Su Ottana: rivolta contro lo Stato. La mozione sulla sovranità guadagna territorio: l’Unione dei Comuni del Cedrino ha approvato. Con una postilla sulle indennità

16 giugno 2012 08:138 commentiViews: 26

rogoIeri si è svolta ad Ottana l’assemblea sindacale. Buon numero di partecipanti, sciopero in vista, però non basta.
Dopo che si è dimostrato che tutto un sito industriale rischia di chiudere per le scelte di Terna, tecnicamente immotivate ma politicamente orientate a tutelare Enel e E.On, il lessico, il ritmo della protesta, le strategie non possono essere quelle ordinarie di uno sciopero contro qualcosa. Terna è lo Stato. Uno sciopero contro lo Stato è una vera e pacifica rivolta contro lo Stato. Forse non si è capito bene che sta succedendo. Lo voglio dire anche agli operai di Sarroch. Indorama ha fatto ripartire la chimica nel Centro-Sardegna. Attualmente Indorama importa il paraxilene per il 40% da Israele. Polimeri Europa stava per aumentare di quasi il doppio la produzione di paraxilene a Sarroch. L’aumento della produzione a Sarroch significa l’aumento della produzione a Ottana e tutto questo significa avere una possibilità concreta di riassorbire almeno una quota dei cassintegrati Legler (100 solo di Ottana in scadenza a dicembre) e di Lorica (30 persone circa). Non solo. Se si diventa credibili, cioè se le regole sono stabili, il territorio coeso e le relazioni sindacali positive, colossi come Indorama continua a credere nella Sardegna e in Ottana; se invece non si difendono con forza le proprie ragioni, una multinazionale come Indorama gira la faccia e va altrove.
Ecco, a me pare che non si stia capendo bene la posta in gioco. E soprattutto non si è capito che chi vuole chiudere Ottana è lo Stato. Contro lo Stato non scendono in piazza i sindacati. Contro lo Stato devono scendere Sindaci, Consiglio comunali, parlamentari, imprese, l’anemica Confindustria, tutti. Devono richiamare il serafico Presidente della Repubblica che venne in Sardegna e che disse, poverino, che non aveva colto la profondità della crisi sarda. Bene. E’ a questo garante del Governo che bisogna dire che il Governo sta garantendo i nemici della Sardegna. Napolitano è il garante di Monti. I sindaci, i sindacati, noi, i parlamentari devono contestare Napolitano, il garante della celebre unità del Paese e della Costituzione. Devono contestare il simbolo che garantisce il lobbismo di Stato. Solo portando il conflitto politico (pacifico e legale) a questo livello potremo salvare Ottana. Il tempo stringe: 30 giorni.
Ieri l’Unione dei Comuni della Valle del Cedrino ha approvato la mozione sulla sovranità già approvata dall’Unione dei Comuni del Marghine. Napolitano si scriva questo dato: un pezzo del territorio dello Stato italiano comincia a dire che la sovranità della Sardegna appartiene ai sardi. Lo dice pacificamente, ma io spero che lo dica anche alle prossime politiche. Dal Nuorese, finalmente, sta partendo la nuova piattaforma politica delle prossime competizioni elettorali.
Sulle indennità (grande falò dell’indignazione che oggi non fa arrivare in prima pagina la questione Ottana ma solo i conteggi sulla busta paga dei consiglieri regionali. Perché la logica di questi giorni è stata l’urgenza, l’immediatezza del commento, la contemporaneità, il tutto-subito, non certo il ragionamento per capire) comincia ad emergere la verità. Il taglio c’è: il primo comma è legato al secondo e l’importo è un massimale da cui deve partire l’Ufficio di Presidenza). Sul lordo è di circa 3000 euro e sul netto sarà di circa mille. Emerge che la sede competente, non prevista dalla legge approvata, è l’Ufficio di Presidenza. Tanto casino quasi per nulla (perché obiettivamente se ci fossimo spiegati meglio e subito tutto questo non sarebbe accaduto). E se così non fosse, se per caso gli uffici dovessero dire che occorre che questa interpretazione sia rafforzata da un comma aggiuntivo, sono pronto a rientrare in Aula. In questo quadro leggo che Efisio Arbau vuole il nome dei consiglieri regionali che hanno approvato la legge. Il mio c’è di certo, perché la legge riguardava tanti disperati (e alcuni sembra siano rimasti fuori) reclutati dalla Regione durante la Giunta Soru e destinati a essere licenziati. Inoltre il mio nome c’è, perché in coscienza ho votato una norma che tagliava del 30% il lordo. Tutto qui. Se Arbau vuole un nome perché gli piace il ludibrio, usi il mio. Quando poi il taglio verrà realizzato, io non userò il suo, perché credo nella discussione, nella democrazia, nella politica. Non ho mai creduto nell’estetica dei linciaggi. Però io ieri ero a Ottana, lui no.

8 Commenti

  • Giovanni Piras

    Su dolore ispinghet boche: l’onore per me è quello di aver appartenuto da sempre al P.S.d’az, ed è vero che sono rancoroso con chi ha tradito e tradisce il partito nel nome dell’indennità di carica. Devi sapere però che non cerco prebende e ho sempre rifiutato e allontanato le sirene ammaliatrici, perchè ho sempre vissuto dal mio onesto lavoro, versando lacrime e sangue all’idea di sempre. I tromboni senza consenso non mi riguardano, non mi appartengono e tantomeno sos prinzipaleddos, per quanto riguarda i pazienti della asl credo che gli animali siano davvero pazienti (ispero appas cumpresu).
    La sfida riguarda la censura che ogni tanto mi applichi nel tuo blog.
    Ti rinnovo la stima ma stai più sereno con i vecchi sardisti, NON TRADISCONO.
    Forza paris

  • Egregio Giovanni Piras, bisogna mettere in chiaro subito una cosa: se tu odi Giacomo Sanna, io non sono un buon interlocutore per te, perché io, invece, gli sono amico. Secondo: se volete una nuova guerra civile, perché vi manca scannarvi tra sardisti, io non sono disponibile. Gli analfabeti di cui tu parli sono, guarda un po’, molto apprezzati dai pazienti della Asl e hanno dimostrato di essere seguiti anche dall’elettorato; i sindaci di cui tu parli, guarda un po’, sono molto apprezzati dalla gente. Io non sono interessato a nessun ruolo di partito. Sono interessato a mettere insieme un’area sovranista nella regione Sardegna. Sto cercando classe dirigente che abbia prestigio e consensi. Non voglio uomini litigiosi, seminatori di invidie, covatori d’odio, tromboni senza consenso, intellettuali stizziti e rancorosi, borghesi parassitari in cercca di prebende, prinzipaleddos in cerca di onori ulteriori. Spero di essere stato chiaro. Quanto allo sfidarmi, sono parole che non mi piacciono, proprio neanche un po’.

  • Giovanni Piras

    La legislatura regionale, ormai è risaputo, volge al termine, onorevole, professore, come preferisci essere chiamato, forse non sai che i sardisti aspettano di sapere cosa farà il partito nel prossimo futuro, o si affiderà ancora a trimpeddu? Speriamo di no, tanto il Re delle tessere (con sempre meno iscritti) sarà lui. Paolo smettila ed esci allo scoperto, tantissimi sardisti determinati aspettano che tu abbia il coraggio (so che non ti manca) di uscire allo scoperto occupandoti del partito finalmente CAZZO, prima che sia troppo tardi, impedisci che i sardisti si organizzino e aderiscano ad altre iniziative che pullulano ogni giorno.
    Qalche sindaco della Baronia cerca di farsi approvare la mozione sovranista, rivolgendosi a sardisti senza tessera che sempre di più non si identificano nel partito del presidente, sardisti eletti nelle amministrazioni comunali, sardisti allo sbando, che rappresentano la punta di diamante di certi sindaci che li hanno valorizzati, o forse credi davvero che basta aver messo un analfabeta, lo dico in senso politico, alla ASL. Abbasso gli eunuki, diamo spazio a kie juchete buttones e intelligenza.
    Non ho mai votato Silvestro Ladu e nesun altro simbolo in vita mia che non fossero i Quattro Mori.
    Forza paris
    Ti sfido a pubblicare questo grido di dolore.

  • Bolotanesu Deo Puru

    O s’onorevole,
    mi paret ki sa politica italiana e sarda est diventande peus de sas discussiones a su zilleri de ‘idda mia. Como basta iscudere unu trodiu e ‘nde faeddat su Corriere. E goi e gai onzi trodiu diventada una notizia e ‘onzi notizia est una faula trodiada e si la leada sa Nuova Sardegna diventada una diarrea: b’este unu prideru frosciu, est frosciu su Papa puru; b’este unu ki narada ki coddare faghe bennere unu tumore e totus semus malaidos de tumore; b’este unu cunsizzeri regionali mandrone, e totus diventana mandrones. E poi bi sun sos tontos (babbu meu naraìada ki est menzu tenne unu fizzu banditu ki unu fizzu tontu)ki keren cumandare sa protesta, comente Palomba. Custos keren cumandare e basta, mica solu sa protesta. Keren cumandare tottu, dae sas istituziones a sos trodios. E iskin trodiare bene puru. Kenabura t’apo intesu faedare a Ottana. Bi fiat unu silenziu ki mancu in cresia: deo operaios gai attentos no nd’apo mai bidu. Ses bravu. Sa zente s’inde este abizzande ki trabaglias pro risolvere problemas. Però t’apo idu tristu; m’ana nadu ki ses gai pro kistiones de famizza. Boh, no l’isko. Però, puite no ke li ispedis in affanculu a sos fascistas qualunquistas e mandrones ki ti sun segande sos butones?

  • Peppino: su Galsi la Sardegna ha fatto la sua parte, nonostante la grande disinformazione messa su per non farlo. Il problema oggi è di denaro, di mercato e di Eni. Gli algerini mettono i soldi; il mercato diventa coneveniente se la Sardegna facesse anche stoccaggio (come aveva suggerito al convegno di Cagliari il Garante della concorrenza); l’Eni, come al solito, tira a fottere perché privilegia il gasdotto balcanico. Quando vuoi ne parliamo.

  • A CHE PUNTO E’ IL PROGETTO DEL GALSI?
    CHI DEVE RISPONDERE A QUESTA DOMANDA? NAPOLITANO O LA GIUNTA REGIONALE?

    CIASCUNO FACCIA IL PROPIO DOVERE.

    Cerchiamo l’indipendenza e poi chiediamo che lo stato ( Terna) non ragioni in termini di competitività.
    Siamo lontanissimi dall’indipendenza culturale vedo.

    saluti cordiali
    peppino

  • Sardegna: Cappellacci, vinta altra battaglia contro signori mare
    15 Giugno 2012 – 13:13

    (ASCA) – Cagliari, 15 giu – ”A un anno esatto dalla partenza del primo collegamento tra Olbia e Civitavecchia la Sardegna vince un’altra battaglia contro i signori del mare”.

    Cosi’ il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, annuncia la decisione del tribunale di Milano di rigettare la richiesta da parte della Moby di inibire in via cautelare alla Saremar di coprire la rotta Civitavecchia-Olbia alle tariffe convenienti praticate dalla compagnia con i quattro mori.

    ”I giudici – ha dichiarato il governatore – hanno accertato l’insussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora.

    E’ un nuovo riconoscimento della fondatezza delle nostre ragioni su tutti i rilievi sollevati dalla Moby, che va ad aggiungersi a quello gia’ ottenuto in sede comunitaria riguardo alle anomalie della vendita della Tirrenia alla Cin”.

    ”Le osservazioni degli armatori circa presunti aiuti di Stato – prosegue Cappellacci – sono inconsistenti mentre sono concrete, evidenti e chiare a tutti coloro i quali hanno provato negli ultimi mesi a prenotare un viaggio da e per la Sardegna le intollerabili pratiche da cartello poste in essere dalla nostra controparte e dalle altre principali compagnie di navigazione”.

    ”La nostra azione di liberazione della Sardegna dal sistema Tirrenia e dai suoi epigoni, per la difesa del diritto alla mobilita’ dei sardi, continua fino all’obiettivo finale – ha concluso il presidente – quello di assicurare alla Sardegna un ruolo protagonista nelle scelte in materia di collegamenti marittimi e assicurare servizi efficienti, di qualita’ e adeguati a portare benefici per la nostra terra. I diritti dei sardi e le regole del libero mercato non possono cedere il passo all’esasperata logica del profitto e alle tentazioni monopoliste”.

  • Natalino Melis

    Ma che fine hanno fatto i rappresentanti del popolo sardo in parlamento, che avvrebbero dovuto quanto meno vigilare sulla decrepita economia di questa terra… I vari Murgia, Cicu, Cossiga, Porcu, Testoni, Nizzi, Barbareschi(?), Vella(?), Palomba, Parisi, Schirru, Fadda, Pes, Calvisi, Marrocu, Melis… sono scomparsi pure i senatori Pisanu, Delogu, Saltamartini etc. Forse non è aria e magari ricompariranno per le elezioni politiche, ma con che risultato? Con quello di aver preso per l’ennesima volta per i fondelli il Popolo sardo che non merita il trattamento cui sembra essere predestinato. Per quanto riguarda il nostro serafico presidente della repubblica Deus sindi campidi.

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