Sulle novità per scuola e università

13 settembre 2013 09:301 commentoViews: 22

La politica sarda è da qualche mese senza bussola. La percezione corretta della situazione è che mentre tutto, ma proprio tutto, va male, il ceto politico non riesce a scrivere l’ordine del giorno delle priorità. È un contesto che legittima proposte rivoluzionarie, ma sempre pacifiche e legali. È un contesto che rende ridicole e tragiche le ambizioni verso la presidenza della Giunta regionale, perché il problema sta diventando la necessità di non garantire la tenuta di questo sistema marcio, non certo quello di garantire di governarlo meglio. La nostra proposta di costruire lo Stato sardo è questo cambiamento radicale, che però, per non avere caratteristiche eversive, deve accettare la strada della costruzione quotidiana del consenso. La tattica si evolve proporzionalmente alla forza che si riesce a conquistare. La costruzione del consenso passa per la credibilità e per la dedizione ai bisogni sociali. Oggi è opportuno focalizzare alcune notizie del mondo della scuola e dell’università.
Il 9 settembre u.s. il Consiglio dei Ministri della repubblica Italiana ha varato una serie di misure su cui noi sardi, cittadini italiani pro-tempore, dobbiamo ragionare, lasciando da parte le sciocchezze propagandistiche.
Prima pessima notizia: dall’anno accademico 2013-2014 l’ammissione alle scuole mediche di specializzazione  avverrà sulla base di una graduatoria nazionale.  Accadrà dunque che la Regione Sarda finanzierà le sue Università e i sardi, come già accade per l’ammissione a medicina, avranno serie difficoltà ad accedere alle scuole di specializzazione. Primi vagiti del neo-centralismo italico.
Seconda buona notizia: Per far fronte alle carenze strutturali delle scuole o per la costruzione di nuovi edifici le Regioni potranno contrarre mutui trentennali, a tassi agevolati, con la Banca Europea per gli Investimenti, la Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa, la Cassa depositi o con istituti bancari. Gli oneri di ammortamento saranno a carico dello Stato. Se la Regione Sarda saprà cogliere l’occasione, magari affidando i bandi ai Comuni, con piccoli appalti sarà possibile far lavorare le piccole imprese della Sardegna.
Terza pessima notizia: A partire dall’anno scolastico in corso sarà un accordo in Conferenza Unificata Stato-Regioni, e non lo Stato, a definire i criteri e le modalità del dimensionamento scolastico. Ora, da una parte questa decisione potrebbe sembrare una buona notizia, perché si passa da una decisione monocratica dei papaveri ministeriali a una decisione condivisa con le Regioni, se non fosse che la Regione Sarda ha sempre fatto delle pessime figure nella Conferenza Stato-Regioni per la cronica incapacità (tutta di stampo questuante autonomista) di rappresentare in modo efficiente e vincente le proprie posizioni. Peraltro, la Regione Sarda potrebbe e dovrebbe far valere l’art.9, comma 4, della legge 3/del 2009, la cui validità è stata corroborata dalla Corte Costituzionale con la sentenza 235/2010. Il comam recita: “4. Nelle more di una riforma organica della normativa regionale in materia di istruzione, la Giunta regionale, nell’ambito delle dotazioni organiche complessive definite in base alle vigenti disposizioni e tenuto conto delle condizioni di disagio legate a specifiche situazioni locali, definisce le modalità e i criteri per la distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche. Nel rispetto dei criteri e delle modalità definiti dalla Giunta regionale, la Direzione generale dell’Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, provvede alla distribuzione delle risorse di personale tra le istituzioni scolastiche”. Nessuna Giunta regionale sarda, dal 2009, ha applciato la norma e infatti la scuola sarda è ancora governata dal Prefetto del Pretorio che svolge la funzione di Dirigente scolatico regionale.
Quarta buona notizia: sarà definito un piano triennale di immissioni in ruolo del personale docente, educativo ed ATA- Ausiliario tecnico e amministrativo per gli anni scolastici 2014/2016 (69mila docenti e 16mila Ata nel triennio). Il piano terrà conto dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno e dei pensionamenti. A ciò si aggiunge l’autorizzazione all’assunzione a tempo indeterminato di circa 26.000 docenti di sostegno.
Quinta buona notizia: Detrazioni fiscali al 19% anche per le donazioni a favore di università e istituzioni di Alta formazione artistica. Le donazioni dovranno riguardare innovazione tecnologica, ampliamento dell’offerta formativa, edilizia. Ora sarà possibile che i sardi volenterosi e la tanta filantropia dei club americanizzanti che si è diffusa in ogni contrda sarda, si orienti verso donazioni con un buon rendimento di detrazione fiscale, ma anche obbligando le università a destinare queste risorse a interventi seri, non a spese di funzionamento o a assegni di ricerca clientelari o peggio familiari.

Nei prossimi giorni altre notizie.

1 Commento

  • Sempre più italiani stanno abbandonando la nave Italia che affonda per venire a fare i propri sporchi affari nella Colonia Sardegna.
    Grazie a questi, avremo giovani sardi laureati in medicina ma tanti specializzati negli ospedali provenienti dall’Italia…

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