Terna nuovamente all’attacco di Ottana

19 febbraio 2013 07:375 commentiViews: 255

Mentre tutti parlano di tutto (in questa drammatica campagna elettorale) che farà precipitare l’Italia nel baratro, ma non parlano di Sardegna, le menti sopraffine che nei momenti difficili pensano a fare affari e affari truccati, hanno messo giù un bel piano in tre mosse per far chiudere la centrale di Ottana. Chi è l’epicentro del complotto contro il nostro piccolo e disastrato centro industriale? Ovviamente Terna. Aiutata da chi? Ma ovviamente dal solito governo italiano nella persona del Sottosegretario  Pinocchio De Vincenti. Perché? Perché in Sardegna stanno per giocarsi delle partite importanti nelle quali non si vuole in campo un player indipendente e finanziariamente solido come il gruppo Clivati-Indorama. Perché ora? Perché il governo della Sardegna è debole e il Governo italiano inesistente.
Ecco i fatti.
Prima mossa. Il governo italiano pretende che la centrale di Ottana, per ottenere di fornire energia elettrica a Terna in regime di essenzialità, faccia nuovi investimenti, rinnovi l’impianto, si doti di una nuova caldaia ecc. La pretesa è assolutamente ben accolta da tutte le parti in causa, perché era già nei piani dell’azienda e del territorio, ma c’è un ‘ma’. Ottana era pronta a convertirsi a gas con l’arrivo del Galsi. Il Galsi non si fa più. Quale migliore occasione per far chiudere Ottana? Ecco che si inventa un percorso impossibile e incredibile. Si dice che, nelle more dell’arrivo del gas in Sardegna, Ottana deve trasformarsi in una centrale a carbone… Capite? A carbone e per di più in via transitoria. Tutti sanno che questa è una solennissima fesseria, ma ci stanno perché nella testa degli ingenui sardi, parlare di carbone significa prendere tempo e ccerccare di capire come fare arrivare il gas.
Seconda mossa. Come tutti sanno, quando qualcuno annuncia la tua morte e tu sei vivo e vegeto, significa che qualcuno ha progettato a tavolino la tua dipartita. Il 16 febbraio il Sole 24 Ore pubblica questo articolo . Vi si dà conto del fatto che il Galsi non si farà, ma si coglie anche l’occasione per dire che Ottana deve inevitabilmente chiudere: “E rischia di chiudere anche la piccola centrale da 140 MW sempre olio combustibile di Ottana Energia, in mano all’imprenditore Paolo Clivati: doveva essere trasformata a turbogas proprio con la metanizzazione della Sardegna. Resta una labile speranza di una conversione, anche qui, a carbone pulito”. Mentre, per le centrali inquinanti di E.On si mettono le mai avanti: ci sono i cinesi, i ricchissimi cinesi. La ‘fesseria’ del carbone viene tramutata in ‘labile possibilità’ sia per Ottana che per Fiumesanto, ma per Fiumesanto si prospetta l’ipotesi di un rigassificatore di metano liquefatto e dell’arrivo dei capitali orientali, i quali, ovviamente, vorrebbero venire qui a fare i padroni dell’energia se si riconosce loro di fare i padroni del gas. Le offerte potenziali di investimenti a Ottana e a Portotorres, ma anche a Portovesme, del gruppo Clivati-Indorama sono un fastidio.
Terza mossa. Questa è un capolavoro di perfidia, per i tempi lungi di preparazione, per la portata dell’impatto, per l’ingiustizia del finanziamento, per il marcato odio evidente verso la Sardegna centrale. Il 7 febbraio 2013 l’Authority per l’energia dà il via libera al progetto di Terna per la realizzazione di grandi batterie di accumulo dell’energia (energy intensive) che dovrebbero essere funzionali a stabilizzare la rete, evitare i picchi e le speculazioni di prezzo. Il progetto è una sperimentazione, perché, come scrive l’Authority “un’installazione estensiva (…) che non sia opportunamente preceduta da una fase di sperimentazione su scala ridotta, potrebbe generare l’insorgere di elevati costi non recuperabili in capo all’utente elettrico; la sperimentazione delle possibili soluzioni di energy intensive applicabili alle reti di trasmissione (…) risponde all’esigenza primaria di acquisire informazioni sulle tecnologie, sui costi, i benefici, il dimensionamento, la collocazione ottimale e le modalità di funzionamento di detti sistemi, testati in campo in vista della definizione di un quadro regolatorio coerente con un’eventuale successiva introduzione di SdA nelle reti di trasmissione dell’energia elettrica”. In sostanza, l’Authority non sa se per le bollette sia un bene o un male costruire questi accumulatori, grandi come una palestra di medie dimensioni; tuttavia lo fa fare, e dove? A Caltanisetta e a Ottana, capite?, non a Fiumesanto dove esce il cavo Sapei, dove c’è il peggior e più ampio campo fotovoltaico mai costruito, no, a Ottana. Perché? Perché in questo modo si fa cadere la necessità di utilizzare la produzione della piccola centrale del Centro Sardegna e lo si fa in nome di una sperimentazione finanziata di fatto con risorse pubbliche del cui esito a vantaggio dei cittadini dubita anche l’Authority, ma che con certezza farà sparire un competitore dalla vera partita dell’energia in Sardegna: Ottana energia. Tutto questo è avvenuto nel 2012 attraverso un fitto scambiao di corrispondenza tra Il Ministero dello Sviluppo Economico e Terna, gli stessi soggetti che negli ultimi mesi del 2012 trattavano con la Regione e con Ottana Energia per la concessione del regime di essenzialità. Miserabili!
Vittime Le vittime di questa guerra di persone e società di Stato sono 500 persone a Ottana e non so quante a Sarroch negli impianti Eni, la cui produzione è interamente assorbita dalla Ottana Polimeri.

5 Commenti

  • Gianpiero Zolo

    Che facciamo? o meglio che possiamo fare? Organizziamoci!

  • Informarsi anche oltre confine serve ad inquadrare meglio i problemi e a farsi ideee più complete e veritiere sul futuro del grande tubo! Leggete anche le considerazioni della parte Algerina.

    http://www.actualitealgerienne.com/le-dernier-episode-du-feuilleton-galsi-comment-lalgerie-pourrait-reagir-1221

    P.S. Mi tornano in mente le considerazioni espresse in un incontro a Macomer in merito all’informazione libera e al suo declino.
    Per quanto riusciremo ancora ad attingere a queste informazioni senza che chi non vuole lo impedisca?

    Saluti

  • Mi fa piacere che l’articolo da me segnalato sia servito a queste riflessioni e continuando a monitorare il tema, una riflessione balzella tra i miei tre neuroni che ancora non sono andati in cortocircuito!
    Ma se siamo così pochi e così poco energivori, se siamo su un’isola, se non abbiamo gli stessi servizi che può avere un qualunque altro cittadino italiano ed europeo, dobbiamo solo stare al nostro posto e zitti? Dobbiamo rinunciare a fare dei piani programmatici che partendo dalle peculiarità della nostra terra ci permettano di diventare un centro d’interesse e non una regione che forse sarebbe meglio non ci fosse mai stata?
    Poche altre regioni dell’Europa hanno una concentrazione di storia e tradizioni, di paesaggi e aree faunistico-ambientali di risorse inespresse!
    Il GALSI era di passaggio e avrebbe nel suo passaggio risolto il problema metano/energia, ma solo perché ci passava sopra, non perché eravamo il problema da risolvere o l’unica regione non metanizzata italiana.
    Ora si deve ridisegnare tutto, ma non più a partire dalle opportunità che ci piovono sopra dall’esterno, ma con una iniziativa forte che parta dalla Sardegna stessa. Ma con chi?
    Siamo prossimi ad una consultazione elettorale delle più incerte in merito alla scelta, ma solo per mancanza di attori validi. L’opera che va in scena questa volta ha come attori principali vecchi volti ormai da rottamazione idee pari a zero, scenografie riciclate da un passato che per nulla si avvicina alle esigente pressanti e diverse dell’epoca storica che viviamo.
    Io sono il primo colpevole e con me tutti quelli che cercano ogni giorno di fare bene il proprio lavoro, di portare a casa il pane, di crescere i figli con il problema di spiegargli perché il mondo va al contrario. Che sono pieni di idee che vorrebbero condividere con dei punti di riferimento istituzionali validi e competenti, che pensano al bene comune ed alla creazione di punti di stabilità non solo per il presente ma guardando lontano, guardando ad uno sviluppo della nostra regione sostenibile e valido.
    Sono stati dei bei momenti quegli incontri liberi a Macomer, ma non ci hanno consegnato dei leader, dei punti validi di riferimento che uscendo dagli schemi partitici permettessero di dare continuità alle idee, alle speranze ed al futuro di questa meravigliosa nostra terra.
    Paolo, la mia sensazione e che i soliti giochi all’interno del partito abbiano finito con il riproporre la solita minestra, avrei preferito mangiare un piatto freddo, fatto da persone nuove e anche inesperte, ma slegate da una politica vecchia ed inconcludente che, stando all’interno di una bolla fatta di privilegi e visioni distorte, ha perso di vista l’involuzione del mondo reale.
    L’inesperienza non è per me un motivo di sicuro fallimento (visto come siamo messi anche se governati da “esperti amministratori”), ma io sono convintissimo che le forti motivazioni e le nuove idee, siano la chiave di volta per una possibile inversione di tendenza.

  • Se il buongiorno si vede dal mattino…grazie per questo blog.

  • Tutte queste mascalzonate si sconfiggono solo ed esclusivamente con il voto. Votare inutilmente e dannosamente i partiti italiani significa rendersi complici del genocidio di un popolo.
    Il PSD’AZ ha fatto errori, ha difetti ma ha un pregio incontestabile: la sua ragione di vita è la difesa, in esclusiva, della Sardegna. Ed è quello che conta.
    A FORA S’ERBA FURISTERA!

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