Sull’energia ci risiamo: frantumati, divisi e senza prospettive

25 aprile 2013 07:4312 commentiViews: 43

Il 23 aprile u.s. i sindacati di categoria della triplice hanno scritto alle loro rispettive segreterie per difendere il progetto Eleonora della Saras. Questo il testo. Nelle more di questa presa di posizione a favore del progetto Eleonora e contro il comitato costituitosi ad Arborea, i sindacati trovano il modo di attaccare la Cooperativa 3A di Arborea che ha chiesto un’autorizzazione per stoccare Gnl nel porto di Oristano e gli è stata negata per obiezioni mosse dal comando regionale dei Vigili del Fuoco che si avvale dello stesso consulente, il prof. Viola, che coordina anche il VIA per il progetto Eleonora.
Ora, vien da chiedersi, perché i sindacati dei chimici, volendo sostenere la Saras attaccano la 3A? La mia risposta è che probabilmente ogni sindacato di categoria matura le sue convinzioni nel suo mondo ed ha difficoltà a capire quelle maturate in altri ambienti.
La vicenda, però, oltre ad essere drammatica per la frantumazione sociale che svela, è illuminante dell’assenza di un sentire condiviso su temi strategici come l’energia.
Si registrano posizioni sostanzialmente inconciliabili. Si va da chi è, a prescindere, contro l’industria, perché la ritiene comunque nociva per l’ambiente, e quindi contesta qualsiasi politica di approvvigionamento energetico.  Questa impostazione si sta diffondendo molto, non è una posizione di ambienti settari e minoritari; sta conquistando ceti borghesi e urbani. Dietro questa impostazione c’è l’idea della Sardegna bio, cioè di una Sardegna che dovrebbe produrre ricchezza da un’alta qualità della vita e dell’ambiente, promuovendo flussi e residenza.
Dall’altra vi è chi sostiene che questi sono sogni di persone fuori della realtà che porteranno la poca industria rimasta a fuggire in un momento in cui nessun altro modello di sviluppo è in atto. Vi è chi non crede che la Sardegna possa vivere di turismo, cultura, agro-alimentare e alta tecnologia: mancherebbero i capitali, le competenze, il contesto educativo e comunque la domanda di lavoro sarebbe, senza l’industria, molto più alta dell’offerta.
Poi vi è l’approccio ideologico. Sul gas, per esempio, non si parte mai dall’esigenza dei sardi di scaldarsi e di avere energia a costi sostenibili per le loro produzioni. Si parte sempre o dal produttore o dall’ambiente o dalle banche, ma solo residualmente si parte dai bisogni dei sardi.
Ciò che  a me dispiace è che, dinanzi a un territorio come quello di Arborea, vocato ormai stabilmente alle produzioni agricole e agro-alimentari, si trovi strano che si reagisca all’idea di farne un polo estrattivo del gas. Dire che l’impianto sarebbe nell’area del Porto industriale di Oristano vuol dire poco: chi ha girato il mondo sa che cos’è una struttura estrattiva e che cosa comporta sull’ambiente circostante. Ma passi, si possono avere opinioni diverse, ma ciò che è sbagliato è, in nome di questo contrasto,  attaccare la principale azienda di quel territorio, magari perché la si ritiene l’epicentro della protesta, solo perché ha pensato bene di stoccare le risorse necessarie al suo fabbisogno energetico e rompere così il monopolio del gas in Sardegna.
Io sono convinto che la Sardegna, fallito il Galsi, debba approvigionarsi di gas con le navi e non col tubo collegato all’Algeria o alla Sicilia o a chi sa chi; l’inchiesta Gabanelli sull’Eni ha ben chiarito al grande pubblico che cosa siano le grandi lobbies del tubo. Come sono convinto che l’attuale mercato interno del gas sia alterato da posizioni dominati ostili agli interessi dei consumatori. Meglio le navi, meglio il mercato del gas proveniente dai paesi senza metanodotti: più concorrenza e miglior prezzo. Ma noi sardi non possiamo scegliere le strategie migliori se continuiamo con questo schema della guerra civile permanente. L’effetto è il reclutamento delle minoranze sarde negli eserciti stranieri, chi con l’uno chi con l’altro, ma mai per noi.

12 Commenti

  • Sul “Progetto Eleonora dei Moratti”.
    Come recita l’autore A. Nonne:”Da difendere e diffondere”
    Grazie
    http://grandeovest.com/2013/05/01/via-i-moratti-da-arborea-e-lunico-via-che-mi-interessa/

  • In Sardegna? Terna in Sardegna è alleata di Enel, la quale fa nella nostra isola utili impressionanti con l’idroelettrico senza lasciare un euro se non i quattro spiccioli che dà al Bin Taloro. Come si comporta rispetto ai beni paesaggistici, per fare solo un esempio? Nella legislatura precedente la Regione ottenne che Terna eliminasse i tralicci e i basamenti dallo stagno di Molentargius. Tra Terna e la ditta appaltatrice è nato un contenzioso con un corredo non banale di denunce alla Procura. Che qualcosa non torni è confermato anche da questo post . Il problema che mi pongo rispetto a questa vicenda è: è vero o non è vero che i basamenti eliminati non sono 80 ma 72 e che dunque 8 sono ancora lì? È vero o non è vero che nello stagno sono stati rinvenuti rifiuti speciali riconducibili all’attività di trasmissione dell’energia elettrica? Prima o poi troverò le risposte. Due parole ai sindacati: non credete più ai tavoli ministeriali; sono tele di ragno per allungare, annacquare, diluire, “sopire, lenire” come diceva il Conte Zio nei Promessi Sposi. Il gioco è durissimo ed è un gioco di potere: o vale la sovranità dei sardi, il loro interesse nazionale, o valgono Terna, Enel, Tirrenia, Onorato ecc. Non fidatevi di questo ceto parassitario di mediatori politici che si offrono a tutti per mettere in contatto gli attori del conflitto: non possono fare niente, non sono nessuno. Conta solo ed esclusivamente la coesione sociale. A dicembre, a Ottana, scade la cassa integrazione per 100 ex operai Legler.

  • Franco Cappai

    LA CRISI E I SUOI TRAGICI RISVOLTI!

    Il suicidio è un omicidio indotto da altri a volte premeditato, a volte involontario, a volte non previsto, comunque per la collettività, una volta successo viene dichiarato chiuso.
    In ogni suicidio, che considero un omicidio di se stesso, ci sono sempre uno o più colpevoli che vanno ricercati e inchiodati.
    Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile.

    Ma la cosa che mi sembra più grave è che ci siamo assuefatti, come se questi fossero comportamenti normali.

    Ciao cara Brunella, riposa in pace.

  • Gufetto sovranista

    per Paolo (pauleddu, pauleddu)
    sono per il metano. se mai si farà sono per GALSI. Si che ci sono quelli contrari a Galsi, fai una ricerca su Google e troverai filmati , documenti e quant’altro. i sardi non hanno deciso niente, credo di essere iscritto all’anagrafe del mio paese di Sardegna, e nessuno mi interpellato. la sovranità è la capacità popolare di prendere decisioni la più giusta possibile. Sempre. sperimao che il prof. organizzi il dibattito al più presto.
    ciao

  • La Saras piano piano sta oliando per bene tutti gli ingranaggi e piano piano riuscirà a convincere la parte indecisa della popolazione a colpi di menzogne e facili guadagni.
    Ci è già riuscita con il PD sardo e con i sindacati dei chimici che nella lettera si contraddicono da soli quando parlano di casa per industria e poi parlano di gas sufficiente forse ai locali.
    Adesso vi voglio chiedere una cosa : secondo voi, se realmente ci fosse del gas nel sottosuolo di Arborea la Sargas lo lascerebbe in Sardegna per i sardi e ci metterebbe 20-25 anni ad estrarlo ? Con la crisi in sui si trovano le società petrolifere in 5-6 anni prosciugherebbero tutto e a noi sardi forse qualche goccia.
    Siamo alle solite, oltre il danno la beffa.
    La popolazione ha già deciso, l intera comunità di Arborea ha già deciso, i sardi hanno deciso.
    Guardiamo avanti, guardiamo ad un altro sviluppo energetico, partiamo magari da una politica di piccoli impianti rinnovabili a uso e beneficio nostro, no di società e multinazionali speculatrici.

  • Egreg Silvia l’alternativa ormai è non nascere.
    Se dobbiamo morire o di fame o di freddo non conviene venire al mondo. Ormai siamo in una società impazzita, non si vuole il gas , mi viene da ridere a pensarci, ma il gas domestico in bombole nessuno le contesta, dicevo non si vuole il gas, non si vuole il carbone, non si vuole il nucleare qualcuno di questi bempensanti dica come produrre energia elettrica ammesso che sappia che si deve produrre prima di attaccare qualsiasi elettrodomestico e non pensi che venga dall’aria atmosferico. Arbore non vorrebbe la trivellazione, alcuni comuni non vogliono che si passi il gasdotto nei loro territori, alcuni sindaci non vogliono le stazioni di pompaggio del gas ect ect . diteci quando nelle manifestazioni si chiede lavoro che tipo di lavoro si vorrebbe. Senza energia , anche fisicamente parlando , non esiste lavoro che produca ricchezza. Le passeggiate in campagna, raccogliere funghi o asparagi si fanno a pancia piena. La storia del Revamping del termovalorizzatore di Tossilo, che L’On. sa perfettamente, è l’emblema delle difficoltà di decisione di una classe politica e quindidella decrescita in atto non solo nel marghine ma in tutta la sardegna, di fatto si lascia in funzione un impianto altamente inquinante e non si autorizza il revamping che ridurrà sicuramente l’inquinamento, siamo all’assurdo. Abbiamo per anni,in sardegna, lavorato ogni tipo di minerale (prodotti della terra !!!) abbiamo un know.how e lo dobbiamo disperdere perché non sappiamo affrontare di petto i problemi ambientali che invece di governarli ci governano. Non esiste società senza fabbriche , non esiste società senza imprese, se si vuole la crescita dobbiamo per forza creare ricchezza da distribuire in modo equo. Ci lasciamo coinvolgere dai vari comitati pseudo ecologici e di fatto stiamo fermi. Solo i pensionati e i dipendenti pubblici e i convenzionati con lo stato ricevono ancora soldi e non si sa sino a quando. O rimettiamo in moto l’economia con le fabbriche oppure discuteremo tra poco come organizzare le mense pubbliche. Chi crede di vivere a scrocco di altri paesi si sbaglia. saluti a tutti

  • O Gufetto ma hai riletto ciò che hai scritto? “Io sono per il metano” ma che vuol dire? Perché secondo te c’è qualcuno che è “contro” il metano?
    Qua non si discute di essere pro o contro il metano, qua si discute del tentativo di Saras di devastare l’economia agricola e di allevamento più sviluppata di tutta la Sardegna. Il punto è questo.
    In quanto all’utilizzo della risorsa mi stupisco veramente che si continui a pensare alla Saras come ad un’azienda che possa tutelare i benefici dei sardi: SE ci fosse del metano e SE venisse estratto, questo sarebbe comunque gestito in regime di monopolio.
    Per quanto riguarda i consumi: all’inizio il giacimento poteva bastare per 20 anni alla Provincia di Oristano, ora si è passati a dire che basterebbe per 25 anni all’intera Sardegna e ora addirittura si pensa che possa sostenere l’industria sarda.
    Ma due conti ve li siete fatti? Con questi consumi e il ritmo di estrazione (che per i primi 7/8 anni è molto ridotto) con quel metano – ammesso che ci sia, perché potrebbe anche essere che NON ci sia – ci si potrebbe rifornire forse un quarto della Provincia di Oristano.

  • Gufetto sovranista

    Un popolo senza produzioni è un popolo “vinto”, senza speranza e senza prospettive. Prospettiva che vuol dire un nuovo progetto di sviluppo, disegnato e pensato da una nuova classe dirigente che si forma nella costruzione di quel progetto di sviluppo. Questo vuol dire che quella classe dirigente nata e formatosi con il vecchio progetto di sviluppo, se non è andata a casa ci deve andare; ci deve andare soprattutto perché con quel progetto di sviluppo si sono create le loro proprie fortune elettorali e di vita.
    Allora nuova dirigenza con nuovi orizzonti e nuove speranze.
    Tutto questo si può fare solamente con una nuova SOVRANITÀ’. Da definire insieme a tutti i soggetti abilitati a fare sovranità, che deve essere sopratutto popolare.
    Un popolo sovrano deve anche decidere con quale energia deve progettare il proprio sviluppo a partire da oggi e per i prossimi 50 anni.
    La Sardegna è l’unica regione-nazione senza stato- dell’Europa che non può permettersi il metano come energia alternativa a quelle che utilizziamo, di cui anche di queste non siamo proprietari ma utilizzatori. Non per scelta propria, per scelta di altri.
    Discorso ideologico. Finalmente! I problemi della Sardegna non si risolvono di certo sempre a dire NO! Parlo del popolo indipendentista. Si trovi il luogo fisico in cui il confronto fra le forze omogenee e responsabili sia fucina di idee e progetti di GOVERNO sovranista/indipendentista. Entriamo nel merito del progetto Eleonora della Saras. Questo progetto indica con alto margine di probabilità, la presenza nell’area di Arborea di un giacimento della capacità di circa 3 miliardi di gas metano. La stessa Saras indica la presenza di altri giacimenti per una decina di miliardi di mc di metano. Gli studi ci dicono che la Sardegna per la mancanza di questa energia, nelle proprie imprese e negli usi civili, perde 500 milioni di euro annui. Questo è uno svantaggio strutturato.
    Sovranità è libertà.
    Per cui anche di andare a prendere il metano a Piombino, passare per la Corsica, altra regione senza gas, ed arrivare in Sardegna. Dobbiamo uscire dalla colonizzazione del GPL. Cucinare un piatto di pasta in Sardegna costa 0,70 centesimi,a Milano 0,30. Pensiamoci qualche volta alla schiavitù del GPL! Credo che si capisca che sono per il Metano in qualunque maniera arrivi.

    saluti

  • Per Paolo (senza cognome): non rinnego nulla di quell’articolo, come di tanti altri, di cui sono co-autore o autore diretto in materia di estrazione. Uno dei motivi per cui fu scritto il link che hai richiamato è proprio perché la Saras è una delle cause dell’alto prezzo dell’energia in Sardegna. Diversificare le fonti di approvvigionamento significa contribuire alla concorrenza e quindi ad un costo inferiore per gli utenti. Allo stesso tempo abbiamo la necessità di riparlare delle royalties e di organismi di controllo (Sardi) del nostro mercato (ultimamente persino A Manca pro s’Indipendentzia ha adottato la nostra proposta di Antitrust). Ma essere a favore della metanizzazione non significa automaticamente essere d’accordo al progetto Eleonora e contrario alle rinnovabili, significa solamente discutere delle condizioni ottimali alle esigenze del Popolo Sardo (lo stesso tema che ha posto in questo articolo Maninchedda). Dopodiché solo le comunità locali attraverso un referendum DOVREBBERO valutare quale modello economico utilizzare. Ne parlavo anche con Frantziscu Sanna di ProgReS qualche giorno fa, io non ho dubbi sulla vittoria del fronte del no se la piazza vista nei giorni scorsi rappresenta effettivamente l’orientamento popolare e imprenditoriale agroalimentare del territorio. Però questo significa che non si deve neppure verificare cosa c’è sotto ai nostri piedi? Non si può valutare il rapporto costi/benefici? Credo che discuterne sia la cosa più sensata da fare. Personalmente come te non auspico di vedere delle mucche di una importante azienda come la 3A che pascolano vicino a delle trivelle, ma non ho alcun diritto di imporre questa opinione agli altri, per questo nel nostro gruppo ci siamo orientati sul referendum. Non vedo tuttavia forze politiche interessate a promuoverlo.

  • Bomboi sbaglio o sei lo stesso che ha scritto questo articolo in cui ti dichiaravi a favore dell’estrazione di petrolio in Sardegna? http://www.sanatzione.eu/2011/10/8-punti-per-dire-si-al-metanodotto-e-si-alla-ricerca-di-petrolio-in-sardegna-ma-con-criterio/

    Non c’è nessuna piega ambientalista, e tantomeno ci sono torti e ragioni da una parte e dall’altra: le due cose sono ben distinte.

    Se avessi seguito la vicenda dall’inizio ti saresti reso conto come in quasi due anni si sono svolti decine di incontri pubblici ad Arborea, in cui si è discusso di ambiente, di impatto sulla salute, di mercato dell’energia, di posizioni dominanti nel mercato energetico sardo, di come la Saras sia una delle principali cause dell’elevato costo dell’energia in Sardegna.
    Parliamo di queste cose invece di parlare di aria fritta. Per rimanere sul tema dell’articolo: la posizione dei sindacati italiani è ridicola, figlia di un’idea di sviluppo ancora ferma al 1962.

  • A me hanno lasciato estremamente perplesso le parole di Gianvalerio Sanna (PD) sull’Unione Sarda del 24 aprile:

    “Io non inseguo le chiacchiere del popolo, le istituzioni non ragionano col metro della piazza. Ma con quello delle leggi”.

    Questo pensiero dimostra la distanza di una parte della classe dirigente dalla conoscenza dell’economia e della comunità locale. E’ il classico connotato da guerra civile, tutto italico, che ormai fa parte integrante della nostra “cultura politica”. Non ci sono mai vie di mezzo o buonsenso nel capire le varie posizioni in campo. Anch’io sono sempre stato scettico sulle proteste di piazza ma il popolo ha il diritto di esprimersi e di difendere l’attuale modello economico locale, ed io continuo a ritenere che l’unico strumento credibile anche in questo caso dovrebbe essere un referendum, come succede nei Paesi civili (che guardacaso hanno anche istituzioni federali e non verticistiche). La Saras ha il diritto di presentare un suo progetto, tanto quanto i cittadini dovrebbero avere il diritto, eventualmente, di opporsi, o di essere a favore. Invece come al solito il dibattito ha preso la piega dell’ambientalismo da un lato e della “responsabilità energetica” dall’altro. Nessuno che abbia ragionato sul fatto che probabilmente vi sono torti e ragioni da entrambe le parti. Nessuno poi in questi due schieramenti che ragioni sulle posizioni dominanti di alcuni gruppi energetici nel nostro mercato.

    Non so Paolo se riuscirai ad avere una candidatura alla presidenza della Regione, ma comunque vada, credo che servirà un impegno culturale affinché venga veicolato il tema della responsabilità, della mediazione, dell’analisi e della democrazia. Perché l’assenza di un serio dibattito su questi temi conduce sempre alla guerra fra bande.

  • Silvia Lidia Fancello

    Aprire gli occhi sui problemi. Vedere in profondità. Avere la capacità di analizzare le questioni senza preconcetti.
    Solo dopo questo processo si può serenamente decidere sulla bontà, intesa come economicamente conveniente e ecologicamente compatibile, dei progetti. Ho visto su You Tube la manifestazione contro il Progetto Eleonora e ritengo che sia vergognoso che la gente comune sia costretta ad organizzarsi in comitati per potere difendere il proprio territorio dagli assalti speculativi, perché amministratori incoscienti o corrotti non sono capaci di farlo. A che serve eleggere i propri sindaci, i presidenti delle province e via salendo, se poi in nome di vantaggi che intravedono solo loro, svendono il territorio e ci fanno diventare la pattumiera del Mediterraneo. Queste persone hanno figli? Vanno in campagna a trascorrere qualche ora all’aria aperta? Vanno al mare d’estate? È possibile che non si rendano conto che malattie come la leucemia o le malformazioni legate all’inquinamento ambientale possono far capolino anche nella loro famiglia? O sono convinti, poveri ignoranti che coi soldini si aggiusta tutto? Chiedo scusa per i toni accesi, ma qua stiamo ancora tremando per una nave carica di percolato che gioca a nascondino il cui carico temiamo verrà comunque sganciato lontano dai riflettori. Per ciò che riguarda i sindacati penso che spesso si comportino in maniera miope, va bene la difesa dei posti di lavoro, ma non va bene farlo a discapito della salute. Qualche anno fa siamo stati chiamati ad un referendum che fra i tanti quesiti conteneva lo scarico in Sardegna dei rifiuti speciali fra i quali i “fumi di acciaierie” che come è noto, potrebbero contenere tracce di plutonio. Una certa sinistra in concerto con i sindacati, boicottò il referendum, in nome della difesa di posti lavoro che sullo smaltimento di questo genere ci campa. Che dire? Ci deve essere pure una terza via fra il “morire di lavoro” e la “pancia vuota”.
    Saluti

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