Soldi, pastori e bugie. La vera storia di Pinocchio Berlusconi e di Massidda a Deo missus

11 novembre 2010 09:018 commentiViews: 22

158Come era prevedibile, si ricomincia sul de minimis. E si ricomincia perché si ha paura di dire fino in fondo la verità. Io sono passato per essere un avversario dei pastori, solo perché ho detto, sulla vicenda, la semplice verità e cioè che: 1) non esiste una norma che dia una somma ad un’azienda solo perché esiste; 2) se anche esistesse la norma, non ci sono le risorse sufficienti, perhé bisognerebbe averne sia per i pastori che per tutti gli altri che hanno bisogno (non si può dare 3000 euro a ciascuna azienda agricola e non darli, per esempio, ai cassintegrati o alle imprese degli altri settori in crisi).
L’accordo firmato dal Mps e dal Presidente della Regione recitava testualmente: ” Punto 3. Tenuto conto che il Ddl così come emendato dalla Giunta prevede all’Art. 1 un contributo di 2500 euro ad azienda per l’annualità 2010 (da erograre entro il 31 dicembre 2010), e che il Movimento Pastori Sardi chiede di valutare la possibilità di anticipare al 2011 la quota 2012 (da erograre entro il 31 marzo 2011), la Giunta sul punto si riserva”. Ora, una cosa va detta: il testo dice con chiarezza che si tratta di un contributo ad azienda, senza selezione e senza filtro. Come pure dice che la Giunta sul punto doveva sciogliere la riserva. L’ha sciolta: ha messo a correre 10 milioni di euro che, se rapportate alle 16000 aziende sono assolutamente insufficienti (servirebbero 40 milioni di euro). Il problema, in questi casi, non è ciò che si è scritto, ma ciò che si è detto, gli affidamenti che reciprocamente Mps e Regione si sono dati. Ma io rimango dell’idea che gli unici accordi veri sono quelli fondati sul possibile e sul vero. Ieri Pieprapolo Vargiu ha detto delle cose importanti, tra cui una che mi ha colpito molto. Ha detto che o si governa o il Consiglio regionale diventa il bancomat delle emergenze. Vero e tragico.
Parliamo dunque di soldi. Ieri la Giunta ha approvato la manovra finanziaria. Si prevedono entrate per 6,8 miliardi. Faccio un po’ di conti. Il sottosegretario Vegas, quel signore che qualche mese fa aveva ufficialmente dichiarato che la Sardegna avrebbe avuto i soldi delle sue entrate per intero e che invece il 3 novembre ha annunciato in Parlamento che non intende riconoscere alla Sardegna il comma 2 dell’art. 8 dello Statuto, né le entrate sui giochi e tanto meno quelle sulle accise, questo signore con una credibilità sotto lo zero come il suo principale, l’immarcescibile cartonato Berlusconi, ha dichiarato che il governo riconoscerà alla Sardegna per il 2011 5,5 miliardi, di cui uno di conguaglio per il 2010. In sostanza, il governo ci dà 10 miliardi in due anni. Allora, facciamo un po’ di conti: 5,5 miliardi di entrate, più 1,7 di disavanza, fanno 7,2 miliardi di entrte, di cui disponibili, ovviamente, solo 5,5. Di questi, almeno 3 miliardi vanno alla sanità; rimangono dunque 2,5 miliardi di soldi veri, cioè una soglia inferiore di un miliardo rispetto al tetto dei pagamenti previsto dal Patto di stabilità. Dal rapporto di gestione della Regione risulta che questa somma, circa due miliardi, è quella neccessaria a Regione per il funzionamento. Ne consegue che soldi veri per lo sviluppo non ce n’è, a meno che non si facciano scelte coraggiose e importanti sulla spesa storica. Di tutto si parla in questi giorni fuorché di scelte importanti e coraggiose.
Ieri ho sollevato io in Aula il problema della folgorazione di Pinocchio Berlusconi dinanzi a san Giovanni Battista Massidda, il quale, a Deo missus, è andato da Pinocchio Silvio a rappresentare i problemi della Sardegna. Pinocchio è caduto dalle nuvole e ha detto: “Ma davvero? State così male? Ma non mi risulta! Provvedo immediatamente”. Questa la versione ufficiale, poi corretta per ragioni estetiche e di normale intelligenza. Fatto sta che Ugo l’ha presa male e, rispondendo alla mia sollecitazione (di tutto questo i giornali non dicono niente perché io sono un fantasma, ma me ne fotto allegramente), ha detto che se Berlusconi non molla sulla Sassari-Olbia lui si dimetterà da Commissario per la Sassari-Olbia. Dopo averlo sentito, mi sono avvicinato al banco della Giunta e gli ho detto: “Oh Ugo, mi ha scritto Pinocchio Silvio e mi ha detto che si è molto spavenatto per le tue dimissioni da Commissario della Sassari-Olbia”. Lui ha sorriso, ma poi, nell’intervista successiva con le televisioni sarde, VideoZunck e e le altre, ha dichiarato che o cambia il rapporto tra il Governo e la Regione o lui riapre la crisi politica appena “conclusa” (conclusa a suo dire, ovviamente). Questa posizione è la più utile per la Sardegna e noi sardisti ci siamo (perché o si fa una Giunta che governi con coraggio o si verrà travolti dal bisogno) sperando vivamente di dar vita ad un governo nazionale sardo che sappia fare il proprio dovere con i sardi e con l’Italia.

8 Commenti

  • Giovanni Piras

    Caru Micheli, s’arreionu no este ca chie non faeddat in sardu no es pastore,mancu sa differenzia tra pastore e murghitore mi pare meta interessante, ma chie a murtu e este murghenne sos pastores finas a como, custu l’ispiega a s’alunnu de Piaghe, narali puru chi sa primas cooperativas de pastores las han fattas sos sardistas, pro cussu nos naraiana su partitu de su recottu. (ma tue connottu l’asa a dott. Ennio) Prova a bi pessare e poi canno cheres ne faeddamus.
    Iscusami de su limbazzu luvulesu

  • Michele Pinna

    Caru Juanne Piras, mi rendo contu chi ses unu grande espertu de pastoritzia però sa cosa non est né comente naras tue né comente narat Gavinu Ledda chi de berbeghes si nd’intendiat. Deo chi non so pastore né espertu de pastoritzia, comente naras tue, sa chistione la so bidende e cumprendende in atera manera. Prima de tottu custos pastores chi non faeddant in sardu non mi piaghent pro nudda, e prus pagu mi piaghent sos pastores chi pedint e chi atzetant sa lemusina. Su messagiu chi bessit a inforas est custu e fortzis manch’issos si nde rendent contu o nessi sos chi manovrant sa machina. Deo faeddo chin sa zente e chin sos pastores e si cheres ti nde fatto faeddare a tie puru. Unu piseddu de Piaghe s’atera die in iscola m’at preguntadu: professò ma ite diferentzia b’at tra pastore e murghidore d’erveghes. Deo sa risposta bi l’apo dada. Proa a bi la dare tue e a nde tirare sos congruos. De su restu ista tranquillu chi su chi narat Paolo andat bene. Ma su problema non est Paolo, su problema est prus mannu e prus prufundu cando cheres nde podimus finas chistionare.

  • Giovanni Piras

    Caro Michele ho letto stasera il tuo commento, sulla vertenza pastori, Gavino Ledda ha detto altro nella sua intervista, cose che tu non hai capito, pertanto da persona incompetente quale hai dimostrato di essere soll’agro-pastorizia, avresti fatto bene ad astenerti, o quantomeno dovevi farti consigliare prima di sparare silluri su una nave in tempesta, quella dei pastori. Se vuoi un consiglio, studialo il problema e poi, chedi scusa agli allevatori e impara a fare i conti sulla produzione lorda vendibile, (PLV). Altri sono i problemi che assillano il mondo delle campagne, e in primis quello di una burocrazia regionale irresponsabile, indifferente all’urgenza dei tempi, presuntuosa e impunita etc., come giustamente l’ha definita il nostro Paolo.
    Sempre sardista. Viva Trimpeddu

  • Michele Pinna

    È un periodo per me un pò difficile e qualche volta mi distraggo dai problemi quotidiani della politica; perciò scusatemi se dirò cose, magari fuori luogo, sulla questioni dei pastori. La loro a parer mio è una battaglia sbagliata in partenza e perciò stesso persa. I pastori sono dei produttori, e come tali soggetti d’impresa, perciò stesso imprenditori. Bene com’è possibile che degli impronditori si accampino dinanzi alla Regione per rivendicare elemosine. Perchè elemosine sono quelle he stanno chiedendo: basse o alte le cifre che potranno prendere.
    La regione non può accollarsi le intemperie del mercato che sempre più sono destinate ad essere frequenti. I pastori hanno sbagliato nel passato mettendosi nelle mani degli industriali i quali a loro volta hanno sbagliato a mettersi nelle mani, a senso unico, del mercato americano. Il mercato è come il mare e chi va per mare deve saper nuotare e navigare. I pastori devono imparare a nuotare e a navigare da soli nel mare-mercato.Come? In primo luogo rivedendo la loro politica aziendale. Riducendo ad esempio il numero dei capi rendendolo proporzionale alla terra che hanno per il pascolo. Il primo risultato sarebbe quello della riduzione dei mangimi, quindi fuori dalle balle anche la monocoltura del mangime, il più delle volte taroccato,qundi riduzione della spesa e incremento della qualità del prodotto.Reimparando a fare, come si faceva all’antica, il formaggio in casa o nell’ovile e venderselo da soli senza intermediari soddisfando prima il mercato locale e poi anche quello non locale. Acquistino, se non ce l’hanno, il computer, addestrino uno della famiglia ad utilizzarlo, magari uno di quei loro figli che mandano a scuola dove studiano informatica, inglese e quant’altro, e anziche navigare per cercare pelo cerchino acquirenti del loro prodotto. Un pò di conti: per fare un chilo di formaggio servono sei liri di latte circa, vale a dire al prezzo odierno del latte cent. più, cent.meno 2,40-2,50 euro. Un chilo di formaggio al prezzo attuale preso in cooperativa va intorno ai 12-14 euro al chilo. Problemino da terza elementare: se un pastore per fare un chilo di formaggio spende euro 2,50 (costo di sei litri di a latte), euro o,50 di luce, euro 2 per ammortizzare il capitale, euro 0,50 per il pascolo, euro 1 per la sua manodopera, euro 0,50 di costi non calcolabili, euro o,50 per spese di commercializzazione: quanto guadagnerà vendendolo a euro 13 al Kg? Risposta guadagnerà euro 7,50. Sei litri di late dati all’industriale con le stesse spese circa fruttano 2,40-2,50, lavorati in casa dal pastore trasformati in formaggio fruttano il triplo. Da questo calcolo elementare mi sospingerei verso un’altro calcolo altrettanto semplice: quante pecore servono, in un anno, che diano ogn’una tra il mezzo litro e i tre quarti di latte, (lasciando perdere le grandi produzioni mangimate da litro ed oltre)per tirar fuori un reddito di una persona che lavori non più di sei ore giornaliere di circa sedicimila euro l’anno da mettere in tasca come un bracciante forestale, un operaio, un insegnante, un impiegato? Chia ha vogli di farlo lo faccia il calcolo. Certo è che i pastori dovrebbero smetterla di fare come sempre hanno fatto e che dovrebbero iniziare ad imparare oltre che a nuotare anche a fare i calcoli, almeno quelli più semplici.
    Altrimenti il mito della cultura agro-pastorale è un mito che può anche andare a farsi fotere. Noi c’abbiamo creduto che loro fossero un asse portante dell’economia sarda loro sono invece quelli che ci hanno creduto di meno. Potendo essere davvero dei produttori e dei creatori di ricchezza si sono trasformati in questuanti piagnoni. Che dire? Ma dove vogliamo andare? Cosa vogliamo fare se il loro problema non è quello di dare alla Sardegna un volto segnato e alimentato dai frutti del lavoro e dell’intelligenza ma di rivendicare sussidi per sopperire alla loro incapacità di essere imprenditori e creatori di ricchezza? Dico queste cose non da nemico, non da persona ostile al mondo e alla cultura dei pastori perchè in quel mondo e in quella cultura sono nato e pasciuto e da quella cultura e da quel mondo ho attinto i valori e il bisogno di essere forti, intelligenti, capaci, produttivi, risorsa per la società e non pesi o consumatori incoscienti di quanto nei secoli si è costruito. O forse quel mondo non c’è più? Forse quel mondo è finito e niente di nuovo si vede all’orizzonte? Se questo è vuol dire che dovrò prenderne atto e sancire che anche un’altra parte, come altre, della nostra identità è morta.
    Michele Pinna

  • On. Maninchedda, con tutto il rispetto che nutro per la sua persona, mi sto ancora chiedendo il perchè dell’appoggio, da parte del P.S.d’Az, a questo Governo di centro destra. Tralasciando quelle che potevano essere le escalations caratteriali di un ex Governatore, mi pare di capire che il modus operandi del vecchio Governo regionale nei confronti del Governo centrale, era più vicino alle idee e alle logiche del suo partito, più di quanto non lo sia quello dell’attuale Governo di centro-destra, servo e accondiscendente ai voleri e imposizioni del nostro Premier.

  • Viste le balle in corso, sul caso dei pastori avevo avvisato anche SNI per tempo di non solidarizzare a prescindere…

    Adesso mi auguro che pure i Rossomori non si mettano a difendere un accordo indifendibile.

    L’indipendentismo deve essere sinonimo di riformismo e della capacità di offrire soluzioni strutturali, ma non di fare tamponamenti a suon di denaro pubblico, come ha giustamente detto Vargiu nei confronti di chi governa.

  • Premesso che da quando il mondo è mondo i denari a basso costo vengono spesi male e peggio ti chiedo: a quando il partito dei sardi? Non potrebbero, il PSD’Az e i riformatori, dare il buon esempio e dichiarare conclusa la loro esperienza di partiti gregari? Quale migliore occasione se non questa?

  • Una domanda.
    Ma se anche la legge andasse in porto con i de minimis e dando per scontata la copertura finanziaria (10 o 40 milioni) si ha la possibilità di pagare la quota del 2010 entro il 31.12. A ma risulta che oramai la Regione abbia quasi finito, o finito, il suo plafond relativo al patto di stabilità e che quindi una somma del genere, ripeto indipendentemente dalla copertura finanziaria, non si possa pagare. Qualcuno ha spiegato questa circostanza ai pastori ? Anche perchè poi si mettono i soldi e magari poi si bloccano i pagamenti per questo motivo. O, altra possibilità, la regione ha intenzione di sforare il limite e quindi accollarsi le sanzioni? Se possibile qualcuno mi dia una risposta per farmi capire se sto sbagliando. Grazie.

Invia un commento