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Stadio approvato, società venduta

Posted on 1 Agosto 20261 Agosto 2026 By Paolo Maninchedda 22 commenti su Stadio approvato, società venduta

Lo stadio serve a Cagliari o è servito a vendere il Cagliari Calcio agli americani? È la domanda che tutti dobbiamo porci dopo che il Consiglio comunale ha approvato il progetto dello stadio e il relativo Piano Economico Finanziario. Perché la coincidenza temporale è impressionante: il Comune dà il via libera e, subito dopo, il patron del Cagliari Calcio vende la società. È legittimo chiedersi se il vero valore creato dall’operazione sia stato un’infrastruttura per la città oppure un asset più appetibile per il mercato.

Il cuore del problema è il Piano economico-finanziario. Finora abbiamo sostenuto che questo project financing è anomalo perché il rischio, anziché gravare sul concessionario come impone la logica stessa delle concessioni, viene progressivamente trasferito sul Comune. La memoria tecnico-giuridica depositata in Consiglio comunale da Giuseppe Farris (la cui letture raccomando molto alla Corte dei Conti, se ancora è un’istituzione popolata) aggiunge ora un altro elemento: i ricavi sui quali si regge l’intero equilibrio economico sono, in larga parte, previsioni, non certezze. Verificate le dichiarazioni di Farris sul Pef del progetto dello stadio, c’è da rimanere basiti.

Nel primo anno di piena operatività i ricavi vengono distribuiti tra hotel, naming rights, affitto del Cagliari Calcio, spazi commerciali, eventi e attività congressuali. Ma, a guardarli bene, le uniche entrate realmente identificabili sono due: il canone che pagherà il Cagliari Calcio e quello derivante dal contratto di naming rights, oggi riconducibile all’Unipol. Tutto il resto dipende da stime: quanto produrrà l’hotel? Quanti eventi verranno organizzati? Quanti metri quadrati commerciali saranno effettivamente affittati? Con quali contratti? A quali canoni? Il Piano non spiega su quali evidenze di mercato siano costruite queste proiezioni. Eppure da queste ipotesi deriva oltre un miliardo di ricavi stimati nell’arco della concessione cinquantennale. Tanto sono aleatori che vi è una discrepanza tra le stime qualitative e i dati del conto economico, segno che alcuni numeri non risultano nemmeno perfettamente allineati all’interno del PEF.

Il punto è semplice: se i ricavi più incerti non si realizzano, l’equilibrio economico-finanziario salta. Ed è qui che compare la seconda anomalia.

Quando il Comune dovesse risultare inadempiente, oppure decidesse di recedere per interesse pubblico, o addirittura si verificasse un caso di forza maggiore, la convenzione prevede un indennizzo che arriva al 5%. Quando invece è il concessionario a non rispettare gli obblighi, il risarcimento dovuto al Comune è limitato al 2,5%. Tre scenari su cinque espongono il Comune al massimo dell’indennizzo; il privato, quando sbaglia, incontra invece un tetto dimezzato.

È una sproporzione che pesa ancora di più se si considera che il Comune non mette soltanto decine di milioni di contributi pubblici. Accantona risorse per imprevisti, per i rischi della fase di costruzione e perfino per la gestione futura, proprio perché il rischio operativo ricade sull’ente pubblico. È un’impostazione che contraddice la filosofia stessa del partenariato pubblico-privato, dove il rischio dovrebbe essere sopportato principalmente dal concessionario.

La domanda finale, allora, non riguarda il calcio. Riguarda i cagliaritani. Fra venti o trent’anni nessuno ricorderà chi fosse il proprietario del Cagliari nel 2026. Le future amministrazioni comunali, invece, potrebbero ritrovarsi a gestire gli effetti di un Piano costruito su ricavi in larga misura previsionali, con obblighi economici fortemente sbilanciati e con accantonamenti destinati a gravare sui bilanci pubblici.

Uno stadio resta per mezzo secolo. Una vendita societaria dura il tempo di una firma. Il Consiglio comunale ha fatto una cosa gravissima: ha approvato il primo in un modo così oneroso per le casse pubbliche da rendere più redditizia la seconda.

P.S. Come finirà l’ordalia per i lavori di costruzione, a valle della Costim che sta nella società di progetto? Vincerà De Pascale (cioè l’imprenditore cerniera tra la Destra e la Sinistra) o i fratelli Lecca, i potenti costruttori dell’orbita Forte Village, i veri signori dell’asse Portovesme-Syder Alloys (a proposito, che fine ha fatto lo stabilimento?) storici alleati della corrente democristiana morotea di Cagliari, oggi più potente e più protetta che mai dall’unica lobby che realmente conta e della quale si può parlare solo in termini romanzeschi?

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Comments (22) on “Stadio approvato, società venduta”

  1. Franz ha detto:
    4 Agosto 2026 alle 12:51

    Giusto per avere un termine di paragone sulle infinite polemiche e i “ritardi” degli amministratori della città…

    https://www.balarm.it/news/non-solo-lo-stadio-a-palermo-anello-entro-la-primavera-tutti-gli-impianti-riaperti-168635

  2. Fermaglio ha detto:
    3 Agosto 2026 alle 15:51

    Lo stadio e l’albergo con SPA: in realtà, dello stadio non frega molto, mentre è estremamente appetibile l’area a mare, comprensiva di passeggiata, nuovo porticciolo, ampi parcheggi collegati con Su Siccu e i nuovi locali.
    Comune, Regione, Autorità Portuale: avanti insieme.
    Peccato che nella nuova colmata del Porto Canale, dove dovrebbe sorgere la cantieristica diportistica, la banchina sia alta 250 cm dal pelo libero anzichè 150 massimo e quindi non utilizzabile per tale scopo.

  3. Paolo Maninchedda ha detto:
    3 Agosto 2026 alle 06:45

    Egregio Alex, evidentemente lei consulta carte diverse da quelle depositate e citate nel Pef. Spesso chi farentica non si accorge di farlo.

  4. alex ha detto:
    2 Agosto 2026 alle 20:07

    qui si insiste nel ribaltare la realtá dei fatti il comune si ritroverá in dote uno stadio senza aver mai speso un euro, altro che i conti di farris, i 10 mln di cui si farnetica sono una cifra che il comune dovrebbe spendere a prescindere che si faccia lo stadio quindi per farli passare come contributo pubblico e regalo al Cagliari o a giulini bisogna essere in malafede, l’unico contributo pubblico sono i 50 mln della regione stanziati per compensare ai mancati introiti della galleria comm.le che non ci sará anche se inizialmente prevista, mentre il resto dei 210 o 220 mln sono a carico del privato tra soldi propri e prestiti che ovviamente andranno restituiti, altro che decine di mln di soldi del comune come ha scritto l’autore dell’articolo che pur di criticare ad minchiam si lamenta perchè le previsioni sui futuri guadagni non sono precisi al centesimo e sopratutto garantiti al 100%. W la polica cagliaritana

  5. Roberto Meloni ha detto:
    2 Agosto 2026 alle 13:40

    credo che sinché il calendario sportivo del Cagliari sarà relegato a quando le altre squadre non possono giocare gente che lavora allo stadio non ci andrà… quindi ci sono da rivedere tante cose

  6. pierpaolo murgia ha detto:
    2 Agosto 2026 alle 11:58

    Condivido volentieri questa analisi di Paolo Maninchedda su Sardegna e Libertà, perché mette nero su bianco un elemento che avevo già segnalato nelle scorse settimane e che merita di essere ribadito con forza: nel Piano economico finanziario dello stadio le uniche entrate realmente certe sono il canone che pagherà il Cagliari Calcio e i proventi del naming rights riconducibili a Unipol. Tutto il resto, hotel, centro benessere, spazi commerciali, attività congressuali, resta affidato a semplici proiezioni di mercato, senza alcun riscontro contrattuale solido.
    La nota che aggiungo riguarda proprio questo punto. Il vero problema non è aver deciso di costruire lo stadio, cosa di cui la città aveva ed ha bisogno, ma il modo in cui il Comune ha rinunciato a pretendere una quota reale dei ricavi generati dalle componenti commerciali del progetto. Nella prassi seguita in quasi tutte le altre operazioni di project financing stadistico realizzate in Italia, l’ente pubblico che concede il diritto di superficie e che contribuisce con risorse pubbliche pretende di partecipare ai ricavi effettivi generati da hotel, centro benessere e spazi congressuali. A Cagliari, eccezione che appare ormai isolata nel panorama nazionale, si è scelto invece di accontentarsi di un modesto canone di locazione su queste componenti, rinunciando a qualsiasi partecipazione alla crescita di valore che quelle attività genereranno nei prossimi cinquant’anni.
    Anche prescindendo dalla discussione, già ampiamente nota, sulla sproporzione tra il contributo pubblico di oltre sessanta milioni di euro e il canone concessorio di appena centocinquantamila euro l’anno, resta il fatto che se i ricavi effettivi di hotel e centro benessere fossero stati inseriti nel perimetro economico del PEF, come accade altrove, il Comune avrebbe potuto incassare una quota assai più significativa. È un precedente pericoloso, tanto più perché firmato da un’amministrazione di centrosinistra, che dovrebbe porre la tutela dell’interesse pubblico come principio cardine di ogni operazione di partenariato con i privati.

  7. Marco Aroni ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 19:28

    Io mi chiedo perché si è deciso di abbandonare il Sant’Elia, non si poteva fare un settore alla volta come hanno fatto a Bergamo e a Firenze ora? Il Comune lo ha abbandonato ed il comune doveva ricostruirlo, ma la politica…

  8. Paolo Maninchedda ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 18:42

    Per la precisione, non è proprio così, perché la differenza è tra una promessa d’acquisto e un acquisto al verificarsi di determinate condizioni. Quanto all’origine sarda, non cale.

  9. Maury ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 17:07

    Per la precisione la società era già per l80% della cordata americana e inoltre a capo della stessa c’è un imprenditore di origini sarde.

  10. Pol ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 14:31

    Cagliari non ha bisogno di uno stadio come se si trattasse di Milano, ma ci si rende conto dell’isola e del numero di abitanti. Si certo è giusto uno stadio ambizioso, per chi e perché, ma siamo seri.

  11. Antonio ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 14:28

    Prof. credo che oltre lo stadio gli interessi più grandi siano i terreni della fiera,

  12. Giulia ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 13:08

    Solito esempio sardo di progetto imprenditoriale, comanda sempre qualcun altro fuorché il sardo che dovrebbe fare gli interessi dei cittadini.

  13. Enzo ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 12:06

    Buongiorno.

    Che “gli americani” si sarebbero rifatti vivi a fine luglio con il via libera allo stadio, sono sicurissimo che ricorderà di averlo letto proprio su questa pagine, scritto da me più volte e già da qualche mese fa. Non sono Nostradamus, non becco un due al Superenalotto neppure e pregare in aramaico antico, ma semplicemente sto nell’ambiente da una quarantina di anni e nell’ambiente – ma non soltanto, mi creda – questa scadenza temporale era assolutamente nota, chiara, risaputa. Dunque, non ci vedrei niente di strano.
    ..
    Per quanto riguarda lo stadio “del Comune di Cagliari” o usando la definizione del Sindaco “lo Stadio di Cagliari”, il discorso è proprio questo. Il proprietario ci mette dieci milioni, la RAS 50 (entrambi colpevoli di aver buttato nella spazzatura un progetto più contenuto nelle dimensioni e nei costi tutti a carico del privato, per assecondare la loro ambizione calcistica europea, cosa che tutti fingono di non vedere e non sapere), e il privato che non sarà mai proprietario in nessun momento della struttura invece ci metterà 161 milioni. Io se mi costruisco casa su un terreno a concessione, o vedo il mio nome nell’atto di proprietà oppure il “concedente” se lo tiene. A Torino e Udine hanno seguito questa linea. A Bergamo lo stadio Atleti Azzurri d’Italia è passato dal Comune all’Atalanta Bergamasca Calcio grazie a un’asta al costo di 9,5 milioni di euro. Tutto compreso, anche il diritto di superficie.
    A Torino, Bergamo, Udine, i rispettivi Comuni se ne fregano allegramente se alla Continassa c’è un centro commerciale da paura con accanto lo J-Hotel, che non è proprio a due stelle. Invece, a Cagliari tutti a chiedersi ma cosa ci fa un albergo? Una Spa? Una serie di negozi e attività di ristoro?
    Ci fa la sostenibilità economica dell’impresa secondo la legge nazionale 147/2013. Semplicemente. E a Cagliari si realizza qualcosa di assolutamente unico nel mondo del calcio: una società professionistica che di fatto costruisce lo stadio del comune di residenza. Sfido chiunque a trovare un caso analogo: so già che non c’è.
    Giulini esce di scena. Per un anno farà il presidente per conto altrui poi reciderà il cordone ombelicale. Sarà divertente trovare qualcun altro con cui prendersela, evidentemente, i neo proprietari ancora non hanno esibito il loro frontman (né lo faranno a breve, a quel che so). Il parafulmine delle contumelie tipiche di molti degli abitanti di questa terra ancora non si vede.
    ..
    Se permettete, vi dico come penso che andrà la faccenda. I nuovi proprietari sono abituati a trarre profitto dal rapporto fra sport, spettacolo e offerta di servizi. E’ quel che suppongo vogliono provare pure qui. Riusciranno? Da tifoso me lo auguro, perché sanno bene che per quanti bei ristoranti e/o alberghi possano costruire intorno o dentro lo stadio, se non c’è una squadra che fa risultati il tentativo va presto in sofferenza. Trovo invece seriamente complicato che uno stadio che costa (a oggi…) 221 milioni si possa ammortare in 50 anni senza che fra rimborso dei vari finanziamenti, interessi e spese di gestione non si arrivi a spendere almeno 500 milioni. Che sarebbero la metà esatta di quanto il consorzio proponente immagina di incassare. Poco? Beh, se il Comune non avesse fatto battaglia per tenersi la gestione dei parcheggi forse qualche centinaio di milioni da destinare (anche, non tutto) alla voce qualità tecnica della squadra di calcio ci sarebbero pure stati. E chi si lagna dei costi e dei rischi che corre (o correrebbe) l’amministrazione comunale, forse un paio di conti su questa voce se li dovrebbe anche fare.
    ..
    Ma resta il fatto indiscutibile: questo è uno stadio di proprietà comunale. Se lo sarebbe dovuto costruire il Comune, e tutto con i suoi soldi.
    ..
    Chiudo con un paradosso: ma ci pensate se la gara internazionale d’appalto va deserta? O se si presenta un pincopallino che la vince? Sarebbe uno spasso.
    ..
    Sempre grazie per lo spazio.

  14. Stefano Locci ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 11:11

    Egregio, ricordo quando nell’autunno 1970 fu inaugurato il S.Elia con la partita Cagliari vs S.Etienne della allora Coppa dei Campioni.
    Dopo poco più di 30 (e costosi investmenti per Italia ’90) il S.Elia diventò un rudere ancora là presente. Tra 50 anni il nuovo stadio verrà trasferito al Comune di Cagliari, così recita il contratto. Dopo la spesa di 10 mln di euro NOSTRI per la demolizione del vecchio il Comune di Cagliari (che quindi darà l’area libera) si ritroverà a dover spendere soldi NOSTRI per demolire il futuro stadio. Ennesima sfaccettatura di un accordo che è una vera e propria presa per il cu**. Ormai non c’è più limite allo squallore di questi scappati di casa della sinistra che i cagliaritani si sono regalati (non dimentichiamo che sono gli stessi cagliaritani che hanno regalato Todde&Co. alla Sardegna. Saluti.

  15. Paolo Maninchedda ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 11:10

    Ok Massimiliano, è la logica “purché sia”. A me non piace, ma è una logica.

  16. Massimiliano De Luca ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 10:32

    Io ignorante: se viene valorizzato un quartiere per me lo stadio lo può costruire anche il vaticano.il denaro comunale venga spesso per la manutenzione di questa città che fa veramente sciffo . vogliamo parlare di quel mezzo anfiteatro non e ne Taormina o il Colosseo era perfetto quando si allestiva per la lirica e altri eventi era perfetto pulito e funzionale e credetemi cavi ne ho tirati

  17. Daniela ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 10:11

    Spero vivamente che la Corte dei Conti controlli con la lente d ingrandimento il contratto,spulciando bene tra le pieghe,sembrerebbe troppo oneroso per il Comune di Cagliari e molto generoso per il privato che gestirà l impianto e tutto il resto.E il nostro sindaco Zedda che dice???C è bisogno di maggiore trasparenza.

  18. Paolo Maninchedda ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 09:53

    Egregio mago Giampaolo, il problema è che non sono io ad aver presentato un Pef con numeri futuribili, ma sono io ad aver visto altri Pef, con stime fondate su dati statistici analoghi, ma soprattutto con rischi quantomeno divisi. Il rischio, nel project, è del privato, non del pubblico. Qui è il contario, e il fatto che lei rilevi l’aleatorietà dei dati ma non la certezza dei rischi caricati tutti sul Comune, mi dice quanto faziosa sia la sua apparente innocenza. Lucidi pure le scarpe al patron del Cagliari, se ne ha piacere, io continuerò a difendere un’idea di Stato che conosce e sa difendere l’interesse pubblico. Lo stadio doveva farlo il Comune. Punto.

  19. Medardo di Terralba ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 09:41

    https://youtu.be/h9SJVA0ScvA?is=yOxfABv2JikJN-xn

  20. Giampaolo ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 09:33

    Certo che il Maninchedda, neppure lui, e’ in grado di indovinare quanti saranno i frequentatori dello stadio e quanto produrranno in termini di incassi per poter ripagare il costo. L’ anfiteatro romano è ancora l’ i a distanza di millenni, quanti cittadini l’avranno frequentato? Quali gli introiti ? Chi lo ha scavato ? Il nostro scrittore pone domande a cui oggi nessuno e’ in grado di dare risposte. E se un nuovo Riva richiamerà tifosi da tutto il mondo ? Ecco a me pare che le eccessive titubanze ( di partito ?) non giovano per concludere finalmente questa vicenda. Ma anche l’ Ancora è ancora visibile, sarà stato ammortizzato il suo costo ? Con tanti dubbi nulla si fa. Salvo il ricorso alla famosa sfera.

  21. Antonio ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 08:22

    Massimo Cellino Sindaco…😂😂😂😂⚽⚽⚽⚽

  22. Paolo1 ha detto:
    1 Agosto 2026 alle 07:42

    Io penso che operazioni importanti come questa, riguardante il nuovo stadio di Cagliari, abbiano bisogno anche di un confronto pubblico. Non stiamo parlando soltanto di una scelta politica, ma di un impegno finanziario rilevante che potrebbe produrre effetti per quasi un secolo, di aree che cambieranno destinazione d’uso e di trasformazioni che interesseranno l’intera comunità. Si ha l’ impressione che l’operazione venga condotta con poca trasparenza e che, proprio per questo, dovrebbe essere spiegata in modo chiaro ai cittadini, illustrandone costi, benefici e conseguenze. Soprattutto quando vengono impiegate risorse pubbliche a favore di un’iniziativa privata, è doveroso spiegare quale sia il ritorno per la collettività nel medio e lungo periodo. Se esiste un beneficio concreto, deve essere dimostrato con dati e analisi, studi resi pubblici, affinché i cittadini possano valutare se l’investimento valga davvero la pena.

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