Sulla peste suina bisogna dire basta: mettiamo su una task force di persone competenti

10 giugno 2013 22:504 commentiViews: 31

Sulla peste suina ho aspettato per mesi. Ho chiamato ripetutamente chi di dovere; ho sollecitato, ho stimolato, ho avvertito e l’ho fatto senza schiamazzi, perché non volevo indebolire la Regione Sardegna rispetto allo Stato italiano e rispetto all’Unione Europea. Ma adesso basta: è la nostra incompetenza e incapacità la causa di molti nostri mali. Sulla peste suina la colpa è nostra: non c’è la cabina regionale perché la dirigenza incaricata non ha gli stessi requisiti di competenza che altre strutture burocratiche hanno ad altre latitudini europee. In Europa, a combattere le epidemie sono medici e veterinari coordinati da medici e veterinari. In Sardegna no; in Sardegna no: in Sardegna abbiamo ai vertici di questi settori laureati in materie umanistiche che, per quanta esperienza amministrativa abbiano, non possono essere efficaci nelal soluzione di questi problemi. Non solo: a guidare la realizzazione delle misure di eradicazione abbiamo messo un ex generale dei carabinieri che sarà stato bravissimo nel contrastare la criminalità ma che con i maiali malati non sembra avere avuto lo stesso successo. In Sardegna non si riesce a realizzare un banalissimo piano di eradicazione. Non si riesce neanche a dire la verità, e cioè che 14.000 aziende suinicole non sono credibili nel numero e sono all’origine del disastro in cui siamo. Nel frattempo, come leggerete, l’Unione Europea si sta preparando a isolarci e a revocarci i fondi per la lotta alla malattia. Se non si fa bene e in fretta, la Sardegna verrà isolata, verranno bloccate le esportazioni, si entrerà in una sorta di black list agro-alimentare e aumenterà la fama, di cui già godiamo, di un sistema agro-alimentare non sano (sia detto per inciso, le Asl hanno veterinari ma non hanno agronomi specializzati in salute degli alimenti, in tracciabilità degli alimenti ecc. ecc.).
Ieri un funzionario europeo (i parlamentari sardi non se ne sono evidentemente accorti) mi ha trasmesso copia di questa lettera. È scritta dalla dott.ssa Paola Testori Coggi, emiliana (la terra dei prosciutti), Direttore generale per Salute e Consumatori presso la Commissione europea. Porta la data del 3 maggio e quindi è stata sicuramente ricevuta dalla Regione Sardegna e segue, come si legge nel testo, un’altra lettera del 25 aprile 2012 che non conosco. Cosa racconta?
Racconta che il Food and Veterinary Office della Commissione ha svolto dall’11 al 20 marzo una missione “al fine di valutare la implementazione delel misure di controllo delal malattia e l’attuazione del programma di eradicazione in Sardegna”. Risultati?
“Dopo la grave recrudescenza della malattia nel 2012, che è ulteriormente peggiorata durante il primo semestre del 2013, le competenti autorità italiane non hanno intrapreso azioni sufficienti e decisive per assicurare una efficace e completa implementazione delle misure di controllo approvate dalla Commissione. Questa situazione è inaccettabile in quanto non si è ancora posto rimedio alla situazione di rischio rappresentata dal possibile propagarsi della malattia verso la penisola italiana o verso altri stati membri”.
Poi continua come segue, ed è mortificante per un sardo leggere queste parole, perché dopo la risposta sulla zona franca, questa è un’ulteriore bocciatura della Sardegna per incompetenza, superficialità, faciloneria e irresponsabilità:
“È inaccettabile che, nonostante gli impegni intrapresi a tutti  i livelli fin dall’inizio del 2012, le autorità competenti della Sardegna non abbiano intrapreso tutte le misure necessarie previste nei programmi del 2012 e 2013 approvati dall’Unione Europea. Questa situazione mette pertanto in questione anche il loro effettivo finanziamento da parte della Commissione”.
Dopo di che, in conclusione, siccome siamo degli incapaci, ci danno anche i compitini da fare e da rispettare. La sovranità è competenza e responsabilità: basta con le burocrazie inefficaci e inconcludenti. Basta.

4 Commenti

  • Come non essere d’accordo con Lei quando afferma che bisogna scegliere persone competenti nei vari settori e che abbiano un bagaglio formativo coerente con le problematiche da risolvere. Invece, a coordinare settori e servizi tecnici di enti e agenzie troviamo laureati in materie umanistiche e in discipline amministrative mentre i tecnici sono sottoutilizzati e anzi sono impiegati nelle attività amministrative…… La carenza di competenze dipende dal fatto che non viene favorita la formazione, non esistono percorsi di crescita professionale e tutto è lasciato alla buona volontà del singolo, che, oltrettutto, non quando spende proprie risorse e prorie energie per migliorare la sua formazione non viene neppure premiato….. anzi! Quanto tempo occorre a costruire una professionalità tecnica in un determinato settore? Io dico almeno 10 anni se vi è un progetto di crescita professionale coerente e molta determinazione, altrimenti neppure dopo trent’anni di servizio avremo veterinari ed agronomi preparati, capaci di confrontarsi con i propri colleghi europei sulle tematiche che ci interessano. Purtroppo in molti casi questa è la norma e i risultati operativi nei vari campi si vedono.

  • Antonello M.

    Scusa se esco immancabilmente dall’oggetto della discussione ma le priorità su questa terra si sprecano. Pubblico in seguito un’esempio virtuoso volto all’aggregazione territoriale, problematica spesso trascurata, che valorizzata nella sua essenza non mi sembra uno sproloquio definirla vera rivoluzione del basso.
    La Nuova 08.06.2013
    Azionariato diffuso per l’eolico
    Si cercano fondi per una pala. Lunedì la Cna formalizzerà la proposta ai cittadini di tre comuni
    di Barb
    OZIERI. Un azionariato diffuso per realizzare un investimento nell’energia pulita: questa la proposta del “Centro servizi artigianato” del Cna di Ozieri, che sarà presentata alla cittadinanza lunedì alle 18.30 nella sala consiliare del Comune. Si tratta di creare nei comuni del Paes Tula, Erula e Ozieri una aggregazione di investitori, cittadini e imprese, per l’acquisto di una grossa pala eolica da posizionare in un’area dalla potenzialità già note – come per esempio il parco Sa Turrina Manna di Tula.
    Un corposo investimento che avrà però grandi ricadute, dal momento che è stato calcolato che una partecipazione di 10 mila euro produrrà un ricavo di non meno di 4 mila euro all’anno per vent’anni. Sarebbe un modo per ricapitalizzare le imprese e garantire una rendita ai cittadini: una boccata d’ossigeno in questo momento di crisi. Gli enti locali, imbrigliati nei legacci del patto di stabilità, non possono da soli accedere a queste forme di investimento, il loro ruolo però è ben definito, nella proposta del Cssa, e consiste nel sostegno burocratico all’iniziativa.
    Un altro tipo di supporto è stato già garantito da FinSardegna, la Confidi del Cna, che ha già dato il suo via libera all’iniziativa impegnandosi a garantire il cento per cento degli investimenti. «L’idea – spiega il presidente del consorzio Cssa Antonello Sgarangella (diretto da Mario Manchia) – è quella di creare una sorta di gruppo d’acquisto per realizzare una grossa pala eolica da 2 mega watt di potenza, che produrrebbe circa 6 mila mega watt all’anno con rese intorno al 40 per cento. Crediamo infatti che, in questo periodo di crisi e di scarse prospettive per il futuro, questa potrebbe essere l’occasione per garantire, anche con piccoli investimenti, risorse utili per la famiglia e per le piccole imprese. Sarebbe insomma una buona l’opportunità per essere noi gli investitori del nostro futuro».
    «I prossimi passi – prosegue Sgarangella – sono la verifica delle condizioni di aggregazione, che partirà dall’incontro in programma lunedì, l’esecuzione di uno studio di fattibilità definitivo e infine l’avvio vero e proprio dell’iniziativa. Abbiamo già acquisito il parere favorevole di FinSardegna, che garantirà il cento per cento degli investimenti a fronte del solito quaranta per cento concesso dalle altre Confidi, e chiediamo alle amministrazioni locali il solo sostegno burocratico all’iniziativa. Purtroppo spesso infatti le idee dei privati e delle imprese rimangono lettera morta solo perché le lungaggini burocratiche smorzano l’entusiasmo».
    La partecipazione all’investimento è aperta anche agli enti locali, che però difficilmente – come detto – potranno parteciparvi a causa dei vincoli del patto di stabilità, ma anche alle associazioni di categoria e alle altre società di gestione, tramite l’ausilio di finanziatori. Una pala eolica da 2 mega watt costa circa 1 milione e 800 mila euro, che si ripagherebbero in 2 anni e mezzo al massimo: tutto il resto sarebbe una rendita ventennale. Informazioni sul progetto alla mail cna.ozieri.eolico@tiscali.it.
    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    Ritengo che sia un’iniziativa degna di plauso, spendibile tranquillamente anche in quel progetto, che ritengo e ribadisco continuamente volto a conquistarci uno spazio nella comunicazione televisiva. Orizzontalmente, in azionariato popolare, “si cercano fondi per la TV” non solo sarebbe numericamente fattibile, ma anche matematicamente sostenibile. Riuscissimo a bucare il video, garantiremo una informazione onesta alle tante famiglie riunite a pranzo o a cena ridando speranze e riaccendendo quella luce in fondo al tunnel che noi vediamo ben chiara, offrendo un’alternativa valida di sviluppo sostenibile, all’immondezza che tracima dallo schermo e invade i nostri ospitali salotti. Purtroppo la gente guarda ancora troppa televisione, non c’è altro modo che andare a trovarli a casa, non c’è strumento più diretto. Un’amico accetta sempre di buon grado una visita al momento del bisogno. Questo è quello che dobbiamo fare. La tv stà ancora lassù, noi siamo quagiu all’interno delle acque internazionali, in mezzo Mediterraneo. Vediamoci, parliamone dotiamoci di orecchie, per capire se veramente l’iniziativa sarebbe cosa fattibile o da escludere. Il tempo stringe, forse siamo ancora in tempo. Le sorprese sarebbero positivamente sconcertanti. Di sicuro sapremo in quale bacino pescare. TOTTUS IMPARE a manu tenta. AJO.

  • Egr. On. Maninchedda condivido pienamente la sua ultima affermazione. Purtroppo fino a che la politica continuerà a nominare ai vertici dell’Amministrazione regionale persone il cui unico requisito è di essere schierati politicamente dalla stessa parte, i risultati saranno questi. É ormai assodato che la nomina delle direzioni generali non avviene certamente per merito a meno che il merito non sia la medesima appartenenza politica e/o rapporti di parentela. Le ultime nomine avvenute a seguito dell’ultimo rimpasto di giunta confermano quanto detto. Purtroppo sino a che le logiche saranno queste e la classe politica si comporterá in questo modo la Sardegna non avrá speranza…purtroppo. Cordiali saluti

  • che dire?
    la burocrazia impera, e non paga mai.
    chi ha scritto il bando contestatissimo, mi pare a
    presentare progetti di Cooperazione Scientifica e Tecnologica, pieno di errori, che dai responsabili sono stati minimizzati?
    evidentemente però questi personaggi servono alla politica, diversamente non si spiegherebbe la loro perenne permanenza
    in posti di responsabilità a livello regionale, per non parlare di quelli a livello ministeriale.
    ho già scritto altre volte sulla burocrazia, e non voglio ripetermi.
    dico solo che la battaglia si prospetta molto difficile, perchè è una battaglia contro il sistema.
    lo so perchè ci sno stato dentro, ed ho avuto i miei problemi.
    se serve, sarò in prima linea al tuo fianco, con la mia esperienza e la mia professionalità.
    AUGURI e FORZA PARIS

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