Ogni project financing vive su una promessa: il privato investe, rischia e guadagna; il pubblico controlla e tutela l’interesse collettivo. È il rischio assunto dal concessionario a giustificare l’affidamento di un’opera pubblica a un soggetto privato. Da mesi sostengo che, nella vicenda del nuovo stadio del Cagliari, stia accadendo il contrario. E la delibera del 23 luglio scorso del Consiglio comunale di Cagliari aggiunge un altro tassello a questa convinzione.
Cosa è accaduto? La società proponente (che, attenzione, non è il Cagliari Calcio, ma ne riparleremo) ha presentato il proprio quadro economico. Il Comune lo ha esaminato. Si è accorto che la voce destinata agli imprevisti è inferiore a quella richiesta dal Codice dei contratti per poter bandire la gara: l’art. 5, comma 2, dell’Allegato I.7 al d.lgs. 36/2023 (Codice dei contratti pubblici), come modificato dal d.lgs. 209/2024 prevede che “le voci del quadro economico relative a imprevisti (…) e a eventuali lavori in amministrazione diretta (…) sono definite entro una soglia compresa tra il 5 e il 10 per cento dell’importo dei lavori a base di gara, comprensivo dei costi della sicurezza”. La società proponente aveva previsto di accantonare il 4%. Ci sarebbe però da approfondire che cosa si intenda per “imprevisti” e se le somme vengano accantonate per gli imprevisti contemplati dalla legge (cioè quelli determinati da eventi imprevedibili) o se invece si stia “coprendo” con la norma di legge estensivamente (molto estensivamente) intesa, un accordo tra le parti che va a coprire genericamente il rischio dell’aumento generico dei costi produttivi. Ma sono questioni da Corte dei conti e da magistratura sveglia, non da lettore perplesso come me.
Fin qui, comunque, tutto più o meno normale: proposte, controlli, aggiustamenti (troppi aggiustamenti).
Quello che normale non è viene dopo.
Invece di chiedere alla società proponente di adeguare il proprio piano economico-finanziario, è il Comune che decide di mettere altri 6,4 milioni di euro di denaro pubblico, prelevandoli dall’avanzo di amministrazione, per portare la voce “imprevisti” alla soglia richiesta dalla legge. Lo scrive la delibera con estrema chiarezza.
È un passaggio che merita una domanda.
Perché?
Perché un’insufficienza del quadro economico predisposto dal privato diventa un problema da risolvere con risorse del Comune?
Il Codice dei contratti impone che gli imprevisti siano adeguatamente finanziati. Non impone che sia il Comune a finanziarli.
Ma non basta. Nella stessa delibera il Comune stabilisce di dover accantonare proprie risorse anche per proteggersi dai rischi della concessione: revisione dei prezzi, forza maggiore, eventi destabilizzanti, rischio normativo. Due milioni di euro all’anno durante i lavori e poi centomila euro l’anno per il resto della concessione.
Anche qui la domanda è inevitabile. Se il concessionario dovrebbe essere il soggetto che assume il rischio dell’operazione, perché è il concedente che accantona denaro pubblico per fronteggiarlo?
Naturalmente ci sarà chi risponderà che si tratta di prudenza contabile.
Ed è vero: un’amministrazione prudente accantona risorse.
Ma qui la prudenza racconta anche un’altra storia. Racconta che, ogni volta che compare un rischio economico, la prima tasca che si apre è quella pubblica.
Lo schema ormai è riconoscibile. Dieci milioni comunali per demolizione e bonifica. Cinquanta milioni regionali trasferiti attraverso il Comune. Adesso altri 6,4 milioni per integrare gli imprevisti del quadro economico predisposto dal proponente. E, come se non bastasse, un fondo permanente per coprire i rischi futuri della concessione.
La sensazione è sempre la stessa: il privato mantiene la prospettiva dei benefici, mentre il pubblico continua ad allargare il perimetro delle proprie responsabilità finanziarie.
È per questo che la questione dei 6,4 milioni non è un dettaglio di bilancio. È un indizio.
Perché ogni project financing ha un punto nel quale si capisce davvero chi stia assumendo il rischio dell’operazione. In quello dello stadio del Cagliari quel punto sembra spostarsi, delibera dopo delibera, sempre nella stessa direzione: dal privato verso il Comune. E quando il rischio cambia continuamente proprietario, prima ancora di cambiare il bilancio, cambia la natura stessa del project financing.

Ringrazio il Sig. Enzo per la disquisizione sugli aspetti finanziari illustrati.
Ho chiesto alla AI cosa prevede il nuovo centro sportivo. Questa è la risposta:
nuovo stadio di Cagliari (intitolato a Gigi Riva) prevede un’arena da oltre 30.000 posti e strutture multifunzionali complementari per garantire l’operatività sette giorni su sette, tra cui un hotel, un centro benessere e un bar panoramico.Spazi Sportivi e ServiziCapienza: Circa 30.076 posti a sedere, progettati per rispettare gli standard internazionali UEFA in vista degli Europei 2032.Copertura: Tribuna e spalti protetti da una struttura all’avanguardia.Museo del Calcio: Uno spazio espositivo dedicato alla storia del Cagliari Calcio.Strutture Commerciali e RicettiveHotel: Una struttura alberghiera integrata nel complesso.Centro Benessere e Congressi: Aree dedicate al relax, al fitness e a sale convegni.Attività di Ristorazione: Bar panoramici e punti ristoro operativi tutto l’anno.
,A voglia arrampicarsi sugli specchi: non è lo stadio che fa gola a Giulini ed agli americani ….
Saluti.
Intanto ringrazio il signor Stefano Locci per l’attenzione che ha voluto riservare a quanto scrivo.
Per iniziare una replica che spero sia ridotta al minimo (non amo annoiare alcuno) direi che se uno ci mettesse 161 milioni per poi scappare l’unico dubbio che potrebbe venirmi è se sia un benefattore piuttosto che un imprenditore. Pronti via, per ammortare l’investimento in 50 anni sarebbe necessario che oltre a produrre il tanto per essere mantenuto in vita (stipendi, fatture eccetera) il nuovo stadio dovrebbe produrre almeno 4 milioni all’anno destinati alla voce copertura fondi per la costruzione. Se scappa quello che mette i soldi, beh i soldi ce li perde.
Il centro commerciale è saltato nel momento in cui si è passati dal progetto a 25mila posti (che costava 70 milioni tutti del privato) a quello che ora costa 221 milioni (1616 messi dal privato). E non perché non fosse consentito, la legge 147/2013 lo rendeva perfettamente legale) ma perché subentravano i 60 milioni complessivi di finanziamento. Secondo me, un harakiri per il Cagliari o per il costruttore.
Riassumendo, quella chiamata speculazione è un rischio esagerato per il proponente. Ove le dimensioni della ripartizione economica dell’investimento fossero invertite, sarei d’accordo. Ma qui chi rischia pesantemente non è certo né il Comune, né la Regione.
Cordiali saluti.
Egregio, sento di dover rispondere al lettore Enzo che ha fatto corrette considerazioni di carattere finanziario.
Partendo, però, dal presupposto sbagliato.
Quale? Si porti avanti la concessione alle condizioni che il Sig. Enzo ha richiamato ma imponendo però che il centro sportivo (!!!!) contenga esclusivamente lo stadio con gli spogliatoi ed i servizi di base annessi (come è sempre stato il S.Elia). Quindi nisba centro commerciale, nisba palestra, nisba albergo 5*.
Scommetto la mia pensione contro un euro che Giulini prima e gli amici americani poi, batterebbero il record mondiale di fuga a gambe levate.
Il Comune di Cagliari e la Regione Sardegna non stanno in realtà finanziando il centro sportivo (chiaro specchietto per le allodole) ma la speculazione che il progetto nuovo stadio contiene.
A dir poco osceno. Saluti.
Dal suo arrivo a Cagliari i favori di cui ha goduto e gode Giulini sono davvero tanti senza considerare il fatto che in tutta questa operazione, non sarà la società Cagliari Calcio a godere dei benefici del progetto finanza ma una società privata con tutti i vantaggi del caso della quale certamente Giulini farà parte… Tutta l’operazione non può che lasciare abbastanza perplessi
Si parte sempre dallo stesso punto. Non si sta parlando dello Stadio del Cagliari, ma dello Stadio “del Comune di Cagliari”. Senza questo dettaglio, la storia cambia.
Nessuno potrà patrimonializzare l’impianto come invece possono fare Juventus, Sassuolo, Udinese, Atalanta, Frosinone giusto per fare qualche nome.
Il padrone di casa di oggi e di domani (sempre il Comune di Cagliari) oltre a garantirsi una succosa fetta di introiti con il controllo della gestione parcheggi (sono 5000, possiamo fare un conto per capire quanto frutteranno in 50 anni…) si fa pagare pure una tassa (la Tosap) per un immobile di sua proprietà costruito con i soldi di un altro su una superficie concessa per 50 anni. E, naturalmente, un canone annuale: se il padrone dell’immobile fosse il Cagliari, il canone non lo pagherebbe nessuno.
Sarebbe istruttivo studiare cosa sta succedendo a Firenze, per fare un altro nome.
Giulini avvantaggiato è come sostenere che io sono Lola Falana. Sta regalando, nel vero senso della parola, 161 milioni (a oggi…) per uno stadio che non sarà mai suo, né del Cagliari calcio. Un caso unico in tutta Europa.,
Chiudo, sempre ringraziando di cuore per lo spazio concesso, con una piccola nota: gli americani a quanto pare stanno per rilevare la maggioranza assoluta delle quote azionarie. Come avevo spiegato tempo fa, hanno atteso che si chiarisse il quadro stadio.
Noi zero. Ma attenzione, gli operatori del settore turistico, caddozzoni, venditori ambulanti, tassisti, proprietari di b&b, etc, mentre fanno finta di criticare il Comune, si fregano le mani all’idea che presto nello e attorno allo stesso stadio iper criticato saranno organizzati eventi, concerti, manifestazioni per alimentare i loro busines (scritto proprio così). Altro travaso di soldi da chi paga le tasse a chi, quando può, le evade.
Appare evidente che, nel momento in cui il pubblico dichiara che l’operazione stadio non sarebbe sostenibile in mancanza dei 60 milioni di denari pubblici, ogni eventuale incremento di spesa sposterebbe ulteriormente l’ago della bilancia nella direzione della insostenibilità finanziaria e quindi del riequilibrio con denari pubblici. Per ogni futuro incremento di spesa (vero o presunto) l’amministrazione ci racconterà che è chiamata a contribuire per evitare il fallimento del progetto e il venir meno della struttura sportiva di interesse pubblico. Si è creato un veicolo formidabile per drenare soldi pubblici nelle avventure immobiliari private.
Perché tutti questi favori a Giulini? Che ci guadagna il comune o meglio, dato che i soldi eventualmente li sta perdendo, che vantaggi ne trae? Popolarità? I voti di ultras e tifosi del Cagliari? Abbonamenti gratis? Proprio non riesco a capire.