Stato di estraneità permanente

22 marzo 2013 08:5017 commentiViews: 24

Non è la prima volta che penso di essere un corpo estraneo al sistema politico sardo. Come pure non è la prima volta che considero una mia colpa questo stato di estraneità permanente. Io non sono interamente un uomo politico. Sento richiami diversi rispetto alla politica che mi portano a non essere comprensibile né compreso da chi vive esclusivamente in un orizzonte politico. Niente da rimproverare a nessuno, dunque, ma solo la presa d’atto che con ogni probabilità io non ci sto a fare niente in questo sistema. Sarà che ieri non è stata una bellissima giornata e che oggi sarà peggiore, ma il mio giudizio sul sistema Sardegna peggiora di giorno in giorno parallelamente al mio desiderio di isolarmi e realizzare alcuni progetti, non immediatamente politici, che sto rinviando da tanto tempo (forse da sempre. Che sia questo il mio tradimento, cioè quello specifico tradimento della propria vocazione che ognuno realizza e nasconde a se stesso?).
Perché mi sento estraneo?
Prima di tutto perché sicuramente ho tantissimi limiti: per quanto mi sforzi di non esserlo, sono un solitario e questo è un grandissimo limite.
Poi perché, senza alcuna prova, ho la netta sensazione che il sistema politico e burocratico sardo sia marcio di incapacità, corruzione e parassitismo e giacché non nascondo di pensare queste cose,  mi sta bene che gli altri si difendano da me per difendersi da questo giudizio.
Poi, perché difendo il sacrosanto diritto di cambiare idea e non sono dogmatico. In Italia questo è un terribile difetto.
Poi, perché vedo diffondersi il vizio della semplificazione delle cose tipico degli ignoranti prepotenti: la verità delle cose non è un’evidenza, è una fatica.
Poi, perché vedo diffondersi un derivato pericolosissimo dell’etica secondo il quale, come dice Murakami Haruki (non Ryu, perché Ryu è troppo fissato col sesso), non servono gli ideali ma solo codici di comportamento. È questa la strada attraverso la quale un mare di mediocri si è inserito nelle istituzioni: hanno imparato un paio di codici comportamentali con cui vincere battaglie interne agli schieramenti di appartenenza e nascondere la propria inconsistenza.
Perché non sopporto la pseduo-educazione di gran parte della borghesia sarda, tutta fatta di comportamenti e tattiche, tutta nutrita di una ferocia competitiva rilasciata a dosi quotidiane come un farmaco, tutta priva di direzione, di speranza, di ironia e di autocritica.
Non nascondo di fare fatica a entrare nel Palazzo del Consiglio regionale.
Poi ci sono le piccole delusioni quotidiane.
Ieri mi chiama un amico che fa il pastore e lo fa a livelli notevoli. È amico mio e di Soru e mi dice che Soru ritiene che io abbia scritto la parte della legge elettorale sul conflitto di interessi (quella stralciata col voto del Pd, del Pdl e anche del mio partito) per impedirgli o comunque rendergli difficile la candidatura. Ora, che io venga accusato di una minchiata simile significa che Soru non ha capito niente di me. Il punto sostanziale da cui sono partito è che l’Italia se si sfosse dotata di una sana e severa legge sul conflitto di interessi, non sarebbe in balia di Berlusconi, dei notai, degli oligopoli nell’energia e nei trasporti ecc. ecc. Tutto qui. Non si vuole una legge seria (perché quella della precedente statutaria era veramente ridicola) sul conflitto di interessi in Sardegna? E lo si dica e pace, lo si dica agli elettori, lo si dica alla gente e serenamente ci si tenga questo sistema di malaffare nel mondo della sanità, dei trasporti, dell’urbanistica, ecc. ecc. Basta con le semplificazioni e anche con le cecità: sono l’unico in Consiglio che dico da tempo che bisogna andare a elezioni e che Soru ha tutto il diritto di provare a ricandidarsi. Non sono io  l’interprete dei veti ad personam. Ho imparato tanti anni fa che, per quanto posti con mille giusificazioni politiche, i veti assumono sempre il sapore antipatico delle persecuzioni, dell’ostilità pregiudiziale. Io non pongo veti a nessuno se anche avessi il potere di porli e non ce l’ho.
Ecco qui perché ne ho le tasche piene: perché tutto cresce sul nulla, sulla manipolazione, sul sospetto, sulla sfiducia, insomma tutto cresce nel terreno più favorevole ai mediocri. A proposito: non so se avete notato che un potentissimo giornale ha letteralmente saccheggiato il mio sito sulla zona franca e non lo ha minimamente citato. Ecco, questa è la Sardegna di oggi: se una cosa non ce l’ho, la rubo, ma con destrezza, orsù!

17 Commenti

  • Renato Orrù orsimomossa

    Tengo a precisare che Orrù Renato è segretario della Federazione di Oristano, e tesserato nella sezione cittadina intitolata a Simon Mossa, da cui lo pseudonimo orsimonmossa.

  • No scusate, cambiare simbolo no. Lo abbiamo ereditato dai nostri padri e dai nostri nonni che ce lo hanno lasciato in ottime condizioni. Piuttosto, cerchiamo di riportarlo agli antichi fasti.

  • Paolo,abbiamo sentito, visto e letto tutti, tra ieri e oggi, dell’occupazione dell’Ufficio Dogane al porto di Cagliari, al grido di”Zona Franca subito”!
    Della serie, (come avevi largamente previsto)come volevasi dimostrare, ecco cosa produce la cattiva informazione su chi, purtroppo,in questo periodo si trova più in difficoltà di altri e si affida a persone poco serie…
    Questo è solo uno degli innumerevoli motivi per cui sei un punto di riferimento per tanti, e faccio mio ciò che in questo articolo ha già scritto Giuseppe.Buon lavoro.

  • Silvia Lidia Fancello

    Per Maestrale.
    Il tuo sconforto è comprensibile, ma non è il momento di abbattersi. Hai fatto bene a ragionare a mente fredda, ma nella tua analisi dimentichi che il Sig. Orrù parla a titolo personale, tutti in questo blog parliamo a titolo personale e il Sig. Orrù non rappresenta la totalità del Partito Sardo d’Azione.
    Il tuo pseudonimo la dice lunga sul tuo carattere: Maestrale é un vento bello, impetuoso, ma a volte può essere devastante e bisogna fare attenzione. Auspicare la nascita di un altro partito (l’ennesimo) perché fra sardisti indipendentisti non riusciamo a dialogare o perché il confronto ci agita troppo, é un errore. In questo momento io credo che la cosa migliore da fare sia ascoltare ciò che “gli altri” hanno da dire, trovare convergenze di obiettivi e strategie per arrivarci.
    Ognuno dei movimenti nati dalla diaspora dei Quattro Mori è convinto di essere nell’ortodossia sardista/indipendentista e la partita si gioca su chi ha il coraggio di urlare di più forte la parola “indipendenza” o come vuole “l’ultimo ticchirrio” Zona Franca.
    È necessario invece lavorare per l’unità del variegato popolo dell’indipendenza, bisogna impegnarsi ad ascoltare veramente e sapersi mettere in discussione.
    Il drappo dei Quattro Mori ha coperto la bara del mio papà nella sua ultima passeggiata (la sua penultima è stata recarsi al seggio e votare alle politiche), ma se si dovesse proporre di cambiare anche il simbolo del mio partito in nome dell’unità degli indipendentisti, io lo cambierei.
    Sono gli obiettivi quelli che contano veramente, i passi concreti per raggiungerli e soprattutto contano i numeri, quelli che si raggiungono col voto, quelli che ci danno la forza di governare a casa nostra e di chiedere la sovranità.

    Saluti

  • Paolo ho riletto a freddo quanto tu hai scritto e riconfermo quanto ti ho detto. I ragionamenti si fanno a freddo e in considerazione di altri inteventi e del tentativo di innescare polemiche senza fine e improduttive credo che non ci sia spazio per aprire un dibattito serio e costruttivo. Le parole del sig. Renato Orrù che per di più è un alto dirigente del Psdaz, Segretario della Federazione di Sassari, sono la cartina di tornasole del clima esistente e del metodo di fare ostracismo verso chiunque abbia un cervello pensante. Non c’è tempo per un confronto all’interno del Psdaz, il Popolo Sardo ha bisogno di credere in qualcosa di diverso che non sia il “vangelo politico ” del prossimo domonatore italiano della Sardegna, Grillo, o il replay sclerotico dei partiti italiani. Ci vuole un progetto politico che si identifichi in un altro Partito. Paolo, tu il Partito ce l’hai, Sardegna e Libertà, mettilo in funzione saranno in molti a seguirti.
    Basteranno otto, dieci punti programmatici per ridare la speranza al Popolo sardo .

  • Baiderante

    Non mollare cazzo! Ci sono migliaia di persone che hanno creduto e oggi piu’ che mai credono nelle tue idee e nella tua persona! Un abbraccio lontano

  • On. Paolo Maninchedda,
    non lasci, non molli, ci dia una mano!
    I detrattori sono tanti, come ben sappiamo anche all’interno del PSdAz, ma ci sono anche tante persone che vorrebbero poterla seguire ed aiutare e partcipare fattivamente!
    Mi permetta di chiederle di esserci ancora di piu’: Lei dovrebbe parlare nelle piazze e nelle televisioni, essere maggiormente presente e non come voce dissenziente ma come uomo vero, pulito, self made e onesto.
    Il nostro vero portavoce, ma con la testa sulle spalle e con solida esperienza umana e politica
    Grazie!

  • Quintomoro

    La prego, non molli… Altrimenti l’unica alternativa per noi sarebbe… Grillo col suo movimento… (sic!).

  • le piccole delusioni quotidiane…
    a volte devono lasciare spazio alla soddisfazione per la straordinarietà di eventi di democrazia e partecipazione quasi impensabili…
    dico quasi perchè a volte si trova uno un pò pazzo e visionario che è capace di renderli reali..
    thank you

  • Nella certezza che Lei sia una ricchezza per la politica sarda, La invito a non mollare.

  • Giovanni Piras

    Ello ite pessaias chi in custu partitu iti gai semplice, jeo so cumbintu chi ne ses aburreschitu de custa cumpanzia de mediocres, prepotentes e mesu taccas, sono resesinne a ti ghettare tottu sas gurpas chi non tenes.
    E tanno una cosa ti naro, si comente connosco s’erva chi achete su tricu e in custu partitu bi so dae prima de Te e de metas ateros chi non cheglio lumenare, pranta sos pedes ca non ses solu e poi asa a bidere chie tenete consensos, abbarra sicuru chi nois non semus traitores.
    Chin sa Sardigna in su coro

  • Essere un solitario in questa società è sicuramente un limite, però ha sicuramente i suoi lati positivi: ad esempio ti permette di sviluppare una fervida fantasia che, se seguita dai fatti, ti fa ottenere risultati eccezionali. A mio modestissimo parere Lei dovrebbe candidarsi alla presidenza della Regione, e per essere vincente lo deve fare con una coalizone forte che gli permetta, appunto, di vincere (cosa che a Soru è riuscita).Solo allora sentirà appagata la sua voglia di essere… “utile?” “di sentire riconosciute le sue capacità?”
    La seguo da questo blog (non in maniera continuativa) da anni, e mi sono fatto un idea di una persona perbene mai banale o populista (oltre che di qualità culturali evidenti), quindi mi auguro che a questo momento segua quello del grande salto, magari in un’alleanza politica con l’altretanto stimato RenatoSoru (basta parlarsi).Solo un sogno di una persona a cui da fastidio il solo fatto di sentire un nome non sardo alla presidenza delle Regione Sardegna?
    Saluti
    Errata Corrige

  • Essere un solitario in questa società è sicuramente un limite, però ha sicuramente i suoi lati positivi: ad esempio ti permette di sviluppare una fervida fantasia che, se seguita dai fatti, ti fa ottenere risultati ecezzionali. A mio modestissimo parere Lei dovrebbe candidarsi alla presidenza della Regione, e per essere vincente lo deve fare con una coalizone forte che gli permetta, appunto, di vincere (cosa che a Soru è riuscita).Solo allora sentirà appagata la sua voglia di essere… “utile?” “di sentire riconosciute le sue capacità?”
    La seguo da questo blog (non in maniera continuativa) da anni, e mi sono fatto un idea di una persona perbene mai banale o populista (oltre che di qualità culturali evidenti), quindi mi auguro che a questo momento segua quello del grande salto, magari in un’alleanza politica con l’altretanto stimato RenatoSoru (basta parlarsi).Solo un sogno di una persona a cui da fastidio il solo fatto di sentire un nome non sardo alla presidenza delle Regione Sardegna?
    Saluti

  • Professò, non ses tue istranzu, istranzos sun cussos ki fravican supra su nudda, ki s’isprican supra de sos atteros e bien solu sos males issoro, e campan in s’invidia. Sos sardos non sun malos, solu unu paku limbudos, ma ite keres, menzus limbudos ki no limbimutzos. Custu Soru, boh … ma atteru ite pessare non nde tenet. Tene passessia e pranta corazzu.
    Salude e libertade

  • Silvia Lidia Fancello

    Professore,
    condivido con lei quel senso di estraneità, io credo che ultimamente in parecchi ci facciamo la stessa domanda che si fa lei: “Cosa ci sto a fare qua, quando i miei interessi, alcuni profondi altri magari meno, ma pur sempre appaganti, mi richiamano altrove?”. Sinceramente non so dirle cosa sia meglio, il quadro generale è sconfortante e ognuno di noi ha diritto di fare le cose che ci fanno stare meglio, soprattutto dopo avere dato tanto come lei.
    Stasera andrò ad una riunione di sezione, mi sono riavvicinata alla politica dopo tanti anni, ci andrò con un senso di sconforto, perché se mollano quelli come lei (ripeto se) qua ci sono poche speranze.
    Io ci credo alle cose che ha scritto e che scrive, sono un continuo stimolo per documentarmi e saperne di più, le faccio mie e nel mio piccolo mondo quotidiano le diffondo … citando la fonte.
    Che dirle, siamo in tanti a fare affidamento su di lei, anzi lei è già un punto di riferimento. Quanto a Soru si può dire che possiede l’arroganza dei primi della classe, ma lei sa come si trattano i soggetti. (Mi viene in mente che quando studiavo a Sassari “Suggettu” si diceva a quei tipi che non erano proprio normali anche quando erano più intelligenti della media).
    Affettuosi saluti

  • Paolo non mollare! I tuoi nemici vogliono questo e un tuo abbandono li vedrebbe brindare alla loro vittoria , la mediocrità’ . La strada della vita e’ dolorosa , ognuno ha la sua Croce e se sei convinto di migliorare qualcosa per il bene di tutti hai il Dovere di non mollare. So che sei profondamente religioso e capirai bene ciò’ che ti dico.

  • Non è piacevole vivere in questo modo.
    Ho parenti che – non riconoscendosi nella società sarda (ma potrebbe essere anche italosarda) – si sono trasferiti per lavoarare, vivere e crecere i propri figli a Londra.
    Mondi diversi.
    Culture diverse.
    Rimane – purtroppo – un enorme senso di vuoto e di rabbia.
    Occasioni perse, storia infinita.
    Peccato per le grandi potenzialità di Maninchedda… e di Soru.
    Comunque, Paolo, non sentirti solo: in tanti soffrono con te nel proprio quotidiano.
    Cari saluti.

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