Terna e Enel prima bisticciano poi si accordano sulla pelle di Ottana. I giornali sardi inseguono solennissime stupidaggini

20 febbraio 2013 07:244 commentiViews: 22

Me lo aspettavo. Di fronte a ciò che ho denunciato ieri, i giornali quotidiani, quelli che perdono decine di copie al giorno ma che si ostinano a dire che la realtà non è quella che è, ma quella che ogni giorno loro decidono che sia, se ne sono, come si dice, catafottuti. Perché? Perché una notizia o è immediatamente tragica e di impatto, o è utile a un uomo potente amico di potenti che è in grado di muovere le redazioni, o non è. La Nuova continua a parlare del caso E.On con una memoria cortissima e a Nuoro si occupa a caratteri cubitali non di una fabbrica che chiude e che manda a casa 500 persone (tra dipendenti diretti e aziende colelgate) ma dell’elezione del nuovo presidente della Camera di Commercio e, udite udite, delle dimissioni di un assessore provinciale! L’Unione ha parlato del complotto energetico ai danni di Ottana in un articolo di spalla nella pagina della provincia di Nuoro. Come è accaduto nel 2011 e nel 2012, dopo aver sperimentato la debolezza di coesione del nostro territorio; dopo aver sperimentato che occorre essere presenti nel mondo dell’informazione per difendersi dalle aggressioni, dopo aver constatato tutto questo, saremo costretti a cercare di far leggere ciò che stiamo scrivendo a qualcuno che sta in alto nei giornali a tal punto da indurre i suoi giornalisti, presuntuosi fondatori della realtà, a raccontare la cruda realtà di un imbroglio anziché inventare una marmellata politica a uso di qualche candidato o di qualche assurdo disegno che esiste solo nella testa di qualche panciapiena che si compiace delle sue strategie come un bambino della sua playstation. Non parliamo poi delle zone franche: potremmo rititolare le stupidaggini di questi giorni come “Le zone franche delle menti stanche”. Sulla fiscalità si sta assistendo dopo secoli allo stesso percorso di produzione di sogni bugiardi in cui la Sardegna si cimentò con i Falsi d’Arborea. L’argomento zone franche, da argomento serio e difficile, si sta trasfroando in circo delle sparate: a chi la spara più grossa. E, badate, a me non frega assolutamente un fico secco di stare dalla parte di chi vince, dalla parte di ha le piazze con sé. Non ho mai avuto il problema di stare col vincente. Il problema è stare dalla parte che si ritiene giusta. Oggi stare dalla parte giusta vuol dire resistere nella serietà e nell’onestà, vuol dire stare lontano da questo involgarimento delle relazioni sociali che trovo tanto insopportabile quanto diffuso.
Ho cominciato un lavoro a ritroso, chiedendo aiuto anche a chi segue queste vicende più da vicino. Cosa è emerso?
Il 31 maggio 2011 il Corriere della Sera si è occupato della vicenda con una delle sue firme di punta, Massimo Mucchetti. Il giornalista dava conto dello scontro tra Enel e Terna sul progetto di Terna di costruire le famose batterie. Quale era il discorso di Enel? Enel sosteneva che Terna con queste grandi batterie non si limitasse minimamente a creare stabilità alla rete, accumulando nei momenti di massima produzione delel rinnovabili e immettendo in rete nei momenti di fabbisogno, ma in realtà si creva delle scorte speculative con le quali interveniva come un produttore sul mercato elettrico, giocando sul fattore tempo nell’accumulo e nella vendita, né più né meno di quello che fa con il pompaggio dell’idroeletrrco in Sardegna, con cui fa vagonate di soldi. In sostanza Enel inoculò il dubbio che Terna con le batterie non svolgesse il suo ruolo di mero gestore della rete, ma intervenisee sul mercato. Ed è esattamente così.
A ottobre se ne occupa di nuovo MilanoFinanza, uno dei quotidiani economici del Nord. Che cosa è cambiato? Poco, ma si regsitra un passo avanti. Enel continua a contestare a Terna l’intento di alterare il mercato col progetto delle batterie, ma ammette che Terna potrebbe aver bisogna di fattori di stabilizzazione. Concede solo però una sperimentazione, perché la tecnologia delle batterie non è matura. Insomma, si intravede un accordo: Terna rinuncia a un intervento su larga scala e Enel rinuncia a un contrasto forte. Conseguenza? I progetti pilota non si realizzano a Milano o comunque dove Enel ha grossi interessi, ma in Sicilia e in Sardegna. E in Sardegna dove? Non dove ha le centrali l’Enel, tantomeno dove c’è E.On, il privato sempre protetto da Terna e Autority, ma a Ottana, dove non disturba nessuno furoche 500 persone.
Nei prossimi giorni spiegherò come si fanno i soldi con le batterie e con il pompaggio dell’idroelettrico.

4 Commenti

  • Marco Maria Cocco

    Concordo con Ravilo; avrei scritto una nota tipo la sua.
    In ogni caso Paolo ha ragione: i cambiamenti in atto sono epocali e fuori controllo.
    Mi farebbe piacere che tanta energia libera fosse incanalata in un movimento politico di sardi, consapevoli e determinati, in quanto nel caos totale è necessario riuscire ad essere lucidi.
    Sardegna indipendente in Europa e nel Mediterraneo.
    Votiamo sardo.

  • Ravilo, le cose belle nascono e crescono lentamente. Sta cambiando tutto molto velocemente, ma io manterrò l’impegno di concorrere in profondità a rinnovare il sistema politico sardo.

  • Cara Silvia Lidia, io credo siano entrambi le cose! Incapacità e connivenza.
    Però ci siamo un po’ rotti noi, oggi laureati, professionisti, specializzati in vari campi.
    Noi che figli di impiegati o operai, che grazie al loro lavoro ed ad uno solo stipendio o salario dignitoso per potere d’acquisto, con tanti sacrifici anche dei nostri genitori abbiamo studiato (non come qualcuno che millanta lauree) e magari con qualche anno fuori corso (perché i nostri cognomi in facoltà non ricordavano nessun “potente”), ci siamo laureati, e con grande forza ci siamo forgiati anche nel mondo del lavoro, riuscendo magari in questi anni difficili anche a riciclarci e a dare da mangiare ai nostri figli! Ci siamo rotti perché non è giusto che si continuino a prendere per i fondelli ne i nostri vecchi che dopo i sacrifici ora rischiano di non arrivare manco a fine mese, che si prenda anche noi per i fondelli e che non si intraveda per i nostri figli un futuro dignitoso.
    Ecco perché in qualche altro mio intervento mi sono permesso di dire a Paolo che ho sperato che dagli incontri macomeresi uscisse qualcosa di più concreto accompagnato da una continuità di rappresentanza di quel bel movimento anche in questa tornata elettorale. Ed invece …..?
    Paolo non è una critica a te, ma a tutte le belle persone (io per primo) che ho ascoltato ed apprezzato, che hanno piccole ma grandi idee o meglio ideali, che credono che la Sardegna debba e possa risollevare la testa e ritrovare la sua identità di terra nobile.
    Nessuna delle persone che ha partecipato a quegli incontri, anche senza particolari esperienze di governo avrebbe fatto peggio di quello che fino ad ora abbiamo potuto “ammirare”!
    Chiedo scusa se ho scritto qualche fesseria, ma non sono al pc ma sto scrivendo dal cellulare.
    Cordialità e saluti

  • Silvia Lidia Fancello

    Concordo pienamente sul disimpegno premeditato dei quotidiani sardi nei confronti dei veri problemi del territorio. Ciò che mi lascia sconcertata è l’assenza di una reazione delle istituzioni che non hanno necessità, non dovrebbero avere necessità di apprendere dai giornali, comunicazioni che sono loro dovute e di cui quindi sono al corrente.
    Silenzio colpevole o profonda ignoranza della classe politica?
    Mah…

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