Sull’orlo del baratro

8 maggio 2011 16:2026 commentiViews: 15

lavoroL‘articolo che segue è stato ospitato oggi nella prima pagina della Nuova Sardegna.
Scrivo queste righe perché credo che non si stia comprendendo in quale baratro sta precipitando la Sardegna.
Le entrate previste per la Regione Sardegna sono mediamente di 6,4 miliardi di euro all’anno. In realtà lo Stato ne trasferisce solo 4,5 nell’anno solare; il resto lo dà a conguaglio nei mesi successivi.
Come avevo previsto l’anno scorso, la spesa sanitaria viaggia, a fine anno 2011, verso i 3,3 miliardi di euro, a cui va aggiunto quasi 1 milione di euro di spesa per l’assistenza. La macchina della Regione costa circa 2 miliardi di euro. Le società partecipate dalla Regione hanno debiti per circa 402 milioni di euro. Bastano questi semplici numeri per capire in quale guaio ci si trovi. I sardi non possono più permettersi di ragionare solo su come si spendono i soldi delle compartecipazioni erariali piuttosto che su come si produce prodotto interno lordo, non fosse altro perché il celebre federalismo fiscale dell’Italia degli egoismi privilegiati fissa la regola secondo cui ogni regione può consumare e usare solo la ricchezza che produce.
Diamo uno sguardo a chi produce. Iniziamo dall’agricoltura. La legge 15 del 2010 è in larga misura inattuata e inattuabile. Sono stati spesi solo i soldi del «de minimis». Le cooperative che operano nel settore ovi-caprino sono al collasso; non sono in grado, in molti casi, di poter esibire le fideiussioni necessarie per incassare i famosi 500.000 euro a società e hanno i magazzini pieni. Il rischio di un crack sociale, economico e finanziario è dietro l’angolo. Sarà l’agricoltura in Sardegna a creare il clima insurrezionale che in altri Stati è stato creato dalla crisi delle banche.
Il sistema manifatturiero è fittizio. Si producono pochissimi manufatti. Le grandi emergenze industriali sono tutte irrisolte. Le maestranze sono poco o niente qualificate. Le scuole hanno indici di mortalità da collasso. Molte famiglie hanno conosciuto solo l’assistenza e mai il lavoro, con le conseguenze culturali che si possono immaginare.
Il terziario e il turismo. E’ un discorso un po’ più lungo, ma ha certamente ragione chi dice che la grande sofferenza finanziaria di alcuni grandi gruppi sardi si accompagna con un grande difetto di coordinamento delle politiche infrastrutturali, dei trasporti e della cultura, indispensabile per creare il vantaggio competitivo che può trasformare, senza consumarla, la bellezza della Sardegna in ricchezza per i sardi.
Poi ci sono le tasse. E’ dall’inizio della legislatura che ripeto che la pressione fiscale italiana è insostenibile per i sardi, soprattutto in periodi recessivi. Oggi, l’azione di Equitalia sta uccidendo socialmente intere famiglie; l’Italia non capisce e parla della Sardegna come di un regno dell’evasione fiscale e impedisce alla Sardegna qualsiasi fiscalità di vantaggio. Le persone a cui viene pignorata l’azienda e la casa non parlano, insorgono. I Segni e i Parisi si sono strappati le vesti dinanzi alla mia mozione per l’indipendenza, ma a loro più che a altri toccherà adesso il compito di spiegare ai crocefissi dal fisco perché nell’età moderna si può essere uccisi socialmente dallo Stato italiano.
In questo quadro, come si fa ad anteporre alla tragedia sociale la propria appartenenza ai partiti? E’ come cercare di ottenere vantaggio elettorale dalla morte. Io ho parlato in Consiglio regionale dell’urgenza di una nuova responsabilità e di un nuovo quadro politico. Immediatamente c’è chi ha chiesto la mia espulsione dalla maggioranza e chi ha vietato la mia iscrizione nell’opposizione. Facciano pure. Nessuno, dico nessuno, ha accettato di confrontarsi con i fatti che ho segnalato. I fatti dicono che chi sta bene in Sardegna, chi fa politica, chi ha una buona impresa, chi ha un buon lavoro o una buona pensione deve accettare di fare sacrifici per affrontare una situazione gravissima del nostro popolo. Nessuno è però in grado di gestire e motivare questi sacrifici sotto il fuoco della politica ordinaria, con il governo regionale di turno che si privatizza o strumentalizza le eventuali vittorie e si sgrava degli insuccessi e l’opposizione che enfatizza e governa il dissenso sociale.
Io ho voluto dire, appunto, che la tragedia sociale attuale non consente il gioco delle parti, cioè lo svolgersi dell’ordinaria commedia politica a cui si è abituati. Occorre una generazione di coraggiosi che abbandoni le consuetudini di parte e guidi subito una difficilissima traversata nel deserto. Si tratta di fare una grande rivoluzione istituzionale, nel segno esclusivo della Sardegna e non del bipolarismo italiano, per evitare un’inutile e violenta disgregazione sociale.
Ognuno si assuma le sue responsabilità: io mi sto assumendo le mie.

26 Commenti

  • Paolo Maninchedda

    Vedi Mario, visto che mi dai del tu, usi parole forti protetto dall’anonimato e così già ti qualifichi per ciò che sei. Per il resto: 1) io di certo non avrei consegnato la bandiera a Berlusconi; 2) la filologia e la filosofia non rendono furbi, ma aiutano a imparare a usare il cervvello. Studiale; 3) mai pugnalato nessuno e tanto meno alle spalle. Ho combattuto ciò che non mi convinceva, ma nella logica da settario come tu sei, la libertà è tradimento; 4) io sto ad un patto elettorale che il mio partito ha sottoscritto e quando non viene rispettato non mi sento vincolato da quel patto. Se non riesci a capirmi, studia filologia.

  • maninchedda, ma perchè se voi sardisti siete promotori dell’indipendenza dallo stato italiano ho visto il tuo sodale Trincas consegnare la vostra bandiera a Berlusconi in segno di rispetto e fraterna amicizia? e si che studiare filologia e filosofia ti ha fatto diventare molto furbo, rigetti tutte le accuse di aver “pugnalato alle spalle” i vecchi alleati (e questo ci sta) ma non dai mai spiegazioni sul perchè tu sostenga questo governo regionale e il suo presidente, completamente asserviti a quel potere centrale dal quale affermi di volerti rendere indipendente.. attendo risposte..

  • Getnile prof. Maninchedda, cosa pensa della mozione presentata dal CS, meglio tardi che mai, sull’annosa vicenda del campus universitario di Cagliari? Per quale motivo non è stata discussa il 4 maggio? Potremmo saperne di più?
    http://www.consregsardegna.it/XIVLegislatura/Mozioni/Moz127.asp
    Inoltre vorrei sapere il suo parere sulle altre interpellanze sulle vicende degli ERSU di Cagliari e Sassari, ente tuttora senza Direttore Generale.
    http://www.consregsardegna.it/XIVLegislatura/Interpellanze/Intrp0221.asp
    http://www.consregsardegna.it/XIVLegislatura/Interpellanze/Intrp0211.asp
    Grazie per la cortese risposta.

  • Paolo Maninchedda

    Per Josto. Me ne viene in mente una, per cominciare, quella che abroga il comma 4 dell’art.15 delle Norme Tecniche d’Attuazione del PPR, cassato con la sentenza del Tar n.2010 del 2007. Pe rintenderci, era un comma importantissimo che recitava: 4. Il completamento degli interventi urbanistici ed edilizi previsti negli strumenti urbanistici di cui al comma precedente e del secondo comma lett.b), per i quali non siano stati rilasciati alla data di entrata in vigore del PPR i relativi titoli abilitativi è sottoposto al raggiungimento dell’intesa di cui all’art. 11 da concludersi entro dodici mesi dall’entrata in vigore del Piano Paesaggistico”. Motivazione della cassatura: “E’ dunque un dato di fatto incontrovertibile che il comma in contestazione è stato introdotto quando ormai il procedimento di formazione del Piano, in special modo nelle sue norme tecniche, si doveva ritenere concluso e quando l’impianto normativo si era definito nella sua consistenza oggettiva e nei contenuti sostanziali delle relative prescrizioni”. In sostanza, quel comma venne aggiunto, non si sa da chi, fuori da ogni procedura.

  • medardo di terralba

    Ale’ Il commento precedente ha suscitato una buona circolazione delle idee. Caro Maninchedda sono d’accordo con lei che guidando l’auto guardando lo specchietto retrovisore si va a sbattere e tuttavia non posso cancellare dalla memoria il “fastidio” e il dispiacere sincero che ho provato quando le strade politiche sua e di soru si sono separate. Insieme grandi cose si potevano fare e non dispero che i tornanti della vita portino nuovamente a incrociarsi. Una osservazione: se la memoria non mi tradisce mi sembra che lei abbia elencato provvedimenti legislativi segnati da una differenza sostanziale. Nel caso del centro sinistra si tratta di provvedimenti di iniziativa della giunta, nel caso del centro destra di provvedimenti di iniziativa consiliare. Rimescoliamo le carte che forse ce la si puo fare!!! Gli errori di soru mi sembrano rimediabili, meno quelli di cappellacci che sta lasciando il deserto.

  • Josto Amsicora in Sotgiu

    Vorrei capire dal dottore quali aspetti del PPR sono stati cassati poichè è vero il contrario, le varie sentenze di questi anni lo hanno rafforzato.

  • Paolo Maninchedda

    Per Antonietta. Il fatto che lei nutra seri dubbi la dice lunga sui pregiudizi. Il PPr regge, ma alcuni aspetti, quelli più forzati, sono stati cassati. Vede, io sono un convinto sostenitore dei principi liberali che sottomettono anche lo Stato e le istituzioni alla legge. In alcuni passaggi della scorsa legislatura il potere regionale ha prevaricato le libertà individuali. Quanto ai presupposti per alleanze tra persone serie, è dalal scorsa legislatura che ci sto lavorando. Ma i sardi non sono ancora capaci di costruire mutamenti partecipati, socialmente diffusi e fondati sulla fiducia, non sulla subordinazione o sulla prevaricazione. Io non assisto impotente a un bel niente. Mi pare di essere l’unico a dire che serve una svolta di alto profilo. Altri giocano ancora alle casacchine bianche e nere.

  • Antonietta Pra

    Mi riferivo al fatto che lei si fosse schierato a favore per l’abrogazione della salvacoste, che mi ricordo era stata prorogata perchè si stava facendo un grosso lavoro per predisporre il nuovo PPR. Ora, ho seri dubbi a credere che lei consideri il PPR al primo posto in quanto di buono fatto da soru, visto che si era espresso a favore dell’abrogazione della norma da cui il PPR prese le mosse. Per quanto riguarda le sentenze mi pare che tutte abbiano certificato la robustezza del PPR sardo: ho paura per quanto sta facendo cappellacci con sardegna nuove idee. Le voglio rivolgere pertanto un accorato appello, il psdaz stacchi la spina a questa esperienza e crei i presupposti per fare un’alleanza tra intelligenze serie e motivate. Non ha senso continuare ad assistere impotenti allo sfacelo, terminiamo prima possibile quest’esperienza e ricominciamo tutto da capo

  • Per sgombrare il campo dico subito che Cappellacci non mi piace. E bene sta facendo il Gruppo Sardista a tenere alto il tasso delle messe a punto, più e meglio di quanto non stia facendo l’opposizione ed il PD in particolare. Credo sia giunto il momento che anche il PSD’Az passi con decisione all’offensiva.
    Ma Soru, che non cura la sua azienda tanto che, dalla nascita a tutto il 2010,ha chiuso tutti i bilanci con perdite pesantissime e personalmente non è povero(?), è il medico adatto a curare la Sardegna? E nei cinque anni in cui è stato il dominus incontrastato al timone del governo regionale ite ata fattu? Ha perso sonoramente le elezioni. Punto!

  • Paolo Maninchedda

    Egregia Antonietta, sulla salvacoste non so che informazioni Lei abbia, ma non mi sembrano corrette. Primo: io ho votato la salvacoste, anzi, ho concorso a migliorarla prima che venisse emanato il decreto. La salvacoste, però, era, anche nelle intenzioni del proponente, una misura transitoria. Confermarla ad oltranza in tutte le sue parti era ed è sbagliato. Per il resto, io sono sempre stato contrario agli estremismi e alle estremizzazioni: non tutti gli imprenditori sono ladri, non tutti i costruttori sono cemenificatori. La sentenza del Tar che certifica l’aggiunta di norme in sede di adozione non approvate dal Consiglio certifica un clima di estremismo che ha condizionato la precedente legislatura, a cui io mi sono opposto. Per il resto, io non ho paura dei miei errori perché non coltivo l’idea dell’uomo perfetto, anzi. Tuttavia, mi piace prendermi la responsabilità di quelli veri, non delle generalizzazioni. Io credo che una seria riflessione sugli errori delal scorsa legislatura non sia stata ancora aperta, proprio per il riflesso pavloviano di difendere tutto in blocco. Quando questa discussione sarà aperta seriamente e serenamente, io non mancherò di riconoscere i miei errori, che però, in coscienza, sono diversi da quelli che mi vengono attribuiti.

  • Antonietta Pra

    Medardo ha chiesto di elencare 5 cose fatte dalla giunta (o dalle giunte??) di centro destra, non da lei; concordo con Antonella, lei c’è dentro fino al collo e continua a rimanerci. In altri tempi sbatteva i pugni tavolo, soprattutto per il punto 1 che ha elencato in precedenza, a proposito di quanto buono fatto da Soru. Quasi quasi le credo di quanto sia convinto della bontà del PPR elaborato da Soru: talmente convinto che si schierò a favore dell’abrogazione della salvacoste, che un po anticipava il PPR.
    Non tutti quelli che la leggono sono distratti, in molti ricordiamo alla perfezione quanto di buono lei ha fatto e quanto ha pessimamente operato in altre circostanze, ma dopo tutto è umano e limitato anche lei, come noi tutti, e può succedere persino alle migliori intelligenze di prendere cantonate. So che questo commento non verrà mai pubblicato. Sono comunque sicura che il suo appello troverà seguito

  • bastimossa

    Ripartiamo da quelle 12 cose fatte bene da lei e Soru…. per i Sardi! Per il resto la Sardegna è sull’orlo del baratro e alla fame e non ci restano che le barzellette di Berlusconi.

  • ac macomer

    Caro Gigi, una cosa è certa: se la Sardegna e noi sardi ci troviamo in queste condizioni è esclusivamente per la presenza fuori e dentro il palazzo di gente ottusa,con la benda negli occhi e con i tappi nelle orecchie come te.

  • La vedo lunga compartecipare a smontare questo bipolarismo, almeno finché Berlusconi rimarrà in sella. Ma dai poli italiani in Sardegna potrebbe iniziare a formarsi qualche crepa.

    A proposito di elezioni, non che c’entri col caso Sardo, ma ecco una novità dalla Scozia: http://www.sanatzione.eu/2011/05/ue-storica-vittoria-indipendentista-in-scozia-ma-la-sardegna-e-un-altro-mondo/

  • Paolo Maninchedda

    Egregia Antonella, io sto facendo qualcosa di concreto per chi sta male. Le norme per il lavoro e l’integrazione del reddito hanno tutte la mia firma. Non solo: fino ad ora sono stato solo io a dire che bisogna costruire un’alternativa al bipolarismo. Se invece fare qualcosa di concreto significa iscriversi e arrendersi al Pd, allora io non farò mai un atto del genere. Se Lei è tra quelli che ritengono che prima vengono i posizionamenti e poi i contenuti, viviamo in due mondi diversi: per me, prima i contenuti e di conseguenza le posizioni. Io ho ancora nelle orecchie le parole di Veltroni che legittimava Berlusconi e che affermava l’inutilità delle posizioni diverse da quelle del Pd e del Pdl. Tutto il mondo doveva necessariamente riasssumersi in queste due posizioni. Io non sto con nessuna di queste posizioni. Sono molto interessato a capire quanto il Pd davvero voglia diventare sardo e quanto il Pdl possa essere spaccato. Lavoro per uno Stato sardo, non per il bipolarismo italico.

  • Paolo Maninchedda

    Eccoti accontentato, signor Medardo. Cinque cose fatte, da me, in questa legislatura: 1) le norme sullo sviluppo locale premiate dalla Ue come migliore pratica europea; 2) le norme per i cantieri verdi; 3) le norme per l’utilizzazione dei cassintegrati e l’integrazione dei loro redditi; 3) la legge sulla continuità territoriale; 4) la norma che affida il dimensionamento delle scuole e la distribuzione dell’organico alla regione; 5) la prima norma di fiscalità di vantaggio per i comuni montani; 6) la norma sull’integrazione formazione e istruzione ecc.
    Le cinque cose più importanti fatte da Soru: 1) PPR; 2) la legge 20 sul lavoro; 3) la legge sul fondo unico dei Comuni; 4) la riforma dell’art. 8 dello Statuto (entrate); 5) le norme d’attuazione sulle dismissioni dei beni demaniali (ne ero io il relatore); 6) la legge sulle comunità montane (ne ero io il relatore).

  • on. Maninchedda non se la prenda con sig Gigi, è vero che lei sta criticando questa giunta come neanche l’apposizione fa, però c’è dentro fino al collo. Faccia qualcosa di concreto.

  • Medardo di Terralba

    Gentile Signor Maninchedda, la sfido. Elenchi 5 cose ben fatte nel passato dalla giunta soru e di centro sinistra e elenchi 5 cose dell’attuale giunta di centro destra. Mettiamole sulla bilancia e ripartiamo. La direzione sia data dall’ago della bilancia.

  • Se non si verifica la condizione di una santa alleanza (e non si verifica, senza per questo avere doti divinatorie) può essere di conforto l’aforisma: ad impossibilia nemo tenetur? No. Perchè questo non è della politica. Non può portare i libri sociali in tribunale alla stregua di un imprenditore privato, privato che peraltro da quel preciso momento non entra più in azienda. E la politica non si fa da parte. Ma se si arriva a tanto allora non può porsi (autoconservandosi)come artefice della ricostruzione. La democrazia diventa conseguentementen un lusso insopportabile non per responsabilità dei cittadini ma della classe dirigente. Come sempre.Nella distinzione dei ruoli chi è al governo ha la responsabilità di dare le risposte. Deve praticare una politica capace di rendere possibile ciò che appare impossibile.
    Chi tra le forze politiche al governo ha un progetto lo proponga, non tanto e non solo alle forze politiche ma soprattutto ai cittadini.Il PSD’Az,c he non è prigioniero di nessuno, ha la responsabilità storica, politica e morale di farlo.Se non ora quando?
    Due cosette però bisogna dirle in ordine al costo della sanità. Costo che grava per intero sul bilancio regionale, gli unici ad avere questo privilegio in virtù della regalia fattaci dal duo Prodi-Soru. Così come ci hanno regalato il costo del trasporti pubblici locali. Lo legga fino in fondo l’On. Soru il comma 837 della finanziaria 2007 e si interroghi se lui entro il dicembre 2007 ha concordato con Prodi la ripartizione del fabbisogno finanziario conseguente al trasferimento delle funzioni. Lui, Dadea, Sanna, Uras etc.,etc., che hanno creato il problema, possono essere di aiuto oggi a risolverlo?

  • Paolo Maninchedda

    Eccolo qui, il signor Gigi, il prototipo di quelle persone ideologiche che Marcuse (filosofo di cui non vado matto) aveva perfettamente descritto quando contestò il principio freudiano della nascita della civiltà dalla repressione degli istinti. Gli ideologici sono naturalemnte repressivi. Gli ideologici pretendono che la realtà si componga solo dei principi che costituiscono i loro presupposti. Chi non sta dentro quei perimetri ideologico-religiosi è un nemico. Da qui, il teorema: chi si è contrapposto a Soru, a prescindere dal cosa e dal come, è nemico e ha sbagliato. Viceversa, la gestione Soru è santa subito: tutto giusto, tutto fatto bene, nessun errore, nessuna questione da rivedere. Salvemini chiamava questo atteggiamento il dogmatismo-qualunquismo italiano. E’ talmente cieco il signor Gigi, accecato da un risentimento prossimo all’odio, da non vedere che io non sono rinsavito, sono sempre lo stesso, anche se mi metto ogni giorno in discussione come è giusto che sia. Io sono un relativista positivo; mi confronto sulle cose e se una cosa non mi convince, discuto e mi contrappongo anche se la dice un amico o il capo. Non credo e non ho mai creduto che si sia nel giusto per posizione e non per contenuto. Mai avuto vendette da consumare, tanto meno con Soru, ma il fatto che il signor Gigi consideri lo scontro in termini di vendetta la dice lunga sulla sua cultura politica e sulla sua sensibilità umana. Anche la sicurezza ottimistica sulla salvezza della Sardegna è usata per affernare una superiorità di parte, come dire: “Ci penseremo noi senza di te”. Prego, accomodatevi. Io sono sicuro che questo tipo di ragionamenti serve molto a rinforzare la motivazione dei settari ma pochissimo a risolvere i problemi. Anche Veltroni era convinto di essere autosufficiente, salvifico e messianico, e ha perso inesorabilmente le elezioni. Evidentemente la lezione non è servita.

  • Rimanendo sulla sanità diciamocela tutta: la situazione è gravemente e drammaticamente fuori controllo. Abbiamo la volontà, la forza ed il coraggio di elaborare e portare avanti una posizione sardista?
    forza paris

  • Ed intanto ad Olbia i sardisti cantano” meno male che Sivio c’e “! Ed io per non vomitare mi sono preso un biochetase!

  • La Sardegna non precipiterà nel baratro perchè la nostra società ha in seno a se intelligenze che agiscono per l’interesse di questa terra e non contro di essa. A essere più espliciti non prenderemo lei a modello che non molto tempo fa, per sue inutili vendette, ha concorso all’ascesa del presidente travicello. Fa piacere come sia rinsavito: il tempo aiuta anche lei

  • AC Macomer

    Paolo, chissà che mi sbagli ma credo che all’interno del consiglio regionale tu sia solo. Non penso ci sia nessuno (nessuno=zero) disponibile a rinunciare ai propri privilegi, a rinunciare agli ordini dei partiti italiani.
    La generazione dei coraggiosi esiste,ne sono convinto, ma non certamente all’interno del palazzo regionale.
    Disoccupazione,mobilità,cassaintegrazione,crisi imprese, crisi industrie,crisi agricoltura e pastorizia,crisi perenne di scuola e sanità.
    Quanto potrà resistere il popolo SARDO in questa situazione?
    Credo poco,pochissimo e non penso che la risposta tardi ad arrivare,la disperazione della gente è quasi al culmine della sopportazione.
    Soluzione?
    Cambiamento totale (totale=tutti)della classe dirigente filo-romana e di tutti coloro che non vogliono e non credono alla nostra mozione sull’indipendenza.

  • Mario Pudhu

    Candho est chi comintzamus a fàghere disubbidiéntzia civile frimma e corazosa, istitutzionale, contr’a s’Istadu italianu, inoghe? E chie prus de sos ‘onorèvoles’, chi menzus de sa zente disisperada, disocupada, elemusinada, narcotizada e intzegada ischint comente sunt sos contos nostros cun s’Itàlia, podet incarrerare e guidare custa gherra pacífica e civile?
    O depimus cussiderare su Cossizu regionale, alias “Parlamento dei Sardi” (piticu su fàmini!) s’istalla de sos cadhos de istalla? O zughimus totugantos ambas manos postas bene in ogros pro no abbaidare e ne bídere?
    E si custa magioràntzia chi trampat su tempus in d-una “isola che danza”, in d-un’ísula chi ballat paret su ballu de s’arza de zente iscassiada de su dolore e chentza ischire a ue corpare sa conca, naro, si custa magioràntzia capellàcia berluschista no s’ischit e no nos ischit pònnere si no a tapeto de chie nos depet colare subra, ite ispetades, totu sos chi podides a la mandhare innoromala prima chi sighemus a currere a s’innoromala totugantos? Comente faghides, onorèvoles de sa conca de sa raba, cun s’istipéndhiu chi bos azis sestadu cun sas manos bostras a faci manna e a faci de is disisperaus, a cumprèndhere e rapresentare su disisperu de sa zente disisperada? Zughides sas origras tupadas a lardu chi no intendhides sas ‘boghes’ chi si pesant in donzi logu?
    Caru Paulu, dae candho sos dirigentes Sardistas, chi puru apo istimadu e sigo a istimare ma chi apo cussideradu e cussidero coment’e falados dae sas nues candho no ant ischidu interpretare e rapresentare sa dimandha de indipendhéntzia de sos annos ’80, e gai su PSd’A at fatu sa frundha chi at fatu, deo so timindhe, ca sos contos nostros suta de domíniu no podent mai torrare, ca sas ancas de s’illusione sunt curtzas che a sas ancas de sas fàulas, so timindhe chi candho sa zente poi no ndhe podet prus fetat cosas chi mai tiaimus chèrrere, ca sa passiéntzia si podet pèrdere in manera irballada e tzega, e nois tenimus bisonzu de passiéntzia, fide e isperàntzia manna e illimitada pro èssere e in su èssere zente líbbera e responsàbbile, tenimus bisonzu de bídere bene e a maduru inue e a ite depimus pònnere sas manos cun corazu, ordinàriu, onestade, ordinària, passiéntzia, ordinària. Semus ancora totu ammammalucados in manera grave e tostorruda cun d-una ‘specialità’ chi ischit solu de trampa e pistamentu de abba, cun s’educatzione, sos cumportamentos, sa pràtiga, sa mentalidade de sa dipendhéntzia cunvintos puru chi sos parassitas semus nois. Ajó, a bos mòere siat!
    E a propósitu de PSd’A, chi como ‘celebra’ sos norant’annos, e chi tue pares cundivídere (deo no mi bi so iscritu prus nessi de unos bíndhighi annos, de candho, cun totu su rispetu e istima chi mai e poi mai tio tènnere pro manc’una de sas sucursales de sos partidos italianos, l’apo cussideradu mortu, finidu), mi dimandho si sos sardistas oe afestant sa betzesa de sos norant’annos e no sa ‘zoventude’ de sa responsabbilidade e libbertade chi tenet donzunu! Ca si est custu, si sos partidos no sunt ídolos, ma s’aina pro un’iscopu, candho s’aina est betza si lassat a un’ala, in museo pro chi no s’irméntighet, ma si ndhe ammanitzat un’àtera noa si no semus betzos e ‘mortos’ nois puru, si ancora tenimus un’iscopu de valore pro sa natzione sarda.

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