Sull’energia Berlusconi spara minchiate solenni

8 febbraio 2013 07:2610 commentiViews: 41

Oggi l’Unione dedica una pagina all’intervista con Berlusconi. Il Cav. cita tante di quelle volte Pili che viene il sospetto che sia stato Mauro a fargli il training prima dell’intervista.
Lascio perdere l’orgoglio con cui il Cav. difende la tariffa unica da e per la Sardegna, perché è evidente che non sa che quel mostro concettuale e pratico (i sardi pagano con la propria fiscalità la mobilità altrui) è pagato dai sardi con la bellezza di 50 milioni di euro l’anno. Lo lascio perdere perché, per par condicio, dovrei ricordare che fu l’accordo Soru-Prodi a caricare i costi della continuità territoriale non sullo Stato italiano, come sarebbe razionale e giusto, ma sulla Sardegna.
Lascio perdere tutta la sensazione di (come dice la mia figlia minore) “magheggio” che il Cav. trasferisce al lettore (nonostante lo sforzo del giornalista di farlo parlare anche su argomenti non facili) e mi concentro sul tema dell’energia. Berlusconi dice che bisogna realizzare il Galsi, che bisogna produrre più energia col carbone Sulcis, che il futuro di Porto Torres è la chimica verde, che – grazie a tutto questo – sarà possibile allineare le tariffe energetiche sarde alla media delle tariffe italiane. In perfetta simmetria io credo che: 1) La chimica verde è nient’altro che la costruzione di una centrale a biomasse; 2) il Galsi non si farà, per ragioni geo-politiche (il Nord-Africa è una polveriera instabile e la Destra e la Sinistra italiane sono entrambe affiliate al tubo Russo), per ragioni finanziarie (con l’Eni di traverso e con la crisi finanziaria in corso, la remunerazione dell’investimento – cospicuo – è a rischio) e per ragioni giudiziarie (l’inchiesta per corruzione in Algeria di cui si è avuta notizia ieri e che coinvolge l’Eni ai massimi livelli sarà per l’Eni esattamente ciò che l’altra inchiesta è stata per Finmeccanica. Non a caso, l’inchiesta di Report sul colosso petrolifero italiano, scomparsa dai giornali e dai siti quasi il giorno dopo la trasmissione, ieri è riemersa dall’oblio. L’Eni è, dopo Finmeccanica e MPS, la nuova frontiera del crollo del sistema italiano che abbiamo conosciuto). 3) È evidente che una persona che dice contemporaneamente di voler portare il gas e di voler bruciare il carbone Sulcis per produrre energia dice qualcosa che non va, o che va bene solo in campagna elettorale e solo nel Sulcis. Ma è anche vero che non ha le idee chiare il Ministero, il quale continua a parlare di carbone e di gas in modo confuso. 4) Sulle tariffe, il Cav. pronuncia la balla più grossa, che però vien detta con una certa dose di convinzione e quindi rivela non calcolo ma ignoranza. L’allineamento delle tariffe sarde alla media di quelle italiane è possibile già da ora, basta cambiare le modalità di regolazione del mercato (ne abbiamo già parlato e non ci ritorno). La chiusura del mercato sardo in un cortile della domanda e dell’offerta dove Enel e Eon fanno cartello, con il benestare di Terna, determina l’innalzamento tariffario di cui noi patiamo le conseguenze.

10 Commenti

  • Leggete qua!

    http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-02-16/sogno-metanifero-sardegna-nuovo-143015.shtml?uuid=AbUS73UH

    Rigassificazione “labile iniziativa” o “progetto sostenibile” su cui ragionare o credere?

    Coinvolgere gli stessi attori, magari con una partecipazione della Regione Sardegna come capofila?

    Saluti

  • Io aggiungerei anche il duopolio Butangas e Arcola Petrolifera (C/O Saras S.p.A.) per il gas GPL, oltre che l’oligopolio dei fornitori degli altri combustibili fossili a partire dal gasolio ed a finire aimè con il BTZ (Basso Tenore di Zolfo) purtroppo ancora molto utilizzato e malgrado il nome ad impatto ambientale più che significativo.
    Il mercato delle energie non può continuare ad essere gestito in regime oligopolistico facendo l’interesse di pochi a discapito delle tasche di molti che subiscono un immobilismo politico connivente con chi specula sulla pelle di tutti.
    Il GALSI, e se dimenticarlo a favore magari un bel piano di metanizzazione mediante rigassificazione GNL?
    Magari ubicandolo nel nord Sardegna, dove sarebbe possibile subito riconvertire a turbogas la entrale di Fiumesanto, con notevoli guadagni in termini di costi di produzione dell’energia elettrica e di abbattimento delle emissioni inquinanti.
    Chi sta’ già per gridare allo scandalo, faccia una semplice ricerca in rete e verifichi quanti sono stati gli incidenti nei rigassificatori, e quanti invece quelli negli impianti che utilizzano combustibili derivati dal petrolio, senza andare lontano, chiedetelo agli abitanti della costa nord della Sardegna.
    Rifiuti e loro utilizzo come risorsa e non come un problema, piano energetico regionale che comprenda valutazioni ed iniziative su rinnovabili, rigassificazione e quant’altro di avanzato, efficiente ed ecologico possa essere messo in campo.
    Ma abbiamo mai sentito i nostri politici e rappresentanti farsi portavoce di un idea in questo senso?
    O continuiamo, magari come pecore del gregge degli oligopolisti, a farci abbindolare da disquisizioni sulla pericolosità di tutto quello che potrebbe a loro togliere il potere ed a noi ridarci un po’ di dignità e di appartenenza ad uno stato di diritto che in altre regioni è la normalità?

  • A Luigi P, al quale non ho inoltrato domanda di assunzione, non credo di dover fornire indicazioni sulle mie attitudini e qualità. Men che meno gli riconosco il ruolo di giudice di ultima istanza.
    Mi piace, certo, evidenziare le capacità, lo spirito, l’impegno e l’abnegazione dei sardisti militanti che non vanno a finire in libreria ma che con sacrificio, a contatto con i problemi reali, tengono in vita, da oltre 90 anni, uno strumento di lotta politica (che tutti fotocopiano, vale ripeterlo sempre) di straordinaria attualità. Senza far rimpiangere chi vi ha militato ed è poi andato via, magari passando per la libreria. Che non esercitano, Egr. Luigi P., il suo mestiere di copia/incolla, che rifuggono dall’insulto gratuito, una specialità in cui lei eccelle mascherando, così, un profondo stato di frustrazione. Noi umili sardisti di campagna le esprimiamo tutta la nostra vicinanza e compassione.
    Ora basta perchè ho un impegno elettorale.

  • Io non conosco Mario Carboni di persona. Leggo ciò che scrive e ciò che ha pubblicato, anche negli anni ’80, in varie riviste. Ci si confronta su questo.
    Ma lei Nino, o ciò che si nasconde dietro quello pseudonimo, parla sempre di “sardisti…sardisti…”, in modo generico. Senza mai citare studi, ricerche, nomi. A me sembra a questo punto mera propaganda senza appiglio.
    Io di sardista leggo di Paolo Maninchedda (e forse di qualcun altro), e questa mi sembra l’unica forma di cultura politica che sembra circolare nel Psd’Az. Come leggo di Mario Carboni e di Gianfranco Pintore, recentemente scomparso, che ritengo pensiero sardista.
    Ma lei che referenze ha? Che cosa porta in dote oltre il generico?

  • Quando Luigi P definisce allocchi i sardisti, che di Zona Franca ne sanno più di lui e sono quanto meno alla pari di Mario Carboni che di ZF ne ha sentito parlare quando era sardista, non fa altro che trasferire su altri quello che è un suo status. Punto.
    La moderata soddisfazione deriva dal fatto che la massima Istituzione della Sardegna (non Cappellacci) chiede a Roma ed a Bruxelles, in applicazione del trattato di Lisbona, che la Sardegna diventi zona franca integrale. Questo è, piaccia o non piaccia a Luigi, un punto programmatico che il PSD’AZ ha imposto alla coalizione di governo regionale. Che l’informazione, tranne qualcuno,omette di sottollineare, cosa che peraltro ha fatto Cappellacci.
    I sardisti sanno bene, almeno quanto Mario Carboni, che il cammino non è libero da insidie ed ostacoli, che semineranno soprattutto coloro che oggi, strumentalmente, invocano la zona franca.
    Non a caso nel primo post ho annotato: solo se il vento soffia l’obiettivo si avvicina. E la debolezza numerica della Sardegna non sarà più un ostacolo se a partire da questo appuntamento elettorale si verificherà un terremoto politico, che sfidi apertamente l’establishment sardo/romano.
    P.S. Apprendiamo che Mario Carboni ha cambiato idea, salvo errore, sulla data del 24 giugno 2013 quale ultima spiaggia per la ZF.

  • Sulla Questione Zona Franca, che in questi giorni pare una sorta di carnevalata a uso e consumo di molti (anche sinceri) allocchi di fede (ahimè!) sardista, orchestrata dal presidente Cappellacci di concerto coi vertici del PDL nazionale e, incredibilmente, avallata dai vertici del Psd’Az (che soddisfazione!), vorrei riportare un parere di MARIO CARBONI, che mi sembra, oltre che sulla competenza, la più seria analisi riguardo la faccenda:

    IL GIOVEDI’ GRASSO DELLA ZONA FRANCA SARDA.
    C’è chi sostiene che Porto Scuso sia zona franca e che fra qualche giorno o pochissimi mesi, il tempo di aspettare una risposta dalla UE ad una lettera inviata dalla Sardegna, finalmente tutta la Sardegna sarà Zona franca doganale e fiscale e nel Tirso scorrerà latte e miele..
    La realtà è invece molto differente: Porto Scuso non è zf come non lo è ancora neanche Portovesme perché pur essendo indicata come zona franca nel decreto 75/98 di attuazione dell’Art 6 dello Statuto, sino a quando la Regione non ne determinerà la perimetrazione e le altre caratteristiche l’Iter istitutivo concretamente non andrà avanti. La lettera che circola ed è citata da chi afferma che Porto Scuso è già zf è si una risposta di cortesia alla lettera inviata dal Comune alle dogane ma dice esclusivamente che sulla questione non si potrà che applicare il codice doganale europeo, con riferimento naturalmente all’applicazione del 75/98. Se vi scaricate il codice doganale europeo e vi leggete gli articoli citati vi renderete conto. Qualcuno ha scambiato l’oggetto della lettera come una conferma dei sogni di mezzo inverno di chi crede che la zona franca esista solo perché la si vuole e si evoca come con un esorcismo carnevalesco, senza invece leggerne il testo. Fate attenzione che il codice citato è quello che sarà sostituito a giugno dal nuovo codice. Nella sostanza non cambierà nulla, cambia il riferimento alla numerazione degli articoli. Rimane l’esclusiva potestà degli Stati di decidere la creazione di zf. La Regione non ha nessuna facoltà tranne quella di applicare le norme di attuazione statali ( per inciso va detto che l’iter per arrivare a norme di attuazione dello Statuto passa per una proposta della Regione e un successivo accordo Stato-Regione nell’apposito Comitato paritetico ). Così si è ottenuto il 75/98 che ha istituito le zf nei porti sardi e porti e zone collegabili ma che necessita ora delle decisioni regionali che ancora non ci sono. Nessuna potestà in merito hanno i Comuni.In via puramente teorica, Porto Scuso potrebbe essere zona Franca solo se il governo emanasse un nuovo decreto istitutivo della Zona franca di Porto Scuso, che avrebbe comunque caratteristiche urbane e non industriali oppure nel caso che ritenendo la cittadina porto collegabile al porto di Portovesme nelle futura perimetrazione che la Regione dovesse definire, il suo porto e/o la cittadina o l’intero territorio comunale ne fossero incluse. Da sottolineare che la normativa europea richiamata tratta di dogana e non di fisco per cui chi sogna principalmente benzina a gogò, con una concezione della zf da film con Bogart, non uno strumento per aumentare il PIL e le esportazioni, dovrebbe comunque attendere decreti fiscali che interessassero i prodotti energetici ,che attualmente non ci sono e sono lontani all’orizzonte. Anche per il fisco, esclusa la fiscalità concorrente regionale, che sono tasse aggiuntive e non defiscalizzazioni, la competenza è dello Stato per cui né Comuni né la Regione sarda possono legiferare in tema di fiscalità per le zone franche. Altra cosa sarebbe con un nuovo Statuto con sovranità fiscale o con l’Indipendenza statuale.Per chiarire meglio, imposte dirette ed indirette, iva, accise, contributi e tante altre misure che caratterizzano una zf che sia doganale e sopratutto fiscale dipendono oggi da atti legislativi o di governo dello Stato. Rimane il fatto che essendo tutto l’argomento zf inserito nel codice doganale, anche una eventuale Zona franca di Porto Scuso dovrebbe essere interclusa, cioè recintata e con dei varchi di entrata d’uscita che dovrebbero mettere in comunicazione sorvegliati dalla finanza i territori extradoganali con quelli doganali . Ve la immaginate una cittadina recintata? La via della zona franca è un’altra e va percorsa con serietà e perseveranza per fare passi avanti ma ormai siamo, spero temporaneamente, in presenza di fondamentalismi zonafranchisti senza né capo né coda che mi sembra dal sogno stiano tracimando nel delirio. Eppure c’è chi li prende sul serio pur avendo il dovere politico e istituzionale di dire come stanno le cose veramente. Da sempre sono per la Sardegna zona Franca tutta, ma il percorso non passa per la bacchetta magica o perchè si dice che la sovranità è del popolo e quindi quando i rappresentanti del popolo, ad esempio i sindaci, basta che dichiarino che il loro Comune è zf questa lo diventi effettivamente all’istante. Chi crede questo , cerca di convincere altri che ciò sia vero, oltre a fare un’affermazione di principio politico che in democrazia è permesso a tutti e a Londra lo si fa anche in piedi su una cassetta nei giardini di Hyde Park ,o ha gravi problemi di confusione fra realtà e fantasia o è un impostore che manipola la credulità popolare. Lazona franca integrale, cioè estesa a tuti i Comuni della Sardegna si ottiene o con una legge costituzionale che introduca questa realtà nello Statuto sardo, ed era la via scelta dalla legge Melis del 1989, che dubito che sia conosciuta dai zonafranchisti magici, oppure da una nuiva norma di attuazione dello Statuto sardo che attui l’accordo di programma Stato Regione del 2001 che prevedeva fiscalità di vantaggio estesa a tutta l’Isola in aggiunta alle zone franche industriali decise con la norma d’attuazione 75/98. Altra soluzione è l’Indipendenza. Tutte soluzioni politiche che si ottengono politicamente. Ovvio che la gente, la spinta popolare ha un grande ruolo come è grande il ruolo di forze politiche che facciano della zona franca un loro obiettivo. Se i partiti non lo fanno, i movimenti si trasformino in forza politica e chiedano il voto agli elettori.
    Mi sembra che in questo caso invece siamo di fronte ad una ulteriore bufala che caratterizza, come la superbufala della fine della zona franca il 24 giugno 2013, questa vicenda zf che sta virando verso la farsa da chi scambia i desideri con la realtà …
    Leggo che si vorrebbe inviare o far inviare dal Presidente Cappellaci una lettera all’UE, ho scorso il testo che è pubblico su Facebook con attenzione, spero che non sia questo testo che possa coinvolgere la Presidenza neppure di striscio lasciandone tutta la responsabilità agli estensori e supporter.Penso che se fosse inviata sic et simpliciter rischieremmo non di ricevere solo una risposta magari anche negativa, ma una delegazione di infermieri . Capisco che è difficile anzi impossibile discutere o confrontarsi con degli esagitati super entusiasti pur in buona fede, quando la zf diventa un credo messianico e si passa dal campo della politica a quello delle sette. Allora basta aspettare che la realtà si presenti, che il messia non arrivi, che la manna non cada dal cielo, che i profeti, le sibille, gli anonimi esperti legali si mostrino per quello che sono: degli azzeccagarbugli confusionari e sperare che tanta brava gente che disperata vede nella zona franca un’ultima spiaggia apra gli occhi e continui la battaglia in maniera diversa e più realistica e quindi più produttiva di risultati.. Non stupitevi amici miei, che seguite ed apprezzate le cose che scrivo sulla zf, sorridiamo per non piangere ….siamo a carnevale…il carnevale della politica di questa povera “isula mal’assortada” …. .di LOCOS e mal’unidos dove queste cose capitano anche perché i politici non hanno fatto e non fanno il loro dovere, che si sono opposti sempre alla zona franca e nella migliore delle ipotesi hanno lasciato marcire la questione zf per mezzo secolo..salvando naturalmente chi invece, ma in solitudine ha sempre portato avanti la questione…e intende continuare a farlo.

  • Sardegna ZONA FRANCA INTEGRALE, un cavallo di battaglia del Partito Sardo D’Azione, un punto programmatico imposto dal PSD’AZ per far parte dell’attuale maggioranza di governo, muove oggi il primo passo in direzione Europa. Un momento di moderata soddisfazione, un carico da novanta per i sardisti, una speranza nuova per la Sardegna.
    Solo se il vento soffia l’obiettivo si avvicina ed il futuro è meno incerto.
    Como est prezisu bentulare!

  • Tempo fa ho avuto modo di leggere uno studio,mi pare scritto da una testa lucida del gruppo di D’Alema quando era presidente del consiglio. Si sosteneva che con una somma di circa 200 milioni di euro si poteva prendere il potere in una nazione medio grande.Si inizia dai partiti,prendendo il controllo ,con i giusti pacchetti di tessere è relativamente facile o creandone nuovi,.Il successivo passaggio è l’ingresso in enti e banche ecc.Oggi leggiamo nei giornali che la tangente sborsata dalla SAIPEM (leggi GALSI )sarebbe di circa 200 milioni di euro.
    E siccome i soldi servono, penso :
    che il GALSI si farà.
    Che faranno le centrali a carbone .
    Che faranno fallire Abbanoa e faranno un altro ente con soldi freschi.
    Che faranno la chimica verde a Porto Torres.
    Che faranno grosse discariche da gestire con costi mostruosi.
    Che faranno le ricerche di gas in Sardegna anche con metodi distruttivi.
    Invece i piccoli impianti fotovoltaici, biomasse, eolici che non potranno essere gestiti con queste logiche saranno ostacolati in modo molto intelligente organizzando anche un partito ambientalista.
    Non spaventiamoci
    Fortza paris
    Francesco

  • Giovanni Piras

    Il problema più grosso per la Sardegna, è che non esiste un partito dei sardi col quale l’Italia avrebbe dovuto fare i conti, ma tanti piccoli servi sciocchi e genuflessi davanti al colonizzatore di turno.
    Kin sa sardigna in su coro

  • Marco m. c.

    La Sardegna, agli occhi degli italiani (ma anche di molti sardi), è solo una terra di vacanze e investimenti immobiliari.
    Null’altro di più.
    Molti italiani (veramente tanti, una vera invasione) vogliono addirittura trasferircisi in quanto “in Sardegna si sta bene”, “in Sardegna si mangia bene” “i Sardi sono ospitali (leggi: sono sottoposti e sottomessi, addirittura si sentono sempre inadeguati)”.
    Quindi al Cav. poco gliene frega, ma in misura identica a Bersani, Ingroia, Grillo ecc.

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