Stretta creditizia e Consorzi Fidi: con una proposta per dare liquidità alle imprese che vantano crediti con Regione e Comuni

10 novembre 2011 07:572 commentiViews: 8

247Una delle scelte strategiche per la Sardegna (ovviamente assente nella bozza di manovra finanziaria che ho potuto quasi furtivamente vedere) è quella di aumentare seriamente e sensibilmente il finanziamento e la patrimonializzazione dei Consorzi Fidi. E’ l’unica strada per allentare la stretta creditizia che sta uccidendo le imprese. Riporto qui sotto una delle analisi più lucide sul momento che stiamo vivendo, apparsa su un giornale nazionale:
“Da luglio-agosto, infatti, ci sono meno prestiti e a più caro prezzo. Lo certificano anche il rapporto di Abi (prestiti a luglio inferiori del -5,4% rispetto a giugno) e il bollettino economico di Bankitalia: gli uomini dell’istituto di via Nazionale, infatti, sostengono che si stanno moltiplicando i sintomi di una stretta sul credito Se il trend si dovesse consolidare, influenzato anche dai criteri restrittivi di Basilea 3, per molte aziende, sopravvissute alla crisi globale, sarebbe il disastro. Anche se illustri relatori all’ultimo convegno di BancaFinanza nella sede di Assolombarda dal titolo emblematico «Finanziare la ripresa», hanno gettato acqua sul fuoco del pessimismo. In Italia, da una parte abbiamo un tessuto imprenditoriale vitale e dall’altra c’è un sistema bancario le cui condizioni rimangono buone, grazie alle ricapitalizzazioni e alla redditività dei cinque gruppi principali. Ma le difficoltà sono note: le sofferenze del sistema industriale in pancia alle banche hanno raggiunto il record di 100 miliardi, mentre i default aziendali, secondo l’analisi di Cerved Group, nel secondo trimestre 2011 sono schizzati del 13,1% e, purtroppo, la stretta creditizia rischia di incrementare questo trend.
I TITOLI DI STATO CONTAGIANO LE BANCHE Il giro di vite allo sportello è legato al contagio dei nostri titoli di Stato, perché i tassi sul debito pubblico sono il termometro di riferimento per il costo della raccolta bancaria. Più, quindi, lo spread sui titoli governativi aumenta, più gli istituti bancari devono pagare per collocare il loro debito. E il maggiore costo della raccolta determina il rialzo dei tassi applicati dalle aziende di credito, che sta coinvolgendo il sistema industriale italiano, poco patrimonializzato e troppo bancocentrico. Infatti, nel nostro Paese, diventa evidente a tutti che se un’azienda non ha equity da terzi, o risorse proprie, è costretta a chiedere soldi alla banca. La quale banca non solo fa costare più caro il denaro (in molti casi l’aumento dello spread è di quattro punti), ma lo presta con il contagocce per paura di incrementare le sofferenze. Lo ha evidenziato a fine luglio, tra gli altri, anche il sondaggio di Confindustria padovana, nel quale il 47,7% delle imprese segnalava non solo l’aumento del costo del denaro, ma soprattutto un credito bancario molto («troppo» per gli imprenditori) selettivo. Ecco perché l’ultimo baluardo per accedere al credito e per chiedere un fido a costi competitivi sono i confidi. Ci sono quelli di primo grado che garantiscono il 50% del fido chiesto dall’imprenditore, e quelli di secondo grado che controgarantiscono la garanzia del confidi di primo grado”.

Peraltro, io credo che i Consorzi potrebbero ben essere utilizzati per un’altra misura: quella dello sconto in banca, da parte delle imprese, dei crediti vantati verso le pubbliche amministrazioni, per i lavori connessi agli appalti pubblici. Il meccanismo potrebbe essere quello da un lato, dei Consorzi che controgarantiscono il credito (in modo da evitare che a farlo sia l’ente locale, violando così il Patto di stabilità) e, dall’altra, degli Enti Locali che, con adesione volontaria, cedono una quota del Fondo Unico per costituire un Fondo da cui attingere per saldare il costo degli interessi maturati per lo sconto in banca dei crediti maturati dalle imprese nei loro confronti.

2 Commenti

  • Luciano Ledda

    Sicuramente l’intervento sulla patrimonializzazione e sul finanziamento dei consorzi fidi è in questo momento uno dei pochi, se non l’unico, strumento pubblico utilizzabile per agevolare l’accesso al credito delle imprese senza incorrere in violazioni degli accordi di Basilea 2 e 3 e delle norme comunitarie.
    A questo proposito sarebbe interessante avere dei dati per valutare l’impatto del fondo regionale di garanzia istituito presso la Sfirs con un’importante dotazione iniziale di 238 milioni di euro (non so se poi siano stati ulteriormente integrati). Si tratta di un intervento molto importante (anche quantitativamente), ma non so quanto effettivamente sia stato utilizzato.
    Recentemente alcuni imprenditori mi hanno dato notizie contrastanti sull’efficacia operativa dell’intervento.
    Hai informazioni attendibili in merito al numero delle imprese garantite e agli importi utilizzati?
    Un’ultima considerazione.
    Credo che l’intervento dei consorzi fidi sia utile e indispensabile in questa fase economica, ma non sufficiente. E’ necessario studiare iniziative volte ad agevolare l’intervento sui mezzi propri (equity come si dice oggi) e sul livello di capitalizzazione delle imprese, magari legando l’agevolazione all’adozione di interventi di natura manageriale che è un altro grande deficit di molte imprese sarde e un freno alla loro crescita.

  • In una condizione di illiquidità complessiva del sistema (Stato, banche, imprese), di recessione economica endemica per quanto riguarda la Sardegna, risulta complicato far arrivare ossigeno alla economia reale sarda ormai ridotta al lumicino. I Consorzi di garanzia, nati per facilitare l’accesso al credito alle imprese (più o meno tutte sottocapitalizzate e qui la colpa non è, una volta tanto, della politica) incidendo anche sul costo del denaro,possono certo avere un ruolo importante. Finanziamo si i Consorzi ma si eserciti su di loro un controllo stretto perchè anche li si spreca. Fatevi una visita alle loro sedi per verificarne lo sfarzo inutile e provocatorio per l’impresa che vi si rivolge ed alla quale si chiede una commissione che spesso vanifica il vantaggio di un tasso mitigato.
    Intervento dei Consorzi di garanzia (soldi pubblici), intervento del Fondo unico (soldi pubblici anche questi) per pagare gli interessi bancari agli imprenditori che smobilizzano il credito vantato verso la Pubblica Amministrazione mi pare, salvo errore, un doppione non sostenibile. Ed agli altri cittadini che versano in condizioni anche peggiori?
    Colpisce che ad un legislatore sia consentita una sbirciata fugace e “furtiva” (ma non viene voglia di rovesciare il tavolo?) alla finanziaria in gestazione! Ed io che contavo di averne una bozza in qualità di cittadino per esercitare quel controllo democratico che , a parole, ci viene sempre accordato. O tempora…

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