Sulle zone franche, attenzione alle fregature elettorali

7 dicembre 2012 08:3523 commentiViews: 83

Oggi leggo sulla stampa che nel Dl Sviluppo del governo italiano è stato esteso il numero delle Zone Franche Urbane, il meccanismo di fiscalità agevolata inventato dall’ex segretario della Cisl D’Antoni con la legge 296 del 2006.  Giacché la norma prevede sgravi sulle imposte sui redditi, sull’Irap, sull’imposta sugli immobili e sui contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente per le piccole e micro imprese di alcuni specifici territori, e quindi, in sostanza, prevede minori introiti per le casse dello Stato, Tremonti la sospese. Come fa Monti a ripristinarla? Il quadro è fumoso, bisognerà aspettare la determinazione delle condizioni, dei limiti e delle modalità di applicazione delle agevolazioni, ivi inclusa l’individuazione dei termini di decorrenza e di durata delle medesime agevolazioni.  Inoltre il testo individua nelle risorse del Piano di azione e coesione il fondo da cui attingere, ne consegue che con quel Piano, con il quale, per esempio, nel Sulcis, si vuole fare di tutto dalle strade, ai porti alle astronavi, si potrà fare anche fiscalità agevolata. Mah! L’altro elemento è che la realtà delle cose è che se ci sarà un luogo dove forse le Zone france urbane potranno funzionare (a patto di scelte strategiche, cioè a patto di rinunciare a altro per fare le zone franche) questoo sarà il Sulcis, all’interno del Piano Sulcis. Mah! Infine, non si capisce perché le zone franche urbane, che non hanno potuto essere finanziate per questioni di finanza pubblica dal 2006 a oggi, riescano invece a funzionare oggi con una finanza pubblica in crisi per la recessione. Mah!

Continuo a ritenere che bisogna percorrere la strada maestra, e non surrogati o scorciatoie,  segnata dall’art. 12 dello Statuto, dal Decreto legislativo n.75/ 1998, dall’art. 174 del Trattato di Lisbona, dalla Sentenza C -88 /03 sulle Azzorre della Corte di Giustizia Europea, dall’art. 7 della legge 42/ 2009, dal Decreto legislativo n. 68/2011. Bisogna arrivare quanto prima alla perimetrazione delle Zone franche doganali e avviare subito il negoziato per iscrivere dentro le zone franche doganali i regimi di fiscalità di vantaggio già riconosciuti dall’Europa ada altre aree insulari e dall’Italia ad altre Regioni (Trentino e Friuli).
In tal senso, dopo un breve confronto in Federazione con i sardisti di Oliena e Dorgali, che mi poneveno il problema della ricomprensione delle aree Pip dentro il perimetro delle aree industriali connesse ai porti (requisito richiesto dal Decreto Legislativo 75/1998), ho presentato ieri ai colleghi del Consiglio regionale questo emendamento al disegno di legge omnibus (una sorta di Milleproroghe sardo) che è in discussione in Aula. Leggetelo, ditemi cosa ne pensate e se lo condividete, aiutatemi a costruirci intorno un po’ di consenso.

Art.

1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge è revocata la gestione liquidatoria e sono rinnovati gli organi degli enti di cui alla Tabella F della l.r. n. 3 del 2008; alla medesima data cessano le funzioni dei commissari liquidatori di cui al comma 38 dell’articolo 7 della legge regionale 5 marzo 2008, n. 3 (Legge Finanziaria 2008) e ai commi 50 e 50 bis dell’articolo 1 della l.r. n. 1 del 2009 (Legge Finanziaria 2009).

2. In attuazione dell’art. 12 della Legge Costituzionale 3/1948 (Statuto Speciale della Regione Autonoma della Sardegna) e del Decreto Legislativo n.75 del 10 marzo 1998, le aree di cui al comma 1 e tutte le aree Pip della Regione devono intendersi funzionalmente collegate ai porti della Sardegna nella Proposta di delimitazione di cui al comma 2 del suddetto Decreto Legislativo.

3. Anche in deroga a quanto previsto dai rispettivi statuti, gli organi degli enti di cui al comma 1 sono composti esclusivamente da rappresentanti dei Comuni di cui all’Atto costitutivo e allo Statuto; nel caso in cui l’estensione territoriale dell’area industriale di competenza dell’ente ricada per oltre il cinquanta per cento nel territorio di un solo comune, a tale comune sono riservati i due terzi, arrotondati all’unità superiore, del numero dei componenti degli organi collegiali dell’ente. A ciascun comune è comunque assicurato almeno un rappresentante nell’Assemblea.

4. Gli enti di cui al comma 1 sono esclusivamente consorzi di servizi.

5. Agli amministratori di tali enti è riconosciuto esclusivamente e tassativamente il rimborso spese.

6. La Pianta organica dei suddetti enti è fissata alla data dell’entrata in vigore della legge 3/2008.

7. Non si applicano agli enti di cui ai commi precedenti le disposizioni in contrasto con il presente articolo.

 

23 Commenti

  • Rosella Soliani

    U’altro sardo che a mio avviso, con questo articolo parla seriamente di zf
    http://www.antonioladu.it/risoluzione-della-commissione-autonomia-sulla-zona-franca-in-sardegna-alcune-osservazioni/

  • Rosella Soliani

    Dopo le elezioni parte il Referendum consultivo sulla Zona franca sarda..

    pubblicata da Mario Carboni il giorno Lunedì 18 febbraio 2013 alle ore 20.50 ·…

    La mobilitazione per la Zona franca in Sardegna è ciclica e coincide con i ripetuti periodi di crisi dell’economia coloniale della nostra Isola. A volte si ha l’impressione di ripartire da Adamo ed Eva, nei dibattiti sempre ripetitivi e a volte confusi e stucchevoli di chi affronta senza adeguati strumenti politici e culturali un argomento a torto ritenuto semplice ed affrontabile da tutti. Sta il fatto che è sempre straordinaria la passione posta da chi si rende conto che la Fiscalità di vantaggio, come modernamente si definisce la Zona franca è la modalità di intervento che con defiscalizzazioni mirate può risolvere molti problemi della Sardegna. Il lato negativo di una passione non supportata da conoscenze strutturate e ormai di dominio pubblico nel dibattito politico sardo almeno degli ultimi cinquanta anni è l’atteggiamento fideistico che spinge i neofiti della Zona franca ad attendersi risultati immediati e a volte completamente irrealistici, sopratutto senza tener conto delle difficoltà e delle necessità di un percorso democratico e a legislazione sarda, italiana ed europea vigente. Il pericolo, già verificato in passato è che a forti ritorni di fiamma sulla Zona franca a fronte di ostacoli non previsti o alle sabbie mobili di un sistema politico e amministrativo ostile alla Sardegna, la forza di movimenti meritori e convinti, si spenga lentamente nel disincanto e nella sfiducia, aspettando molti anni prima di un prossimo ciclo di proposta e protesta. Spesso la causa nasce anche dalla inadeguatezza della leadership che propone obiettivi intriganti ma sbagliati o irrealizzabili illudendo appunto i supporter che fideisticamente attendono quasi un miracoloso realizzarsi della Zona franca solo per il fatto che si pensa di aver ragione e che la si proponga. Purtroppo le forze contrarie sono forti e si comportano a volte come materassi di gomma piuma scegliendo non di opporsi ma anzi di cavalcare le parole d’ordine sulla Zona franca sulla cresta dell’onda quali che siano e anche le sbagliate pur di ammortizzare la loro forza ed energia e quindi spegnere col tempo la loro forza riformatrice senza risultati concreti. E’ ciò che sta accadendo in questi giorni, di piena campagna elettorale, con lo schieramento entusiastico di partiti e politici che nulla hanno mai fatto per la Zona franca e anzi hanno contribuito con la loro contrarietà palese o occulta all’affossamento delle pur parziali ma significative conquiste in direzione della Zona franca sarda quale il decreto legislativo che ha istituito le ZF di Olbia, Porto Torres, Oristano, Arbatax, Porto Vesme e Cagliari. Per questo proprio per non spegnere il rinnovato interesse popolare per la Zona franca è giusto non appena le elezioni politiche abbiano dato il loro risultato dare vita al Referendum consultivo regionale sulla Zona franca, facendo esprimere il Popolo sardo sulla richiesta di Zona franca per la Sardegna, non come richiesta ma come affermazione di un diritto da troppo tempo eluso dallo Stato e dai partiti politici italiani. Non sorprende che la proposta sia venuta dal PSdAz che unico può vantare serietà e continuità di interesse per questa proposta, capace di aggregare forze diverse su un semplice quesito che esprima senza sofismi da azzeccacarbugli il diritto dei sardi alla Zona franca e alla gestione in prima persona dei tributi regionali e fiscali tali da configurare appunto una zona Franca sopratutto fiscale e anche doganale che è l’aspirazione dei sardi da troppo tempo. Si tratta di una grande battaglia di civiltà, di autodifesa e di autogoverno indispensabile non solo per superare la drammatica crisi ma anche per fare un salto deciso verso l’attribuzione della competenza fiscale e doganale nel prossimo Statuto di Sovranità che ormai diviene l’obiettivo politico generale da realizzare.

  • Rosella Soliani

    La Zona franca sarda in campagna elettorale, bufale, promesse, disinformazione e futuri tradimenti della credulità pubblica.

    pubblicata da Mario Carboni il giorno Venerdì 25 gennaio 2013 alle ore 22.46 ·…

    Già nei mesi d’incubazione della campagna elettorale si è assistito ad una improvvisa rinascita dell’attenzione e mobilitazione sulla zona franca per la Sardegna. Hanno cominciato alcuni Comuni sollecitati dai tradizionali sostenitori di questa soluzione politico- economica a deliberare mozioni in favore.

    Si sono susseguite riunioni illustrative sulla materia.

    Si è acceso il novello interesse di categorie produttive castigate dalla crisi che hanno inserito la questione nelle loro rivendicazioni per salvare le loro attività sino a farne una rivendicazione esclusiva e mobilitante.

    Se ne sono accorti anche politici e partiti che mai si erano interessati alla questione o peggio l’avevano snobbata o avversata, sia bravi che sopratutto screditati per ricostituire il loro consenso, sempre in funzione elettoralistica.

    E’ stato un fiorire di riunioni, dichiarazioni, proposte di legge, articoli di stampa e trasmissioni televisive, spesso all’insegna dell’improvvisazione, del sentito dire, della demagogia, del leaderismo di novelli candidati che puntavano alle elezioni poitiche e puntano alle prossime regionali.

    Nulla di ileggitimo naturalmente, purtroppo però si sentono tante affermazioni di fantasia sulla zona franca, su cosa sia nel modo oggi, su come possa diventare realtà e sopratutto come attraverso quali strumenti e percorsi ottenerla.

    Si sorvola spesso, per iniziare, sul fatto che gli atti operativi finali sono di competenza dello Stato che ha il potere esclusivo su fisco e dogana, seguendo naturalmente le norme europee e attraverso una contrattazione fra Stato italiano e Unione europea.

    Dato che l’art.12 del nostro Statuto prevede che “saranno” realizzati i punti franchi, ogni tipo di concretizzazione dell’Art.12 potrà essere appunto “realizzato” solo attraverso norme di attuazione dello Statuto emanate dal Governo con appositi decreti.

    Oppure con nuove leggi che ancora una volta sono di competenza del Parlamento.

    Chi dice cose diverse, come che anche i Comuni possono legiferare o creare le proprie zone franche, illude la gente e fa solo confusione.

    Oggi come oggi l’unica possibilità concreta è data dalla operatività delle “norme di attuazione dello Statuto” già emanate col decreto del 10 marzo 1998 e dal successivo del 7 giugno 2001 per Cagliari Free Zone.

    I Consigli comunali che stanno deliberanno per la ZF nel loro territorio come estensione del decreto del 1998 esprimono un loro desiderio, che vale comunque come segno d’interesse per la ZF e di alto valore politico, ma che però non attuabile come sembra che credano con questo strumento.

    Purtroppo anche in buona fede, seguendo una fantasiosa traccia che loro viene proposta senza verificarla, stanno illudendo i loro concittadini ma sempre a causa di chi sta diffondendo notizie sbagliate.

    Chi sostiene di poter realizzare “la zona franca subito” esprime un pio desiderio del tutto legittimo, ma se pensa o convince altri che ciò sia possibile sta olamente prendendo in giro la gente che ci crede.

    Certo tutto è possibile, la politica infatti è l’arte del posibile ma in politica non sono le parole a divenire immediatamente realizzazioni concrete e tangibilmente operative, ma in regime di legalità solo ciò che è supportato da leggi può essere realizzato e attraverso lunghi e precisi itinerari.

    Spesso molti che si sono giustamente e improvvisamente inamorati dell’idea forza della Zona franca in Sardegna credono che tutto sia nato dalla loro consapevolezza, che si sia all’inizio di un cammino mentre invece il cammino è iniziato da lungo tempo e con comquiste successive di consapevolezza e passi concreti in avanti.

    Arrivare al decreto del 1988 che ha istituito le Zone franche sarde di Olbia, Cagliari, Porto Torres, Arbatax, Portovesme è stato il frutto di lunghi anni di mobilitazione e costruzione del consenso necessario perchè ilGoverno si decidesse a fare un atto che rimandava da oltre mezzo secolo .

    Da questo punto bisogna ripartire per andare ancora più in avanti attraverso ll’attuazione del decreto del 1988 e dal succesivo, con altre norme di attuazione e ancora di più con altre leggi che magari ci portino in futuro alla totalità della Sardegna zona franca superando l’attuale ( e ancora non realizzata ) progettazione a machia di leopardo nei porti sardi e zone funzionalmente collegabili.

    Mi si dirà che se non ci sono ancora altre le leggi queste si possono sempre fare.

    Giustissimo !! ma le leggi le fa il Parlamento italiano e siccome siamo sotto elezioni queste le farà il prossimo Parlamento che sarà eletto e che sarà operativo se va bene almeno fra due mesi;

    e le leggi su questo argomento, dato che non siamo ancora indipendenti nè è stato modificato il nostro Statuto includendo le competenze primarie su fiscalità e dogana europea, le fa purtroppo ancora a Roma la maggioranza.

    Quella futura ancora non sappiamo quale sarà, che orientamento potrà avere sulla zf sarda e le leggi le attua il Governo sia vecchie che nuove e che non sappiamo ancora da chi sarà formato, da quale maggioranza, chi sarà il Primo Ministro ed i Ministri.

    Se osserviamo i programi elettorali, tranne quello sardista che sempre ha contenuto l’obiettivo della zona franca e che probabilmente non eleggerà nesuno al Parlamento salvo un miracolo politico, nessun partito contiene la rivendicazione programmatica della zona franca e se la contenesse state certi che un minuto dopo l’aperura delle urne se ne dimenticherebbe.

    Detto questo è chiaro che l’iter della zona franca sarda per adesso è bloccato.

    Non è bloccata la possibilità di costruire un consemnso e un movimento d’opinine dal basso che possa dare i suoi frutti in futuro e di spingere a fare qualche passo in avanti alla Giunta regionale per ciò che è di sua competenza ma che ancora deve decidere le perimetrazioni e le regole delle zone franche identificate sempre dal decreto del ’98 ed inviarle al Governo per le successive azioni.

    Naturalmente se la Giuntà lo farà, sperando subito e prima che possa magari cadere anticipatamente data la crisi politica endemica nel Consiglio regionale, dovrà inviare il tutto al “prossimo” governo del quale non sappiamo nulla perchè non è stato ancora partorito.

    Se ci fosse una crisi politica della Giunta regionale e nuove elezioni del Consiglo regionale, anche i passi indispensabili di responsabilità sarda si allontaneranno di moltissimi mesi e si dovrà tornare a chiedere alla prossima maggioranza e al prossimo presidente della Giunta di attuare le norme di attuazione dello Statuto sulla zona franca con l’adempimento del decreto del 1998.

    Vedete cari amici, come i tempi si stanno allungando e venga ciclicamente interrotto il cammino della realizzazione della Zona franca per la Sardegna.

    Altri pericoli , diciamo per “diversione” cambiando le carte in tavola, prendendo i fischi per fiaschi su imput romano, ovvere scambiando le lucciole delle “zone franche urbane” per le lanterne della “vera Zona franca” prevista dal nostro Statuto e secondo il sogno dei padri dell’Autonomia si presentano sotto elezioni in pompa magna.

    Per quanto riguarda le “zone franche urbane” ed in particolare per quelle previste nel Sulcis, va ribadito che non sono “zone franche vere e proprie” cioè zone a fiscalità di vantaggio anche doganali tese alla produzione industriale indirizzata sopratutto all’esportazione, alla creazione di valore aggiunto, all’aumento significativo del PIL isolano e all’attrazione di capitali e creazione di molta occupazione nel settore manifatturiero e in generale nella produzione di beni e servizi senza limiti d’investimento e dimensionali, ma sono provvedimenti utili senz’altro e marginalmente, ma di rilievo eminentemente sociale e assistenzialistico e non produttivo per quartieri appunto “urbani”particolarmente svantaggiati.

    Non incideranno per niente sulla crisi industriale del Sulcis e sulla manodopera e sui tanti tecnici disoccupati e sopratutto sulla disoccupazione giovanile.

    Interesseranno piccole attività col metodo del “de minimis” che prevede sussidi nella forma di sgravi fiscali e contributivi limitati sino a 200.000 euro come limite per un massimo di 3 anni, poi tutto finisce.

    Bar, ristoranti, piccoli artigiani, micro attività informatiche o di servizi, piccole attività turistiche, naturalmente tutte nuove attività che faranno concorrenza alle già esistenti e che stanno per chiudere per la crisi.

    Vuol dire che non incideranno sulle diseconomie strutturali della Sardegna e dopo 3 anni le imprese anche se nuove si troveranno punto e a capo e soggette alle diseconomie strutturali isolane ed al fisco che tornerà rapace a farsi sentire chiuderanno.

    Naturalmente ripeto che saranno nuove imprese che faranno concorrenza alle vecchie presenti e in difficoltà magari nella stessa via o nello stesso quartiere.

    Certo meglio di nulla qualcosa di buono potrà sempre succedere, ma sono misure nate per altri territori e per altre necessità che non quelle sarde.

    Sono state inventate dai francesi per sollevare le enclave di emarginati delle banlieu in rivolta che pero erano confinanti con zone sviluppatissime e ricchisime francesi che ne trainavano il superamento delle criticità sociali. Create con l’efficienza francese hanno dato ottimi risultari sopratutto nei piccoli centri, ma in Sardegna tutto è sottosviluppo e crisi e di ben altro abbiamo bisogno che di interventi assistenziali e da esercito della salvezza e sopratutto col metodo all’italiana.

    Però anche le zone franche urbane, delle quali non sappiamo ancora niente tranne che dovrebbero essere normate sulla falsariga di quella per L’Aquila, necessitano per essere “vere” di un regolamento di attuazione che ancora non c’è.

    Il regolamento lo dovrebbe emanare il Ministero naturalmente con la firma del Ministro e l’attuale può fare solo ordinaria amministrazione e questo compito non è ordinaria amministrazione.

    Molto probabilmente e lo sarà sarà fatto dal prossimo Governo sotto il prossimo Ministro alle attività produttive.

    Quindi nel migliore dei casi fra molti mesi.

    Conoscendo la problematica delle zone franche urbane all’italiana mi sembra che sia legittimo attendersi che le altre città sarde sino al più piccolo paese rivendicheranno lo stesso strumento, creando il blocco della soluzione che viene propagandata appunto in funzione propagandistica e peggio elettoralistica.

    Per non parlare delle altre Regioni italiane del Sud che pretendendo lo stesso trattamento bloccheranno il sistema delle zone franche all’italiana.

    Ancora una volta saranno anche le Regioni del Nord che non vorranno essere discriminate rispetto al Meridione e pretenderanno anche per loro e sopratutto per le grandi aree urbane le zone franche urbane e se saranno conseguenti al dibattito attuale nella campagna elettorale nel Nord chiederanno le zone frranche industriali, per bloccare le delocalizzazini, scippando e rendendo depotenziata la rivendicazione sarda di Zona franca come previsto dal nostro Statuto.

    Ancora peggio la promessa della ZF urbana in Sardegna e per una porzione di territorio solamente, viene proposta o per ignoranza o per volontà precisa di boicottare e rallentare invece la creazione delle vere zone franche previste dal nostro Statuto autonomistico e che solo la Sardegna ne ha diritto appunto in forza allo Statuto che unica fra le altre Regioni prevede ( oltrealla Val d’Aosta ma che ha piccolisime dimensioni e qundi non è concorrente ).

    Concludendo mi pare di assistere a un aumento di atti, dichiarazioni e promesse di stampo prettamente demagogico che mettono in pericolo purtroppo la realizzazione realistica di una misura politico-economica tanto sentita e voluta dai sardi.

    Purtroppo parallelamente ai comportamenti diciamo della politica ufficiale, si svolge attivita politica sulle zone franche di tipo apparentemente alternativo a questa e contestatario.

    Molti sardi, spinti dalla necessità e dall’astio verso la politica ufficiale, si innamorano giustamente dell’Idea della Zona franca per la Sardegna ma credono a novelli apprendisti stregoni piombati sulla scena politica con energia, entusiamo, attvismo manipolatorio ma con tesi approssimative e demagogiche e si bevono le loro affermazioni senza sottoporle al vaglio della verifica e della critica come se fossero in trance, crdendo in maniera messianica alla zona franca come avvenimento liberatorioe non come strumento politico-economico da costruire con disegno strategico e lavoro tattico.

    La campagna elettorale passerà e chi ha creduto di salire sullo sgabello delle sue false promesse sulla ZF-domani mattina per candidarsi alle elezioni si troverà credo presto nelle condizioni del Re nudo senza consenso e ormai screditato.

    Chi pensa di candidarsi alle prossime elezioni regionali sulla scia dell’entusiasmo creato dalle fantasiosee accattivanti promesse e dalle analisi sbagliate sulla ZF si renderà conto che i voti si contano quando si chiudono le urne e bisogna comunque prima essere candidati da una forza politica oppure costituirne una propria..

    Siccome chi crede alla ZF fa parte di quel popolo nel quale ognuno ha le proprie idee politiche e diffida di chi di una idea generale ne fa un proprio e strumentale uso egoistico e di parte , i voti attesi non arriverano e si vedrà trombato e senza più credibilità.

    Anche se presto sarà chiaro che “la madre di tutte le bufale” che sostiene che dal giugno 2013 non si potranno più realizzare zone franche in Europa e quindi anche in Sardegna si rivelerà assolutamente non vera e quindi potremmo tutti continuare ancora a pretendere la nostra zona franca sarda con tranquillità almeno in questo senso, duro ed amaro sarà il risveglio di tanti che in buona fede e con entusiamo credono oggi che la zona franca possa cadere subito o presto in Sardegna come la Manna dal cielo solo perchè minacciata da una fantasiosa quanto inesistente ghigliottina europea .

    Allora si renderanno conto che lo Stato italiano nulla regala alla Sardegna e che la Zona franca sarda sarà conquistata con ancora molto duro lavoro ed impegno, con studio e vera competenza e sopratutto non si avrà subito ma nei tempi che saranno necessari e nelle forme realisticamente possibili.

  • Rosella Soliani

    pubblicato fb da Mario Carboni il 19/01/2013

    Il Presidente Cappellacci ha rilasciato nel suo facebook una lunga dichiarazione nella quale argomenta la prossima presentazione al Governo di un documento che delimiti le zone franche previste per Olbia, P.Torres, Olbia, Oristano, Arbatax. Per Portovesme anticipa particolari soluzioni così come per Cagliari. Scrive di zone franche doganali e accenna anche a zone franche urbane. A legislazione vigente la Giunta deve dare gambe alle norme di attuazione dell’Art.12 dello Statuto che le assegna precise incombenze.. Queste norme, come pure lo Statuto non legano nessun aggettivo alla zona franca,tantomeno quello riduttivo di doganale. Su questo equivoco bisogna stare attenti perchè ci sono forze che bloccano la zona franca sarda proprio limitando la prospettiva al doganale escludendo la fiscalità o accampando ostacoli insormontabili quanto inesistenti. Le zone franche per essere effettivamente positive e corrispondenti alle esigenze sarde ( come sono in ogni parte del mondo del resto ) e alla storia sarda di questa rivendicazione , devono essere fiscali . Se alla fiscalità di vantaggio si aggiunge l’estensione doganale e quindi essere considerate fuori della linea doganale europea si ha un valore aggiuntivo ma che da solo non serve a nulla. Quindi non sarà la perimetrazione comunque indispensabile a caratterizzare l’atto della Giunta tanto atteso da decenni ma i contenuti della fiscalità di vantaggio, già definita per esempio in larga parte ed ancora attuale nella proposta di legge nazionale di iniziativa regionale votata dal Consiglio regionale nel 1989. Se non vi saranno questi o similari e più moderni contenuti fiscali si tratterà di un atto senza gran valore. Siccome poi dovrà essere il Governo a dover deliberare gli ultimi e decisivi atti istitutivi, si dovrà attendere il prossimo governo dopo le elezioni. Il Presidente afferma che la Giunta sta lavorando in silenzio da molto tempo a questa soluzione. Sarebbe positivo se fosse vero ma non è positivo il lavorio in silenzio perchè per presentare un progetto condiviso con tuti gli attori locali e frutto di discussione, confronto e riflessioni, sarebbe stato meglio renderlo pubblico e supportato da iniziative concrete di coinvolgimento. Chissà che questo non si possa fare a partire da questa dichiarazione d’impegno, posta la situazioe politica coinvolta con la campagna elettorale, la frammentazione delle forze politiche preesistenti, i cambi di casacca, l’incertezza del risultato e della previsione sulla governabilità dello stato e per ultimo la possibile crisi regionale e le elezioni anticipate.

  • Rosella Soliani

    La falsa profezia della morte della zona franca sarda il 24 giugno 2013.Crepi l’astrologo!!!.
    pubblicata da Mario Carboni il giorno Lunedì 7 gennaio 2013 alle ore 0.38 ·

    Un quotidiano sardo riporta la cronaca di un recentissimo convegno a Sassari sulla Zona franca nel quale si sarebbe affermato che se la Zona franca sarda non si realizzasse entro il 23 giugno la Sardegna rischierebbe di non poter ottenere più questa opportunità perchè il giorno successivo entrerà in vigore il Codice doganale europeo aggiornato, che lascerebbe vivere solo le vecchie zone franche europee in attività ma impedirebbe che altre nuove ne vengano istituite.

    Secondo questa affermazione sbagliata e deviante la Sardegna, dato che il 23 giugno del 2013 è a un tiro di schioppo, perderebbe ogni possibilità di realizzare la Zona franca secondo la previsione statutaria dell’Art. 12 e in particolare il sistema di Zone franche istituite con le norme di attuazione oggi in vigore dello Statuto speciale sardo dopo i decenni di lotta che sono stati necessari per ottenerle.

    Sarebbe anche stato evocato un improbabile richiamo che la Cancelliera tedesca Angela Merkel avrebbe così espresso: «Se non vi fate la Zona franca adesso, la perderete per sempre».

    Questi due falsi concetti che vengono ripetuti da un po’ di tempo sono destituiti da ogni fondamento.

    Non esiste nessun limite del 23 giugno 2013 nel nuovo Codice doganale europeo bensì , in tema di Zona franca, presenta la conferma del vecchio Codice doganale che indica che gli Stati membri possono creare quando credono e a determinate condizioni le zone franche che ritengano necessarie.

    Questo limite temporale negativo come il richiamo alle dirette affermazioni sulla Zona franca della Cancelliera Merkel è tutta un’invenzione.

    Purtroppo leggendo i giornali la bufala sulla Profezia Sardo-Maya del 2013 viene ripresa senza nessuna verifica che invece un cronista anche alle prime armi dovrebbe attuare per una corretta informazione.

    Eppure basterebbe una lettura del Codice doganale europeo pubblicato nel sito UE per rendersene conto. ( leggere la nota esplicativa in fondo alla pagina)

    Inoltre le dichiarazioni riferite alla Sardegna che sarebbero state messe niente meno in bocca della Merkel sono di completa fantasia e non sono rintracciabili, proprio perchè inventate di sana pianta, in nessun giornale stampato o elettronico o lancio di agenzia.

    Siamo al ridicolo.

    Ma è un ridicolo che naviga bene dato che viene messo in scena in tante manifestazioni e scritto in documenti foto copia anche di Amministrazioni locali che inconsapevolmente li hanno votati e che hanno sempre la stessa origine.

    Non vale la pena contestare questo andazzo pubblicamente, né entrare in polemica, perchè non si tratta di opinioni differenti che si possano confrontare ma di veri e propri falsi e manipolazioni di buona fede.

    Basterà invece aspettare il mese di luglio 2013 che con i tempi della politica è domani mattina quando quel limite di fantasia sarà evaporato.

    Allora le prefiche della zona franca sarda chissà dove staranno e a che cosa si dedicheranno dato che per loro la zona franca non si potrà più realizzare e il loro impegno per la zona franca divenuta irrealizzabile non avrebbe più ragione di essere.

    A meno che insistendo nell’errore non vogliano impegnarsi nella riscrittura del Codice doganale europeo, fatica di Sisifo del resto inutile perchè il Codice va bene così com’è dato che non contiene nessuno stop alla realizzazione delle Zone franche europee ma anzi prevede la possibilità del contrario.

    Mi dispiace solo per i tanti che ci credono e che stanno acriticamente dietro ai pifferi del malaugurio come nella nota favola.

    Bisognerà in seguito gestire il disincanto e la frustrazione di chi in buona fede ci ha creduto, che vuole la Sardegna Zona franca anche se superficialmente informato e ridargli nuovo entusiasmo.

    Si tratterà di ricostruire un discorso corretto e realistico e riprendere la lotta.

    A proposito delle più svariate dichiarazioni messe in bocca alla Merkel, tutte originate dalla stessa fertile creatività che ha inventato la profezia del 2013, tanto da propinare ai più vari uditori che la Merkel abbia parlato direttamente della Sardegna, bisogna precisare che:

    la notizia riportata da Der Spieghel sull’intenzione della Merkel di proporre delle zone franche nel Sud Europa è stata diffusa in Sardegna dalle agenzie di stampa che hanno rilanciato un mio articolo in merito del luglio 2012 basato sul testo di Der Spieghel .

    Si trattava di una indiscrezione del giornale tedesco senza nessuna dichiarazione ufficiale nè conferma della Merkel.

    Da questa notizia ripresa anche in Facebook e nei blog si sono originate svariate e fantasiose affermazioni che sono diventate vere e proprie leggende metropolitane. Tantomeno la Cancelliera ha mai parlato della Sardegna e della sua Zona franca né la Sardegna è entrata nella sua agenda politica neppure di striscio.

    Oggi a distanza di sei mesi dall’ articolo di Der Spieghel, che naturalmente pochissimi hanno letto, si può affermare che:

    la Merkel contrariamente a quanto scritto dal giornale tedesco non ha proposto l’estate scorsa un bel nulla su ipotetiche Zone Economiche Speciali nell’incontro fra i Primi ministri nè niente ancora è stato proposto nel Consiglio europeo successivo dalla Cancelliera nè da altri Primi ministri.

    Conclusione:

    la ventilata creazione di Zone franche nel sud Europa per combattere la sua crisi economico-finanziaria in aggiunta alle altre già in attività nell’Unione non è stata proposta, messa in discussione e quindi non decidibile per niente come azione comune.

    Vorrei far notare come la bufala della Merkel entri in contraddizione con la bufala della profezia Sardo-Maya del 2013.

    Infatti se fosse vero che il nuovo Codice doganale europeo vieterebbe a partire dal 23 giugno 2013 la realizzazione in tutta l’Unione europea di nuove Zone franche, come avrebbe potuto la Merkel proporre nuove Zone franche in tutto il Sud Europa in contrasto con il Codice doganale al quale appunto dal 23 giugno 2013 tutti gli Stati dell’Unione obligatoriamente devono completamente rispettare e attuare senza deroga alcuna?

    Fortunatamente per la Sardegna allo stato dell’arte sulle Zone franche doganali e fiscali ogni Stato se volesse potrebbe crearne se lo ritenesse necessario, come appunto previsto nel Codice doganale europeo e nelle proprie competenze fiscali .

    Per la Sardegna quindi nulla di nuovo, non esistono spade di Damocle per la sua Zona franca mentre si conferma l’urgenza di rendere operative le due norme di attuazione dell’Art. 12 dello Statuto sardo per la realizzazione della zona Franca di Cagliari da parte della società Cagliari free zone e per la delimitazione e regolamentazione delle già istituite Zone franche di Oristano, Porto Torres, Olbia, Arbatax, Porto Vesme da parte della Giunta regionale.

    L’amara verità è che sia la Cagliari Free Zone che la Giunta sono immobili e inadempienti.

    Su questi due obiettivi concreti bisognerebbe oggi concentrare mobilitazione e azioni.

    Per domani proseguire la lotta per l’attuazione dell’Accordo Stato-Regione che prevedeva oltre alle Zone franche citate un sistema generalizzato a tutta l’isola di fiscalità di vantaggio.

    E’ una strategia a due tempi, riformista e realistica che si basa sull’acquisizione di risultati concreti passo passo e non su confuse chiacchiere approssimative e disinformate.

    In questi mesi c’è una certa agitazione in favore della zona franca sarda in genere, positiva in linea di principio perchè rivela grande entusiamo e buona fede ma sbagliando obiettivi, tempi e metodi a legislazione vigente e ingenerando quindi grande confusione.

    Più che criticare chi incoscientemente diffonde queste notizie è da biasimare chi non le verifica e le fa proprie contribuendo a danneggiare la battaglia sulla zona franca.

    Bisognerà attendere che passino le prime febbri elettoralistiche per le votazioni parlamentari e se non si andrà ad elezioni regionali anticipate riprendere i discorsi con maggiore serietà, preparazione e realismo politico.

    (nota esplicativa)

    Nel fiorire di documenti, mozioni, dichiarazioni di comitati, più o meno improvvisati ma tutti benemeriti perchè rompono la congiura del silenzio sulla Zona franca in Sardegna, un dato sembra sempre comune e probabilmente arriva dalla stessa fonte e che a mio parere non è stato attentamente verificato ed è sbagliato e fuorviante.

    In riferimento al Regolamento (CE) n. 450/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, che istituisce il codice doganale comunitario (Codice doganale aggiornato) [Gazzetta ufficiale L 145 del 4.6.2008], si tratta dell’interpretazione erronea dell’Art.188 che stabilisce i vari tempi di applicazione degli articoli anche in relazione al nuovo regolamento di attuazione.

    Infatti il Codice prevedeva uno scaglionamento dell’entrata in applicazione da parte dei diversi Stati europei. Una prima parte entrava in applicazione subito e altre parti in seguito.

    Tassativamente però nell’Art. 188 si prevedeva che il termine ultimo, oltre il quale in Codice doganale europeo si intendeva efficace in tutta l’Unione Europea, fosse il 24 giugno 2013.

    Da quella data il Codice doganale europeo rinnovato doveva essere senza nessuna deroga in applicazione efficacemente in tutti gli stati dell’Unione.
    Purtroppo circola una interpretazione con la quale si lascia intendere e si sostiene che oltre il 2013 cesserà l’applicazione dell’art.155-Determinazione delle Zone franche che nel Comma 1 statuisce che “Gli stati membri possono destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca” e quindi non sarebbe più possibile realizzare in nessun stato europeo le zone franche e quindi neppure in Sardegna.
    Non è affatto così.
    La frase in questione nell’Art. 188 che recita ” ..le disposizioni del presente regolamento di cui al presente paragrafo si applicano al più tardi il 24 giugno 2013. ” significa invece che l’applicazione del regolamento sarà totale dal 24 giugno 2013 e quindi nessuna dilazione all’applicazione potrà superare il 24 giugno 2013, termine entro il quale tutti gli stati membri dovranno adeguare il proprio codice doganale interno alle disposizioni europee.
    L’errore di chi sostiene che dal 24 giugno 2013 non si potrebbero più autorizzare zone franche nasce da una cattiva interpretazione del significato in lingua italiana de al più tardi.
    Una corretta lettura de al più tardi dandogli il corretto significato porta a dire che dal 24 giugno 2013 l’Art.155 sarà obbligatoriamente applicabile in tutti gli stati europei compresa l’Italia la quale potrà e come prima decidere di realizzare le zone franche
    Del resto il nuovo regolamento di attuazione n. 430 del 20 maggio 2010 riconferma le indicazioni sulle zone franche del vecchio regolamento n. 2454/93.
    Se poi, come si fa quando c’è una divergenza di interpretazione sul significato di trattati internazionali si confrontano i testi nelle diverse lingue e si legge il testo in francese e spagnolo e volendo anche in inglese: ( Reglamento mencionadas en el presente apartado serán aplicables a partir del 24 de junio de 2013 a más tardar.) e ( les dispositions du présent règlement visées au présent paragraphe sont applicables à partir du 24 juin 2013 au plus tard.) il significato del testo in italiano “al più tardi il 24 giugno 2013” è chiaro e incontrovvertibile ed è ancora più chiaro che il limite massimo è posto per indicare che è la “non applicazione” non più possibile da quella data.
    Per cui a PARTIRE dal 24 giugno 2013 come data AL PIU’ TARDI, cioè non più dilazionabile, TUTTO il nuovo Codice doganale europeo, comprensivo della facoltà di ogni stato di “destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca ” sarà il Codice doganale di ogni Stato
    In conclusione non è vero che le zone franche non si possono realizzare oltre il 2013, ma è esattamente il contrario.
    La zona franca sarda e l’applicabilità dell’Art.12 dello Statuto è confermata dal nuovo codice doganale europeo.

  • Grazie a te Rosella

  • E’ tutto vero quello descritto da Andrea Nonne. Soggiungo che la Commissione Europea ha già proposto di far slittare la scadenza del giugno 2013 al 2020 e/o a data indeterminata. E comunque la Zona Franca si incardina nell’art. 174 del Trttato di Lisbona, che è entrato in vigore dopo il Nuovo codice doganale, la cui rielaborazione dovrà appunto essere in sintonia con detto trattato.
    A me pare si stia facendo terrorismo, per ignoranza o in mala fede, per deludere i cittadini ben sapendo che entro il prossimo giugno non si può concretizzare nulla. Ma ovviamente non è così. Bisogna tenere alta la tensione se vogliamo raggiungere l’obiettivo.

  • Rosella Soliani

    La zona franca si potrà fare anche dopo giugno 2013. Garantisce l’Unione Europea.

    http://grandeovest.com/

    grazie Andrea, sintesi chiara, puntuale ed esaustiva.

  • Onorevole Maninchedda, il C.C di Guspini il 31/07/2012 ha approvato all’unanimità l’O.D.G.PER LA ZONA FRANCA da me presentato sulla base sia delle vostre indicazioni che del programma del partito. Speriamo bene. A presto.

  • Rosella Soliani

    Presenti 20

    Voti a favore 14 (gruppo del Sindaco Tendas del Pd e opposizione Udc, Forza Paris, civica Oristano bene comune)

    Astenuti 6 (il Pd spaccandosi si è unito con Ledda Salvatore componente dell’opposizione civica Idee rinnovabili )

    Atto formale ma doveroso che in tanti aspettavamo, dall’amministrazione di una città capoluogo.

  • cagliaritano

    è bello sapere che nei partiti ci sono spazi di confronto dove si producono proposte ed emergono idee che poi arrivano in consiglio regionale… questa è la democrazia, questa è la politica che vogliamo e di cui abbiamo nostalgia. complimenti.

  • Musica per le mie orecchie. E’ urgente organizzare un incontro a Oristano sul tema e su questo approccio.

    “Continuo a ritenere che bisogna percorrere la strada maestra, e non surrogati o scorciatoie, segnata dall’art. 12 dello Statuto, dal Decreto legislativo n.75/ 1998, dall’art. 174 del Trattato di Lisbona, dalla Sentenza C -88 /03 sulle Azzorre della Corte di Giustizia Europea, dall’art. 7 della legge 42/ 2009, dal Decreto legislativo n. 68/2011. Bisogna arrivare quanto prima alla perimetrazione delle Zone franche doganali e avviare subito il negoziato per iscrivere dentro le zone franche doganali i regimi di fiscalità di vantaggio già riconosciuti dall’Europa ada altre aree insulari e dall’Italia ad altre Regioni (Trentino e Friuli).
    In tal senso, dopo un breve confronto in Federazione con i sardisti di Oliena e Dorgali, che mi poneveno il problema della ricomprensione delle aree Pip dentro il perimetro delle aree industriali connesse ai porti (requisito richiesto dal Decreto Legislativo 75/1998), ho presentato ieri ai colleghi del Consiglio regionale questo emendamento al disegno di legge omnibus (una sorta di Milleproroghe sardo) che è in discussione in Aula. Leggetelo, ditemi cosa ne pensate e se lo condividete, aiutatemi a costruirci intorno un po’ di consenso.”

  • Gentilissima Rosanna, io ho stima della dottoressa Randaccio ma non ho l’obbligo di giustificare le sue teorie, soprattutto quando non mi sembrano fondate.

  • Rosanna Puggioni

    la dottoressa RANDACCIO in questo video http://livestre.am/4fkDd asserisce che le zone FRANCHE son state stanziate con la LEGGE 22/53, Legge regionale 07 maggio 1953, n. 22Provvidenze dirette a promuovere e favorire lo sviluppo delle attività industriali e commerciali in Sardegna. ,http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?s=133732&v=2&c=7355&t=1—-ora queste ZONE DI INTERESSE REGIONALE NOMINATE DALLA RANDACCIO COME ZONE FRANCHE CHE RISSVOLTI ECONOMICI HANNO AVUTO??

  • Potrebbe essere la soluzione che risolve alcune anomalie che si sono udite in questi giorni (tipo il comune di Osidda che chiede di inserire la sua “zona industriale” tra i punti franchi!).
    La questione è molto seria, perchè il timore è che l’istituzione di soli punti franchi e non di un unica zona franca su tutta l’isola, potrebbe incrementare la fuga delle attività dalle zone interne (già afflitte da problemi di infrastrutturazione e spopolamento) verso le zone industriali portuali o collegate con i porti. L’augurio che trovi il sostegno non solo del consiglio regionale, ma anche di tutti i comuni interessati.

  • Scusa, forse avevo letto un pò distrattamente.
    In effetti se è così, ci siamo sì!
    Saluti.

  • Il diffondersi di delibere da parte dei consigli comunali della Sardegna che invocano la Zona Franca per i rispettivi campanili è segno evidente che lo strumento è percepito in termini positivi per lo sviluppo. Lo è, chi ne ha un altro diverso e migliore lo metta in campo.
    Sono lontani i tempi (fine anni settanta)in cui il PCI accusava il PSD’AZ di voler fare della Sardegna, con l’istituzione della Zona Franca, un covo di puttane d’alto bordo. Vero Dadea? Questa è una delle tante ‘perle’ del suo patrimonio che non Le fanno onore. Unitamente al resto, bollato dalla storia.
    E’ invece un patrimonio del PSD’AZ che oggi lievita nella società e di cui i SARDISTI vanno fieri. Non viene di certo scalfito dal suo attardarsi ancora sulla minchiata della consegna della bandiera a Berlusconi con cui da un anno governate assieme ed oggi, oggi 7 dicembre, vi pianta in asso. Come suol dirsi: sedotti e abbandonati!Il PSD’AZ orante e genuflesso? Dadea, che ha fatto? Si è tolto le corna di tasca e si li è messi in testa? Insomma si è fatta l’autodiagnosi senza accorgersene.
    Ma torniamo alla Zona Franca Integrale. E’ un tema che da solo val bene un programma, quello di chi ne ha il copyright. Bisogna valorizzarlo.
    Il compasso che si allarga 130 Km. dai sei porti franchi raggiunge l’obiettivo. I surrogati, concordo, sono inutili e dannosi. Ci mettono gli uni contro gli altri alimentando una guerra autodistruttiva. Ed allora si che la Sardegna diventerà un’isola dorata per i culi ricchi, viziati e viziosi.

  • Pietro, hai letto la proposta che chiude il mio post? se l’hai letta i casi sono de: 1) io non mi sono spiegato bene; 2) tu non hai capito. La risoluzione della Prima Commissione già include nella zona franca tutte le aree industriali presenti nei 130 chilometri a far centro dal porto di riferimento. La proposta che ho fatto, includerebbe ancche le aree Pip. Mi pare che ci siamo.

  • Io ho sentito che laddove viene creata una zona franca,n el raggio di una cinquantina di chilometri si viene a determinare una specie di deserto industriale. Infatti se venisse creata una zona franca ad Olbia, nessuno andrebbe a insediarsi più nella zona industriale di Tempio. Perciò spero che si facciano le cose in modo da includere nella zona franca anche i territori limitrofi, altrimenti questo sarebbe il colpo di grazia per le nostre zone interne.

  • Onorevole Maninchedda credo che una grossa mano a livello tecnico la possa dare la Dott.ssa Randaccio. Per il consenso credo che nessuno si tirerà indietro se il fine è il bene della Sardegna e del popolo Sardo.

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