Sovranità energetica: politica e energia. Villacidro non aspetta il Galsi e stocca gas

2 luglio 2012 19:133 commentiViews: 16

sl0970La vicenda di Ottana sta aprendo gli occhi a molti e ho anche l’impressione che attraverso questa vicenda si sta forse trovando la strada per ragionare per  un sistema energetico più equo in Sardegna, sin da ora, cioè nel pieno di un’idea della crescita (tutta concepita secondo i principi dello sviluppismo che tutto consuma) che non condividiamo ma da cui dobbiamo uscire gradualmente. Da quel che filtra sugli incontri tra Regione, Terna e Ministero (l’ultimo, oggi), sembra di potersi dire che finalmente la Sardegna sta mettendo in campo qualcosa di sensato e non sta solo seguendo banali pratiche di indennizzo pubblico da parte delle grandi imprese produttrici. Staremo a vedere. Intanto continuiamo a capire le gerarchie del mercato.
Terna fa politica, su questo non c’è dubbio. L’idea, ingenua, di alcuni, secondo la quale Terna, quale azienda di Stato, si muoverebbe solo ‘tecnicamente’ come un regolatore asettico, è da abbandonare. Terna è un player che partecipa a strategie politiche e di egemonia delle imprese del settore dell’energia. Ricordo alcuni fatti rilevanti: nel 2007 Prodi e Bersani stabiliscono l’intesa per l’elettrodotto tra il Montenegro e l’Italia. Nel 2009 l’intesa viene perfezionata dai ministri Romani e Scajola; Monti dichiara oggi che l’intesa energetica col Montenegro è strategica. Terna e altre imprese italiane (A2A) entrano nel consorzio per realizzare l’elettrodotto e altre infrastrutture; diverse risorse italiane transitano nella banca del fratello dell’ex premier del Montenegro. Terna sta in queste grandi partite internazionali insieme a grandi aziende nazionali produttrici di energia, come A2A, le quali, in Italia, dovrebbero essere per Terna non più partner ma player da lei asetticamente regolati. Che le cose non stiano così, e che cioè Terna sia implicata in strategie non statale ma d’impresa, lo dimostra, per esempio, l’interrogazione dell’on. Zamparutti sulla realizzazione di una stazione elettrica nel comune di Polla, in provincia di Salerno. Leggetela. Se ne possono dedurre alcune cose: 1) la Regione Campania sta usando, o potrebbe usare, la Vas annuale per le attività di Terna, in modo più incisivo di quanto non abbiamo fatto noi sardi fino ad oggi. In buona sostanza, la Regione Campania si sta già muovendo come la Sardegna ha deciso di muoversi con l’ultima mozione su E.On; 2) è fin troppo evidente che la scelta di Terna sulla stazione di Polla è funzionale alle strategie di alcuni gruppi, prima che, o piuttosto che, agli interessi generali campani. Non si può non pensare, parallelamente, al soccorso offerto da Terna a E.On sulla vicenda del Quinto Gruppo di Porto Torres.
Tutto questo dimostra che non è assolutamente vero che sul mercato vale solo il costo, il prezzo, l’efficienza, la qualità ecc; conta moltissimo il potere e la legittimazione di chi lo esercita. Dobbiamo saperlo. In questo quadro, l’idea di Villacidro di stoccare il gas necessario alle reti urbane e alle fabbriche, in attesa della costruzione del Galsi (su cui altri poteri stanni giocando una grande partita internazionale), è una scelta su cui bisogna ragionare, perché, per esempio, a Macomer il distretto della calza è entrato in crisi proprio per la bolletta energetica e oggi l’eccessivo costo dell’energia sta mettendo in difficoltà anche caseifici, magazzini, imprese meccaniche, e in generale tutto il manifatturiero. Il mondo si cambia a piccoli passi; se non facciamo nulla in attesa del mondo perfetto, rischiamo di preparare un deserto per il futuro.

3 Commenti

  • Concordo in pieno su quanto dice Paolo su Terna .La battaglia su Ottana ha dimostrato che quando si è determinati e preparati si possono ottenere buoni risultati.
    E’ chiaro comunque che il problema non è stato risolto .Terna ,a seguito di pressioni ,probabilmente acquisterà energia dalla centrale di Ottana togliendo piccole quote alle altre.
    Capiamo tutti che in questo momento salvare i posti di lavoro a Ottana è assolutamente prioritario.
    I calzifici ,caseifici e altre attività continueranno comunque ad avere problemi e dovranno pagare l’energia a prezzi altissimi.
    L’alternativa è permettere a queste realtà produttive di rendersi man mano autonomi realizzando impianti di energia alternativa.
    Ormai non è più una questione di costi perché fra non molto si può rinunciare anche agli incentivi.
    Questa è la vera paura dei padroni delle centrali,Enel ,Eon e chiaramente anche Ottana.
    La regione ,se vuole ,può fare tanto.
    Basta ,per la parte che gli spetta ,semplificare tutta la procedura di autorizzazione,a costo zero per la regione ma con grandi vantaggi per gli operatori.

  • Si Mariolino, capisco. La conditio però è: si navis ex Asia venerit. Ed al momento è incertus an e quando.Pertanto il problema è: e nel frattempo? Nel frattempo urge mettere in campo ogni armamentario per liberare quanti più cittadini possibile dalla prigionia del bisogno, creare una forte coscienza popolare e porre il problema politico, non più incertus an e quando, della sovranità. Però a leggere la relazione della Corte dei Conti sul bilancio della Regione c’è da mordersi i coglioni. E ripropongo la domanda: è giusto, ma direi anche è legittimo, mungere 1.550.000 sardi per mantenere 40.000 “panciapine”, come suole dire Maninchedda, cioè a dire 25.000 sanitari + 15.000 regionali? E se è vero come è vero che l’intero bilancio regionale è a loro destinato, non è questo un nodo fondamentale da scardinare ( e via via gli altri) per avviare nel modo giusto e credibile il progetto sovranista?

  • Si risolvera’ ben poco con lo staccaggio del gas o con il Galsi, dato che molte aziende situate nelle penisola italiana, dove hanno già il metano, stanno delocalizzando le loro fabbrica nei paesi del l’est.
    Non solo per un risparmio di bolletta, ma anche per “sfruttare” meglio la manodopera.
    Pertanto, fino a quando rimaniamo attaccati all’Italia con il cordone ombelicale, non riusciremo mai ad avere la nostra sovranità energetica, così da poterla gestire nel migliore dei modi, nell’interesse della Sardegna e dei sardi.

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