Su E.On meglio tardi che mai, però…

13 febbraio 2013 06:502 commentiViews: 16

Tutti, adesso, stanno scoprendo che E.On non è affidabile. Ora. Un anno fa, quando in solitudine posi il problema di una serie di facilitazioni garantite a E.On dall’Authority, da Terna, dal Ministero, dal Comune e, allora, dalla Regione, rimasi solo. Neanche i sindacati mi vennero dietro. Capii che cosa vuol dire scontrarsi con una forte attività di lobby. Un manager del gruppo girava le sette chiese e chiudeva tutti gli spazi; molti sardi si fecero abbindolare, credettero alle promesse, diedero le concessioni, e io lì a dire che era un imbroglio. Abbiamo visto un sottosegretario, De Vincenti, dire bugie in Parlamento e venir redarguito duramente da Antonello Cabras e, ciò nonostante, tutti compostamente rimasero dietro E.On. Tutti servivano il colosso tedesco, patrocinato da un esperto facilitatore. Andai da tutti: presidenti, senatori, sindacati, giornalisti: “Ah, sì, certo, hai ragione, come no. Mandami un dossier, me ne occupo”. Una frustrazione indicibile che ho sopportato perché sapevo di combattere una battaglia giusta. Oggi E.On ha gettato la maschera: licenzia, si tiene le autorizzazioni e in virtù delle autorizzazioni vende ai cinesi al miglior prezzo e dopo aver realizzato una feroce spending review. Adesso il sindaco Ganau parla di ordinanze che blocchino il 1 e il 2 gruppo, adesso. Così si creano le migliori condizioni perché i cinesi arrivino, concedano due, tre posti di lavoro, e si tengano tutto il gruzzolo autorizzativo di E.On, gestendolo da Pechino con un’altissima sensibilità ambientale, ovviamente. Questa è la Sardegna che non crede nei sardi: non essersi mobilitati un anno fa, con l’offerta Clivati-Indorama sul tappeto, porta oggi a mobilitarsi in posizione di debolezza, in posizione questuante, in posizione prona e avvilita. La posizione che consentirà ai cinesi di prendersi altro, oltre a ciò che acquistano, semplicemente reintegrando i licenziati. Provo pena, da sardo, per questo nostro modo di agire. È servile, stupido e banale.
Dice il proverbio che l’importante non è alzarsi presto, ma all’ora giusta. Molti sardi si vendono l’orologio dinanzi a quattro promesse. Siamo in mano a classi dirigenti povere, banali, spaventate, che appena vengono immesse nel mondo sfavillante degli affari, si calano le braghe e non riescono a tenere la testa su obiettivi strategici nazionali sardi.

2 Commenti

  • Popolo di servi!

  • Siamo ostaggio di una pseudo classe dirigente spregevole che tiene sotto il proprio dominio un popolo. E il dramma sta nel fatto che non si percepisce segnale alcuno di ribellione. Il brusio del Sen. Cabras, alla fine di una carriera ultra trentennale senza aver mai fatto nulla per gli altri (che non pago aspirerebbe al buen ritiro della Fondazione Banco di Sardegna per non essere da meno di Giorgio Macciotta al CNEL da dove pontifica), ecco, quel rantolo è ancor più urticante.
    Due anni fa la Provincia di Sassari si guardò bene dall’approvare una mozione sardista su E.ON finalizzata a bloccare l’investimento nel fotovoltaico (fatto) se in contemporanea non procedeva allo smantellamento dei gruppi 1 e 2 ed alla realizzazione del V gruppo a carbone. Non gradivano l’aggettivo “contemporaneo” perchè troppo vincolante, perchè evidenziava sfiducia in E.ON, perchè-perchè. E giù a mediare, a blandire. Con l’ovvia risposta: non se ne parla.Per usare un eufemismo. Ed oggi Comune e Provincia si stracciano le vesti. Suvvia! Con cinismo, pieno di amarezza, verrebbe da dire: ben vi sta Comune, Provincia, sindacati, operai perchè, forse, la cura migliore è sbattere le corna, posto che i ragionamenti seri non servono ad un cazzo.

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