Sulla porcata dell’annullamento del bando di Scuola Digitale confermo: è una solennissima porcata. Il Protocollo d’Intesa tra Regione e Ministero ha un titolo significativo: “In ginocchio da te”

14 agosto 2012 09:4216 commentiViews: 24

L’Accordo di programma (senza data), sottoscritto tra il presidente Cappellacci e il ministro Profumo ha portato alla revoca del bando del progetto Scuola digitale- Semid@s, che è scaduto il 6 agosto u.s.

Qui già c’è un primo aspetto da osservare e sottolineare: il citato Accordo all’art. 4 prevedeva non il blocco del bando e la rivisitazione delle linee guida dell’intero progetto, bensì l’impegno, da parte della Regione, a “rimodulare il progetto Semid@s tenendo conto di quanto previsto dall’art. 3, con l’obiettivo di integrarlo col piano previsto dall’Agenda digitale”.

Il richiamato art. 3 si riferisce all’impegno del MIUR a mettere “a disposizione il software di gestione delle diverse funzioni del cloud education, sviluppato nell’ambito del PON ricerca “Smart cities and communities and social innovation: Smart education”, che potrà quindi essere installato sul data center”. A parte l’insistito e irritante uso dell’inglese laddove non vee n’è alcun bisogno, va osservato che la rimodulazione qui prevista e richiesta doveva riguardare la sola linea A del bando scuola digitale “Realizzazione e gestione del sistema telematico” e non la linea B (“Produzione di contenuti didattici digitali”) e C (“Costituzione di un Centro di competenze per l’erogazione dei servizi di eccellenza”).

Ivece, la delibera del 31 luglio che modifica le linee guida del progetto e stabilisce il blocco e la revoca del bando interviene  in modo massiccio proprio sulla linea B e in parte sulla linea C e rinuncia esplicitamente alla produzione di contenuti didattici digitali per acquistare quelli già prodotti dalle case editrici e presenti sul mercato, in nome delle “mutate condizioni” di quest’ultimo, rispetto al moment o di approvazione, da parte della Giunta regionale, delle linee guida originarie di Semid@s. quindi la regione usa le cipolle (il cloud) per motivre l’acquisto di patate (contenuti) che ha rinunciato a produrre e ha tanta vergogna di dire che ha rinunciato a produrre contenuti che si nasconde dietro il cloud ministeriale per giustificare una scelta che non ha alcun fondamento logico e culturale.

Ora è interessante osservare che è in rete (http://www.istruzione.it/web/istruzione/prot3322_11) un recente documento del MIUR dal titolo “Piano Scuola digitale. Iniziativa Editoria digitale scolastica” che dice testualmente che con l’iniziativa “Editoria Digitale Scolstica” “si intende sperimentare, con l’apporto delle istituzioni scolastiche, contenuti digitali per lo studio individuale e della classe. L’iniziativa si propone anche come azione di impulso al mondo dell’editoria per la realizzazione di prodotti editoriali innovativi”.

Quest’ultima affermazione è interessante per un duplice motivo: smentisce (ad opera del MIUR, con il quale si fa un accordo di programma che si assume come pezza giustificativa per revocare il bando) che il mercato editoriale sia già maturo, in grado di fornire da subito i contenuti didattici digitali di cui la scuola ha bisogno, per cui ci si può limitare ad acquistarli senza alcun bisogno di produrli autonomamente ed ex novo, come sostiene la citata delibera del 31 luglio: e conferma in pieno quanto sostenuto in proposito, nel nostro sito, dal direttore scientifico del progetto, prof. Silvano Tagliagambe.

Dunque il MIUR, con un proprio documento ufficiale, che sarà tra breve sottoposto all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni, smentisce in maniera esplicita l’impostazione adottata dalla Regione nella riformulazione delle linee guida del progetto Scuola digitale: e la smentita giunge al punto di stimolare le Regioni e le istituzioni scolastiche alla produzione di prototipi di contenuti digitali innovativi e a stabilire una premialità per chi lo fa. La Sardegna, che con il progetto Scuola digitale lo aveva fatto per prima, torna indietro e ripiega sul semplice acquisto di contenuti offerti dal mercato: il Miur, alla cui funzione guida la Regione si appella per modificare il progetto Semid@s, premia le Regioni che invece di acquistare producono: una bella ed evidente contraddizione che è uno dei tanti punti oscuri di questa vicenda che andrebbero spiegati. All’assessorato alla Pubblica Istruzione devono ficcarsi bene in testa che c’è gente in giro che studia e che si fa domande. E più si studia, più la revoca del bando puzza, puzza di difetto di motivazione, puzza di pasticcio culturale, puzza di inversione a U senza senso o con un senso nascosto non decifrabile, seppure intuibile. A corredo di questa certezza, leggete questa rassegna dei comunicati stampa emessi dalla Regione, a sostegno del progetto Scuola Digitale, nei quali non si notifica mai la presenza di criticità ma solo la soddisfazione e l’apprezzamento per il progetto.

Ma torniamo all’Accodo di programma tra la Regione e il MIUR: intanto non è vero che quest’ultimo fornisce gratuitamente la piattaforma e il relativo software alla Regione, come viene detto nella delibera e come è stato detto nella conferenza stampa del presidente Cappellacci e dell’assessore Milia: infatti l’art. 4, comma 2, dice che “la Regione Sardegna parteciperà al progetto di cui al precedente art. 3 mediante uno specifico co-finanziamento ed il coinvolgimento dei propri centri di ricerca allo sviluppo del software per la gestione dei diversi servizi del cloud”.

Inoltre la linea A del progetto originario prevedeva un insieme integrato di tecnologie, piattaforme, architetture applicative elearning, sistemi di collaboration ecc., motore semantico, archivi digitali, servizi applicativi, funzioni di collegamento con famiglie ecc. che manca del tutto nella piattaforma, che dovrà essere realizzata da HP e dall’Indire, che il MIUR mette a disposizione. Si perdono così quei servizi tecnologici originariamente concepiti in modo coerente con quanto deve essere offerto alla scuola dalle altre linee citate B e C compromettendo irrimediabilmente l’omogeneità e la funzionalità dell’intero progetto, costretto a mutuare da un’altra iniziativa, presente peraltro solo sulla carta e non coerente con esso, soluzioni prive di qualsiasi sinergia con le altre linee di Semid@s. Si pensa, non si sa quanto ingenuamente, che un’architettura software valga qualsiasi altra e sia interscambiabile con essa, senza tener conto del contesto del progetto, e fingendo di dimenticare che il software e le architetture integrate hanno bisogno di know-how, di progettazione e sviluppo costante, di manutenzione soprattutto se si intende disporre di una piattaforma integrata, calibrata sulle specifiche esigenze di un sistema scolastico regionale con forti aspetti di specificità come il nostro.

E qui emerge un’altra clamorosa contraddizione che l’assessore  dovrà inevitabilmente spiegare: quando i Ministero interviene in maniera brutale e con l’accetta sugli organici dei dirigenti scolastici, degli insegnanti e del personale ATA ci si indigna, sbandierando il fatto che questa politica non tiene conto delle specifiche caratteristiche del nostro territorio, del nostro sistema sociale, delle nostre leggi e anche delle sentenze della Corte Costituzionale. Poi però si rinuncia in maniera disinvolta a un insieme integrato di tecnologie “calibrato” proprio su queste specificità e su questa autonomia, per accettare dal ministero una piattaforma pensata e progettata per la Puglia (cioè per una Regione il cui sistema scolastico ha caratteristiche ben diverse dal nostro) e poi spostata, per ragioni che andrebbero capite, in Sardegna. Come si farà, d’ora in poi, a difendersi dalle aggressive politiche di taglio e ridimensionamento del ministero invocando i tratti distintivi della nostra Regione. Come si fa a difendere la possibilità di pronunciare in sardo tutto il sapere del mondo e poi si accetta che sia il Ministero a occuparsi del sapere universale, lasciando alla sardegna il solo sapere locale? Questo andrà spiegato senza “smart” e “social innovation” (mi sanno tanto di spruzzatine anglofile da corridoi ministeriali piuttosto che sardi; piccole strategie linguistiche per confondere e impressioanre i ‘nativi’) ma ricordando sempre che in Sardegna può accadere a tutti di essere messi carponi dagli amici potenti: ma una volta sola nella vita.

 

16 Commenti

  • per Salcan:
    ora urge sintesi e unità d’intenti, per portare a casa pezzi di sovranità. Servono numeri per far crescere il partito, e riunire quello scollamento infinito tra società civile e partito, altrimenti i pochi potranno tenere su (e menomale!!), solo le segreterie il consiglio nazionale e i consiglieri ras.
    Non ho un profilo in fb (ite dispraxeri!!), condivido la teoria di Marc Augè, sui nonluoghi.

  • Rosella Rosella, mi pare che diciamo le stesse cose, seppure con parole diverse, propongo perciò di passare ai fatti:

    occorre elaborare una proposta concreta affinchè dal congresso nasca una organizzazione operativa per divulgare e portare a conoscenza di tutto il popolo sardo la lunga lista di soprusi e malversazioni con cui lo stato e la sua burocrazia continuano a martoriare la nostra terra.

    sono convinto che in questo modo si riesca a far crescere il partito, che invece finora è rimasto confinato tra segreterie, consiglieri regionali e consiglio nazionale.

    (se vuoi, mi trovi facilmente su fb)

    secondo me, lo spirito del congresso deve essere proprio questo: fare crescere il partito, e mi pare che il mpmento sia quello giusto: mi pare che si stia riproponendo nel popolo il sentimento che ha portato alla fine della prima repubblica, facciamo in modo che questa brezzolina si trasformi in un vento impetuoso.

    sempre e comunque FORZA PARIS

  • Per Salcan:

    – affrontare le situazioni di petto significa proprio agire con decisione, appunto;

    – il passo su ”le donne e gli uomini del Psd’az” è una voluta attenzione alla forma, una scelta di lemma per sostanziare un concetto che talvolta si da per scontato nel linguaggio abituale usando genericamente il termine “uomini”. Nominare significa rafforzare l’idea delle cose.

    – mi dai ragione sui numeri quando parli di “diffusione del partito sul territorio”, “seminare”, dici bene, significa avere proseliti, “divulgare l’attività e portarla a conoscenza del popolo sardo” significa potenzialmente fare numeri….

  • Rosella, effettivamente nel partito nel quale ho profuso molto impegno per farlo nascere e crescere (seconda parte degli anni ’90) mi chiamavano comeinista, ma va bene così: sono d’accordo sulla necessità di strategia, tattica e decisione, ma alla fine, dopo averci tanto girato intorno, i problemi vanno affrontati di petto.

    Mi pare che la frase sulle donne e gli uomini del PSd’Az sia rimasta monca, per cui non ne ho afferrato il significato, però concordo sull’uso del condizionale, perché secondo me nessuno sta ancora preparando né idee propositive né numeri.

    Ma non concordo sul fatto che le gambe dei progetti sono i numeri: le gambe dei progetti sono le persone, e mi auguro che dal congresso venga fuori una forte spinta per la necessaria diffusione del partito sul territorio, perché se non si semina difficilmente si potrà raccogliere, e se non si semina, raccoglie qualcun altro (vedi il convegno sulla continuità territoriale tenuto a Sant’Antioco, senza neppure invitare l’assessore competente).

    Sul congresso ho alcune idee che spero il nostro Prof vorrà ospitare su questo blog, per ora dico solo che IDENTITA’ SOVRANITA’ FISCALITA’ STATUALITA’ INDIPENDENZA sono parole molto pesanti e cariche di significato, ma il popolo ha bisogno di panem et circenses: una tavola bene apparecchiata difficilmente avrà successo se qualcuno non provvederà a riempire i piatti di cibo.

    L’attività di denuncia e divulgazione che viene fatta su questo blog grazie al lavoro certosino e meticoloso del nostro Prof ha necessità URGENTE di essere divulgata e portata a conoscenza di tutto il popolo sardo, che finora è rimasto nell’ignoranza voluta dai soliti imbonitori e dalle note sirene.

  • Per Quinto moro: più che una opportunità è una risorsa, e noi sardi ne abbiamo tante, che riconosciamo ma non abbiamo la capacità di valorizzare, ci limitiamo a contemplarle. Perché fino a quando “un popolo non conquista la sua indipendenza politica non può essere soggetto della sua storia, ma resterà ai margini della storia di quella nazione che lo avrà vinto e dominato.” (tratto da un intervento che Simon Mossa fece ad un convegno di indipendentisti il 22/6/1969 a San Leonardo de Siete Fuentes)

  • Quinto moro

    Non intendo fare la morale a nessuno, ma mi sembra che…siamo alle solite…Noi sardi siamo veramente speciali!Ci viene offerta una opportunità irripetibile …e non riusciamo a coglierla (mi riferisco alla possibilità concreta,visto il periodo che attraversiamo,di mostrarci compatti intorno al grande progetto incompiuto di “vera ed autentica sovranità” decisa da noi e non quella “effimera” che da anni ci propinano gli “altri”).Macchè….sempre più divisi su tutto, come sempre.A me pare, per quanto da tempo apprendo, grazie a questo blog che Paolo(che non conosco personalmente) rappresenti una di quelle opportunità che vanno colte e non…. combattute.Diceva il saggio: ” Abbiamo una vita sola.Nessuno ci offre una seconda occasione.Se ci si lascia sfuggire qualcosa tra le dita, è perduta per sempre.E poi si passa il resto della vita a cercare di ritrovarla”.Fortza paris.

  • Da critico del Psd’Az da anni, ho imparato abbastanza in questi anni di legislatura. Certo non a essere un innamorato senza condizioni quanto di capire come i sardisti abbiano fatto opposizione in misura maggiore alla minoranza.
    Mi sapete dire, se non fosse stato per questo blog, dove avremmo scoperto diverse situazioni che, a causa di questa logica spartitoria di una volta a me e una volta a te che condiziona la politica sarda da 20 anni, nessuno ha il coraggio di rendere pubbliche?

  • Mario Pudhu

    Cundivido custu interventu de Rosella e, cun totu chi s’amministratzione Capellacci est su chi est e menzus fit istadu si no bi fit mai istada a nos sighire a istèrrere a tapeto (tapetos sardos), no ammento de àere mai iscritu carchi peràula pro nàrrere a sos Sardistas “andhadebbondhe!”, fintzas si in númene de sa “coerenza” custu de si ndhe andhare est sa gana chi si presentat prus forte. Aite a iscurtare sa “sinistra”, candho podet solu “isparare” a su PSd’Az (e a s’On. Maninchedda de prus puru) ma ojamomia sa “sinistra”, si no àteru própriu pro su chi est sa Sardigna in busaca de s’Itàlia e sa gana “sinistra” de no ndh’essire?!
    Sa veridade, o nessi una veridade, est chi chie de su diritu e dovere imprescritíbbile de sa natzione sarda a èssere indipendhente ndhe cheret fàghere s’alfa e s’omega de sa política (e totu s’àteru est buratinismu, dannu e prantu) oe, ancora oe cun totu chi de cosas de maleíghere retzidas e baliadas ndhe podimus fàghere una lista chilométrica e sempre prus grave, NO TENET SA FORTZA de pònnere cunditziones a peruna magioràntzia italianista, calesisiat su colore e sa calidade de sos “cadhos” curridores, ca sempre a tirare sa carrotza italiana si acunnortant, in númene de ite est menzus a no ndhe chistionare fintzas si no depimus, ne in custu e ne in àteru, “fare di ogni erba un fascio”. Ma s’iscat, a donzi modu, chi sa “màchina” chi guidant no est fata pro sos bisonzos de sa Sardigna e no andhat própriu a ue cherimus nois, fintzas si est milli bortas abberu chi donzunu de nois tenet prus de una libbertade pro andhare in su sensu de su diritu/dovere de sos Sardos, ca fintzas in galera si podet èssere pessones líbberas.
    Deo creo chi su chi depent fàghere su PSd’Az e totu sos indipendhentistas (si sunt indipendhentistas, ca prus de una borta mi benit s’idea chi nono) est a fàghere FORTZA PARIS, chentza peruna presuntzione de “purismu” (o “puzza sotto il naso”) de parte de chie no est in su PSd’Az. (ma zustu chi siat fora e distintu si motivos bonos at tentu pro fàghere goi, e creo chi ndhe agatet meda prus de unu, de bonu motivu). Ma fintzas chentza perunu fastídiu de parte de su PSd’Az. pro custu “purismu”, ca intantu sos primos chi si tiant dèpere abbizare de sos límites de su PSd’Az. depiant èssere sos Sardistas etotu. Totu s’àteru est a chircare de andhare addainanti a fortza de presuntziones o fintzas de afariedhos (pro su bonu!), chi siat prozetu ideale o chi siat pratighesa de su fàghere amministratzione. Cherimus proare a chircare de cumprèndhere proite e comente ne PSd’Az. e ne àteras fortzas indipendhentistas tenimus sa credibbilidade pro collire una fortza a tretu de cunditzionare abberu una calesisiat magioràntzia italianista chi intantu amus a sighire tènnere? Chentza de custu nois podimus pònnere sa chistione natzionale sarda o coment’e cosa totalizante o coment’e cosa de unu “posticino anche per me” (cun totu sos menzus propósitos e calesisiat sa sigla de sa targa e calesisiat sa magioràntzia italianista chi cumprendhet cantu li bisonzamus) ma chentza fàghere unu passu addainanti. Solu faghindhe abberu fortza paris si tiat pòdere resessire a pònnere carchi passu seguru in s’istrada de s’indipendhéntzia, puntendhe no a fàghere acórdios bambos cun chentu e una cosa e totu suzetas a chentu e un’iscusa de malu o de bonu pagadore, ma puntendhe a duas o tres cosas cun tempus istabbilidu, e prima de totu a calicuna chi dipendhet no de cantu cumprendhet e “mollat” s’Istadu italianu e chie lu manizat (in cue sunt totu “boia chi molla”), ma cosa chi dipendhat esclusivamente de s’amministratzione regionale, chi iscusa peruna no bi apet pro sighire a “campacavallo che l’erba cresce”. E tocat a fàghere sos contos cun sa dipendhéntzia e pretènnere cosa chi sa magioràntzia italianista chirchet a Roma, ma cun sa fortza nostra in gradu de ndhe la essire dae mesu si no otenet nudha in tempus seguru o fintzas si no segat cun sas “locomotivas” tricolores de sa dipendhéntzia. Nos ant leadu a purpedhas de c. tropu bortas e depimus èssere totu macos o meda peus a lis sighire a dare fide. E chie depet fàghere custu si no su “mundhu” indipendhentista?
    Sas cosas no si podent improvisare, tipu “alleanza elettorale”, “cunvergéntzia” e cosas gai: fintzas in sa distintzione de chie tenet motivos pro èssere distintu (ma NO pro fàghere s’istúpida política de vita mea mors tua chi andhat bene a sos partidos de sa dipendhéntzia!), sa prospetiva unitària cheret chircada, coltivada, istudiada, fata e contivizada: no tenzo peràulas si no sas peus pro revudare su fratzionismu chi semus, donzunu cun sa “forredha” sua alluta brusiendhe addainanti e astradu apalas: goi est solu a frundhire sas fortzighedhas nostras, e fintzas sas menzus capatzidades, chentza mancu cumprèndhere chi, emmo, za est chistione de capatzidades fintzas mannas: ma no est chi finas a como amus tentu petzi políticos castigados chentza capatzidades e mannas puru! Ma pro andhare a ue e fàghere ite?

  • Anacleto Mitraglia

    “far finta di strillare a noi “ignari” cittadini il suo sdegno….”
    “Non abbiamo bisogno di essere ulteriormente presi per il culo da chi vorrebbe far credere di volerci aprire gli occhi”
    veda, Giuseppe, il suo pur rispettabile parere contiene certune locuzioni dal malcelato sapore di supponenza e pressapochismo.
    e dunque, a meno che non si tratti di pessimo destreggiarsi con l’uso dell’idioma, Lei taccia il blogger di malafede e cialtroneria.
    a parte il principio per cui devo il mio, poi l’altrui culo sondare
    s’io fossi il blogger non celerei il disìo di mandarLa a c…

  • Credo che l’immagine della vacca abbia condizionato per alcuni versi…. gli ultimi due interventi…. Io cercherò per quanto posso di restarne indenne…… se riesco.

    Per Giuseppe: mi chiedo se Lei sa fare di conto e se quindi la richiesta di abbandono dell’esecutivo Lei l’abbia fatta anche a qualche consigliere dell’Udc oltre che al Psd’az.
    Sa per caso chi ha i numeri tali da poter far cadere l’attuale giunta? Mi pare proprio di no. Mi viene da pensare che Lei è allora un portavoti dei Riformatori oppure oggi ha diviso il pranzo con il Presidente Cappellacci. Oppure ancora, il Suo obiettivo è quello di far uscire il Psd’az dalla giunta e non quello di mandare a casa l’attuale governo? E mi dica a chi andrebbe l’assessorato ai trasporti? all’Udc o ai Riformatori? Sa che chi alza il c…….. perde il posto e purtroppo IN QUESTO CASO lo occuperebbe uno dei due.
    Badi bene non voglio farne una questione banale e semplicistica di poltrone; ma la politica può fare il bene comune solo con la gestione del potere in una democrazia che ha da rendere conto anche ad una legge elettorale del c….. che è quella che purtroppo abbiamo ereditato. Sa poi, che l’accordo programmatico non prevede solo il raggiungimento delle istanze per il bene comune, ma anche un’attenta e pressante azione di controllo e di monitoraggio sulle azioni del governo e se il Psd’az va via, chi la fa?. Sa di cosa parlo? di ciò che il Psd’az fa dentro e fuori del palazzo. E Lei si dovrebbe sentire un privilegiato, per il fatto che c’è ancora qualche politico superstite che ci permette di essere un pò meno ignari. Mi dica, Lei personalmente cosa fa, per non essere preso per il c… da questo esecutivo? E comunque….…. malgrado la Sua impazienza e intolleranza passiva, a tempo e modo debito anche questa giunta toglierà il disturbo, non disperi.

  • Egregio Giuseppe, io ne ho le tasche piene di gente come te che, evidentemente quando si allea con qualcuno gli dà anche il culo. Ti dà fastidio che il Psd’az faccia solo accordi programmatici? Pace. Cercati una chiesa politica dove fare il fedel devoto. Ma non accusare l’unico che, proprio per il venir meno di quegli accordi programmatici, fa politica in questa regione. O mi vuoi dire che la sta facendo il Pd? Si vede da lontano che sei mosso da un’invidia che ti consuma….. Attento a non diventare viola. Oppure ti dà troppo fastidio la denuncia su scuola Digitale, e allora capisco tutto.

  • Tutto condivisibile non fosse che di questa giunta siete alleati e condividete?? un percorso nel governo di questa regione. Nel 2009 venne sottoscritto un accordo di programma che rimane ad oggi lettera morta: nonostante ciò date appoggio a questo esecutivo. Non serve far finta di strillare a noi “ignari” cittadini il suo sdegno, ora per la scuola digitale, prima per l’agricoltura etc. etc. e nel contempo essere alleati di chi è causa di tutto questo. Non abbiamo bisogno di essere ulteriormente presi per il culo da chi vorrebbe far credere di volerci aprire gli occhi. Buon ferragosto

  • Salcan, la sua risolutezza mi ispira simpatia, ma le Sue proposte le trovo un attimino, come dire? talebane. Credo che in politica e per le alleanze ci voglia strategia, tattica e decisione. Le donne e gli uomini del Psd’az, che si preparassero con idee propositive e numeri, per fare uscire il partito pronto, dal congresso. (Si sa, che i progetti in politica da soli, non vanno avanti, le loro gambe sono i numeri).

  • Ma ci pensate che l’assessore alla pubblica (d)istruzione è un esponente dell’udc (sassarese ma unto da Oppi naturalmente) che su scala regionale macina consensi a due cifre percentuali? E’ questo il bubbone da estirpare che da oltre sessant’anni mette carponi il popolo sardo. Una tristezza così…….

    Buon ferragosto.

  • posto che tra la regione ed il ministero c’è evidentemente connivenza se non complicità (la buona fede non è ammessa per chi occupa posti di governo), quale è la posizione di chi sta a guardare senza agire?

    non c’è dubbio, o è complice o è connivente, e noi non vogliamo essere nè l’uno nè l’altro.

    cosa aspettiamo per prendere la nostra decisione?

    come diceva LUI, ” O CON ME O CONTRO DI ME ”

    tutte le altre sono posizioni ambigue, tipiche della connivenza

    BUON FERRAGOSTO A TUTTI

  • DAGLI AMICI MI GUARDI IDDIO, CHE DAI NEMICI MI GUARDO IO.

    credo che a questo punto una ripensata critica sull’allenza sia assolutamente necessaria, con una bella pestata di pugni sul tavolo, ed alzando la voce, ma il tutto finalizzato non ad aprire un confronto, che serve solo a prendere tempo ed a far calmare le acque, ma ad ottenere un risultato, fosse anche quello delle elezioni anticipate, seppure il nostro partito non è pronto, ma gli altri meno di noi.

    e ricordiamoci che CHI PECORA SI FA IL LUPO SE LA MANGIA.

    FORZA PARIS

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