennaio 2008 (v. allegato n. 3 al verbale del 23 settembre 2009), e che invece la medesima nomina nei confronti di Amdocs, trasmessa al Garante il 12 novembre 2009, è stata effettuata da Tiscali solo in data 28 ottobre 2009, successivamente quindi all’accertamento ispettivo sopra richiamato, nel corso del quale la società si era infatti riservata di chiarire in che modo fossero regolamentati dal punto di vista della protezione dei dati personali i rapporti intercorrenti tra Tiscali e Amdocs;

 

RILEVATO che, da quanto sopra indicato, è emerso che Tiscali, avendo consentito l’accesso ai dati di traffico dei propri clienti alla società Amdocs in violazione delle disposizioni di cui all’art. 23 e ss. del Codice, ha effettuato un trattamento illecito e non corretto dei dati stessi;

 

FATTA SALVA, con autonomo procedimento, la verifica dei presupposti per l’eventuale contestazione della violazione delle disposizioni indicate nell’articolo 167, ai sensi dell’art. 162, comma 2-bis del Codice;

 

TENUTO CONTO che, ai sensi dell’art. 162, comma 2-ter del Codice, in caso di inosservanza del presente provvedimento, è applicata in sede amministrativa, la sanzione del pagamento di una somma da trentamila a centottantamila euro;

 

VISTA la documentazione in atti;

 

VISTI gli artt. 154, comma 1, lett. c) e 132 del Codice;

 

VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

 

RELATORE il dottor Giuseppe Fortunato;

 

TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE

 

A) ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. c) del Codice, prescrive a Tiscali Italia S.p.A., con sede legale in Cagliari, Località Sa Illetta, di procedere alla cancellazione, dandone riscontro a questa Autorità entro e non oltre il termine di sessanta giorni dalla data di ricezione del presente provvedimento:

 

1. dei dati personali relativi all’oggetto dei messaggi di posta elettronica presenti nel database contenente i log delle e-mail inviate e/o ricevute dai clienti Tiscali;

 

2. dei dati di traffico telefonico e telematico trattati oltre i termini previsti dall’art. 132, comma 1 del Codice;

 

B) dispone la trasmissione degli atti e di copia del presente provvedimento all’Autorità giudiziaria per le valutazioni di competenza in ordine agli illeciti penali che riterrà eventualmente configurabili.

 

Roma, 19 novembre 2009

 

IL PRESIDENTE

Pizzetti

 

IL RELATORE

Fortunato

 

IL SEGRETARIO GENERALE

Patroni Griffi

 

 

Ordinanza di ingiunzione nei confronti di Tiscali Italia SpA – 6 dicembre 2011

 

Registro dei provvedimenti

n. 472 del 6 dicembre 2011

 

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

 

NELLA riunione odierna, alla presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vicepresidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti e del dott. Daniele De Paoli, segretario generale;

 

ESAMINATO il rapporto dell’Ufficio del Garante predisposto ai sensi dell’art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, relativo al verbale di contestazione di violazione amministrativa redatto in data 13 gennaio 2010 nei confronti di Tiscali Italia SpA, con sede in Cagliari, Loc. Sa Illetta, SS 195, in persona del legale appresentante pro-tempore, per le violazioni amministrative di cui agli artt. 162, comma 2-ter, 162-bis e 162, comma 2-bis, del Codice in materia di protezione dei dati personali (di seguito denominato Codice);

 

VISTI gli atti dell’accertamento ispettivo, compiuti da questo Ufficio in data 22 e 23 settembre 2009, da cui è risultato che la società Tiscali effettua un trattamento dei dati di traffico telefonico e telematico dei propri clienti, conservando tali dati oltre i termini previsti dall’art. 132 del Codice e non avendo provveduto a renderli immediatamente non disponibili per le elaborazioni dei sistemi informativi in violazione del provvedimento del Garante del 17 gennaio 2008 [doc. web n. 1482111]. Visto inoltre che la società ha consentito l’accesso ai dati di traffico dei propri clienti alla società Amdocs, in carenza di una designazione della stessa a responsabile del trattamento e, dunque, senza il consenso degli interessati, in violazione dell’art. 23 del Codice;

 

VISTO il verbale n. 637/65350 del 13 gennaio 2010 con cui sono state contestate a Tiscali Italia SpA le violazioni amministrative di cui agli artt. 162, comma 2-ter, 162-bis e 162, comma 2-bis, del Codice, informandola della facoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta ai sensi dell’art. 16 della legge n. 689/1981;

 

VISTO che il provvedimento del Garante del 19 novembre 2009, nell’ambito del quale le predette violazioni risultano accertate, non è stato impugnato dalla società;

 

RILEVATO dal predetto rapporto che non risulta essere stato effettuato il pagamento in misura ridotta;

 

VISTO lo scritto difensivo inviato ai sensi dell’art. 18 della legge n. 689/1981 con il quale la società ha dichiarato che, con riguardo alla contestazione per inosservanza del provvedimento del Garante del 17 gennaio 2008, ha attuato “una politica di separazione dei dati di traffico dei propri clienti, sia nelle componenti di elaborazione che nell’immagazzinamento dei dati stessi, a seconda delle diverse finalità per le quali essi sono archiviati” e di essersi attivata per adottare le opportune misure per la conservazione dei dati stessi. La società ha precisato, infatti, che i dati di traffico telefonico e telematico conservati per fini di giustizia sono trattati tramite sistemi informatici distinti da quelli utilizzati per gestire dati di traffico per finalità commerciali o attinenti all’erogazione dei servizi. Relativamente, invece, alla violazione dell’art. 23 del Codice, la società ha rappresentato che “l’unica mancanza nella gestione del rapporto privacy con Amdocs si è verificata solo a partire dal marzo 2009, (…) per un periodo estremamente limitato (aprile/ottobre 2009).” La società ha chiesto, infine, che venisse applicata la sanzione di cui all’art. 162, comma 2-bis, nell’importo modificato dalla legge n. 166 del 20 novembre 2009;

 

RITENUTO che le argomentazioni addotte non sono idonee ad escludere la responsabilità della società in ordine a quanto contestato. In primo luogo, infatti, si osserva che la violazione relativa all’inosservanza del provvedimento del Garante ha riguardato in maniera specifica la prescrizione di cui alla lett. a), punto 5, in base al quale la società Tiscali non ha provveduto a “rendere i dati di traffico immediatamente non disponibili per le elaborazioni dei sistemi informativi allo scadere dei termini previsti dalle disposizioni vigenti (…)”. In base a tale disposizione, infatti, i dati di traffico telefonico e telematico, allo scadere dei rispettivi termini, devono essere resi anonimi oppure cancellati. Al momento dell’accertamento ispettivo, tuttavia, non risulta che tale adempimento venisse effettuato. Tra l’altro, si rileva che le argomentazioni prodotte dalla parte si riferiscono all’obbligo, gravante sui fornitori di servizi, di gestire i dati di traffico su sistemi informativi diversi, in base alle loro finalità (lett. a), punto 3 del provvedimento), che è obbligo differente rispetto a quello della cancellazione dei dati nei termini di legge. Per quanto concerne, invece, la violazione dell’art. 23 del Codice, la parte, pur ammettendo di aver comunicato ad Amdocs i dati di traffico dei propri clienti in assenza dei presupposti di legge, ha contestato l’applicazione della sanzione di cui all’art. 162, comma 2-bis, nella formulazione precedente alle modifiche legislative. Pur volendo riconoscere che la comunicazione illecita dei dati ad Amdocs è avvenuta a partire dalla data di commercializzazione del servizio, cioè da marzo 2009, ed è continuata fino a quella di designazione della stessa a responsabile del trattamento (28 ottobre 2009), in questo lasso di tempo non era ancora intervenuta la modifica legislativa che riduceva l’importo del minimo della sanzione amministrativa. Tale argomentazione, dunque, non è fondata e deve essere pertanto applicata la sanzione vigente al momento della commissione della violazione;

 

RILEVATO, pertanto, che la società ha effettuato un trattamento di dati di traffico telefonico e telematico in violazione di quanto stabilito nell’art. 132 del Codice e nel provvedimento del Garante del 17 gennaio 2008 e accertato altresì che la società ha comunicato gli stessi dati a una società terza, in violazione dell’art. 23 del Codice;

 

VISTO l’art. 162-bis, del Codice che punisce la violazione delle disposizioni di cui all’art. 132, comma 1 e 1-bis, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da diecimila a cinquantamila euro;

 

VISTO l’art. 162, comma 2-ter, del Codice che punisce l’inosservanza dei provvedimenti di cui all’art. 154, comma 1, lett. c) e d), con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da trentamila a centottantamila euro;

 

VISTO l’art. 162, comma 2-bis, del Codice, nella formulazione introdotta dal d. l. n. 207 del 30 dicembre 2008, convertito con modificazioni nella legge n. 14 del 27 febbraio 2009, che punisce la violazione delle disposizioni richiamate dall’art. 167, tra cui l’art. 23, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da ventimila euro a centoventimila euro;

 

VISTA la legge 24 novembre 1981 n. 689, e successive modificazioni e integrazioni;

 

CONSIDERATO che, ai fini della determinazione dell’ammontare della sanzione pecuniaria, occorre tenere conto, ai sensi dell’art. 11 della legge 24 novembre 1981 n. 689, dell’opera svolta dall’agente per eliminare o attenuare le conseguenze della violazione, della gravità della violazione, della personalità e delle condizioni economiche del contravventore;

 

RITENUTO che, nel caso in cui l’infrazione non abbia caratterizzazioni specifiche che possano portare a valutazioni di maggiore o minor rigore, nella determinazione della sanzione può ritenersi corretta l’individuazione di un importo pari al terzo del massimo o, se più favorevole, al doppio del minimo, in linea con quanto previsto dall’art. 16 della L. n. 689/1981, ferma restando la valutazione degli ulteriori elementi previsti dall’art. 11 della medesima legge [cfr. Cass. civ., sez. I, 4 novembre 1998, n. 11054];

 

CONSIDERATO che, nel caso in esame:

 

a) in ordine all’aspetto della gravità, la violazione di cui all’art. 162-bis, del Codice, valutata in relazione agli elementi dell’entità del pregiudizio e del pericolo, dell’intensità dell’elemento psicologico e delle modalità della condotta, risulta particolarmente rilevante laddove si osserva che, all’atto degli accertamenti (22 e 23 settembre 2009), i dati erano conservati ben oltre i termini stabiliti dalla legge (24 mesi per quelli di traffico telefonico e 12 mesi per quelli di traffico telematico) e in particolare: per quanto riguarda quelli relativi al traffico telematico a partire dal 2007; quelli relativi al traffico telefonico dal 1999; i log delle e-mail dal 2001. Deve essere tenuta in debita considerazione la circostanza che le violazioni hanno riguardato i dati personali di numerosi interessati (l’intera base clienti) e che risultano commesse da un fornitore di servizi di comunicazione elettronica di rilievo nazionale dotato di rilevanti risorse organizzative e competenze tecniche e giuridiche, in grado di interpretare correttamente le disposizioni di legge nonché le prescrizioni dell’Autorità e darvi conseguentemente attuazione. Dal punto di vista, infine, dell’elemento psicologico, deve essere tenuta in considerazione la circostanza, riportata nel provvedimento del 19 novembre 2009, secondo la quale la società, nell’ambito del procedimento, ha fornito informazioni sulla conservazione dei dati di traffico che, a seguito degli accertamenti ispettivi effettuati, si sono dimostrate non rispondenti al vero, tanto da determinare, come riportato nel provvedimento del 19 novembre 2009, la trasmissione degli atti all’Autorità giudiziaria per le valutazioni di competenza in ordine alla violazione prevista dall’art. 168 (Falsità nelle dichiarazioni al Garante);

 

b) ai fini della valutazione dell’opera svolta dall’agente, deve essere favorevolmente apprezzato il comportamento della società che, in seguito al provvedimento del Garante, ha dichiarato di aver adeguato i propri sistemi conformemente alle misure prescritte dalla legge;

 

c) circa la personalità dell’autore della violazione, si rileva che la società è stata destinataria del citato provvedimento prescrittivo, datato 19 novembre 2009;

 

d) in merito alle condizioni economiche dell’agente, invece, al fine di commisurare l’importo della sanzione alla reale capacità economica del trasgressore nel rispetto del principio di uguaglianza, devono essere apprezzati in termini di aumento della sanzione gli elementi desumibili dal bilancio d’esercizio della società per l’anno 2010, individuati nel volume d’affari realizzato dalla società;

 

RITENUTO di dover determinare, ai sensi dell’art. 11 della L. n. 689/1981, l’ammontare della sanzione pecuniaria per la violazione di cui all’art. 162-bis, nella misura di euro 50.000,00 (cinquantamila); per la violazione di cui all’art. 162, comma 2-ter, nella misura di euro 120.000,00 (centoventimila); per la violazione dell’art. 162, comma 2-bis, nella misura di euro 40.000,00 (quarantamila); per un importo complessivo di euro 210.000,00 (duecentodiecimila);

 

VISTO l’art. 164-bis, comma 4, del Codice che prevede che le sanzioni amministrative di cui al Titolo III, Capo I, del Codice possono essere aumentate fino al quadruplo quando possono risultare inefficaci in ragione delle condizioni economiche del contravventore;

 

RITENUTO che, nel caso di specie, ricorrano le condizioni per applicare l’aumento previsto dall’art. 164-bis, comma 4, del Codice nella misura, ritenuta congrua, pari a euro 420.000,00 (quattrocentoventimila);

 

VISTA la documentazione in atti;

 

VISTE le osservazioni dell’Ufficio, formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000, adottato con deliberazione del 28 giugno 2000;

 

RELATORE il dott. Giuseppe Chiaravalloti;

 

ORDINA

 

a Tiscali Italia S.p.A., con sede in Cagliari, Loc. Sa Illetta, in persona del legale rappresentante pro tempore, di pagare la somma di euro 420.000,00 (quattrocentoventimila) a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria per le violazioni degli artt. 162-bis, 162, comma 2-ter e 162, comma 2-bis del Codice, come determinata in motivazione;

 

INGIUNGE

 

alla medesima società di pagare la somma di euro 420.000,00 (quattrocentoventimila) secondo le modalità indicate in allegato, entro 30 giorni dalla notificazione del presente provvedimento, pena l’adozione dei conseguenti atti esecutivi a norma dall’art. 27 della legge 24 novembre 1981, n. 689, prescrivendo che, entro il termine di giorni 10 (dieci) dal versamento, sia inviata a questa Autorità, in originale o in copia autentica, quietanza dell’avvenuto versamento.

 

Avverso il presente provvedimento, ai sensi dell’art. 152 del Codice, può essere proposta opposizione davanti al tribunale ordinario del luogo ove ha sede il titolare del trattamento entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del presente provvedimento.

 

Roma, 6 dicembre 2011

 

IL PRESIDENTE

Pizzetti

 

IL RELATORE

Chiaravalloti

 

IL SEGRETARIO GENERALE

De Paoli

 

 

 

13 Commenti

  • Colpo Grosso

    Notizie dall’isola: “Lo sai che ormai non ci sono più treni sicuri neanche da Decimomannu a Cagliari?”

  • Project: in un convegno a Nuoro la scoperta dell’acqua calda. Tutti noi del pubblico che abbiamo accesso a questo blog ne sapevamo pià dei relatori.
    comitato zona franca: dopo che il partito sardo ha diffuso e fatto votare la delibera sulla zona franca nei comuni, un misterioso comitato zona franca ha creato una nuova delibera, piu povera e con qualche strafalcione, e la ripropone a distanza di qualche mese nei comuni .
    Pirateria a scapito del partito sardo? dico almeno citare la fonte. va be che la gente ha la memoria corta ma cosi mi sembra troppo

  • Capitan Marc

    Fare politica e erigersi a paladino dei sacrosanti diritti dei cittadini sardi di avere una Sardegna all’altezza di quanto merita in materia di ambiente, lavoro, turismo agricoltura non e compatibile con chi adotta uno stile di vita in contrasto con quanto professato. Avanti un’altro. Forza paris

  • Rivoluzionario

    La rivoluzione è solo un movimento, niente di più. E questo movimento va incanalato in una proposta che possa convincere e avere i voti dei sardi. e forse ora, adesso è il momento di farlo. Speriamo che il Psd’az sia a capo di questa lotta.

  • Certo Rivoluzionario, ma senza rivoluzione, appunto con le elezioni e con programmi chiari e competenze certificate. Governare non è la stessa cosa che fare comizi.

  • Rivoluzionario

    Ma non sarebbe bello fare una vera e propria proposta alternativa unire tutte le sigle sarde indipendentiste e varie, ognuno con la sua lista in modo da mantenere la sua identità ma unite sotto un unico presidente della regione?

  • Antonello Soro, nel 2003, con Cabras e Prodi, fu tra i grandi sponsor politici di Soru (al secolo PDT Padrone di Tiscali)per la presidenza della Regione. Mi chiedo, in che modo tutta la vicenda, possa traslarsi dall’uso privatistico della corrispondenza informatica, a quella degli Enti Pubblici, Comuni, Province etc, dove peraltro circolano dati molto sensibili, ma anche gare d’appalto, preventivi, offerte etc. Quali effetti dobbiamo attenderci, se diamo per scontato che quando ci si parla o ci si scrive, ad ascoltare o a leggere il numero 2 degli interlocutori è solo l’inizio? Abbiamo elementi, che attestano di passaggi a Tiscali (per risparmiare, si fa per dire) i cui servizi a distanza di tempo, costano molto di più rispetto ad altri gestori. Probabilmente le trasposizioni celano intenzioni di ben altra natura. Forse occorrerebbe interrogarsi se la cessione a terzi di dati, sia potuta avvenire anche prima, e cioè durante la sua Presidenza alla Regione, posto che, se non ricordo male, tempo fa, ci fù una disputa sul luogo fisico in cui erano detenuti i server della Regione, cioè tutta la vita amministrativa e politica della Sardegna. Se la memoria non mi inganna, qualcuno sosteneva fossero a Sa Illetta… Ma naturalmente oggi non ci sono più… o no? piapiapia.

  • Segnalo, per completezza informativa, che il provvedimento sopra trascritto è solo l’ordinanza di cancellazione dei dati personali e di traffico, mentre l’ordinanza-ingiunzione (non è una sentenza! ha natura di provvedimento amministrativo sanzionatorio) di pagamento della sanzione è reperibile alla seguente pagina del sito del garante, regolarmente pubblicato come tutti gli altri provvedimenti dell’autorità

    http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1885236

  • P.s.
    riferitomi dal webmaster in ambito lavorativo.

  • se si utilizza una casella di posta elettronica diversa da Tiscali verso un’altra casella di posta elettronica che non è Tiscali, Tiscali non vede nulla.
    Tiscali vede altra casella di posta eletronica (diversa da Tiscali) solo se questa è la ricevente o l’emittente.

  • Il rimborso in tre anni per evasione fiscale è stato accettato da Soru per l’importo di 7.000.000 di euro (in lire 14 miliardi). Non avendo la liquidità sufficiente (ipse dixit) e per attenuare le conseguenze penali ha messo in vendita parte del patrimonio immobiliare. Sic!

  • Io mi meraviglio di chi si meraviglia.
    – Bilanci Tiscali sempre in perdita dalla nascita a tutto il 2011. Aspettiamo il risultato del 2012;
    – Azionisti che non hanno mai incassato dividendi eppure quello di riferimento non è alla fame come la stragrande maggioranza dei Sardi;
    – Azionista di riferimento indagato per evasione fiscale (ai danni della collettività) per un ammontare incerto da rimborsare al fisco in tre anni;
    – contratto sociale per i dipendenti che significa metà stipendio circa;
    – da ultimo cessione dei tabulati clienti.
    Vogliamo ancora annoverarlo nostro amministratore?
    Alla prossima puntata.

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