Sovranità, moralità e lamenti

7 luglio 2011 07:238 commentiViews: 11

153L’Italia s’è desta. L’Italia delle proteste e delle adesioni generiche, dei giornali schierati a prescindere, della politica ridotta a battuta, dell’ignoranza diffusa e mascherata, questa Italia s’è desta e ha scoperto che è la regione d’Europa che cresce meno (anzi, è ferma), ma che nel 2014, a sentire il superministro, avrà il pareggio di bilancio. S’è desta e se l’è presa con Tremonti. Tutti protestano per i tagli. Adesso tutti affermano che il federalismo devolutivo di Bassanini e Bossi è fallito. O meglio: che era un imbroglio teorico declinato in un’abile propaganda elettorale. Adesso lo dicono tutti anche in Sardegna. Prima, quando a dirlo eravamo veramente in pochi, questi pochi eravamo additati come conservatori disfattisti. Questa è la vera immoralità della classe dirigente sarda: attendere il permesso del clima politico nazionale per affermare le analisi e le proposte giuste per la Sardegna. L’uomo politico medio sardo è fatto così da almeno due secoli: prima fiuta l’aria, poi parla, talvolta sapendo di dire cose sbagliate ma in sintonia con la cosiddetta pubblica opinione, la quale, a sua volta, si forma un’opinione spesso su basi pseudo-culturali fatte di omissioni, censure, accomodamenti ecc. ecc. È la malattia italica della furbizia; è la crisi di moralità politica delle grandi personalità che oggi sta diventando sempre più evidente. Oggi molti miei colleghi agognano guidare la piazza, non governare la realtà; agognano l’applauso piuttosto che la responsabilità del governo. Acclimatata in Sardegna, questa interpretazione oscura e sostanzialmente parassitaria del mandato elettivo si traduce nella logica del tirare a campare lamentandosi. Ne è un ultimo e fulgido esempio la questione fiscale.
Si sono confrontate in Sardegna due linee: la nostra, del Psd’az, che ha sempre legato la questione fiscale con la sovranità e lo sviluppo ed ha quindi affermato che era impossibile affrontare seriamente il tema senza aver prima aperto un serio conflitto sulla sovranità (e quindi sull’indipendenza e il federalismo) con lo Stato. Dall’altra c’era la posizione del Pd e del Pdl, che con forti sfumature divergenti, ma con una struttura comune, inseriva la questione fiscale nei meandri delle pancie, sottopancie, mezzepancie e controfiletti del negoziato Stato-regioni; in una parola, inseriva il negoziato non in un ambito costituzionale di fondamento della sovranità (chi decide per chi e in base a che cosa?) ma in un ambito amministrativo, cioè di funzionamento dell’architettura dello Stato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. La crisi finanziaria e fiscale è questione di sovranità. Chi ha il riflesso condizionato negativo quando sente parlare di indipendenza, oggi ulula contro Tremonti come il cagnolino che prima ha scodinzolato e poi, ricevuto un calcio, guaisce.
Dobbiamo ragionare molto contro la pratica e l’etica del lamento. Sta diventando una palestra di deresponsabilizzazione. L’altro giorno, per ragioni di colleganza in disavventure sanitarie, ho parlato con Gesuino Muledda, il quale mi prendeva in giro dicendomi: “Tu parli di indipendenza e questi tuoi colleghi non fanno il minimo indispensabile per dotare la Sardegna di una seria politica della spesa. Abbassa l’asticella e occupati di quello che già si può fare”. Non aveva tutti i torti, ma io credo che non si possa cambiare la Sardegna senza cambiare la testa dei sardi e so che per cambiarla serve una convinzione che crei una nuova moralità, una nuova determinazione, una nuova solidarietà sociale. Questa novità, motrice di un rinnovamento pratico, ideologico, sociale e spirituale, è e non può non essere che lo Stato sardo inserito in una federazione di stati pattuita e costruita in modo equo.

8 Commenti

  • Franco Cappai

    Decidere e lavorare…….. anziché perdere tempo a chiacchierare.
    Penso proprio che molti miei corregionali ancora non abbiano capito che stiamo affondando piano piano, evidentemente l’acqua ancora non ha invaso la barca e nessuno ha i piedi bagnati….. però ci manca poco!
    Noi Sardi subiamo da sempre le decisioni che ci propinano da oltre mare, spesso riusciamo pure ad indignarci ma altrettanto spesso ci facciamo rullare tutto addosso come se fosse la cosa più normale di questo mondo.
    Tutte le forze politiche vorrebbero questo benedetto Partito dei Sardi, ma nessuno ha davvero il coraggio di privarsi dei privilegi (vedi i costi della politica regionale) che lo stato italiano ha finora erogato magnanimamente a una grande fetta di politicanti sardi per tenerli buoni, continuando così a incrementare l’impoverimento della nostra Sardegna.
    Spetta a noi decidere sul da farsi e per noi intendo la gente che lavora e suda quotidianamente , non solo convocando i tantissimi convegni che, si sono utili ma anche fini a se stessi, perché in fondo a tanto chiacchierare non si decide mai niente, è ora di muoverci prima che sia troppo tardi e prima che ci arrivi l’acqua ai piedi. Alla nostra società basata sull’assistenzialismo stanno venendo a mancare i fondi e se non ci rimbocchiamo le maniche credo che sarà dura per tutti anche per coloro che credono nello “status quo”.
    Se non si produce (PIL,in Sardegna è tra i più bassi d’Italia) , le risorse verranno a mancare e di conseguenza mancheranno anche tutte le erogazioni di assistenza alle quali siamo stati abituati e nelle quali ci siamo facilmente adagiati.
    I nostri nonni e i nostri padri hanno vissuto momenti anche peggiori di questi , ma dalla loro avevano una qualità che a tutti noi sta venendo a mancare, la forza di volontà e il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, lavorando anziché mendicando assistenzialismo.
    Proviamo a prendere esempio da loro, costruendo con il lavoro il nostro futuro, solo così il Partito dei Sardi potrà diventare una splendida realtà.
    Buon lavoro a tutti.
    Fortza Paris Franco Cappai Borore

  • A Pauleddu: cosa c’entra SB con il discorso scrupoloso sull’indipendentzia dell’Isola? ma come si può ridurre, declassare lo spirito, la visione dell’autodeterminazione della Sardegna pensando male di SB? Credi che con Bersani o D’Alema si vada davvero in direzione dello Stato Sardo? cosa c’entra la sinistra con il ragionamento dell’indipendentismo? quando mai, con i fatti la sinistra ti concederebbe l’autogoverno della “Nazione Sarda”? non vedi che dove passa Napolitano scatta il coro “Fratelli d’Italia” anche tra i neonati col biberon? quando mai la sinistra ha concesso autonomie dove ha messo mano al potere? l’indipendentismo vero non si misura col metro della partitocrazia ma con il livello dell’autodeterminazione culturale del Popolo. schematizzare destra e sinistra significa dividere e non motivare le coscienze individuali o collettive, quindi giocare allo sfascioindipendentista. non credo che se io mi dichiaro vicino culturalmente all’indipendentismo tu mi rifiuti per il sospetto che idealmente possa votare pidielle e Cappellacci; ed invece se votassi (mi taglierei le mani con la motosega) F. Palomba allora si che sarei bene accolto! sai che ti dico? siccome nel mio blog ho dato sempre tutto lo spazio desiderato al movimento indipendentista di Gavino Sale (vero leader nato, cresciuto e vissuto tra il Popolo), una sera in un comune della mia provincia, poichè fortemente invitato(anche perchè non nascondo il mio fascino per l’indipendentismo pacifista della Sardegna, ma io sono un sognatore), ho partecipato ad un dibattito preelettorale. All’ingresso in sala pensavo di aver sbagliato locale; vi era una larga partecipazione di simpatizzanti pidiellini e di Forza (fortza) Italia soprattutto. poi cosa ti combinano gli indipendentisti tanto per farti cascare le braccia al suolo? si fanno la guerra per un potere che neppure dispongono, e diventano due movimenti indipendentisti. ho sempre detto che in politica due più due spesso fa neppure uno e mezzo. Col rischio che spariscano entrambi.
    Mario Nanni

  • Come diceva Mao, Per Guidare un popolo la classe dirigente deve stare un passo avanti al popolo, ma solo un passo. Se stai due passi avanti non lo guidi. Se stai in mezzo al popolo, sei convinto di guidarlo ma non lo guidi lo stesso.

    La domanda sorge spontanea…

    Dove stà il PS dAZ e i sui dirigenti???

  • A proposito di maestri che hanno fatto la storia, vi consiglio di guardare stasera su Speciale Tg5, in seconda serata, “Marija Judina, la pianista che commosse Stalin”. Per grandi e piccini

  • Piano, piano ma ci stiamo sempre di più avvicinando alla definizione della “Sovranità/Indipendenza” La sovranità del popolo si esprime e si raffigura nelle forme dello Stato (sia italiano, sia nel futuro Sardo), della Regione, degli EE.LL con la acquisizione e la affermazione dei poteri dell’autogoverno. Un Popolo Sovrano ha bisogno di avere un sovrano. Nel sitema repubblicano il sovrano è il popolo, e in rappresentanza del popolo, le forme di partecipazione definite nei Partiti.
    Il Popolo Sardo ha bisogno di partiti sardi, partiti di Sardegna.
    Bisogna combattere perchè la politica in terra di Sardegna abbia cuore, testa e gambe in sardegna.La sardizzazione della politica è condizione per esercitare la sovranità/indipendenza. A questa linea debbono pervenire anche i partiti. Mi auguro con convinzione. Non è un problema di territorializzare i partiti italiani. E avere vasti orizzonti. L’Europa innanzi tutto, secondo le visioni di Lussu: Identità, uguaglianza, diritti, ecologia, azionismo, solidarietà, sardismo, socialismo. Su questi temi e valori si può aprire un confronto per avviare un proccesso politicoe programmatico sui valori, sugli orizzonti ideali. Non serve molto avere rapporti di basso profilo, di breve periodo o semplicemente fare cartelli elettorali. Non è questa la domanda di politica che viene dalla gente. Prima di tutto dalla gente sarda, poi dalla gente “sardista e di sinistra”. Servono strategie. Le tattiche, tutte le tattiche, fuori dalle visioni dalle strategie muoiono sul breve periodo. Sarebbe utile conoscere anche le tesi degli altri; anche dei sardisti-psd’az, quelli che dicono che la collocazione del psd’az deriva da un sano pragmatismo. Se per pragmatismo si intende la personale convenianza elettorale ” bonu prode li faghette”.
    Un programma di indipendenza deve sostanziarsi oggi di proposte, elaborazioni e pratica politica che dica che cosa si intende fare per il popolo sardo come governo indipendente. Chi predicava la libertà senza regole ha prodotto lo sfascio globale della economia e delle istituzioni finanziarie. Chi predicava la libertà di speculazione oggi presenta a tutti noi sardi il conto delle sue perdite e dello sfascio generalizzato. Nessuno sta pensando ai poveri sempre più poveri, ai pensionati, ai disoccupati alla nostra Regione sempre più debole.
    Senza orizzonti culturali vasti, senza una forte identità che abbia contenuti di valori, di cultura, di produzioni che ci definisca nel mondo attuale e che dicano dove vogliamo arrivare. La crisi, quella che il berlusconismo non vedeva, ha provocato e provocherà difficolta enormi alle famiglie, alle imprese e al sistema delle relazioni economiche. Caro on.le Maninchedda lei può: richieda una rimodulazione al rialzo dei vincoli del patto di stabilità; in questo modo si può accelerare maggiormente la spesa, in particolare la spendita delle risorse per le assistenze sociali, per la scuola e soprattutto per il lavoro. sarà un modo per sollevare dalle difficoltà le famiglie, le comunità e le imprese. Più spesa maggior benessere, meno sofferenza. Dare sostegno alle famiglie è la giusta politica. Assistere i poveri non è più solo atto di carità impossibile. E’ carità vissuta!
    Abbassare l’asticella?? Fare Sovranità. Si pùo! Al popolo sardo servono i poteri di autogoverno e le relative risorse. Su questi temi occorre mettere in campo energie e progetti sardisti-sovranisti. Chi non lo capisce, evidentemente, oltre che alle parole non pensa alla Indipendenza della Sardegna, pensa alla polemica di bassa macelleria. Deus l’atzudede!
    salude.

  • I limiti del sardismo risiedono nell’incapacità di alzare la testa oltre le splendide dune che racchiudono l’Isola e tutti noi. Che a volte sono dune anche culturali. Che serve parlare dentro il ns cortile isolano se non riusciamo ad avere voce dove la politica imprime i suoi effetti speciali anche in ambito istituzionale e costituzionale? Gli effetti che come sardi desideriamo anche per dare maggiori potestà legislative alla Sardegna? Ma vi pare accettabile che la ns Terra non abbia avuto neppure la capacità politica di farsi rappresentare nel consiglio dei ministri? Da qualche giorno ho voluto recare visita a questo blog e mi sento preso dallo scrupolo di coscienza di averlo trascurato nelle passate settimane ove noi “pensatori liberi”(ed a gratis, speso invisi anche dagli “amici”) abbiamo scatenato la bagarre nei nostri blog, nei blog degli amici “continentali”, come Paolo Guzzanti, il vc direttore de Il Giornale Nicola Porro, a Tocqueville, ma soprattutto nella rubrica dei sani di mente HPK de Il Foglio, con Giulianone Ferrara che diventava megafono di tanta determinata ostilità sull’attacco alla Libia, anche a Radio Londra Rai. Si era trattata di un’ostilità vera, corale, culturale, politica, umana etc etc contro la decisione sciagurata di Napolitano-Obama-Sarkozy più Hillary Clinton di spingere in guerra (dio mio che cazzata!)contro la Libia anche il nostro Paese, e il ns, in quel momento, stralunato premier. La guerra più stupida di tutte le guerre! Peraltro con la Libia avevamo soltanto da farci perdonare le miserevoli nefandezze italiane del passato contro quel Popolo inerme. Perchè lo scrupolo? Per non avervi sensibilizzati e fare battaglia comune al fine di spingere il “Governatore”(virgolette per il governatore che non esiste in norma, non per discredito a Cappellacci) della Regione Sarda a negare l’uso delle basi militari a scopi bellici di aggressione contro un popolo amico, come quello libico. Ho scritto anche al pres. Cappellacci tramite il suo portavoce Alex Serra di ribellarsi e di dichiarare la ns Isola non belligerante, non disposta a concedere le proprie basi militari, ma soprattutto per far svegliare dal torpore il ns capo del governo dell’errore clamoroso di partecipare alla scellerataggine della guerra. Hanno protestato i leghisti ed anche il presidente della Lombardia Formigoni. Dalla Sardegna neppure uno starnuto; da manca come da destra, salvo qualche sparata indipendentista ma di poca consistenza. L’amico Ugo Cappellacci forse si è spaventato più delle mie sollecitazione che non del voltafaccia italiano contro la Libia. Mi direte; ma tanto le basi le avrebbe concesse il governo. Vi rispondo che se non riusciamo ad osare nei momenti difficili, nei momenti che si misurano le capacità dei leader o che veri leader lo diventano, che si misurano i gambali dei governanti dell’Isola, mi domando quand’è che si devono mostrare gli attributi. Intanto, in barba a tutte le analisi nessuno ha centrato quella giusta sullo schiaffo elettorale al pdl-Lega, di cui ho parlato abbondantemente nel mio blog e ne Il Foglio; l’inaccettabile attacco alla Libia che ha fatto imbestialire il popolo liberale del centrodestra e la base leghista. Oggi SB l’ha ammesso; io non volevo, ma sono stato spinto da Napolitano…”Il Psd’Az ha perso un’occasione per mostrare la sua ferve autonomista “spinta”, per far sentire la voce pacifista dell’intera Sardegna e comunicare a testa alta, su questioni serie, al di fuori delle proprie dune.
    mario nanni

  • Paolo, da dove dovrebbe venir fuori “una convinzione che crei una nuova moralità? Intendi dire che occorrono uomini di buona volontà che abbiamo a cuore il bene comune e partano dalla realtà in cui vivono per iniziare a cambiarla? Mancano uomini ” veri” , “maestri”‘ quelli che nei due secoli precedenti hanno costruito scuole, università, ospedali e imprese senza l’aiuto dello stato, ma della gente comune. Esiste ancora gente così? Certo che esiste, anche tu ne fai parte. La cosa più difficile è coinvolgere le persone in quello che tu dici e spesso ci si sente soli. Non è necessario abbassare l’asticella: è già sufficientemente bassa. A ciascuno il suo!

  • Se devo essere sincero comunque non ho capito che cosa impedisca il parlare di spesa a condizioni correnti e contemporaneamente di indipendentismo. Mi auguro che Muledda non abbia ancora quella visione arcaica di un indipendentismo utopico il quale (a quanto pare ormai solo in Sardegna) parrebbe un qualcosa che dovrebbe muoversi distintamente dalla comune amministrazione. Possibile che da queste parti non si capisca che serve un indipendentismo riformista di governo? Forse in Scozia o in Catalogna per parlare di spesa non si deve parlare di indipendentismo e viceversa? E’ questo limite culturale per anni ad aver spinto il vecchio sardismo solo nella comune amministrazione e – da un’altra parte – l’idea indipendentista ai margini della vita politica. Se l’asticella non la si tiene alta Paolo, proprio come dici, allora si rischia proprio di replicare gli errori del centralismo, inserendo la questione fiscale nei meandri e nelle sottopancie del negoziato Stato-Regioni. A Bolzano, pur con tutti i loro limiti, questa asticella non si sono mai sognati di abbassarla (per quanto retorica possa essere).

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