Storia di una disinformazione suicida: come è sparita dai giornali l’umiliazione della Sardegna

6 ottobre 2012 06:444 commentiViews: 35

Ieri mattina la notizia principale per noi sardi era la seguente: “Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha firmato l’intesa con la Regione siciliana che consentirà di derogare al Patto di stabilità 2012. Potranno così essere sbloccati 600 milioni da destinare alla spesa e 300 milioni per impegni su investimenti futuri”.
La Regione Sicilia ha meno titoli della Regione Sardegna per chiedere l’ampliamento del tetto dei pagamenti fissato per il 2012 dal Patto di stabilità, giacché la Sardegna è forte della sentenza della Corte Costituzionale sulle nuove entrate ex art. 8 dello Statuto Speciale e lo Stato è obbligato ad adeguare i tetti alle nuove entrate. Invece, Grilli ha concesso la deroga al Patto di stabilità alla Sicilia e se n’è catafottuto della Sardegna.
La situazione sarda è drammatica. La Regione ha esaurito il suo tetto dei pagamenti da giugno, dopo averlo distribuito tra gli assessorati in modo assurdo. Si pensi che l’Assessorato ai Lavori Pubblici, che ha residui per circa un miliardo di euro e che è il punto di riferimento degli appalti in corso nei Comuni della Sardegna, ha avuto un tetto dei pagamenti di 82 milioni di euro. Ovviamente la Presidenza ha invece goduto di un tetto dei pagamenti molto ma molto più alto.
Che cosa sta accadendo? Sta accadendo che le imprese stanno finanziando le opere pubbliche, indebitandosi con le banche. La Sardegna, se la Regione non immette subito almeno 300 milioni di euro di liquidità, farà crack. Per farlo, deve ottenere la deroga al patto di stabilità che ha ottenuto la Sicilia.
Bene, ieri ho spiegato tutto questo all’Agi e all’Ansa. Risultato? Una riga di Giuseppe Meloni sull’Unione sarda (e meno male che almeno questa è uscita) all’interno di un servizio sulla Finanziaria 2013 che non era minimamente l’oggetto del mio discorso. Peraltro, e sia detto per inciso, o la Finanziaria 2013 ha, sul versante della spesa, una perfetta coerenza con solo tetto dei pagamenti o io non la voterò. Ma torniamo alla questione siciliana. Perché, pur avendo noi diritto a ciò che loro ottengono e noi no, tutti tacciono? Perché non capiscono; perché continuano a fare la politica dello struzzo. Un ceto politico che nasconde anche a se stesso la verità della propria debolezza e inconsistenza fino al punto da assuefare al proprio grigiore inconcludente anche gli organi di stampa (che oggi inseguono la rissa sulle province quando la Sardegna sta morendo per ben altre ragioni), bene, un ceto politico siffatto e un mondo dell’informazione così pigro necessitano di un cambiamento profondissimo, di una proposta politica che è così forte di militanza sociale da potersi emancipare da ogni obbligo di relazione con vecchie strutture. Bisogna fare un cartello elettorale tanto forte da essere diverso e capace di dire dei no. Se non diremo dei no netti, non riusciremo a cambiare profondamente la Sardegna. Con alcuni, e non sono pochi, non si può fare neanche un passo insieme.

4 Commenti

  • Quinto moro

    Che ci sia bisogno di qualcosa di eclatante oramai lo capiscono anche i bambini.Poichè dalla classe (si fa per dire!) politica e dirigente “ci guardi Iddio” sarebbe ora che “qualcuno” si dia da fare e mobiliti in una grande dimostrazione tutto il popolo sardo,almeno quello che ha voglia ancora di lottare. Ovviamente niente “timbri”politici e sindacali (per carità) ma qualcosa che nasca dal basso spontaneamente.Caro Paolo fai ancora un passo nella direzione indicata.Son sicuro che saremo in tanti a seguirti.Non se ne può più di questa situazione vergognosa! Fortza paris.

  • Planargia sarda

    E intanto il governo Monti, come fa notare Mario Carboni nel blog “Sa Natzione”, cancella la Sardegna dalle zone franche urbane.

  • Mario Pudhu

    Cun políticos mortos ite b’a de isperare? Su picu inoghe bi cheret pro ndhe bogare dae raighinas sos partidos italianos, comintzendhe de sos menzus e agabbendhe cun sos peus. E sos políticos sardos italianistas, si no sunt bonos a guvernare unu millione e mesu de zente in custos 24.000 km cuadrados andhent a chircare cocois ca nessi tiant fàghere pagu dannu (ma timo chi isperdant fintzas sos cocois ca no tiant ischire distínghere tra unu cocoi de naschidorzu e unu cocoi fatu).
    Candho sos Sardos nos amus a ischidare za at a èssere ora, tantu za semus goi duas dies!
    E timo meda chi fintzas sos chi sunt abberindhe un’ogru cherzant ancora proare a pistare s’abba de su pedulianare a s’Itàlia, sighindhe a pregare sos ‘barones’ chi abbrandhent sa tirannia, a su postu de pònnere puntos frimmos in s’istrada de sa reponsabbilidade/libbertade chi est s’indipendhéntzia. Sinono za sighimus a mòrrere de fritu in die de sole.

  • Fortunato Ladu

    Una analisi coraggiosa e lucida che denota la profonda conoscenza del settore. Quando al classico ci insegnarono il significato della parola politica capii che da allora per la Sardegna loro, i politici, avevano solo il contrario del suo significato. È urgente che la politica si svesta dei panni da accattone per riprendere i panni del bene comune e mai come in questo periodo essa dovrebbe essere fautrice di riforme che garantiscano la sopravivenza di un popolo. Basti pensare che l’assessorato all’agricoltura non ha ancora trasferito ad Agea le quote di partecipazione regionale che consentirebbero di pagare migliaia di pratiche PSR. Scoprire che la Sicilia può e la Sardegna no la dice lunga, solo che lì è in corso una campagna elettorale e qui no. Il Consiglio si dovrebbe dimettere e far si che certe idee prevalgano democraticamente, perché a Roma non c’è bisogno di grandi scienze ma di gente che sappia usare “su piccu”, uomini del fare.

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