Smontano macchine e scappano. Si chiama Alsafil

31 gennaio 2012 08:0710 commentiViews: 75

114Ieri mattina un’operaia della Alsafil di Macomer, realtà nata dopo la crisi del calzificio Queen, sempre nel settore delle calze, mi ha avvertito che l’azienda, approfittando di questi giorni in cui le maestranze sono in cassa integrazione, stava smontando dei macchinari per portarli altrove. Era già successo con la Queen: durante la legislatura Soru, fui io a segnalare l’ “esportazione” di macchinari sardi in Serbia, ma allora avevo un punto di forza: le macchine erano gravate di una sorta di ipoteca, per i finanziamenti regionali ricevuti, che obbligava a tenerli nella fabbrica di Macomer. La Alsafil sembrerebbe invece libera da questi vincoli e di conseguenza esposta alla fine che fece le fabbriche di Ottana, proprio nel 2004, quando nei mesi convulsi precedenti le elezioni vennero portati via impianti di alto valore. Tuttavia è bene fare un approfondimento sulla vicenda, perché la Alsafil ha contratto un debito con la Sfirs a patto che, si diceva nel 2008, l’azienda rimanesse aperta e attiva a Macomer per i prossimi dieci anni. Ne consegue che, il vincolo sul prestito è dato dal mantenimento dell’attività, non dai macchinari; ma giacché non c’è attività senza macchinari, è probabile che sia possibile mettere in atto attività di difesa finanziaria dell’occupazione. Vedremo oggi. Intanto sarebbe opportuno promuovere assemblee sindacali all’interno della fabbrica per poterla osservare da vicino; come pure è urgente che i sindaci si mobilitino e supportino la Sfirs nell’iniziativa di verifica della volontà dell’azienda di mantenere i patti sottoscritti.

10 Commenti

  • mi chiedo quante di queste imprese, qeen, syndial, treni villacidro (non ricordo il nome), e tante altre, abbiano avuto contributi statali o regionali a fondo perduto-

    secondo me sarebbe giusto che queste imprese, nel momento che decidessero di andare altrove (si dice “delocalizzare”) lasciassero sul posto quanto hanno acquistato con i nostri soldi (macchinari, terreno, capannoni).

    Invece no, smontano tutto e rimontano all’estero.

    Se non ricordo male, qualcosa di simile era accaduto a portotorres, quando rovelli comprava macchinari con i soldi nostri: i macchinari sbarcavano in porto, i nostri funzionari ne prendevano atto, maturava il pagamento, e poi imacchinari partivano per l’iran (allora persia), dove rovelli aveva altri impianti.

    possibile che non si riesca a fare in modo che questi non abbiano interesse a mollarci? almeno che lascino qui quello che hanno acquistato con i nostri soldi!

  • La stessa cosa è successa a noi di Alsafil Atri una volta partita la cigs hanno smontato i macchinari molto probabilmente sono in Cina e hanno venduto il capannone. Sono venuti nel nostro stabilimento nel 2006 rilevando un reparto poi come per magia hanno rilevato tutta la fabbrica ex POMPEA(3 stabilimenti in Serbia) prima di chiudere ci hanno sbeffeggiati dicendoci che non lavoravamo con i tempi giusti che aravamo lenti poi hanno abbassato la produzione a loro dire per la crisi e ora siamo a un passo dalla mobilità.
    Purtroppo anche da noi non hanno ricevuto finanziamenti pubblici in effetti non sono venuti per quelli ma per parare il c… alla POMPEA la quale ha comprato TUTTO con i finanziamenti.
    Le istituzioni e la magistratura dovrebbero far luce su questi movimenti imprenditoriali che hanno messo in ginocchio il nostro paese perche non puo essere che con la scusa della crisi noi siamo passati dal produrre calze e intimo Pompea al filato Alsafil e un controsenso.
    Da noi i sindacati non hanno fatto altro che traghettarci verso la nostra sicura dipartita, spero che da voi ci siano sindacati più seri e onesti che la vostra lotta riesca a far aprire gli occhi a persone che possono dare un senso a tutto quello che stiamo vivendo.Ciao

  • Sono dispiaciuta e amareggiata l’ennesima presa per i fondelli per chi, come quelle operaie, ha lavorato duramente e ha creduto in un’azienda e nel suo futuro. Quanti sogni, quante speranze, quanti progetti finiti nel fango…qualcuno dice che comunque avranno la cassa integrazione ma…la dignità delle persone dove la mettiamo?
    Sembriamo tanti numeri di pratica…tutti uguali…che vergogna.
    Sono sarda orgogliosa di esserlo e amo tantissimo la mia terra, vorrei solo che i sardi anzi il popolo sardo diventasse più cattivo e più geloso delle sue bellezze e dei suoi figli. Dobbiamo smettere di far entrare chiunque in casa nostra, l’ospitalità va bene ma dare troppo e sopratutto a ospiti che non se lo meritano…..no davvero!
    Avete notato che nel nostro piccolo guscio di noce ci sono troppi centri commerciali, troppi supermercati e troppi negozi in franchising? Non siamo una regione da industrie dobbiamo accettarlo.
    Le botteghe degli artigiani stanno morendo e invece e proprio su quello che dobbiamo puntare artigianato, agricoltura, siamo un’orto botanico a cielo aperto e non ci accorgiamo di che risorsa abbiamo e non sfruttiamo. Abbiamo i più bei siti archeologici che lasciamo alle erbacce….prendiamo coscienza del fatto che se fossimo noi e ripeto noi sardi a comandare sulla nostra terra la nostra isola sarebbe una piccola San Marino…. scusate lo sfogo e grazie per l’attenzione.

  • Caro Paolo, ne abbiamo già discusso nelle diverse riunioni, a MACOMER si deve capire che se non ci si mobilita il politico da solo non può fare niente, nessuno fa niente nessuno protesta ci dobbiamo svegliare se vogliamo ottenere qualcosa e rivendicare i nostri diritti. Deve scendere in piazza tutta la popolazione del Marghine non si devono muovere solo i sindacati.

  • Mi chiedo come possano esserci ancora persone illuse come Emanuele Fadda e Gianni Maestrale che pensano di poter cambiare le cose nella cabina elettorale.

    Non è possibile mandare questi politici a casa, se non cambiando la legge elettorale, che purtroppo non sarà cambiata, perchè sono proprio questi politici che dovrebbero cambiarla, e siccome sanno che moltissimi verrebbero mandati a casa, non la cambiaranno mai.

    Ricordate non ’94 lo slogan “basta con i nomi indicati dalle segreterie dei partiti”?

    Ebbene, cosa è cambiato?

    La cosa è peggiorata, perchè prima col sistema proporzionale il cittadino poteva scegliere un nome di una lista, oggi abbiamo da mettere una croce su un solo nome, deciso dalla segreteria del partito.

    E poi si lamentano di avere un parlamento di nominati!

    IPOCRITI!

  • Oggi ho avuto uno scambio di vedute con un napoletano: in Sardegna da 30 anni, continuava a dire di non sentirsi sardo, di provare rabbia per questa gente ottusa e di non capire i sardi in generale.
    Ho provato a chiedergli per quale motivo ritenesse la “sua” gente campana più avanti ma non ha saputo (ovviamente) rispondere…
    Francamente non sopporto più tanto gli italiani che vengono qui con la loro arroganza colonialista, con puro intento rapace e con un fare superiore che mal si concilia con un operato spesso di basso livello.
    Ben vengano se fossero intenzionati ad integraarsi ed impegnarsi per la crescita reale della Sardegna, ma gli italiani vengono qui solo per speculazioni di ogni genere e ritenere di essere arrivati nel terzo mondo, dimenticando di far parte di un sistema ormai completamente allo sbando.
    Affranchiamoci da questi: autodeterminazione ed indipendenza.

  • Gianni Maestrale

    Condivido la riflessione di Emanuele Fadda, con una piccola precisazione:
    facciamo crescere i nostri figli, per me anche i nipoti, nella nostra terra, senza distinzione di parte di Sardegna, perchè siamo tutti messi (male) allo stesso modo.
    Se possibile accelleriamo subito per prendere in mano il nostro futuro
    …..senza paure!

  • Mi fa piacere che abbiate ancora fiducia, nel far crescere i vostri figli in quella parte di Sardegna. i problemi della nostra Terra arrivano da lontano, da quando scegliavamo di farci governare dai vecchi partiti italiani (PCI, PSI, DC) e da giorni a noi vicini, di quando i Sardi hanno scelto di farsi governare dal PD o dal PDL, che non sono altro che I RESIDUI TOSSICI di quella vecchia classe dirigente isolana e non, che ci ha portato nelle condizioni gravi in cui versiamo. Quel che vi posso dire, spassionatamente, senza né interessi di parte, senza interessi elettorali o economici, di votare, d’ora in avanti, Persone che tengono alla Sardegna, di non soffermarvi a come sono abbigliati, quello è uno specchietto per le allodole, a guardarli negli occhi quando vi parlano, perchè quelli non mentono mai. E tutta questa gente non sta nei parttii italiani suddetti, ma in quelli Sardi e indipendentisti, che non votate solo per paura… è arrivata l’ora di sconfiggerla quella paura e di prendere in mano il vostro futuro.

  • Dopo il fuoco rimangono le ceneri, e dalle ceneri si può ripartire.
    Io a differenza di Giada spero ancora per questa zona, spero nelle sue peculiarità e spero che dalle ceneri si possa ripartire.
    Pure io cara Giada ho deciso di far crescere i miei figli in questo territorio e pure io ho avuto pensieri simili ai tuoi.
    Oggi pur muovendomi per lavoro in tutta la nostra Regione, e non solo, ho una salda convizione.
    Di aver fatto la scelta giusta, per me e per i miei figli.

  • Ormai la Sardegna centrale e’ un deserto economico e sociale continuando così tra 10 anni non ci sarà più nessuno ed e’ un peccato perche’ sarà un’enorme perdita dal punto di vista umano e culturale! Possiamo coltivare qualche speranza di salvare questo territorio e i suoi abitanti o è meglio che ci mettiamo l’anima in pace e aspettiamo con rassegnazione e pazienza l’inesorabile morte? personalmente penso che non ci siano più speranze e mi pento amaramente ogni giorno di aver deciso di rimanere in questo territorio pensando che fosse una cosa buona e giusta per i miei figli

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