Speciale Zona Franca2 – La ‘zona franca’ come i Falsi d’Arborea: balle, sogni, mistificazioni e polpette dal cielo

5 marzo 2013 08:2714 commentiViews: 51

Ho assistito in questi mesi in silenzio al circo in atto sulla Zona franca. Non ho voluto partecipare a diverse assemblee convocate su basi fallaci, su ricostruzioni storiche incredibili, magniloquenti e false,  su rivendicazioni inattuabili, su sicurezze e certezze fondate su interpretazioni arbitrarie delle leggi. Perché ho taciuto? Perché ho capito che, seppure confusamente e col solito viziaccio sardo di sostituire con la facilità della fantasia la durezza della realtà, si stava formando in qualche modo un ceto politico a cui, agli esordi, è giusto concedere il lusso dell’approssimazione. Ora però, vedendo che anche le istituzioni si sono messe a giocare pur di capitanare con la retorica e non con la politica di governo un movimento di opinione che si sta formando sul tema della Zona Franca, ho deciso di dire tutto quello che penso e di difendere l’unico percorso serio delineato, che è quello della Risoluzione della Prima Commissione a suo tempo da me presieduta.
Con quale scopo?
Fare davvero la Zona Franca.
Per farla ci sono due strade: 1) la prima è quella segnata dalle leggi vigenti e dall’organizzazione razionale del consenso. Questa strada è dura ma è l’unica in grado, contemporaneamente, di realizzare la Zona Franca e di concorrere a formare un nuovo ceto politico competente; 2) la seconda è la rivoluzione. Non stare troppo lì a guardare cosa dicono le norme, quali sono i vincoli europei, e procedere per slogan, bugie e fantasmagoriche prospettazioni del futuro per galvanizzare il popolo e orientarlo per un sommovimento generale, una rivoluzione appunto. In questo caso la Zona Franca è un pretesto, lo scopo è la rivoluzione. Rivoluzione per rivoluzione (io non sono un rivoluzionario) sarebbe meglio dire ai sardi quale è la direzione della rivoluzione: una repubblica socialista di tipo sud-americano? Una semidittatura presidenzialista alla Erdogan? Una società para-anarcoide ipermoderna e ipertecnologicizzata?  Niente di tutto questo ma solo e soprattutto una strage fisica e morale dell’attuale ceto politico? Insomma, si dica lo scopo vero e si lasci la Zona Franca alla complessità che la caratterizza.
Disturba richiamare alla serietà? Pazienza, senza serietà, fatica, costanza e verità non c’è futuro, c’è casino.
Tutto ciò premesso, lo stesso gruppo di persone che mi aiutò a fare il dossier sulla Zona Franca, mi ha aiutato a mettere ordine nel disordine delle posizioni attuali. Questo che segue è il risultato, accessibile solo a chi ha la pazienza di dedicare a questi temi un quarto d’ora per leggere tutto e informarsi. Coloro che pretendono di capire tutto in una battuta o in tre minuti abbandoneranno il testo alla sola lettura del titolo e continueranno a ripetere come scimmie le loro panzane.
Questi non sono i tempi migliori
Una delle più grosse balle autoincensanti che si sentono in giro di questi tempi è che il tema della Zona Franca è rinato solo recentemente, e che per 60 e più anni di vita autonomistica, generazioni di sardi sarebbero stati degli allocchi che non si sono resi conto della disposizione contenuta nello Statuto Speciale all’art.12. Non solo: si dice che la Sardegna non ha mai goduto di vantaggi doganali.
Non è vero.
La Sardegna, a far data dall’entrata in vigore dello Statuto, ha beneficiato, di un regime di esenzioni doganali in forza dei previgenti commi terzo e quarto dell’articolo 12 dello Statuto (fino al 31 dicembre 1980) e in attuazione di altri provvedimenti legislativi agevolativi contenenti disposizioni per la industrializzazione dell’Italia meridionale e insulare. Precisamente, l’articolo 12, nella versione originaria, stabiliva al comma terzo: “Sono esenti, per venti anni, da ogni dazio doganale le macchine, gli attrezzi di lavoro ed i materiali da costruzione destinati sul luogo alla produzione ed alla trasformazione dei prodotti agricoli della Regione ed al suo sviluppo industriale; il quarto comma, invece, riconosceva alla Regione la possibilità di richiedere allo Stato “esenzioni doganali per merci ritenute indispensabili al miglioramento igienico e sanitario dell’Isola” (Sull’ambito di applicazione di tali disposizioni e sui suoi reali effetti nel tessuto economico dell’Isola si veda resoconto della seduta della V Commissione Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica riunitasi in sede deliberante nella giornata di domenica 10 marzo 1968, pagina 3360, con all’ordine del giorno anche la modifica del citato articolo 12 dello Statuto).
Il Consiglio regionale negli anni passati ha avuto perfettamente la consapevolezza della distinzione tra la disciplina di esenzione doganale e quella di agevolazione ed esenzione fiscale, cosa che oggi si confonde consapevolmente in modo gravissimo e colpevole. Emblematico, al riguardo, l’ordine del giorno votato dal Consiglio regionale della Sardegna in data 2 febbraio 1983 in merito allo schema di norma di attuazione recanti la nuova disciplina fiscale della Regione poi tradottasi nella L. 13 aprile 1983, n. 122. In dettaglio, il legislatore regionale, anticipando trent’anni orsono i temi del c.d. federalismo fiscale e i contenuti dell’autonomia tributaria riconosciuta solo nel 2010 al Trentino Alto Adige, evidenziava alla lettera e) del citato documento: “La Regione deve poter procedere a sgravi, esenzioni o agevolazioni fiscali sulle quote di propria spettanza”;separatamente, alla lettera l), sottolineava altresì la necessità di riformulare “organicamente il sistema delle esenzioni doganali necessarie per lo sviluppo e economico e sociale della Sardegna”.
Quindi, calma a rappresentarsi come i primi della classe. C’è anche una storia virtuosa delal politica della Sardegna, bisogna riconoscerla e saperla recuperare, impadronendosi di un sapere che non ha la fragilità dell’estemporaneità, ma è invece sedimentato e verificato.

Premesse giuridiche e culturali

Prima di entrare nel merito delle deu delibere di Giunta sull’argomento, bisogna, purtroppo, fare una serie di premesse per evitare di cadere in un perimetro concettuale confuso, quale quello che ormai sta caratterizzando non solo le piazze, ma anche i palazzie  el politiche di governo in materia di Zona Franca.

1) Zona franca doganale e “zona franca” fiscale

L’articolo 12 dello Statuto sardo disciplina esclusivamente la zona franca doganale: tale precisazione è importante per comprendere e valutare i presupposti normativi, la procedura di attuazione e soprattutto i possibili effetti/benefici che possono derivare dalla sua concreta attuazione.
Non rientrano nel contenuto dell’articolo 12 dello Statuto le misure riconducibili alla cosiddetta “fiscalità di vantaggio” (benefici e agevolazioni di carattere fiscale) per le quali occorre individuare specifici percorsi normativi con lo Stato e con l’Unione europea.

2) Differenza tra territori extra doganali e zone franche e relative implicazioni

1) Il Codice doganale europeo distingue nettamente i territori che “non fanno parte del territorio doganale” dalle zone franche doganali. Questa questione va compresa bene, altrimenti si predispongono percorsi che in sede europea ci fanno apaprire come degli improvvisatori incolti.
I territori collocati “fuori dal confine doganale” (articolo 3 del Reg. n. 450/2008) trovano il loro riconoscimento, per ragioni storiche o geografiche, all’interno della normativa nazionale ed europea, in tali territori non trova applicazione la normativa in materia doganale e tutte le merci e i servizi sono esenti da IVA (questo è il maggior vantaggio di queste aree. Si tenga conto, tra l’altro , che in sardegna l’Iva serve in larga misura a pagare i costi della Sanità).
Appartiene a questa prima categoria il territorio del comune di Livigno collocato “ fuori dalla linea doganale” da una legge statale (L. 17 luglio 1910, n. 516) poi fatta propria dall’Unione europea (articolo 3 del Reg. n. 450/2008).
2) Le “zone franche doganali” (articolo 155 del Reg. n. 450/2008), invece, fanno parte a tutti gli effetti del territorio doganale e sono soggette al codice doganale comunitario; a esse vengono riconosciute delle particolari agevolazioni. Infatti, le merci non comunitarie introdotte sono considerate per fictio iuris, ai fini dell’applicazione dei dazi all’importazione e delle altre misure di politica commerciale, come merci non situate nel territorio doganale della Comunità. In merito a quest’ultimo aspetto risulta evidente che le agevolazioni doganali pur mantenendo la loro importanza, risultano senz’altro depotenziate a seguito dell’istituzione dell’area di libero scambio comunitaria, che ha ristretto l’applicazione delle agevolazioni doganali agli scambi con i paesi extraeuropei.
3) La Sardegna, in virtù della previsione contenuta nell’articolo 12 dello Statuto speciale, appartiene alla fattispecie delle zone franche doganali. La norma, infatti, consente l’individuazione di “punti franchi” nel territorio della Regione. La norma di attuazione dell’articolo 12 dello Statuto sardo (D. Lgs. n. 75 del 10 marzo 1998 “Norme di attuazione dello Statuto Speciale della Regione Sardegna concernenti l’istituzione di zone franche”) ha espressamente previsto che l’istituzione delle zone franche avvenga secondo le diposizioni comunitarie (Codice doganale europeo). La zona franca doganale va quindi disciplinata, coerentemente con quanto prevede l’articolo 12 dello Statuto sardo, secondo quanto prevede il Nuovo Codice Doganale comunitario, normativa doganale europea che prevale su quella nazionale in contrasto. Dall’esame del quadro normativo emerge che:
a) oggi, come nel passato, è consentito agli Stati membri di destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca;
b) spetta allo Stato membro delimitare l’area del proprio territorio e stabilire i punti di entrata e di uscita;
c) a partire dal 24 giugno 2013 tutte le zone franche sono intercluse.

3) La clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 351 del TFUE

Nel Trattato istituivo della Comunità europea (l’articolo 351 del TFUE in vigore) è presente una disposizione che garantisce agli Stati la salvaguardia degli impegni pattizi (diritti e obblighi) sorti precedentemente all’entrata in vigore dello stesso Trattato nel caso di “convenzioni concluse .. tra uno o più Stati membri da una parte e uno o più Stati terzi dall’altra”.  Tale clausola di salvaguardia è stata applicata al “regime speciale” (ossia un autonomo regime giuridico che deroga la normativa nazionale ed europea in materia doganale) di cui gode storicamente il Porto di Trieste (e non per il Comune di Livigno) che trova il proprio fondamento giuridico nell’allegato VIII del Trattato di pace del 1947. Tale normativa di maggior favore, rispetto alle disposizioni contenute nel Codice doganale comunitario, è ritenuta, dalle istituzioni europee, compatibile con l’ordinamento comunitario. Le competenti autorità comunitarie, infatti, hanno esplicitamente preso atto, in accordo con le autorità governative italiane, della necessità di mantenimento e della salvaguardia del regime del porto franco di Trieste previsto dall’Allegato VIII.  L’asserita derivazione internazionale della “specialità”della Sardegna (qui siamo davvero alal fantasia storiografica al potere) che si fonderebbe sempre su ragioni storiche e geografiche, invece, non ricorre nel caso della Sardegna la cui specialità trova il proprio fondamento giuridico nello Statuto speciale (legge costituzionale n. 3 del 1948) che, seppure norma di rango costituzionale, è interna allo Stato italiano e quindi non ha alcun rilievo nell’ordinamento internazionale. Questo deve essere chiaro e deve indurre non prendere le scorciatoie dello far finta che lo Statuto sia un patto internazionale o comunque recepito dall’UE come tale. Il diritto internazionale e il rapporto tra Stati è una cosa complessa e seria che non può essere banalizzato da interpretazioni aberranti e di comodo.
Va anche aggiunto che nello Statuto sardo non vengono istituiti i punti franchi, ma l’articolo 12 dispone che “saranno istituiti punti franchi” e che quindi al momento dell’entrata in vigore del Trattato di Roma in Sardegna non erano presenti zone franche.

Osservazioni sulle deliberazioni della Giunta regionale n. 9/7 del 12 febbraio 2013 e n. 8/2 del 7 febbraio 2013

In considerazione di quanto si è detto in precedenza, le deliberazioni della Giunta risultano viziate sotto molteplici profili:
a) violano la competenza esclusiva dello Stato nella materia doganale ( Statuto speciale, art. 12; Costituzione, articolo 117, comma secondo, lettera q) ) e quella esclusiva nella materia “rapporti dello Stato con l’Unione europea” (Costituzione art. 117, comma secondo, lettera a) ); violano inoltre l’articolo 155 del citato Regolamento (CE) 450/2008 nella parte in cui riserva solo agli Stati membri – non all’UE – la potestà di destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca.
La Regione intende contestare la sovranità dello Stato e la sua competenza costituzionale in queste materie? Ma allora apra il conflitto sulla sovranità e non usi strumentalmente questi argomenti, perché non facendo la prima cosa e facendo la seconda, si svilisce la seconda a pretesto della prima e non si ottiene assolutamente niente né in un campo né nell’altro;
b) Confondono i “territori non inclusi nel territorio doganale” e le “zone franche doganali”, proponendo delle iniziative illogiche e contraddittorie: se da un lato, infatti, comunicano agli uffici della Commissione europea l’attivazione della zona franca nell’intero territorio della Sardegna (ricordiamo che ai sensi del citato articolo 155 del regolamento (CE) 450/2008 le Zone Franche fanno parte del territorio doganale della Comunità), dall’altro, richiedono contestualmente ai medesimi uffici una modifica dell’art. 3 del medesimo regolamento al fine di inserire nello stesso articolo “il territorio dell’Isola della Sardegna e delle sue isole minori circostanti quale territorio extradoganale dell’Italia”. Le due richieste, che andrebbero eventualmente incanalate nelle apposite procedure, sono inconciliabili : le zone franche doganali, infatti, fanno parte a tutti gli effetti del territorio doganale, sono soggette al codice doganale comunitario e a tale titolo beneficiano di particolari agevolazioni.
c) L’iniziativa per l’”attivazione” delle zone franche sarde, istituite dalla norma di attuazione del 1998 nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili, e della loro delimitazione è di esclusiva competenza della Regione che la propone al Governo che poi adotta il relativo decreto. La Commissione europea non ha alcuna competenza in merito. Chiaro? Si faccia questo e non si inseguano sirene e lepri.
d) La Giunta dovrebbe valorizzare quanto disposto dall’art.1 della L.R. 10/2008 alla lettera d) che recita: “d) promuovere l’attuazione delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75 (Norma di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna concernente l’istituzione delle zone franche), attivando idonea procedura per l’istituzione di una zona franca in ciascuno degli ambiti previsti dal predetto decreto legislativo e promuovere analoga iniziativa perché tali disposizioni siano estese per l’istituzione di una zona franca nelle aree di competenza di tutti i consorzi industriali provinciali di cui all’articolo 3”. La norma venen così integrata in Commissione, su mia richiesta (una delle poche volte in cui mi si diede retta nelal scorsa legislatura) e costituisce un nucleo di delimitazione, non impugnato dal Governo, che oggi può essere molto utile.

Fiscalità di vantaggio (Zona Franca fiscale)

Diverso è il discorso per quanto riguarda la fiscalità di vantaggio. La questione va esaminata sotto il duplice profilo nazionale ed europeo.
Dal punto di vista comunitario l’introduzione di fiscalità di vantaggio in un determinato territorio europeo è considerato aiuto di Stato. La fiscalità agevolata va quindi concordata con le istituzioni europee.
Qualsiasi percorso finalizzato al riconoscimento di una fiscalità di vantaggio per la Sardegna va negoziato con lo Stato il quale deve farsi parte attiva affinché l’Unione Europea autorizzi tale regime fiscale “speciale”.
Le argomentazioni a sostegno di tale regime fiscale “speciale” sono sicuramente forti e legate sostanzialmente all’applicazione delle previsioni dell’articolo 174 del Trattato di Lisbona nel quale vengono previsti interventi concreti volti a compensare gli elementi di debolezza socio economica di tipo strutturale legati all’insularità.
La sostenibilità di tale richiesta sul piano europeo trova conferma nella sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2006 (cosiddetta Sentenza Azzorre) che riguarda l’adeguamento del sistema fiscale nazionale portoghese alle specificità della Regione autonoma delle Azzorre in materia di riduzione delle aliquote dell’imposta sul reddito.
Sul piano nazionale italiano, invece, l’introduzione di una fiscalità agevolata è percorribile attraverso la modifica del titolo III dello Statuto (attraverso una legge ordinaria statale) ovvero con l’inserimento di tale prerogativa nella norma di attuazione dell’articolo 8 dello Statuto ancora in fase di discussione (questa grande opportunità mi pare non venga colta negli ambienti della Giunta).
A tale proposito occorre ricordare che il legislatore statale italiano, nel modificare il regime finanziario del Trentino-Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, ha riconosciuto alle Province autonome di Trento e Bolzano e alla Regione Friuli Venezia Giulia la competenza a istituire forme di fiscalità agevolata sui tributi statali, attribuendo a tali enti territoriali la potestà di “modificare aliquote e prevedere esenzioni, detrazioni e deduzioni purché nei limiti delle aliquote superiori definite dalla normativa statale”.
Paradossalmente anche le regioni a statuto ordinario sono su questo tema “più avanti” della nostra regione. Infatti, la legge 5 maggio 2009, n. 42 in materia di federalismo fiscale, all’articolo 7, nel dettare i principi e i criteri direttivi relativi ai tributi delle regioni e alle compartecipazioni al gettito dei tributi erariali, riconosce alle regioni ordinarie, in relazione ai tributi propri derivati istituiti e regolati da leggi statali il cui gettito è attribuito alle regioni, la possibilità di modificare le aliquote e disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni nei limiti e secondo criteri fissati dalla legislazione statale e nel rispetto della normativa comunitaria. Successivamente il decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, attribuisce alle Regioni ordinarie la potestà di aumentare o diminuire l’aliquota dell’addizionale regionale IRPEF nonché di ridurre le aliquote IRAP fino ad azzerarle concedendo la possibilità di disporre deduzioni dalla base imponibile. Conclusioni? Basterebbe una Regione unita, competente e autorevole che desse attuazione a tutto ciò che è scritto nella risoluzione della Prima Commissione e la Sardegna avrebbe sia le sue zone franche doganali (utili come starter di un processo, piuttosto che in sé e per sé) e la sua fiscalità di vantaggio, magari iscritta proprio in quelle zone (e questo sì che è indispensabile per riprendere a produrre qualcosa in questa benedetta regione).

 

 

14 Commenti

  • http://sardegna-media-time.com/index.php/community-news/item/459-competenza-regionale-attuazione-zone-franche

    Salve,
    Le segnalo questo articolo.
    E’ molto difficile capire la tesi della Dott.sa Randaccio e avv. Scifo perchè carente di un lavoro simile al suo nell’impostazione.
    A detto di alcuni loro sostenitori, per via della riforma del titolo V, la competenza circa la perimetrazione è della RAS senza alcuna approvazione del CdM.

    Spero che tutto questo caos serva a far capire ai sardi che non è possibile importare modelli fiscali pensati per altre realtà socio-economiche. Spero che capiscano che l’istituzione dell’agenzia sareda delle entrate è una priorità, se non La priorità.
    Insomma, nonostante le tante divergenze c’è del positivo in tutto questo.

    Grazie,
    Miali.

  • Gianfranca

    Anche nel nostro comune è stata portata la delibera cosiddetta “di attuazione della zona franca”: in consiglio l’abbiamo smontata riga per riga e il proponente intelligentemente l’ha ritirata. Il consiglio si è mostrato concorde nel rilevare l’irricevibilità della delibera-provvedimento. Scartato l’atto amministrativo, ne abbiamo riscritto e votato uno di carattere strettamente politico (peraltro una mozione di contenuto politico l’avevamo già votata ad aprile su proposta del gruppo sardista. Forse sarebbe stato più facile assecondare i fermenti e votarla: ma pensiamo che un ‘amministrazione comunale nel suo piccolo ha il dovere di orientare i processi e incanalare le giuste istanze entro binari corretti anche dal punto di vista procedurale, per non vendere fumo e false speranze. Forse questo non sempre paga in termini elettorali, ma riteniamo pero sia un modo più serio e responsabile di agire.

  • Quando riemerge la Questione Zona franca si è di fronte ad una grande questione politica di sovranità del Popolo sardo.
    pubblicata da Mario Carboni il giorno Martedì 5 marzo 2013 alle ore 1.42 ·…
    Concordo con Michele Pinna e con la sua nota sulla zona franca, ma parlando fra di noi che abbiamo visto altre epoche e altre cicliche battaglie per la zona franca, vorrei fare delle osservazioni che esulano dal mio recente impegno per mettere in luce le vere possibilità e i miraggi del populismo che anche nel dibattito sulla zona franca è presente massicciamente.
    Siamo presenti ad un vasto movimento che è attivo e pieno di energia ma che propone un’idea di zona franca errata, tutta tesa al consumo e non ad uno sviluppo della Sardegna che ne aumenti la ricchezza, il potere d’acquisto, l’occupazione ed il reddito.
    Allo stesso tempo questo movimento, che tuttavia è meritorio perchè occupa un posto lasciato vuoto dal sardismo, ha rimesso all’attenzione di massa la questione.
    Mai come oggi a questa richiesta ha risposto una classe politica, anche di governo, in maniera così demagogica, bugiarda, strumentale ed inaffidabile.
    A chi chiede la luna si risponde: ecco la luna.
    A chi chiede proclami e attivazioni della zona franca pur non avendone i poteri, si risponde proclamando, attivando e inviando lettere risibili in ogni direzione, pur di esorcizzare un movimento che nasce da esigenze reali e ammorbidirlo in fase elettorale.
    Il dibattito si arrotola in discussioni da azzaccacarbugli su articoli di legge, interpretazioni ad minchiam, assemblee che ricordano a volte più quelle di sette fondamentaliste e carismatiche che riunioni politiche e dove si discute comunque e in maniera popolare di economia e di concrete vie di arrivo alla zona franca.
    Eppure la questione sta montando e non è affatto negativo se tutte queste energie non deraglieranno a causa di aspettative immediate non raggiungibili o nel tentativo di costituirsi in forza politica elettorale semplicemente di scopo per dare l’assalto alla prossima assemblea regionale.
    Manca secondo me in questa turbinosa fase la consapevolezza del fattore più importante e decisivo che giustifica e contemporaneamente ostacola la realizzazione della zona franca.
    Siccome penso che la Questione Zona franca sia eminentemente politica, io che mi sono speso spesso in discussioni tecniche ed economiche vorrei invece tornare alla politica e non a caso alla politica sardista, quella che penso abbia la S maiuscola al dilà delle insufficienze del sardismo organizzato che ha lasciato un vuoto prontamente riempito da altri protagonisti, per non parlare dei sedicenti indipendentisti, sui quali sull’argomento forse è meglio stendere un velo pietoso.
    In questo turbinio di discussioni su leggi, articoli, codicilli, decreti, che è pur bene conoscere dalle origini nelle loro modificazioni e percorsi necessari per metterli in pratica, si perde di vista che sempre la Sardegna DEVE CHIEDERE e altre istituzioni e solo loro, Parlamento romano ed europeo e loro articolazioni, possono DECIDERE e ATTUARE.
    Questo perché la SOVRA’NITÀ è posseduta e suddivisa fra Parlamento e il Consiglio e la Commissione europea.
    L’Assemblea legislativa dei sardi, che appunto è un Consiglio regionale e non un Parlamento sardo, possiede tante prerogative anche esclusive e può legiferare, ma non possiede la SOVRANITÀ.
    Ciò nasce, ed è bene che chi si batte per la zona franca ne conosca la genesi, e se non la si conosce è a mio parere un grave handicap, nella Consulta autonomistica che nel 1948 mandò alla Costituente la sua proposta di Statuto speciale che poi venne in fretta e furia approvato: il famoso felino ma gatto e non leone come avrebbe dovuto essere.
    Conseguentemente nello Statuto vigente c’è la promessa ( saranno istituiti i punti franchi ) e non c’è la sovranità perché nella riga superioredell’articolo 12 c’è scritto con lapidaria chiarezza e durezza coloniale chi è il padrone e chi comanda e può decidere sulle franchigie doganali perché è titolare della SOVRANITÀ : Il regime doganale della Regione è di esclusiva competenza dello Stato.
    Eppure nella Consulta solo i sardisti di allora si batterono per la zona franca estesa a tutta l’Isola e per avere nello Statuto la SOVRANITÀ in generale e in particolare non solo sulle dogane ma anche sulla fiscalità .
    Questo perché sapevano che il nucleo fondante della SOVRANITÀ ieri come oggi è poter decidere senza limitazioni esterne sulle dogane e sul fisco, per poter modulare queste leve secondo i propri interessi e con le gradualità e intensità ritenute più giuste e necessarie agli interessi della Nazione sarda.
    Sapevano già allora i Consultori sardisti che la zona franca doganale pur estesa a tutta la Sardegna poteva dare vantaggi allora importanti ma limitati se non fosse stata anche fiscale.
    Oggi sappiamo che l’evoluzione del commercio mondiale ha depotenziato la leva doganale e ingigantito il beneficio di quella fiscale.
    Le forze politiche e sociali che allora si opposero alla sovranità doganale e fiscale, imponendoci il gatto morto dei punti franchi invece della zona franca generale, per giunta non istituiti ma promessi per un indistinto futuro, hanno operato per oltre mezzo secolo e operano ancora contro.
    Eppure chi vuole la zona franca con matura coscienza e conoscenza sa che l’impegno per crearla non è, e non può essere più come è stato sino ad ora, una sorta di continuo supplizio di Tantalo.
    Ricordarlo sembrerà banale ma non è difficile identificare la Sardegna e chi da sempre, compresi i nuovi lottatori per la zona franca, con l’antico protagonista di un mito sempriterno e ricordarlo esplicitamente.
    Per aver offeso gli Dei, Tantalo, dopo la morte, fu gettato nell’Ade dove non poteva né bere né cibarsi, anche se era circondato da acqua e cibo .
    Era legato ad un albero carico di ogni genere di frutti, fra i quali pere e lucide mele, al centro di un lago la cui acqua gli lambiva il mento.
    Quando Tantalo provava a dissetarsi il lago si prosciugava, e se tentava di mangiare un frutto i rami si allontanavano, o una brezza improvvisa li faceva volare via lontano dalle sue mani.
    Sono state proposte dal 1948 un’infinità di proposte di legge, regionali, parlamentari, di iniziativa di consiglieri regionali e di parlamentari.
    Proposte costituzionali o meno, di modifica dello Statuto, raggiunti accordi Stato-Regione per ampliare la fiscalità di vantaggioa tutta l’isola, ottenuti decreti legislativi in attuazione dello Statuto, con istituzione di punti franchi nei porti e nulla è accaduto di concreto e ancora si lotta per comunque ottenere qualcosa a legislazione vigente e con le buone maniere di un popolo colonizzato ma ben educato.
    Bisogna a fronte del supplizio di Tantalo sardo che rischia di perpetuarsi ancora per molto non continuare a mobilitarsi ciclicamente per la zona franca a fronte di condizioni economiche e politiche sempre peggiori a causa dell’oppressione fiscale e del protezionismo italiano, pensando di avere l’obiettivo vicino e vederlo invece allontanarsi come è accaduto in un recente passato.
    La Zona franca non deve essere concepita come una misura importante ma economicista e isolata dai processi politici di autodeterminazione, ma deve essere collegata al volere, al pretendere, al prendersi con forza la sovranità doganale e fiscale negataci da un potere coloniale, inserendola nel nostro Statuto riformato o riscritto ex novo, sino a dargli la natura di Statuto di SOVRANITA’.
    Se si ha questa consapevolezza, anche le battaglie parziali, le conquiste che potrebbero sembrare non complete rispetto all’obiettivo della zona franca generalizzata all’intera Isola possono avere un senso, anche perchè essendo parte di una lotta politica più generale, possono servire a mobilitare le masse sarde, incalzare i partiti politici e un’intera classe dirigente decotta e che sempre si è opposta alla zona franca, facendo emergere o confermare uno o più soggetti politici che facciano della battaglia per la zona franca un pilastro del loro programma politico e con questo chiedere il consenso elettorale quando sarà necessario.
    Altra soluzione rispetto alla sordità dello Stato è mobilitare la piazza sino a quando possa essere una marea e prendersi con la zona franca anche l’Indipendenza, ma questo non è un metodo riformista ma rivoluzionario. Ma chissà che non sia necessario proprio questo in questa fase storica.

  • Franca Zona si farebbe operare da un chirurgo che non è mai entrato in camera operatoria?.
    pubblicata da Mario Carboni il giorno Martedì 5 marzo 2013 alle ore 23.06 ·…

    Una cosa è certa purtroppo, sicuramente non dovrebbero farlo tutti, ma molti che pontificano sulla zona franca da esperti, non ne hanno mai vista una. Quando ammanniscono le loro teorie, chiedeteglielo, con semplicità e chiarezza: ma tu, sei mai stato/a in una Zona franca? Non per caso perchè eri li vicino da turista. Ma dentro. Analizzando, parlando con i gestori, entrando nelle aziende, interrogando sui pro e i contro.

    hAi letto report e studi?Libri e dispense? Hai partecipato a Convegni, hai scritto articoli o pubblicazioni? Sei mai stato in una azienda piccola o grande che sia? Non è un dramma se non è così.

    Non è che tutti possono aver fatto questa esperienza.

    A volte troppo studio ed esperienza sono anche un handicap e si viene richiamati all’ordine da chi chiede perentoriamente: non più parole e pensieri, ma azione!!!

    Ma non è neanche a volte indispensabile perchè comunque basta un po di intelligenza e acume per impadronirsi delle linee base della questione e poi appassionarsi e continuare.

    Accade ed è accaduto altre volte in Sardegna quando le Istituzioni, l’Università o gli studiosi ufficiali hanno tralasciato questo ed altri argomenti di libertà della Sardegna dedicandosi alla cultura colonizzante.

    Ovvero si sono spesi per sostenere industrie decotte e velenose o le rapine di ogni tipo che ci hanno impoverito e ridotti come siamo ora o hanno passato la vita a sostenere il sistema di gabelle e persecuzioni burocratiche a favore del colonialismo e dei parassiti di Stato o Regionali.

    La Zona franca è sempre stata spinta dal basso, ma sempre sono esistiti coloro che ne sapevano più degli altri e mettevano a disposizione le loro conoscenze ad altri per fare fortza paris.

    Ciclicamente, ma mai come ora ci sono neofiti entrati in processione ma che vogliono portare la prima bandiera.

    E non ammetono idee diverse dalle loro.

    La portino, vedremo dove andranno a finire. Faccio loro i miei migliori auguri.

    Si impara anche sul campo e spesso meglio di altri che hanno dedicato una vita allo studio.

    Un Alessandro Magno o una Giovanna d’Arco forse sono necessari per il nostro popolo desolato e disingannato da tutto, magari iniziando dal dare un senso e una direzione alla lotta rinnovata per la zona franca sarda.

    Anche a rischio di sbagliare quasi tutto ma ridando vita al’Idea e suscitando energie represse e inarrestabili.

    Così come ha indicato con estrema chiarezza Elias Canetti in Massa e potere nascono i Movimenti ( e si istituzionalizzano e poi muoiono) ma qualcuno muore o nella culla o in giovanissima età, perchè si sottovalutano le forze opposte e la loro capacità di simulazione di essere d’accordo e il loro potere di assorbimento dei vanagloriosi.

    E’ utile rileggere questo libro in presenza del Movimento Grillista.. :-).

    Ho divagato.

    Tornando ai nuovi movimentisti pro zona franca, sopratutto a chi vuole approfondire e che guardo con simpatia se poi si sono appassionati, avrebbero, come hanno ancora , il dovere di andare a vedere con i proprio occhi le zone franche e studiarne le diversità e i modelli.

    Consiglio Canarie e Irlanda e Malta per cominciare, ma anche la Corsica che è vicina o Barcellona per vedere che quando è solo doganale fa poca strada, ma ne fa comunque.

    Se poi si vuole veramente viaggiare Taiwan e Hong Kong passando per Singapore possono dare qualche spunto.

    Se non si ama la salsa di soia non guasta andare Londra o Amburgo o magari negli Stati uniti dove pullulano le zone franche di ogni tipo e per ogni gusto.

    Servirebbe per poi applicarsi al modello Sardegna con proposte concrete, adatte a noi, senza megalomania e sogni pirotecnici, finalizzate ad una crescita dell’economia e del relativo benessere e vivere civile armonico e sostenibile e sopratutto libero dal colonialismo e dalle caste di Venerdì sardi. ( ma chi legge ancora Robinson Crousoè ?)

    Se lo facessero finirebbe il carnevale attuale che rapidamente può virare in tragedia e sarebbe risparmiata la delusione di tanti entusiasti che credono a diversi pifferai magici quando vedranno che la zona franca non si ottiene miracolisticamente e purtroppo non è dietro l’angolo.

    Molto dovremo ancora lottare e non voglia Dio, anche sacrificarci con altri mezzi e per altri fini, come dicevano i buoni padri del sardismo.

    Eppure la questione è purtroppo che non si ha idea di che cosa sia veramente una zona franca.

    Di certo ognuno la vuole nel proprio cortile.

    Per far cosa chi lo sa, ma certamente ancora c’è confusione e si insegue più un Mito fondante che un progetto politico economico attuale.

    Ma non sono forse i Miti i motori della storia?

    Per adesso si aspetta la Sardegna Bengòdi, dove tutto si potrà prendere senza pagare..dazio o imposte. naturalmente al consumo.

    Per far si che la “pentola bucata” evocata da Paolo Savona diventi sfondata.

    Si pensa a spendere e non a produrre.

    Mentre è la produzione di beni, servizi e ricchezza da esportare che è l’obiettivo principale di una free zone che permetterebbe l’attrazione di capitali, gli investimenti e la loro riproduzione e redistribuzione con la crescita di PMI, imprenditorialità, occupazione, salari e quindi consumi..

    Ma cosa sarebbe la Zona franca se non cambiasse il sistema Autonomistico in uno di Sovranità e quindi con un’altra classe dirigente sovranista e nazionalista sarda?

    Non dico Indipendenza ma per cominciare una preindipendenza che inizia con la sovranità fiscale inserita nella nostra nuova Carta Statutaria.

    Allora la lotta è almeno su due gambe parallele se no è zoppa, ma è zoppa sopratutto perchè non si vuole far funzionare le meningi e confrontarsi culturalmente.

    Purtroppo a volte con forti meningi e potenzialmente produttive queste sono vuote di cultura e nozioni sia umanistiche che tecniche e scientifiche.

    Allora si parla, si da fiato alle labbra ma escono pensieri elaborati da altri, magari proprio dai colonialisti.

    Vedete quanti tentativi grevi di fare a s’istrumpa? Di polemizzare e contrapporsi fra buoni e cattivi, fra chi fa e chi non fa, fra chi è nella compagnia, pardon nel gregge e chi non si intruppa e magari vuole solo pensare solo soletto? Con futili motivi? Con piccole provocazioni?

    Ci manca solo il muretto a secco per chi pensa diversamente.

    Ma tornando a chi non ha mai visto una zona franca dall’interno e smercia sogni o cattive, tardive e improvvisate letture magari in internert sulla zona franca e si tronfia da esperto senza dubbi e incertezze, ditemi amici miei che in tanti, siete quasi 3000 che mi seguite, e tu Franca Zona che sei la mia preferita, vi fareste operare da un chirurgo che non è mai entrato in camera operatoria? Io avrei dei dubbi che possa essere un macellaio.. ma ridiamoci su, basterà aspettare qualche mese..:-)

  • Mi aggiungo anch’io ai ringraziamenti per questi contributi;sopratutto in un periodo in cui,come scrive il sig.Adriano Bomboi,su Facebook,ma non solo, sull’argomento piovono stupidaggini versione acquazzone tropicale.

  • Chie non faghet s’apponet! E’ il peggior difetto dei sardi.
    Noi siamo i nostri peggiori nemici e spesso e volentieri usiamo il nostro vessillo per mascherarci…

  • Chiarissimo!!
    Ora lo traduca agli esponenti e ai consiglieri nazionali del suo partito. Dimenticavo il presidente Segretario e quanti altri corrono ancora dietro alla Randacccio.
    Hanno il Fuoriclasse in Casa e cercano attacanti nel Campionato Dilettanti.
    Valli a Capire!!

  • Fulvio Perdighe

    Vado subito al sodo.
    – TEULADA –
    Circa un mese fa in Consiglio comunale si è consumato un duello su questo argomento. Da una parte alcuni attivisti del movimento, riconducibili anche all’elettorato grrr..ilino, PDL e civici.
    Dall’altra noi Sardisti, il PD e un’indipendente.
    Noi proponevamo, in alternativa alla mozione cosiddetta Sciffo-Randaccio, un documento di stimolo politico, un’ordine del giorno serio, di conoscenza delle regole e rispetto istituzionale.
    Noi abbiamo deciso di non partecipare alla votazione per i motivi che tu hai perfettamente sintetizzato.
    Naturalmente viene spontaneo abbracciare la posizione dei movimenti. È acritica, di protesta(politica), rivoluzionaria.
    Ma le rivoluzioni non si fanno coi fiori e le commedie.
    E lo stato Italiano non scherza davanti alle proteste,…. chiedetelo ai ragazzi del MPS o dell’ALCOA che hanno varcato il confine.
    La tua, nostra, posizione non paga in termini di consenso immediato (Comunali e Regionali) però è la strada giusta.
    È una strada che ha tempi più lunghi, ma crea le condizioni per un benessere diffuso e tangibile. Noi abbiamo spiegato che il principio di sussidiarietà è inapplicabile oltreché inconveniente se non associato ad una compensazione economica. Abbiamo anche detto che zona franca doganale e zone a fiscalità di vantaggio sono due cose diverse.
    Tutto ciò non prende e anzi appare come un freno al riscatto identitario ad orologeria. Abbiamo il dovere di stanarli, fargli calendarizzare il percorso, metterli pubblicamente a confronto con altri giuristi o fiscalisti perchè la gente comune si fida di chi gli regala una facile speranza come il reddito di cittadinanza o l’esenzione fiscale.
    È ovvio.

    Proposta.
    Siccome in ordine sparso molti amministratori Sardisti hanno votato la mozione di autodeterminazione di Zona Franca, a mio parere è necessario un’incontro tra la segreteria politica e gli amministratori.

  • Antonello G.

    Paolo
    devo ringraziarti perché il tuo lavoro, il precedente e anche questo, è quanto di più serio sia stato fatto in materia.
    Personalmente ho studiato la questione per quel di Cagliari dove il contesto è totalmente diverso dalle altre 5 città o punti potenzialmente franchi.
    In base ai miei studi avevo lanciato a nome dei Riformatori una sorta di appello a Cappellacci e all’autorità portuale perché portassero a compimento il processo già avviato dal 2001 e per cui esistono già società consortile e progetti.
    Penso anch’io che viviamo un momento di convulsioni populiste in cui si confonde il razionale con il desiderato.

  • Marco Falconi

    Credo che alla fine non se ne farà nulla, sarebbe già un grosso risultato se si aplicasse l’art. 8 dello statuto definendo una volta per tutte la vertenza entrate. Cordiali Saluti.

  • On. Maninchedda La ringrazio personalmente per questo importante contributo. In questi mesi di “fantascienza legislativa” il suo silenzio sul tema ha pesato come il piombo.

  • Negli ultimi mesi credo mi sia arrivato sul profilo Facebook un invito su incontri per la zona franca alla media di uno o due ogni 3 settimane. Ci sono quasi una decina di gruppi, tutti simili e a metà fra normative reali e la mitologia…

  • Sandro Esu

    Onorevole tutto il suo resoconto sulle zone franche e la fiscalità di vantaggio è interessantissimo e supportato dalle normative.
    Però adesso Le chiedo se non sia il caso di portare il dibattito tra la gente e non limitarlo ad un blog che anche se molto seguito risulta in ogni caso rappresentativo per una parte limitata della comunità sarda che ha l’accesso alla rete.
    Perchè non organizzare un dibattito pubblico tra Lei, la Dott.ssa Randaccio, l’Avv. Scifo e tutte quelle persone pro e contro l’iter burocratico seguito fino ad oggi ?
    Non c’è altro modo di derimere tutti i dubbi che farlo pubblicamente aprendo i diversi punti di vista al dibattito col popolo.

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