Soberania est indipendentzia

28 settembre 2010 07:275 commentiViews: 51

945di Gesuino Muledda
da www.sardegnademocratica.it
È noto che Gesuino Muledda non ama i sardisti. Però, quando  uno che sceglie di essere un avversario scrive cose intelligenti, bisogna dargliene atto.

1. Gli stati nazione di stampo ottocentesco sono morti. Resistono, però, le forme di organizzazione degli stati e le forme della politica che li governano. La società è cambiata e alla società che è cambiata non corrisponde una struttura dello stato che risponda ai bisogni reali; alla articolazione nuova dei soggetti sociali. Le modifiche materiali delle costituzioni degli stati hanno di fatto mutato le regole del gioco senza che ci sia stato un reale processo democratico e, molto spesso, neppure la necessaria e dovuta informazione. Come viene oggi percepito il fatto che oltre l’80% delle decisioni che ci riguardano sono assunte a Bruxelles e a Strasburgo? Come percepito dal popolo, dalla gente e dalla politica?

La devoluzione di poteri dagli Stati all’Unione ha modificato la struttura costituzionale in ordine ai poteri dei governi. E modificato i rapporti tra cittadini e stato. Nello specifico, i diritti dei cittadini sono oggi meglio tutelati e meglio esigibili e garantiti? E si possono meglio individuare le controparti nelle battaglie sociali e democratiche? Oggi è necessario che si riformi la Costituzione italiana, prendendo atto che è inevitabile, e che tale riforma non può essere positiva se non ha una visione chiara di un progetto per la unione politica dell’Europa. Serve una costituzione europea, federale, con governo federale, parlamento federale, con la camera delle rappresentanze dei popoli e delle nazioni. Unione europea che superi finalmente il “deficit di democrazia” denunciato da Altiero Spinelli.

2. La definizione della Costituzione europea, con lo sforzo comune di costruzione del popolo europeo, comporta una forte mobilitazione politica, culturale e sociale per partecipare alla costruzione democratica dell’Europa. Di conseguenza e all’interno di questa prospettiva va vista la riforma della Costituzione italiana. Coerentemente federale: federata verso l’Unione Europea; federale verso l’ordinamento del governo del territorio.

3. In questo contesto dobbiamo lavorare a riscrivere lo statuto della Regione Autonoma della Sardegna, Regione associata all’Unione Europea, e proporlo per il consenso democratico al dibattito del popolo sardo. E proporlo, con il consenso del popolo sardo, alla adozione da parte del Parlamento italiano, nelle forme costituzionali previste, come atto e fatto pattizio unico e singolare tra la Sardegna e lo Stato italiano.

4. Della Sardegna, Regione associata all’Unione Europea, vuole essere il riconoscimento della soggettività internazionale della forma statuale che rivendicano la gran parte delle nazioni senza stato e che dobbiamo rivendicare noi, Popolo sardo, nell’ambito dell’Unione Europea costituzionalizzata e della riforma della Costituzione italiana.

5. In questa direzione va chiarito che il popolo sardo e la forma statuale della Regione associata all’Unione, non può essere lo strumento per la integrazione in Europa sulla base della pretesa di risarcimento per le ingiustizie storiche e recenti ma il riconoscimento dell’esercizio della sovranità della Nazione sarda, come forma di autogoverno con i poteri necessari a governare il proprio destino.

Poteri definiti da patti costituzionalmente garantiti.
Poteri come limiti e autolimiti: popolo sovrano tra popoli sovrani. Nell’Europa dei popoli.
Come oggi è previsto dalle carte delle Nazioni Unite; e dalle carte dell’Unione Europea: che non prevedono solo i diritti dell’uomo ma anche i diritti dei popoli.
E quindi diritto all’autodeterminazione in una visione di allargamento interno della Unione Europea.

In questo senso “Soberania est indipendentzia”.

6. Non separatismi o fuoriuscite dall’unione Europea ma riconquista di un consenso profondo della gente di Sardegna intorno a un progetto che sia, allo stesso tempo, costruzione di una proposta di statuto che dia forma statuale alla Regione associata all’Unione Europea e nuovo progetto di sviluppo.Perché per avere il consenso del popolo occorre che sia evidente che ne deriverà nuovo, più qualificato e duraturo benessere. A partire dalla possibilità di avere lavoro, cultura, ambiente., giustizia e libertà.

7. Spetta oggi, come conseguenza, ai gruppi dirigenti attuali, che non sono visti come portatori di vittorie e di benessere, quanto piuttosto come soggetti di sconfitte, che la occasione della riscrittura dello statuto e della battaglia per la sua approvazione diventi occasione per la formazione e promozione di un nuovo ceto dirigente. Non solo ceto politico ma ceto sociale, culturale.

8. E bisogna avere pensiero alto e proiettato nel lungo periodo. Perché non è pensabile oggi che la identità da affermare sia concepita solo come un guardare al passato, alle radici, alla cultura, alla lingua. Cose necessarie e fondanti, irrinunciabili e da valorizzare quotidianamente. C’è però una identità che si costruisce ed evolve nella qualità nuova dei conflitti sociali locali, europei e mondiali. Una identità che può ripiegarsi nichilisticamente su se stessa o che, invece, si da la forza necessaria per farsi riconoscere dagli altri e affermarsi nel mondo.

A questa sfida dovrà rispondere la partita del nuovo statuto.
27 settembre 2010

5 Commenti

  • Giovanni Piras

    Omar ha ragione, chissa se AC Macomer è stato sempre sardista, Nino forse si, se risponde al cognome Loi.
    Comunque non bisogna avere paura se Gesuino, che credo in buona fede, porta il suo contributo alla causa dell’indipendsenza, a me pare anche in modo sincero, perchè non ha mai odiato i sardisti e grande era a suo tempo la considerazione che Mario Melis aveva su di lui.
    Este tempus de chela aggabbare chin s’odiu tra sardos, gesuino a fattu vene a narrere su chi a natu

  • Stefano De Candia

    Solo alcune note…
    Muledda sicuramente non ama il PSd’Az ma non è vero che odi i sardisti in generale, odia alcuni sardisti e in generale soprattutto quelli che vivono da Monastir, compreso…, in sù…
    Ma detto questo non si può negare che quanto da lui scritto sia molto corrispondente al vero e condivisibile sia nell’analisi che nel modus operandi…
    Io sono un pò più concreto e credo che una costituzione europea con un parlamento federale ecc sia solo una utopia in piena regola, troppe le diversità economiche e culturali tra gli stati… pensate solo il mettere d’accordo Grecia, o Italia ad es e Svezia o Norvegia sui temi legati alla gestione dello stato o ai temi in materia di ambiente ecc. Impensabile come minimo.
    Diverso è il fatto di voler essere indipendenti ma all’interno di una organizzazione internazionale che si dia alcune basilari regole di convivenza di cui la libera circolazione di beni e persone è solo il principio… parlo di avere almeno una politica economica uguale per tutti gli stati membri rispetto ad esempio alle regole di gestione del mercato del lavoro, delle importazioni decidendo che criteri di qualitò devono avere le merci che arrivano in Europa, bloccando ad esempio quella dai paesi che non danno diritti ai lavoratori e di fatto facendo così crescere il nostro mercato interno…
    Certo la riscrittura del nostro statuto in una forma tale da prendere atto di ciò che ha scritto Muledda è ridicolo e poco utile, oggi siamo ancora sotto il controllo politico amministrativo dell’Italia e non ha senso fare salti nel buio… viceversa dovremmo riuscire a riscrivere uno statuto attraverso una costituente che sia in grado di darci il maggior grado di autonomia possibile sulla base dei dettami e delle gadline che la costituzione italiana ci consente… il resto son chiacchiere.
    Un’ultima considerazione sulla possibilità che votino con noi… prima credo che dovremmo noi per primi capire cosa fare, da che parte andare, quale impatto e quale forza vogliamo dare alla nostra azione e cosa siamo disposti a perdere per ottenere ciò in cui crediamo.

  • Chissà se Nino e AC MAcomer sono nati sardisti fino al midollo, loro che si profondono in accurate radiografie sul pensiero altrui. Non credete sia salutare che tutti i soggetti che criticate hanno il pieno diritto di cambiare opinione e idee. E’ frutto dell’evoluzione cari ragazzi miei, su fatevene una ragione e continuate a portare acqua alla causa indipendentista

  • Ma! BOH! Chissà…
    Adesso che i SARDISTI stanno portando avanti con vigore il tema INDIPENDENZA, adesso che una grossa fetta del POPOLO SARDO si sta rendendo conto che indipendenza vuol dire prospettiva di maggior ricchezza, di maggior libertà, di completa autonomia da Roma, i più grossi dei nostri storici antagonisti cercano di riavvicinarsi alle nostre idee e ai nostri obbiettivi cercando di farli propri.
    Dopo tanti anni di delusioni e di prese per il c… sono molto scettico nei confronti di tutti questi personaggi (sia di destra che di sinistra).
    C’è un solo modo per fidarsi di costoro e bisogna dirglielo chiaramente:
    VOTATE CON NOI
    Questa secondo me è l’unica possibilità di fidarci di tutti i “romadipendenti” e bisogna rimarcarlo con forza

    FORTZA PARIS

  • Si, 18 all’esame di diritto pubblico europeo. Un atto di generosità.
    La disaffezione per i Sardisti non è recente come taluno potrebbe pensare rivolgendo il pensiero ai Sorumori. Data da lontano l’ostilità del PCI (di cui l’autore è stato dirigente, onorevole ed assessore fino alla risoluzione consensuale”?”) all’Autonomia speciale per la Sardegna, l’ostilità del PCI alla Zona Franca che costò l’accusa ai Sardisti di voler fare della Sardegna un covo di puttane d’alto bordo (oggi escort), l’ostilità alla lingua (beffardo il richiamo come cosa da valorizzare quotidianamente) bocciata l’ultimo giorno della legislatura nel 1989 (!) dal PCI allora forza di governo che esprimeva l’autore quale Assessore all’Agricoltura. I pastori ricordano.Tre temi Sardisti,tra i tanti,che non potevano portare a farsi ben volere perchè finalizzati a rompere le catene della sottomissione.
    Era ancora fumante il Congresso Sardista di Porto Torres del 1981 chiuso al grido di Indipendentzia quando nel 1984 il Partito Sardo ottenne il 14% alle elezioni regionali. Quel risultato sconvolse le menti democristiane, comuniste e socialiste. Scattò subito lo stato di emergenza che portò a stendere un cordone sanitario per isolare il virus sardista.C’è da dire che il Partito Sardo ci mise del suo perchè l’operazione riuscisse.
    Bene. Non vi è dubbio che l’artefice del rifiorire del dibattito sul tema dell’indipendenza sia il Partito Sardo D’Azione. Oggi come allora ecco scattare l’emergenza sanitaria. Antonello Cabras (presente ieri ma anche oggi) vuole un nuovo Statuto al limite della indipendenza, Mariolino Floris, grande mediatore per la sovranità, è andato sicuramente a rileggersi quanto vomitava nel 1984-1989 sul Partito Sardo D’Azione e su Mario Melis (in comune solo il nome) nel preparare l’intervento dell’altro ieri in Consiglio regionale (sempre li)per difendere il diritto del popolo sardo all’autodeterminazione. Perchè adesso è nazionalitario anche lui. Del Segretario dei Sorumori abbiamo il resoconto scritto dell’esame di diritto pubblico europeo.
    Quante somiglianze! Corsi e ricorsi storici per dirla con linguaggio dotto.Per imbrigliare ancora una volta il PSD’AZ, per non fare nulla che porti alla libertà dei Sardi. Libertà dal bisogno, adesso e non dopo, perchè solo così i cittadini potranno sposare il progetto che li porta ad essere soggetti, a scrivere la propria storia. Postergare il benessere duraturo” a quando arriverà “baffone” è falso ed ipocrita.
    Gazzosa allo stato puro per mantenere lo statu quo. Il Partito Sardo D’Azione vuole altro.

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