Sulla Costituente: lettera al sindacato e risposta di Mario Medde

14 settembre 2011 10:4613 commentiViews: 6

bandieraIl sindacato è stato con il Psd’az, l’Udc  e i Riformatori, tra i soggetti più attivi e motivati nell’individuare nell’Assemblea Costituente un momento decisivo di rinnovamento complessivo delle istituzioni e della vita civile della Sardegna. Oggi, la crisi dello Stato italiano e la pressione internazionale perché il Governo italiano avvii e realizzi le riforme strutturali necessarie a ridurre i costi dello Stato e a raggiungere presto l’equilibrio di bilancio, hanno portato il Parlamento italiano ad affermare di volere riformare Comuni, Province e Regioni con propri atti.
Non sto a sottolineare a persone esperte come voi, che cosa significhi questo rigurgito autoritario del Parlamento italiano. Mi auguro, però, che l’accelerazione in atto consenta a tutti gli autonomisti di comprendere i limiti evidenti dell’autonomismo (fondato sull’incardinamento univoco della sovranità sul concetto astratto del Popolo Italiano) consistenti, dal punto di vista della Sardegna, nella revoca di sovranità ai sardi rispetto alle loro istituzioni. Ecco l’autonomismo che io considero ormai politicamente e ideologicamente esausto e dannoso: una sovranità delegata che viene all’occorrenza revocata.
Siamo dunque di fronte alla certezza che il Parlamento italiano riformerà la composizione e la funzione delle assemblee rappresentative regionali e locali. Il Parlamento italiano, non noi sardi.
Questa certezza pone a noi sostenitori dell’Assemblea Costituente una serie di problemi e ci costringe a ripensare la strategia per dare senso e prospettiva a questo strumento della sovranità sarda.
È certo che il Parlamento italiano deciderà di riformare i consigli regionali e comunali, nella struttura e nella funzioni, prima che la Costituente proponga e il Consiglio regionale approvi la proposta di riforma dello Statuto.
È altrettanto certo che  uno Statuto così riformato dall’alto non avrà alcuna ambizione sui temi della sovranità che stanno animando le ambizioni e il dibattito politico dei sardi.
Se noi insistessimo comunque a convocare la Costituente sul tema dello statuto possibile alla luce delle leggi vigenti, ci vedremmo sorpassati nel tempo e nel merito dal Parlamento italiano, il quale comunque è la sede dell’approvazione definitiva del nostro Stratuto (noi, lo ricordo agli autonomisti, abbiamo solo un potere di proposta).  Il rischio di apparire velleitari è alto.
E allora che fare?
Io penso che sia necessario affidare alla Costituente un obiettivo più alto e non aggredibile dalle iniziative del Parlamento italiano
Questo obiettivo può essere l’elaborazione di due proposte di legge costituzionali: la prima, di riforma dello Stato italiano in senso federalista associativo; la seconda, di uno statuto sardo di sovranità della Sardegna coerente con la nuova struttura federale dello Stato. In sostanza, si affiderebbe alla Costituente un vero obiettivo politico (non meramente consultivo del Consiglio regionale) di alto profilo: rappresentare l’esigenza del popolo sardo di una nuova cittadinanza, di un nuovo Stato, di una nuova organizzazione sociale; rappresentare l’ambizione dei sardi di poter dire all’Italia a quali condizioni può esistere ancora un vincolo istituzionale tra la sovranità dell’Italia e quella della Sardegna; rappresentare una sfida politica al sistema politico italiano, dichiarando da un livello di sovranità legittimo ma negato, la fine dell’architettura istituzionale che ha caratterizzato la Repubblica italiana fino ad oggi. Affidiamo alal Costituente sarda la sfida che nessuno in Italia vuole lanciare al fatto evidente che l’Italia così com’è non tiene. Affidiamo alla Costituente sarda una proposta di revisione della Costituzione italiana e l’elaborazione di un nuovo statuto coerente con uno stato federalista a sovranità multipla.
La Costituente pensata in questo modo avrebbe una portata storica rilevante. Io resto convinto che il fatto politico rilevante (come insegnano tutte le grandi rivoluzioni parlamentari) sia eleggere e convocare l’assemblea: una volta in vita, l’Assemblea, anche se convocata per discutere di argomenti apparentemente innocui, decide autonomamente di cosa discutere, al punto che chi non la vuole, pone proprio il problema della sovrapposizione di sovranità con il Consiglio regionale. Ma se noi la eleggessimo su argomenti esplicitamente sovranisti, non faremmo alcun danno alle istituzioni vigenti e faremmo un grande regalo al popolo sardo. Certo, c’è anche da superare il fatto che nel popolo i temi sociali e del lavoro hanno più stringente attualità di quelli istituzionali, per cui occorrerà essere esigenti affinché le riforme istituzionali si realizzino all’interno di iniziative di politica economica che mettano in sicurezza la società sarda dall’emergenza internazionale. Intendo dire che il movimento per la Costituente, deve con forza pretendere  le riforme sociali e finanziarie necessarie a non derubricare per fame impellente le questioni istituzionali a questioni di lana caprina.
Nel frattempo, il Consiglio regionale dovrebbe varare uno Statuto-ponte, a forte carattere difensivo rispetto all’annunciata iniziativa del Parlamento italiano, che rubi il tempo al Parlamento e crei un percorso di autoriforma amministrativa a leggi vigenti, a cui far seguire la legge statutaria e la legge elettorale. Il Consiglio regionale, in sostanza, impedirebbe al Parlamento nazionale di poter decidere sulla struttura amministrativa della Sardegna a prescindere dalla Sardegna, difenderebbe la sovranità attuale e riaprirebbe così lo spazio del senso dell’esistenza della Costituente (non più chiusa in ristretti perimetri amministrativi e in tempi impossibili)  a cui affiderebbe la battaglia politica di lungo periodo sulla sovranità e sull’indipendenza, a tal punto da affidargli la proposta di modifica della Costituzione italiana.
Ragioniamone insieme.

RISPOSTA DI MARIO MEDDE

13 Commenti

  • Mario Carboni

    La sostanza dela proposta di Medde è LO STATUTO PONTE.
    Proprio ciò che si è prefisso il Comitato per il nuovo statuto quando scrisse Sa carta de logu noa/Nuovo Statuto speciale.
    Invece si evita di entrare nel merito della questione, non proponendo la sostanza ma cincischiando sui percorsi.
    E’ ovvio che necessitiamo oggi di uno Statuto nuovo di sovranità.
    Abbiamo tutte le possibilità per farlo inviando il testo a Roma e seguendo l’iter costituzionale.
    Oggi in Consiglio regionale sono depositate due proposte di nuovo statuto, quella del Comitato e una dell’On.Planetta.
    Si dia corso alle decisioni del Consiglio prese alla fine del dibattito sull’indipendenza.
    Si crei il gruppo di consulenti a supporto della Commissione e in tempi brevi si porti in aula una proposta di legge costituzionale da inviare a Roma e sostenere con la mobilitazione popolare.
    Chiaramente è questo passaggio che apre a fasi successive di ulteriore accrescimento di sovranità sino ad una ipotesi concreta di Indipendenza.
    Per questo allora sarebbe possibile l’uso successivo di un nuovo testo redatto da una Assenlea costituente e il referendum consultivo..che avrebbe enorme valore politico.

  • “”SALCAN””
    E se poi si usa il linguaggio della maiuscole::
    Rispondo per dovere, non per questione personale perchè nulla di personale sussiste, Invito chiuque iscritto al Partito Sardo a dirmi qualcosa di Sardo detto dall’attuale Segretario.
    Come diceva Moretti in altre occassioni ai suoi amici di sinistra ” Dite qualcosa di Sinistra”.
    Siamo finiti su una Segreteria commissariata dal Gruppo Consigliare, un presidente che fà pure il Segretario in quanto “RIPETO” lo stesso palesemente incapace. “PRECISO” non come persona ma bensi’ come Segretario.
    Un gruppo consigliare che tira fuori le palle e si distingue sulla linea, Un segretario e una segreteria che si appollaia su posizioni di Centro Destra..
    Pur essendo semplice tesserato, Soldatino senza gradi, soldatino che vuole stare con la truppa sarda per i sardi, per due volte ho partecipato al parlamentino; si percepisce un aria di insoferenza diffusa nei confronti di questa segreteria che manco immaggini.
    Pare di essere in un ambiente saturo di gas dove tutti attendono tutti che qualcuno accenda la miccia..
    Spero solo di sbagliarmi ma a mio avviso è giunto il tempo di pensare meno ai tatticismi e di tirare fuori le balle..
    Come dici tu..
    Forza Paris.. tutti assieme-
    Ma a ciascuno il suo e la parola alla base….

  • E’ facile e comodo sparare sul pianista!

    Se è vero che “Dentro il Partito Sardo oggi esistono le persone capaci di guidarlo e di aprirlo alla società sarda”, ed è vero certamente, ne sono convinto, perchè costoro non si propongono?

    Il fatto è che per fare il Segretario occorre lavorare sodo, togliere tempo al proprio lavoro, alla propria famiglia, ai propri affetti, ai propri interessi, quindi per il momento ringraziamo chi lo sta facendo, poi vedremo.

    Nel frattempo sarei curioso di conoscere le proposte operative da parte di uno che evidententemente non si ritiene nè STERILE nè tantomeno INETTO.

    Resto in trepida attesa di succulente novità e nel frattempo sempre e di più FORZA PARIS, che traduco ed interpreto ANDIAMO AVANTI INSIEME

  • A Gianni: non hai tutti i torti, ma io non faccio parte del PSD’AZ.
    Ho segnalato quella risoluzione sardista per ricordare che spesso alle medesime conclusioni la Sardegna ci è arrivata da tempo, ma poi ci dimentichiamo delle cose e ripartiamo da zero. Succede da oltre un secolo, non è questione di autonomia o non autonomia.
    Altra cosa è pretendere dalla Giunta una politica di contrapposizione, sarebbe un evento raro e magari populistico… Sia perché la maggior parte dei politici sardi si sente italiana a pieno titolo e sia perché per ragioni politiche e di comodo costoro non hanno interessi individuali da contrapporre allo stato centrale. E come si sa, spesso questi ultimi vengono prima di quelli collettivi.
    Ma qual è il potere effettivo del PSD’AZ? Molto basso direi.

    Però chiediti, ad esempio il tuo movimento a che punto è nel parlare di riforme? Io penso che non esista un solo partito sardo oggigiorno capace di parlare alla società sarda. Il PSD’AZ non ha più l’esclusiva di queste tematiche, e gli altri sono troppo occupati a mantenere la conservazione. In vari modi…

  • Antonella ha ragione.
    L’articolo è molto importante ma nella testa dei lettori frullano altre priorità, lavoro, futuro incerto ecc.
    Oggi non riusciamo a vedere oltre il tunnel nel quale ci siamo cacciatti, la preuccupazione per la crisi in atto e per quella peggiore che ci sta venendo incontro distoglie l’attenzione dall’importanza dell’articolo e dei contenuti.
    io la penso cosi:
    Il partito è giusto che faccia definitivamente chiarezza con questo centro destra allo sbando e sempre più influenzato da gruppi di potere.
    Il partito si svegli e detti la linea Politica; Ma che sia la volta buona però.
    Siamo stufi di avere un Segretario sterile e oserei dire ” Inetto ” Dentro il Partito Sardo oggi esistono le persone capaci di guidarlo e di aprirlo alla società sarda.
    Ma il coraggio di alzare la testa da parte dei dirigenti e degli iscritti???

  • Come mai pochissimi commenti a questo importante articolo? Secondo me nella testa dei lettori del sito frullano da tempo tante domande: non è forse giunto il momento di fare chiarezza in maniera definitiva circa i rapporti tra Psd’Az e questa destra che sgoverna la Sardegna? Non è che le vicende legate al vero artefice del destino della Sardegna dal febbraio 2009, pongono una serie di interrogativi e dubbi da fugare con la massima urgenza? Che cosa ci propone il Psd’Az, attualmente in pianta stabile nella maggioranza di governo? Chiarezza, chiarezza e ancora chiarezza, la pretendiamo con forza, ora e non quando saremo ormai agonizzanti!!

  • Adriano, la critica all’autonomia non porta acqua al Psd’Az ma la relega a postulante in quanto niente ha fatto una volta che si è trovata con una bella percentuale al governo della Sardegna.
    Quello che ancora leggo su questo blog, è si un buon ragionamento ma che ha intrinseco un errore di fondo, nessuno ti deve dare la libertà, la libertà è un dono della natura, il contrario è subordinazione.
    Se i politici sardi la smettessero una buona volta di sentirsi subordinati a caio e sempronio di un’altra nazione, perchè questa è l’italia, un’altra nazione, con le sue leggi, e che in maniera alquanto discuttibile propina e ordina come se fossero i padroni di questa nostra sacra terra e non il suo popolo.
    Nessuna proposta o ragionamento che presupponga un fatto alienante e costrittivo è di per se un fatto positivo ma una certezza del fatto di essere subordinati a un qualcosa di superiore alla libertà.
    Si ammette un padrone, un guinzaglio, è automaticamente una sconfitta della dignità di un popolo libero.
    Se si iniziasse a rispondere per le rime a chi come il ministro della diffesa La Russa per quanto riguarda la ripresa delle esercitazioni militari che lui ha deciso in barba al popolo sardo, esattamente come un padrone decide in casa propria e gli si rispondesse di no come governo nazionale sardo (o non siamo una nazione, un popolo?), allora avreste fatto come politici( e qui mi rivolgo a Lei Onorevole Maninchedda), un’atto di sovranità e di libertà. finalmente avremo uno scontro per vedere e capire fino a che punto, questi signori continueranno a credere di avere veramente un guinzaglio che tiene a bada il popolo sardo.
    kin amistade unu Arawanna, unu liberu!

  • Vorrei ricordare sul tema rilanciato da Paolo Maninchedda le parole di Mario Melis tenute in un convegno a Cagliari nel 1988:

    “Non possiamo avere un’autonomia che il parlamento può sempre ridurre con le sue procedure in qualunque momento vanificandola. Questa non è autonomia.”

    Ma più significativa è la risoluzione sardista del XVII congresso del 1974:

    “Il PSD’AZ ripropone come primo obiettivo la revisione dello statuto sardo, del parlamento, basata sulla pariteticità dele rappresentanze elettive per regioni in uno dei due rami e la modifica del meccanismo di nomina dei giudici della corte costituzionale per inserirvi una aliquota di essi designata dalle regioni.”

    E meglio non ricordare anche la critica all’autonomia regionale tenuta dal sardismo tra gli anni 50 e 70…altrimenti alcuni novelli indipendentisti “non-sardisti” in ascolto si renderebbero conto di star proponendo acqua calda.

  • … e volevi chiudere l’ unico spazio di Libertà, di Elaborazione Politica e di Speranza nel futuro della nostra amata Terra e del suo Popolo…
    Grazie per averci ripensato! non sei solo e fino a quando continuerai ad innovare ed a rappresentarci in questa maniera non lo sarai mai perché saremo sempre al tuo fianco anche se solo con la debolezza dei nostri Sogni o con la forza della nostra Lontananza;
    a titolo personale naturalmente

  • Mai tio àere pessadu chi unu púlighe, iscallau e bentuladu puru, tiat pòdere furriare un’elefante a bentre a susu! Ma sos miràculos za los faghet, s’onnipotente.

  • Finalmente! proposta nuova, fattibile e credibile, ma sopratutto punto di partenza per discutere del nostro futuro, lasciando perdere gli slogan urlati da tutti quelli che non vogliono che niente succeda.
    Finalmente si dice che il problema è la costituzione italiana, finalmente la voglia di parlare di organizzazione federalista (ricordate Lussu: il leone ed il gatto…) dello stato italiano. L’europa deve essere il nostro obiettivo di rappresentanza, per cui allargamento dall’interno dell’ Europa e riconoscimento da parte degli stati membri delle Nazionalità interne, per diventare esse NAZIONI ASSOCIATE ALL’EUROPA. Cominciamo a discuttere di questi percorsi, sicuramente con l’Assemblea Costituente. I tempi sono maturi, non possiamo essere tagliati fuori dalle proposte della riorganizzazione dello stato Italiano. Noi RM saremmo presenti. est pretzisu bentulare…

  • Cosa può fare il popolo in questa fase.

  • Una proposta del tutto condivisibile e che supera i limiti che da anni vado segnalando anche nei movimenti indipendentisti “non sardisti”, i quali solo recentemente stanno parlando di sovranismo e continuano a ragionare come se non esistesse una Costituzione Italiana.

    Cambiare il panorama nel quale ci si muove, e quindi l’ordinamento costituzionale attuale per prospettarlo con una configurazione sovranitaria multilivello di tipo federale, sarebbe un modo per aggirare un potere che ci fornisce solo l’aspetto propositivo.

    Ma per fare ciò occorrerebbe un impegno di tutte le forze sindacali e formalmente della Regione Sardegna in maniera bipartisan. Anche volendo immaginare un simile impegno con il lassismo e la mediocrità politica sparsa nei vari schieramenti, il risultato non sarebbe comunque scontato in relazione all’attuale contesto di crisi finanziaria dello Stato e della palese ostilità del centralismo politico italiano in ogni sua espressione.

    Bisogna comunque provarci.

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