Soru e la vecchia piccola borghesia

29 agosto 2010 09:5718 commentiViews: 9

122Leggo che Soru si autosospenderebbe dalla leadership di una parte del centrosinistra, fino all’esito del processo Saatchi. Ognuno ha le sue motivazioni e soprattutto quando sono molto personali, non possono essere discusse. Ma a me interessa il dato generale e cioè che in quest’Italia qualunquista chiunque abbia a che fare con la giustizia, a prescindere dal merito delle cose, debba abbandonare il proscenio della politica. In realtà, in questa Italia dai forti connotati culturalmente neofascisti (crisi delle centrali educative, lotta politica giocata tutta sul dileggio, grave situazione economica, oligarchie sempre più forti, burocrazia inefficiente e impunita, indignazione diffusa e indiscriminata, assenza del senso del dovere, ignoranza e intolleranza, assistenzialismo indiscriminato, arretratezza culturale delle élites, sindacalismo conservatore ecc.), è sempre più importante saper distinguere. Io sono sicuro dell’onestà personale di Soru, nel senso che penso che non abbia mai fatto nulla per denaro. Sono altrettanto certo che le procedure amministrative poste a garanzia della libertà di impresa e della libertà del cittadino non sono certo il suo forte e che dunque in questo campo abbia commesso errori. Ma c’è una differenza sostanziale tra chi commette un abuso di ufficio perché ha un disegno politico e lo gestisce con la scure anziché con la penna e chi lo commette per fare soldi. Il secondo merita una censura severa, l’espulsione, il primo no, il primo merita un richiamo, una multa. Invece, soprattutto nel Pd, ha ripreso piede una corrente giustizialista molto ipocrita, che io ho conosciuto ai tempi del liceo e dell’università, perbenista e feroce, animata da tutta l’invidia, l’insoddisfazione, il razzismo della piccola borghesia italiana, la quale esige che il capo sia perfetto e immune da errori perché possa interpretare il ruolo del giustiziere socio-politico in cui lei vuole identificarsi e attraverso il quale dare un senso alla propria grigia esistenza, animata dal rancore di chi non è mai riuscito a fare  qualcosa di sensato. Questi lupi famelici e acquattati, ovviamente, dinanzi a un Soru condannato direbbero: “Fatti da parte”, e qualcuno si toglierebbe anche la soddisfazione di fargli la predica. Io, dinanzi a un Soru condannato, direi: “Ok, hai commesso un errore, ma sei sempre un interlocutore interessante. Sei un capo, fai il capo”, e me ne fotterei altamente dei lupi acquattati, anzi li aspetterei in qualche passo montano per combatterli. Per me che voglio costruire uno stato sardo, Soru è una risorsa, perché anche nella sua visione epico-solitar-autoritaria dell’impegno politico per la Sardegna, la Sardegna c’è autenticamente e a me basta; viceversa la vecchia piccola borghesia è il problema (è la vecchia piccola borghesia che vince a Sassari e a Nuoro, che vive bene senza produrre nulla, che è sempre pronta a innalzare forche, a mistificare la realtà, a odiare i ricchi perché sono ricchi, a invidiare gli uomini spiritualmente liberi, a rimanere ignorante e a cercare incarichi e pensioni e a sbancare le Asl). Per me i cattolici democratici del Pd che oggi ragionano sul futuro e cominciano a parlare della Sardegna in termini avanzati, sono una grandissima risorsa, se avranno coraggio: con loro io voglio parlare ufficialmente per sapere dove hanno messo la loro tradizione culturale migliore. Per me Antonello Cabras che vuole uno statuto ai limiti dell’indipendenza è molto interessante; per me la freddezza con cui l’Udc sardo sta guardando alla svolta nazionalista-italiana di Casini, è un dato interessante; per me l’interesse dei Riformatori per il Partito dei sardi è interessante; per me l’imminente rottura del Pdl è una bellissima realtà. C’è nell’aria la possibilità di una svolta storica. Dinanzi a questo scenario, la vecchia piccola borghesia vorrebbe dire a Soru, eventualmente condannato, di farsi da parte e nel frattempo, lo inibisce. In questo modo lo scontro rimarrebbe (e sta rimanendo) tra Vendola e Bersani (Veltroni ha visto troppi film e confonde la realtà con la fantasia) e non ci sarebbe un terzo incomodo che magari potrebbe dire: “Badate, io sono sardo è so cosa sono le nazioni senza stato. Cambiamo il partito: facciamo nascere il partito federalista italiano, fatto di partiti con i piedi per terra, legati ai territori di origine, privo di oligarchie romane e di giovani deputati concepiti in provetta nei salotti capitolini o di professori soloni sacerdoti dell’ovvietà. Facciamo un partito legato alla gente, liberale, democratico, solidarista e sussidiarista”. Eh no, questo romperebbe troppo le uova della piccola borghesia famelico-dormiente, la costringerebbe a lavorare, cosa eretica e provocatoria. E allora, via, una bella indignazione di piazza per un miserabile abuso di ufficio e risolto il problema. E se anche Soru venisse assolto ci sono comunque le condanne dei membri della Commissione di appalto, e quindi politicamente, in logica tutta linciaggesca, Soru sarebbe comunque colpevole. Io che sono sardista e che dunque metto il naso in cose che non mi dovrebbero riguardare, ma che, siccome ho perso molte volte nella mia vita, odio la società giustizialista dai denti aguzzi e dalla pancia sempre piena a sbaffo,  dico a Soru: “Alza la testa e continua a camminare”. Chi vive, decide e combatte, inevitabilmente può sbagliare. Ma solo il razionalismo perbenista, che sta alla ragione come la polmonite ai polmoni, può rendere un uomo definitivamente prigoniero di un eventuale errore. Tanto più che il Pd degli eternamente indignati è di un doppiopesismo impressionante: ha dimenticato per esempio la vicenda che vide coinvolto Prodi nell’inchiesta della dott.ssa Geremia e la rapida modifica dell’articolo del Codice Penale sull’abuso di Ufficio, realizzata dal Parlamento proprio in modo da salvare la più alta carica del governo; come pure il Pd ha dimenticato ciò che scoprì con Why not il dott. De Magistris; come pure fa finta di non vedere il trasversalismo che si intravede dietro l’affaire P3 Balducci & C. Quindi, la Sardegna è migliore dell’Italia; i sardi che hanno qualcosa da dire non vanno cannibalizzati. Lo ripeto: solo i ciechi non vedono la grande occasione riformista che la crisi dell’Italia e dei partiti sta offrendo ai sardi: cogliamola e non perdiamoci in una inutile, feroce e inconcludente guerra in-civile.

18 Commenti

  • Luigi Pilloni

    Caro Paolo, condivido gran parte delle tue valutazioni: Renato, se vuole, può e deve combattere per un nuovo progetto politico che porti la Sardegna e i Sardi a “esistere nel mondo”… ho la netta impressione (come scrive sopra Franziscu) che questa nostra Terra, in questi anni, abbia formato “cittadini, operai, impiegati, pensionati, imprenditori, pastori, pescatori, muratori, medici e anche, perchè no, sindacalisti, in una sola parola elettori” capaci di lottare per un nuovo mondo possibile… ritengo che noi padri, spesso addolorati per gli effetti che questa società produce, abbiamo il dovere di attivarci con tutte le nostre forze affinchè il futuro possa riservare alle nuove generazioni una prospettiva di vita migliore: io sono pronto…

  • Monaco Vincenzo Carlo

    Soru e Cappellacci sono due ottimi Presidenti all’Italiana, con spirito più o meno sardo e sardista, come lo sono stati alcuni ex presidenti che li hanno preceduti, ma purtroppo non sono adatti a gestire da Governatori i futuri e possibili destini di una Sardegna veramente protagonista nel Mediterraneo, in Europa e nel Mondo. Siamo alla ricerca delle persone più adatte per il prossimo futuro.

  • Monaco Vincenzo Carlo

    Siamo noi che dobbiamo costruire il progetto per la Sardegna.
    La Conferenza Regionale dei capigruppo ha fissato la data del 7 settembre per discutere la mozione sull’indipendenza e avviare la settimana delle riforme istituzionali in Consiglio Regionale.
    A noi la responsabilità di discutere le prospettive politiche del Partito Sardo nel contesto di una possibilità di Indipendenza della Sardegna nel contesto della crisi generale dell’economia mondiale (capitalista e neo-liberista) e della politica europea e mondiale ( degli Stati nazionali sovrani in Europa e nel Mondo). Questi argomenti ci portano alla necessità di impostare una discussione in modo tale che i problemi dell’Europa e del Mondo emergano non solo nella prospettiva della Federazione Europea e Mondiale (Unire l’Europa per unire il Mondo), vero obbiettivo richiamato dallo statuto del partito, ma anche per quanto riguarda la convinzione di un prossimo Stato Sardo inserito nello stato di salute dell’economia Capitalista e del Pensiero Unico neo-liberista secondo il quale non ci sarebbe nessuna alternativa possibile all’attuale modello di sviluppo fondato sul turbo-profitto, sull’imperialismo,sul sottosviluppo di vaste aree del Mondo, sullo sfruttamento di tutte le risorse del Pianeta (il 20% dell’umanità alla cui percentuale noi apparteniamo consuma l’80% di tutte le risorse del Pianeta)sull’ineguale distribuzione della ricchezza nel mondo e sulla distruzione dell’ambiente naturale e di tutte le specie viventi.
    Ed è proprio di un modello alternativo di economia, società e convivenza che dobbiamo individuare per sostenere con una motivazione forte, la discussione, la analisi e la convinzione politica che sta alla base della mozione sulla indipendenza presentata dal Partito sardo d’Azione.
    E quale migliore ispirazione possiamo trarre dalla azione politica di Antoni Simon Mossa, e dalla sua impostazione di un progetto per l’indipendenza.
    Agli studiosi, agli esperti ed ai responsabili del Partito, il compito di rianalizzare e rivalutare il fondamentale contributo di idee e strategie lasciate in eredità al popolo sardo da Simon Mossa sino al 1971, ma anche la responsabilità di predisporre ed elaborare il progetto attuativo del nuovo Stato Sardo, ulteriore Stato Europeo in un allargamento interno dei membri comunitari in una prospettiva federalista tra gli Stati Uniti d’Europa e non in una confederazione improbabile e di limitata prospettiva di vera indipendenza ed autodeterminazione della Sardegna e del suo Popolo.
    In un periodo non superiore ai tre anni, questo progetto deve trovare la sua conclusione, rispondendo a tutte le esigenze pratiche, legislative, istituzionali, socio economiche e politiche che derivano dalla nascita di un nuovo stato nell’Europa del 3° millennio e nel mondo globalizzato. Le soluzioni che verranno ipotizzate, dovranno prevedere necessariamente diverse alternative, considerate le aleatorie concretezze di qualunque previsione ipotizzabili in tempi come quelli che viviamo.

    L’invito da un impegno storico, straordinario ma fondamentale per la nostra vita oggi e soprattutto domani su questa isola del Mediterraneo, è un obbligo di responsabilità, di convinzione piena dell’ideale sardista e del compito di liberazione nazionale del popolo sardo e di tutti i popoli minoritari nel mondo, che hanno le caratteristiche di Nazione, Popolo e di possibile Stato.

    La proposta di un seminario intitolato in questo modo : Antoni Simon Mossa- Predisporre il progetto di Indipendenza della Sardegna risponde al volontà di rispetto di questo impegno.

    Il dominio dell’uomo sull’uomo non dipende soltanto dalle strutture dello Stato , come si sono venute modellando sotto la pressione delle esigenze dell’ordine pubblico all’interno e della difesa nei confronti degli Stati europei e mondiali dal dopoguerra ad oggi , ma , come è stato messo in luce da Marx e dal materialismo storico, anche dalle strutture della produzione, le quali determinano in ultima istanza , le strutture politiche , anche se queste ultime possiedono una relativa autonomia.
    Lo stato , le sue dimensioni e la sua forma non sono soltanto il prodotto dei rapporti mondiali di potenza, ma anche del modo di produzione e l’esistenza dello stato non può essere spiegata solo in funzione della presenza di altri stati nel mondo e dei conflitti di potenza che ne derivano, ma anche della divisione sociale del lavoro e delle disuguaglianze e dei conflitti che essa comporta.

    In un certo senso, quello che fa la Cina sembra la creazione di un autentico “mondo keynesiano”: più impresa privata e concorrenza più libera sui prezzi al livello microeconomico e politiche anticicliche attive al livello macroeconomico. Possono esserci altri fattori che rallenteranno o interromperanno la crescita cinese. Ma la mia speranza è semplicemente che la vigilanza delle autorità prevalga (e migliori), consentendo alla Cina di proseguire in questa storia di crescita sostenuta per altri dieci, venti o trent’anni.
    La Snazione incompiuta
    Nonostante tutto, ad oggi il processo di snazionalizzazione del popolo sardo non si è compiuto.”In realtà, dopo quasi 250 anni di dominio italo – piemontese “ diceva Antoni Simon Mossa nel 1969 “ l’integrazione non è avvenuta, nonostante la costante opera di spersonalizzazione e snazionalizzazione compiuta dai piemontesi prima e dagli italiani in seguito”.
    “Storicamente siamo una Comunità Etnica distinta e omogenea, e in nome di questa realtà, reclamiamo i nostri diritti non solo di fronte all’Italia ma a tutto il mondo civile”. Simon Mossa.
    Reclamati inutilmente i diritti e rimasti Nazione e Popolo Sardo, proviamo oggi a considerare i nostri doveri di fronte al mondo civile ed all’Italia.

    Verso l’Italia:
    è nostro dovere, avendo governato costantemente nell’epoca repubblicana e democratica, ai vertici delle istituzioni italiane e dei partiti, ripeto è nostro dovere dare una mano all’Italia nell’uscire dall’imbuto in cui si è cacciata per responsabilità di stato e di stati e per eccesso di capitalismo selvaggio globale.
    Aiutiamo l’Italia a riformarsi per recuperare democrazia e giustizia.
    Creiamo un nuovo modello basato sui valori del popolo che noi sardi siamo e sperimentiamolo nella nostra nazione ed assurgiamo a Stato Indipendente.

    Verso l’Europa:
    contribuiamo a completare il processo di democrazia interna dell’unione europea allargando al proprio interno istituzionale la realtà delle Comunità Etniche, mature per diventare Stati e definendo il progetto di Federalismo dei Popoli Europei con una riforma istituzionale di vera libertà democratica.
    Federalismo delle Comunità ed apertura costante ai nuovi Stati in formazione all’interno dell’UE.
    Regole di vera democrazia e non di esclusiva coesione finalizzata alla integrazione burocratica, economica e finanziaria. E’ giunto il momento storico per un Modello Federale Europeo.

    Verso il mondo civile:
    il modello indipendente del Popolo Sardo e del neo Stato è funzionale e finalizzato ad individuare percorsi virtuosi di recupero di valori identitari, sociali e solidali concreti, radicati nel vivo della cultura sarda e del suo popolo per superare le speculazioni globali e regionali del mondo, facendo leva sui patrimoni umani intrinseci e radicati nel com’unitarismo solidale diffuso del popolo dell’interno sardo, evoluto modernamente lungo le coste e le città. Non vi è contrasto tra i patrimoni popolari ma sintesi e integrazione sempre adeguati ai tempi che cambiano, ma capaci di tenere sempre vivace il ceppo comunitario sardo.
    La Globalizzazione speculativa non sopprime le identità del globo ma le stressa senza razionalità equa e nell’interesse di una dominazione al di sopra degli Stati e delle Nazioni.
    E nel popolo Sardo è presente l’identità che limita la corsa al “genocidio” dei popoli ed in particolare di quello esistente in Sardegna.
    Il genocidio morale e sociale, perpetrato anche nella contemporaneità non ha ucciso il popolo e la sua comunità sarda.
    Il modello alternativo o limitativo che il popolo può creare per frenare la deriva consumistica e speculativa, è suggerito e proviene dal ceppo originario vitale del modello comunitario.
    Non isolamento ma modello interno di possibile integrazione, dimostrato dalla elevata capacità di accoglienza del popolo verso altri popoli e di inserimento positivo del popolo sardo tra gli altri popoli accoglienti.
    Modello interno ed esterno di capacità di convivenza e di interscambio sia culturale che produttivo e soprattutto di ricerca innovativa e conservativa delle positività vitali.
    Un popolo con capacità di contribuire alla soluzione dei propri problemi strategici e di quelli degli appartenenti ad altri popoli similari e non.

    Un popolo capace di affrontare il problema globale di tutti i popoli soprattutto di quelli oppressi subdolamente o con violenza. Il popolo che ha vissuto e vive un colonialismo millenario e che oggi subisce perché escluso istituzionalmente ed impossibilitato economicamente dal globalismo speculativo e dall’imperialismo militare e finanziario. L a consapevolezza piena di questa oppressione “falsamente democratica” fa del popolo Sardo il più adatto per la necessaria “evoluzione popolare” di cui il mondo ha bisogno per fermare ed invertire la deriva verso l’auto dissoluzione delle civiltà dei popoli del mondo.

    Esigenza necessaria per contribuire alla evoluzione ed alla Indipendenza istituzionale che permette di esercitare l’autogoverno e l’autodeterminazione a favore di se stessi e degli altri popoli, requisiti necessari ed indispensabili per diventare POPOLO PROTAGONISTA della più importanti e vitale storia necessaria per il mondo.

    Riuscirà il popolo sardo ad impadronirsi di questo ruolo?

    Essendo l’unico con tutti i requisiti di popolo diverso ma simile in Europa e nel mondo, si ritiene possa essere il più adatto nel quadro mondiale dei popoli e nelle posizioni istituzionali favorevoli.

    E’ questo il PROGETTO che Antoni Simon Mossa avrebbe realizzato oggi per la Indipendenza della Sardegna se ne avesse avuto la possibilità.

    Oggi una nuova dirigenza di sardisti potrà guidare il popolo sardo e l’intera dirigenza politica della Sardegna verso la conquista del più esilarante ruolo di un popolo nel mondo, in onore di Antoni Simon Mossa.
    CAMMINIAMO SPEDITI verso questo impegno con la storia, fratelli di Sardegna, nell’interesse dei nostri fratelli d’Italia, d’Europa e del mondo, gridando come sappiamo fare noi “ FORTZA PARIS “.

    E l’Europa come la prenderà?
    L’allargamento interno nell’Unione Europea è la nuova frontiera delle Democrazie e della Libertà in Europa.
    Con l’approvazione referendaria interna a maggioranza del 50% più uno dei votanti di ciascuna Nazione non riconosciuta e che vuole diventare Stato, l’UE riconoscerà automaticamente come MEMBRO COMUNITARIO ogni nuovo Stato costituito e ne dovrà prevedere il ruolo numerico e politico nell’ambito del Parlamento Europeo ed in ogni Istituzione Comunitaria.
    Il passaggio da Regione o sub Regione a Stato, sposterà all’insù il riconoscimento NUT degli organismi territoriali. L’allargamento interno, non essendo specificamente riconosciuto nella carta fondamentale Comunitaria, sarà istituita dal Parlamento Europeo come principio e come norma attuativa entro sei mesi dal risultato referendario.

    Chi si opporrà al processo?
    I poteri affermati non accetteranno il processo politico, ma la società civile e la politica della vera democrazia saprà difendere e confermare questo processo di evoluzione democratica necessario ed utile a tutto il Popolo Europeo.
    Fatto questo si dovrà prontamente pensare al mondo e dalla culla della civiltà nascerà il nuovo impulso alla libertà più ampia del genere umano

    Vincenzo Carlo Monaco

  • se si guarda alla sostanza, bisogna avere il coraggio dire le cose che Lei dice: chi ha un progetto utile ed è risoluto a realizzarlo è un compagno di viaggio. Quando si parla di renato soru si scatenano gli animi come se fossimo ultras allo stadio. il sig. tiberio me ne esce con un discorso di quando non avevano inventato l’acciaio e pensavano al Diritto, e marcello con orgoglio barbaricino (che forse lo rende miope) non si accorge delle differenze autonomistiche tra soru e capellacci (impresentabile è chi telefona a carboni per vendere la sardegna, non chi spera e lo dice, che vinca una ditta piuttosto che un’altra solo perchè è la migliore). Possibile che non si possa vedere (non dico guardare), vedere le cose con freddezza. Potrebbe qualcuno dirmi quale progetto è in corso per affrontare i problemi della sardegna? se ogni tanto qualche idea arriva dagli esponenti della maggioranza ( penso a Lei on. Maninchedda, ma anche altri ce ne sono) perchè dobbiamo aspettare l’ok più o meno velato di quella greffa di interessi che secretano le delibere di giunta. non lo sanno che Brunetta ha fatto il d.lgs per rendere la pa trasparente? immagino sia difficile dialogare con chi pensa di essere talmente nel giusto, da non sentire gli altri, ma, alla fine adesso quello che serve è un progetto serio pensato a lungo termine, perchè se pensiamo solo a strappare le erbacce senza passare l’aratro il campo non darà buoni frutti. Il partito delle regioni mi pare un ottimo punto di partenza (una mezza genialata), un aratro politico.

  • Sembra qualcosa si muova, ma da questa distanza la percezione è molto limitata e offuscata. Si continuerà a perdere tempo o la Sardegna a finalmente trovato nei suoi uomini rappresentativi la libertà per l’auspicato cambiamento. Il fallimento della Sardegna è il fallimento di ogni sardo, a pancia piena o vuota che sia.

  • Ma quale vecchia borghesia! Parassiti. Alla ricerca di incarichi senza nessuna competenza professionale specifica. Se la competenza c’è sa distinguere benissimo tra interesse pubblico e quello privato/personale…
    Probabilmente sto dicendo cose banalissime…

  • Con tutto il rispetto possibile, carissimo Paolo, mi pare di scorgere tra le righe una certa voglia, o forse necessità, di tendere una mano al Renatone “natzionale”, o sbaglio? Politicamente direi che è un’ottima strategia vista l’imminente fine del Pdl e la conclamata morte cerebrale del Pd. Umanamente direi che la cosa è ancora meglio della prima, tanto più se non si nutrono dubbi sull’onestà intellettuale del nostro “gatto” Soriano. Ma noi cittadini, operai, impiegati, pensionati, imprenditori, pastori, pescatori, muratori, medici e anche, perchè no, sindacalisti, in una sola parola elettori, qualche dubbio lo nutriamo eccome. Dopotutto, caro Paolo, tu sei uno di quelli che per primo ci ha messo in guardia giusto qualche mese fa… Comunque, a prescindere da tutto ciò, siccome credo di far parte di una schiera di sardi, e sono tanti, che non vive di invidia, ambizione sfrenata, giustizialismo, egoismo e altri subdoli difetti che attanagliano la nostra società civile, diciamo che potremo anche rivalutare alcune nostre posizioni sul personaggio a patto che il suo approccio stavolta sia diverso dalla prima, traumatica, volta. Per caso, il nostro soggetto, è disposto a riconoscere gli errori suoi, e solo suoi, e fare un mea culpa rivedendo scelte e posizioni totalitarie del passato condividendole, stavolta, con chi detiene la conoscenza dei fatti e delle cose esatte, in modo da far uscire la nostra terra dalle catene dell’ignoranza, dell’invidia, del rancore, del guadagno facile senza fatica (lavoro) alle spalle degli altri etc? In poche parole, la batosta subita lo ha fatto un uomo migliore e più ben disposto ad ascoltare il prossimo, e che sia quello giusto? Non peraltro sai, caro Paolo, qui ci stiamo ancora leccando le ferite, e se con Ugo la musica non è cambiata quanto a risultati (non parlo di metodo), non vorremmo ripetere una mossa rivelatasi sbagliata solo pochi anni fa. Soru, ma non solo Soru, dovrebbero e potrebbero riconquistare la fiducia dei sardi partendo dall’abc delle cose oggi più sentite da noi sardi. Una su tutte: creare lavoro. Da dove? Dal turismo, dal rilancio delle attività primarie e tradizionali come l’artigianato, l’agricoltura e l’allevamento, dal vero rilancio dell’archeologia anche ai fini turistici, intervenire sulle infrastrutture (le nostre strade fanno schifo: rotte, sporche, mal segnalate etc), assumere operai e guardie forestali per vigilare, ripulire e rimboschire le nostre foreste anzichè regalare tutto quel denaro ai signori che detengono il businness dell’anticendio, oppure ancora per far vigilare i nostri tesori naturalistici come le spiagge etc. Avere poi il coraggio di dichiarare morta l’industria di un certo tipo e trovare il metodo per riconvertirla verso produzioni più opportune e magari al passo dei tempi attuali (eolico, solare, informatico etc) e, ultimo ma non ultimo, correggere alla Niki Vendola la madre di tutti gli orrori nati in pieno dominio Soriano (anche se di soriano c’è solo il metodo adottato): Abbanoa. L’acqua sarda è e deve restare pubblica ma va tolta dalle mani di coloro i quali l’hanno ridotta in questo meschino stato. Un milione di Euro di debiti in cinque anni. Sembra il titolo di un film di Mel Brooks. A proposito, qualcuno l’ha già detto. Ma chi paga? Forse pretendo troppo. Forse sogno un pò troppo (ad occhi aperti) ma di sicuro non vado al cinema con Veltroni. Di film drammatico mi basta quello che “giro” ogni giorno…

  • Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
    non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

    Sei contenta se un ladro muore se si arresta una puttana
    se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana.
    Sei soddisfatta dei danni altrui tieni stretti i denari tuoi
    assillata dal gran tormento che un giorno se li riprenda il vento.
    E la domenica vestita a festa con i capi famiglia in testa
    ti raduni nelle tue Chiese in ogni città, in ogni paese.
    Presti ascolto all’omelia rinunciando all’osteria
    cosi grigia così per bene, ti porti a spasso le tue catene.

    Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
    non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

    Godi quando gli anormali son trattati da criminali
    chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e intellettuali.
    Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia
    tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare.
    Sai rubare con discrezione meschinità e moderazione
    alterando bilanci e conti fatture e bolle di commissione.
    Sai mentire con cortesia con cinismo e vigliaccheria
    hai fatto dell’ipocrisia la tua formula di poesia.

    Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
    non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

    Non sopporti chi fa l’amore più di una volta alla settimana
    chi lo fa per più di due ore, chi lo fa in maniera strana.
    Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista
    oppure un figlio non commerciante, o peggio ancora uno comunista.
    Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto
    sempre lì fissa a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto.
    Sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa
    sempre pronta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani.

    Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia
    per piccina che tu sia il vento un giorno ti spazzerà via.

  • Della serie, Renato facciamo pace e organizziamo un nuovo partito con le palle quadre?

  • ho sentito tante volte l’esposizione di progetti per l’autonomia e l’indipendentismo della Sardegna. Ho sentito anche le idee di Maninchedda e Soru, che aldilà delle divisioni di parte, non sono poi così distanti. Forse Paolo Maninchedda ha un approccio più ideologico sul tema, mentre Renato Soru punta su una serie concatenata di azioni che portino naturalmente la Sardegna a sbarcare gradualmente verso un autonomismo più spinto o verso l’indipendenza della nostra Regione. Mi permetto di dare un suggerimento. Proviamo ad istituire tavoli settoriali di lavoro per verificare cosa comporti l’indipendenza per i settori produttivi, per l’organizzazione della pubblica amministrazione, per il welfare, per il sistema fiscale, ecc… A pochi giorni dall’inizio della discussione in Consiglio della mozione sull’indipendenza, serpeggia tra la gente comune un senso di diffidenza, probabilmente legata alla consapevolezza del fatto che tanti consiglieri regionali (di maggioranza e di minoranza) non credano nemmeno nell’autonomia della Sardegna e, in ogni caso, non dispongano di una preparazione di base per discutere compiutamente i diversi aspetti che caratterizzano un processo autonomistico e/o indipendentista. Riuniamo le competenze del mondo civile sardo in un contesto che analizzi e studi i riflessi pratici dell’autonomismo. Partendo da analisi economiche (e non solo politiche e ideologiche) a mio avviso possiamo costruire il vero progetto per la Sardegna… Con Paolo, Renato e chiunque si metta in gioco (di destra o di sinistra poco importa). Forse se ai nostri conterranei illustriamo gli effetti di una riforma in senso autonomista o indipendentista questa volta il consenso può crescere davvero. Per ora abbiamo paura anche di staccarci da Roma per il pagamento degli aiuti comunitari ai nostri agricoltori…

  • Sono d’accordo con Mariposa, parole molto coraggiose che dette a ridosso del rimpasto delle giunta regionale annunciano una soluzione della crisi in atto becera e di bassissimo profilo. A questo punto mi aspetto una nuova giunta fatta di forchettoni di vecchio stampo con un solo obbiettivo: arraffare quanto più è possibile prima che crolli tutto e si vada a elezioni anticipate

  • Ma come si fa ad analizzare e porre al centro della discussione la posizione di Soru, quando il vero argomento dovrebbe essere l’enormità dello sfascio politico, culturale e morale rappresentato da questa giunta regionale e dal suo Presidente sostenuti dal Psd’Az?
    Mi sembra una lisciata di pelo giusto per dire che Soru è buono se non ci attacca sulla nostra ambigua posizione politica attuale.
    I cattolici democratici interessanti di cui si parla sono gli stessi (proprio loro) che fanno parte di quella piccola borghesia cialtrona che si vuole criticare.
    Parliamo della fine che ha fatto la Sardegna da ridere, e da spolpare, e del contributo che molti di quegli interlocutori interessanti (Udc, Riformatori, Finiani, oltre il Psd’Az) danno ancora oggi, e dopo quello che succede, al mantenimento degli equilibri che hanno portato a questa Sardegna.
    Soru faccia quel che gli pare ma prima di pensare a lui, o a Prodi, sarebbe meglio ragionare e prendere le distanze dalla politica putrescente (Berlusconi e Prodi pari non sono, Soru e Cappellacci nemmeno, ma è mia opinione) che si contribuisce a sostenere.

  • Le sue parole sono molto coraggiose…
    viviamo tempi di sospetti e di sfiducia,
    non è possibile il dialogo, il confronto, la dialettica….
    solo steccati, e non sono certo steccati ideologici.
    Sono parole coraggiose
    chissà se verranno raccolte

    che paura!
    Meglio essere comandati da Roma.

    buon lavoro
    paris

  • Per cogliere al volo la crisi istituzionale Italiana, penso che bisogna assolutamente, più che cercare il secondo Assessorato,organizzare la terza via, prima che qualche accordo politico italiano, scombussoli ancora di più il quadro odierno .
    Visto che Cappellacci, e penso siamo tutti d’accordo su questo, non sarà il riformista che passerà alla storia come il presidente del nuovo Statuto, della Costituente, della prima istanza di indipendenza al Governo Italiano.
    Non vedo molte soluzioni se non il Partito dei Sardi che mette le prime radici anche trasversali in questa terra.
    Io penso che la nostra gente sia pronta se la classe dirigente si rimbocca le maniche e comincia a lavorare per questo.

  • Marcello Simula

    Gent.mo On.Maninchedda, definire Soru “interlocutore interessante” e “sei un Capo, fai il Capo” lo trovo quantomeno stravagante, considerando che, oggi, Soru (politicamente parlando, non menziono la persona, Dio me ne guardi), è il personaggio più impresentabile che si possa appunto presentare. Lo dico da sardista, lo ribadisco da sardo, lo rivendico con orgoglio barbaricino: Soru oggi sta al Nostro Progetto come Prodi sta alla sinistra nazionale: una Waterloo!
    La piccola borghesia famelico-dormiente io credo che tanto dormiente non sia, forse famelica, ma non a scapito altrui, e se la crisi dell’Italia sta offrendo ai Sardi la grande occasione riformista, questa grande occasione da chi la facciamo pilotare, da Cappellacci?
    E dài,siamo seri, o ci smarchiamo una volta per tutte o stiamo zitti, che forse è meglio!
    Comunque saluti sardisti a tutti, questo autunno ne sentiremo delle belle!
    Ma per dire che il Re è nudo bisogna sempre fare la figura dello spaccapalle? Nessun altro se n’accorge?

  • Senza indugiare su inutili e sterili prese di posizione che male si coniugano con la sacrosanta istanza indipendentista, è chiaro che il lavoro deve essere programmatico e non dogmatico.
    Così come Soru è una grande risorsa energetica per la Sardegna, al contempo tanti suoi compagni di partito sono delle zecche ematofaghe. Altrettanto dicasi per gli altri schieramenti.
    Se Soru, Maninchedda ed altri troveranno la forza per incontrarsi e reagire, forse sarà possibile fare La Sardegna. Altrimenti, dopo l’ennesima estate (forse la peggiore) all’insegna della cafonaggine italiana, avremo un ulteriore periodo di colonizzazione predatrice dei nostri posti di lavoro a favore dei ben incozzati e già ricchi italiani. Chi vuol leggere fra le righe su quanto in accadimento lo faccia pure.

  • Tiberio Gracco

    Penso che lei si renda perfettamente conto, On. Maninchedda, che il suo discorso trova sbocco in uno dei risvolti più pericolosi del Marxismo Applicato che la cultura italiana, a quanto vedo, (mi perdoni, la cultura sarda!) non è ancora riuscita a digerire e, quindi, ad espellere: La Verità Utile!
    Perchè, se può essere accettato benissimo il fatto che una verità non è mai La verità, altra cosa è dire che il perseguimento della verità passa per il suo opposto, e altra cosa ancora è dire che, una volta emerso pubblicamente il marcio, lo si debba ignorare in vista di uno scopo politico più alto. E marcio, On. Maninchedda, come da lezione evangelica, è qualunque sospetto che prenda le forme dello scandalo: lo scandalo stesso sostituirà in gravità il fatto incriminato, e questo perchè, molto più dell’illecito contestato in sede penale, lo scandalo è capace di diffondere disillusione, insicurezza, mollezza nei costumi. Può anche essere che lo scandalo sia pilotato da qualcuno che ha interesse a distruggere un fronte politico impegnato in una battaglia ideale, è storia recente, tuttavia il politico serio, di razza, accetta di portare questo giogo e accollarsi da solo il prezzo delle sue aspirazioni ideali, trasferendo alle generazioni che verranno valori di abnegazione personale e solidarietà sociale, intorno ai quali dovrebbe stringersi ogni sincero sostenitore di quell’istanza di Libertà che trova sintesi completa nella Democrazia informata ai valori supremi della Persona Umana.
    Se chi fa politica non si sente all’altezza di sostenere questo peso o, peggio ancora, ritiene ingiusto caricarsi delle responsabilità sociali, allora è bene che non faccia politica e si dedichi a qualche vanagloriosa e oziosa avventura privata.
    Ancora, se il nostro politico pensava che cultura e preparazione professionale fossero in grado di trarlo in salvo da qualsiasi coinvolgimento morale, be’ allora è meglio che ritorni a scuola e consumi quel che gli resta da consumare dell’adolescenza, per meglio prepararsi ad affrontare il Mondo Reale… Ma d’altra parte tutti i dittatori hanno avuto un’adolescenza infelice!

  • Ognuno ha le sue motivazioni e quando sono personali non si discutono.
    Si discute Soru come interlocutore politico, non tanto come avversario. Sono del parere che avrebbe potuto essere un ottimo “compagno di strada” sulla via dell’indipendenza di idee e di pensiero dai partiti romani. Ha voluto radicalizzare lo scontro politico distinguendo i sardi in “buoni” (soriani) e “cattivi” (berlusconiani)cosichè ancora oggi, i sardi, si guardano con odio e rancore piuttosto che trovare un percorso comune e utile alla Sardegna.
    La situazione drammatica in cui siamo venuti a trovarci, scuola-campagne-industria-precariato, non ci permette altre scelte, un percorso comune a tutte le forze politiche e sociali è indifferibile.

    Antonio Gavo

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