Signor vescovo c’è qualcosa che non torna

2 ottobre 2011 08:4019 commentiViews: 22

capitelloQuando parla un vescovo sto sempre attento. Io so bene che i vescovi non sono i successori degli apostoli, nel senso di una successione sacramentale diretta,  ma sono solo degli uomini che esercitano una funzione necessaria. Li rispetto e li ascolto perché sono cattolico (mi rendo conto che dovrei spiegare in che termini lo sono, perché non lo sono nei termini comunemente diffusi, ma non è il momento). Oggi leggo che il vescovo di Oristano dice: “Dico che non posso non indignarmi per la mancanza di gesti concreti da parte della classe politica per cercare di uscire insieme dalla grave crisi generale”. Il vescovo si indigna, dunque, senza fare distinzioni, senza analizzare le diverse posizioni, senza entrare nel merito per capire chi propone sacrifici anche per il ceto politico e chi no. Mi dispiace; mi dispiace vedere agire in questo modo un vescovo che sa meglio di me come ai cristiani sia inibito il giudizio sull’altro, fatto superficialmente e in pubblico, ma ci sto: accetto. Mi spiace che lo faccia insieme alla Nuova Sardegna, giornale al quale riconosco di dovere la possibilità di farmi sentire oltre questo blog, ma anche al quale chiedo di ricordare l’attività di lobbing che il giornale svolse contro il mio emendamento sulla pubblicità istituzionale. Io sono tutt’altro che perfetto e non voglio rimproverare niente a nessuno, ma vorrei essere rispettato e criticato per quello che realmente faccio, non messo in un mucchio sull’onda di un indignazionismo che ha le sue ragioni ma che ha dietro una grandissima tentazione autoritaria.
Vorrei dunque che anche il vescovo di Oristano e la Chiesa sarda facessero un breve esame di coscienza sul costo che le finanze regionali sopportano e hanno sopportato per alcune scelte della Chiesa sarda, o meglio, per non giudicare anch’io in modo frettoloso, di alcuni vescovi della Chiesa sarda. Se questo è il momento di un serio cambiamento della Sardegna, la Chiesa sarda deve fare la sua parte e, mi creda il vescovo di Oristano, ha più argomenti per dolersi per i suoi comportamenti e le sue scelte che per puntare il dito. Se la Chiesa sarda non ha memoria, posso aiutare.
Detto questo, siccome è un vescovo che parla e io sono cattolico, mi sottopongo a verifica rispetto a ciò che si è votato in Consiglio.
Io e il mio partito abbiamo sostenuto che prima di parlare della rappresentanza (del numero dei consiglieri regionali) bisogna parlare della loro retribuzione e ridurla. Cioè, abbiamo detto: “Prima dimostriamo di saper fare sacrifici, poi parlaimo della democrazia”. Il discorso è stato invertito. Pazienza. Ma io mi sento perfettamente a posto rispetto alla richiesta del vescovo del fare gesti concreti.
Noi abbiamo sempre dichiarato che non può essere il Parlamento italiano a decidere quanti debbano essere i consiglieri regionali. Il vescovo la pensa diversamente? Pazienza. Ma non c’è alcuna certezza che noi siamo nel torto e lui nel giusto. Anzi.
A proposito di fatti concreti: il vescovo forse non lo sa, ma le leggi di intervento nel sociale (le riepilogo: ripristino dei cantieri comunali, cantieri per la lotta contro la povertà, cantieri verdi, vaucher per gli ultra cinquantenni in cassa integrazione e loro riutilizzo negli enti locali, politiche finanziarie per i piccoli comuni e per quelli a rischio di spopolamento; legge sulle aree di crisi ecc.) portano tutte la mia firma. Io ho fatto cose concrete, ma non vado in giro ad esibirle come medaglie.
Poi c’è il mio privato che non esibisco, ma sappia il vescovo che io provo un senso profondo di riconoscenza e di fedeltà verso la Chiesa per circostanze che non racconto e che cerco di tradurre nelle mie scelte quotidiane, combattendo con me stesso, con i miei difetti, con le mie pulsioni, con le mie rabbie, nel privato, e cercando di fare il mio dovere nel pubblico. Combatto, ma lo faccio.
Non intendo aprire una polemica, ma ho detto la verità.

P.S. A scanso di equivoci, l’albero del capitello in immagine non è arborense ma pugliese.

19 Commenti

  • Colpo Grosso

    Scusa Marcello ho letto una certa “direttrice” che invece a quanto pare era estranea al tuo intervento.
    Facciamo allora che ho semplicemente detto la mia sul tema “antipolitica e forconi”.
    In ogni caso non voleva essere un j’accuse verso un singolo perché come sappiamo l’aria che tira è purtroppo questa.
    La verità è che non riesco a non prendermela con l’uomo elettore e con la superficialità con la quale si rapporta al proprio ruolo civile… finché l’habitat gli permette di farsi i fattacci suoi.

    Sinceramente, mi permetto una sciocchezza: a molte delle persone che, purtroppo, stanno vivendo la crisi economica sulla pelle chiederei se si ricordano perché hanno votato Tizio e/o Caio negli ultimi 20 anni della loro vita.

    Credo che il solo fatto di porsi la domanda, potrebbe essere un primo banale stimolo alla riflessione.

    @Salcan
    Io purtroppo non ho soluzioni “rapide” a portata di mano. Credo non ne abbia nessuno, o meglio anche avendole è difficile tramutarle in azioni politiche e/o istituzionali.
    La cosa più semplice che possiamo fare è quella di veicolari spunti, idee e quindi voti verso le persone, per noi, migliori; sapendo, tra l’altro, che bisogna anche “accontentarsi”, perché il partito o il presidente che magari ha la ricetta giusta per l’economia può essere lo stesso che propugna posizioni opposte alle mie in altri temi.

    Nel mio caso son sicuro che non esista un partito/movimento che rappresenti tutte le mie opinioni su tutti i temi sui quali ho un opinione. Ed infatti ho votato Soru, IDV, Radicali, Irs e la prossima volta voterò Ps d’Az, probabilmente.

    Il primo punto è comunque la sovranità ed è su quello che dobbiamo battere.

    Ps: In realtà modi per “fare soldi” ce ne sarebbero. Io inizierei togliendoli alle mafie e alle banche.

  • Marcello Simula

    Colpo Grosso,scusami tanto,ma credo che tu abbia frainteso il senso di ciò che ho scritto!Ti invito,senza nessuna ironia,a rileggere ciò che il mio messaggio significava.Io non sono un “rivoluzionario”,anche perchè questo al giorno d’oggi sarebbe quasi un sinonimo di forcaiolo,quindi lungi da me l’esser tale.Io intendevo solo fare il grillo parlante (senza presunzione),nel senso che volevo dire:”Signori
    belli,o ci diamo una regola ed una brusca svolta,oppure uno di questi giorni un capopopolo troverà il modo di scendere in piazza con i forconi e con un bel seguito di ignoranti,sì,ma assatanati ed assettati di giustizia sommaria!”E’ proprio questo pericolo,che potrebbe portare davvero ad una svolta autoritaria,che io chiedo ai nostri politici di scongiurare.Peraltro sono d’accordo con te,poichè sono un impenitente ot
    timista,democratico,pacifista,libertario,SARDISTA!!!Ciao,a presto.
    P.S.Se credi che valga la pena,in futuro leggimi con più attenzione.Vengo spesso frainteso,e dopo devo faticare a spiegarmi.

  • Ritengo giusta l’indignazione popolare così come ritengo altrettanto giusto e sacrosanto che la Chiesa, proprio per la missione che è chiamata a svolgere, non tacia quando il Popolo è in difficoltà. Detto questo devo dare atto anche io del lavoro finora fatto dall’Onorevole Maninchedda, pur ritenendolo insufficiente a scrollarsi di dosso quell’indignazione di cui parliamo, poichè al Popolo non è reso possibile operare dei distinguo, non conosce i suoi rappresentanti. Questi, sono da tempo sistemati in un podio non accessibile al Popolo. Un umile consiglio a chiunque voglia distinguersi: tornate dal Popolo, non quello dei partiti o della cene di rappresentanza ma quello che vive le difficoltà in modo diretto e spessissimo in assenza di spalle su cui piangere. Offrite la Vostra conoscenza e la Vostra posizione politica a chi vuole analizzare i bisogni reali del Popolo e aiutateli a tracciare piani riorganizzativi sociali che sfruttando le risorse locali diano nuova speranza ai troppi Paesi a rischio morte nei prossimi 20 anni. Prendete posizione decisa contro tutti gli ostacoli che i sardi stanno incontrando anche nella richiesta di cure ordinarie o nel vero e proprio abbandono assistenziale ospedaliero, fattelo, però, a fianco alla Gente, alla Vostra e nostra Gente. Questo, e tante altre azioni simili, il Vostro popolo aspetta per riconsiderarVi parte di Esso e suo degno Rappresentante. Lei fa tanto, Onorevole, ma è troppo solo…La saluto

  • @ Colpo Grosso

    Posto che “siamo d’accordo sul fatto che l’unico modo per “tirare fuori qualcosa” dal sistema rappresentativo è agire all’interno della sfera democratica”, come procediamo?

    Come ho già avuto modo di scrivere, mi sembra di rivivere il periodo ’93-’94, quando Mariotto aveva l’Italia in mano.

    Anche ora è palpabile nella gente la voglia di cambiamento, di dire BASTA.

    Come tanti, sono in attesa di una personalità che raccolga queste istanze e le canalizzi ed indirizzi verso un progetto partecipato.

    Non so quanto tempo passerà, ma non credo che di tempo ne abbiamo tanto.

    Nel frattempo tengo le orecchie aperte aspettando che la tromba suoni l’adunata.

    FORZA PARIS

  • Colpo Grosso

    Probabilmente molti “indignati” remano verso le derive
    autoritarie di cui parla il professore senza
    esserne (totalmente?) consapevoli ma questa ingenuità
    non mi sembra un fattore rassicurante, anzi.

    Vorrei rispondere a Marcello ciò che rispondo a tutti i
    “rivoluzionari”: ben detto, la rivoluzione non è un pranzo di
    gala, siete proprio sicuri che volete mangiare di quella merda?
    Quante persone sanno veramente a cosa vanno incontro attaccando “alla cieca” le strutture dello stato senza lavorare per un’alternativa?
    Quanti davvero ci guadagnerebbero? E chi, soprattutto? I deboli?
    I deboli dovrebbero essere coloro che guadagnano qualcosa dal caos? Siamo seri.

    Mi sembrano ragionamenti non solo miopi ma anche guidati più da uno spirito di reazione vendicativa (non giudico se sia giustificata o meno, proprio perché non è rilevante) che da un reale analisi dei mezzi e delle traiettorie utili a migliorare l’esistente.

    Se poi un individuo mi dice: senti sono esausto, non ho nessuna voglia di pensare, voglio solo spaccare qualcosa; non posso che rispondergli “fai pure”. La gente ha diritto ad essere esausta, non è questo che metto in dubbio. Metto in dubbio il fatto che ciò serva a qualcosa!

    Mi rivolgo quindi a coloro che hanno ancora l’energia di pensare razionalmente e dico:
    Siamo d’accordo sul fatto che la situazione in generale non va. Saremo anche d’accordo sul cambiare delle cose mentre su altre avremo opinioni differenti.
    Ma siamo d’accordo sul fatto che l’unico modo per “tirare fuori qualcosa” dal sistema rappresentativo è agire all’interno della sfera democratica (…che effettivamente non esiste) per coltivarla e/o allargarla, con tutto ciò che questo implica sia per quanto riguarda la responsabilizzazione del ceto politico (“ceto politico”: come se fosse un mondo una razza differente..) sia per quanto concerne l’individuo che va a votare, sceglie, manifesta, decide i quorum, se necessario occupa, sceglie dove spendere, sceglie a chi dare l’8xmille, sceglie se ritenere perseguibile uno “spacciatore di marijuana” o uno che fa il falso in bilancio per milioni di euro?

    Se siamo d’accordo su questo punto credo che si dovrebbe tracciare una linea e basta, non parlarne più; abbandonare le velleità di rivolta in modo definitivo. E non perché la rivolta non sia affascinante, a volte istintiva, a volte necessaria, etc; ma perché ci abbiamo già riflettuto, abbiamo già capito e accettato, che nel nostro caso, significherebbe soltanto fare un passo indietro a livello pratico e progettuale.

    Se invece non siamo d’accordo, allora prego: fate la rivoluzione consapevoli del fatto che una persona su tre non sa neanche cosa significhi “democrazia rappresentativa”, che un’altra di quelle tre magari ha votato Berlusconi negli ultimi 20 anni apostrofando con disprezzo e/o sprezzante ironia coloro che provano a parlare di sovranità/indipendenza però ora magari viene ad esprimere su questo blog la sua “indignazione” e che la terza che resta è semplicemente una persona a disagio che cerca intorno a sé il nemico. Nemico che domani, in modo non sempre prevedibile, potreste essere voi in quanto sindacalista, imprenditore, professore, simpatizzante comunista, straniero, drogato, etc.

    Facciamo la rivoluzione e vediamo quanto siamo bravi a sparare e rubare nei negozi dei nostri vicini. Perché è questo il punto. Nessuno andrà a rubare nelle banche o dai conti dei broker o da quelli dei massoni o del Vaticano… e ci saranno i vostri stessi figli carabinieri o poliziotti, pronti a sparare al proprio fratello che magari di una banca prova solo a romperne il vetro…

    Quasi mi vergogno a prendere le parti di un politico, ma mi viene in mente che dev’essere davvero dura la vita del politico serio, almeno dal punto di vista “mentale”.

  • Mario Pudhu

    O sos On. de acordu a bos miminare s’istipéndhiu, faghídelu!!! Sezis in oto? Bonu! Fintzas si fit istadu unu ebbia! O sezis totu ispetendhe s’unu a s’àteru ca a fàghere goi et una cosa individuale, personale? Sigomente custa est una de cudhas cosas chi podent riguardare esclusivamente sa responsabbilidade personale, una parte significativa de s’istipéndhiu la torrades a sa RAS chentza ispetare peruna leze e peruna detzisione “condivisa”! Bos ant a criticare meda, sos inghiriagrastos e mescamente cudhos chi no ndhe cherent intèndhere. No est chistione de la tènnere contr’a a calicunu: est chi no si podet nàrrere, repítere, e zurare, e assigurare chi semus de acordu pro calicuna cosa e però semus totugantos s’unu ispetendhe a s’àteru, coment’e chi sa responsabbilidade de su chi fato la tenza solu si lu faghes fintzas tue. Sinono a bos crere, fintzas a sos chi azis deabberu cumpresu chi est un’iscàndhulu e mescamente unu dannu unu istipéndhiu de aprofitadores tropu artu in logu de miséria (tzertu, sos chi sunt in miséria, ma fintzas chentza cussu!) est abberu in artziada. E medas no tenent bisonzu de àteru pro sighire a pessare chi sezis totugantos sos matessi aprofitadores.

  • Paolo Maninchedda

    Già, Enrico, questo sarebbe giusto in uno scontro rinfaccista. Ma il mio intervento ha lo scopo di far sì che sia la Chiesa a parlare di sé, non io. Io l’ho fatto in passato e ho constatato che costringere la Chiesa a prendere atto dei suoi percorsi vuol dire farla chiudere nei suoi percorsi peggiori. Mi sono convinto che deve fare coming out da sola.

  • Perchè non dire ore rotundo quali sono i comportamenti di cui la Chiesa sarda dovrebbe dolersi? Se ci sono argomenti rilevanti su cui riflettere si tirino fuori. Queste allusioni a mezz’aria hanno un sapore vagamente ritorsivo. Della serie se non state zitti parlo anch’io..e che parlino tutti allora invece di scambiarsi patti di silenzio.

  • Preferisco 80 consiglieri a 8 mila euro mensili ominicomprensivi con segretari pagati dalla comunità a 2 mila euro mensili ma che firmano un contratto a t.d. ai 60 consiglieri a 20 mila, prebende incluse, così come oggi. Se la matematica non mi inganna dovremmo anche risparmiare qualcosa (circa il 50%). Proporrei, inoltre, di bloccare gli stipendi dei dipendenti dell’assemblea legislativa sino a quando quelli dei loro colleghi regionali non li raggiungano. Allora si che vedremmo i risparmi!

  • Mi perdoni, non ce l’ho con Lei e mi scuso se do quest’impressione. Si metta anche lei nei nostri panni, fuori fatichiamo a vivere la dentro privilegi assurdi.. E nel mentre Equitalia ha ripreso una vigorosa offensiva. E’ troppo da sopportare, cerchi di capire

  • Premetto che non capisco molto di politica. Mi appassiona seguire l’on Maninchedda: mi piace il suo modo di fare, e di dire, senza peli sulla lingua.
    Per poter tagliare i consiglieri regionali, prima bisogna cambiare la legge elettorale. non si possono avere un “esempio 35” consiglieri nel cagliaritano, e non so quanti in provincia di Nuoro a parità di estensione territoriale.
    Tagliamo gli stipendi, cambiamo la legge elettorale, cosi in tutta la Sardegna saremmo rappresentati da uno ho vari consiglieri regionali.
    Ditemi se sbaglio.

    P.S come la politica dev’essere laica, anche la Chiesa dev’essere apolitica.
    Non me ne voglia il Monsignore!!!

  • Paolo Maninchedda

    Gentile Lella, ma anche quando dico una cosa su cui sei d’accordo non riesci a dirlo fino in fondo? Io e il Psd’az vogliamo ridurre le indennità. La Presidente del Consiglio vuole ridurre le indennità. Roberto Capelli e Claudia Zuncheddu vogliono ridurre le indennità. Siamo già in otto su ottanta. Ci aiuti a stimolare gli altri o te la prendi con noi? Basta, veramente basta con questa logica di trattare tutto e tutti allo stesso modo. Non siamo uguali se non di fronte alla legge.

  • Bene, chiaro! Volete garantire la rappresentanza e ci stiamo. Però quand’è che vi sforbiciate lo stipendio? Lo potete fare subito, da ora, senza aspettare nuova statutaria che regolamenti numero di consiglieri etc. etc. etc. Ne abbiamo abbastanza di continui rimandi…

  • Bravo Paolo. L’aderenza al Vangelo dei cristiani la si giudica dalle opere non dalle parole.

    Una proposta concreta: poiché tutti i nostri politici dicono di lavorare per il bene comune, non sarebbe male se accanto ai loro discorsi, fatti sempre per il nostro bene, venissero pubblicati gli importi percepiti nell’esercizio della loro funzione e le indennità di vitalizio maturate. Importi che, ovviamente, non tengono conto di altre indennità cumulate in differenti ambiti lavorativi.

    Verrebbe da piangere se solo si pensasse che tutti questi privilegi vanno estesi alla miriade di politici a riposo di cui non ci si ricorda più neanche il nome.

    Ad esempio, per farsi un’idea dei vitalizi percepiti dai parlamentari, vi invito a cliccare questo link:
    http://www.oggi.it/attualita/attualita/2010/06/16/la-lista-delle-pensioni-che-paghiamo-agli-ex-parlamentari-lettera-a/

  • Marcello Simula

    Non concordo con l’on.Maninchedda sul fatto che dietro “l’indigniazionismo” ci sia una fortissima tentazione autoritaria.Lo dimostra il fatto che di determinati argomenti parliamo su questo blog ed anzi ne diffondiamo il contenuto.Peraltro non c’è mai la certezza che qualcuno sia nel giusto ed altri nel torto,tant’è che nel ventennio fascista non furono imprigionate milioni di persone,ma solo coloro che apertamente dissentivano.Altrettanto succede oggi,con un’Italia che non è berlusconiana ma di fatto ha votato con un sistema elettorale che ha dato la vittoria al vecchio satiro.Per quanto riguarda la condanna di Peppino nei confronti del ceto politico,ma davvero pretendiamo che si facciano delle così sottili distinzioni?Io sarei d’accordo per farle,ma signori belli,come disse un famoso cinese(del quale io non condivido quasi nessuma posizione),la rivoluzione non è un pranzo di gala,ma il terremoto non fa distinzione fra buoni e cattivi,giovani e vecchi,per cui o si evita il terremoto e si corre ai ripari,oppure come si dice in sardo “ube t’assentas ti dormis”,e saluti a tutti.

  • Paolo Maninchedda

    Egregio Peppino, a proposito del dire che è sempre colpa degli altri, vedi sopra il commento di Angelo. Infatti, e scusami se mi difendo dal tuo sdegno, tu mi accusi di essere un galleggiatore nonostante tu ammetta che quello che dico di fare è vero. Ne concludo che l’unica cosa che vuoi è punire il ceto politico. Puoi farlo, fallo, però dopo ne dovrai scegliere un altro. Spero che la nuova scelta non avvenga senza discernimento come invece avviene la condanna attuale. Io, al tempo della tua scelta, farò altro, stai tranquillo.

  • E’ vero che hai proposto la riduzione delle prebende che riceve oggi un consigliere regionale.
    Tuttavia lo sdegno che sta salendo dal basso (vedi il numero di firme per la legge elettorale) non distingue bene, e non ci aiutate a capire, come si devono ridurre le spese dei politici. Mi spiego meglio . I cittadini stanno già pagando gli aumenti inevitabili dopo l’approvazione delle varie finanziarie mentre delle riduzioni delle spese dei politici non abbiamo ancora notizie . In ogni sede dove si parla di riduzioni si dice di si ( come in commissione regionale ) e quando si và al dunque ci sono migliaia di emendamenti tendenti a ridurre non le spese ma a lasciare le cose come stanno.
    In questo , spero che sia il parlamento nazionale a imporre la riduzione del numero dei consiglieri visto che è impossibile che gli stessi si autoriducano.
    L’ipocrisia ormai regna anche in consiglio regionale e ha perfettamente ragione il vescovo di Oristano che in pratica dice che non si possono chiedere sacrifici senza dare l’esempio.
    La nostra regione sta sprofondando sempre di più e fa ridere queste discussioni su come ridurre le spese ( meglio che lo faccia sempre l’altro) siamo a crescita zero o 0,5 dovuto alla Saras è ripresa l’amigrazione sopratutto di giovani e quindi ci ritroviamo come 40 anni fa. La colpa lo sò non è solo dei parlamentari regionali ma è anche dei cittadini che hanno smesso di partecipare alle scelte politiche e in questa palude Voi state a galla tranquilli.
    saluti
    peppino

  • Alessandro NOLI

    In effetti, è da un pò di tempo che sta montando sempre di più un diffuso sentimento di indignazione nei confronti della classe politica. In questo clima ognuno “spara la sua bordata”, c’è chi compra pagine di giornali, ci sono alcuni che preannunciano “che ci scappa il morto”, e negli ambienti ecclesiastici fioccano sempre più dichiarazioni di protesta contro la politica immorale.
    Di queste persone che stanno alzando il loro grido di indignazione ce ne sono di diverse categorie almeno io così le suddividerei anche in base allo scopo che loro perseguono.
    Nella prima categoria ci sono persone che si indignano perchè stanno preparando il campo alla loro campagna elettorale e realmente hanno in testa un nuovo piano politico per la collettività e per attuare le riforme necessarie.
    Nella seconda ci sono normali cittadini che nel vivere quotidiano si sono accorti che tante cose non vanno, dal lavoro alla amministrazione pubblica, all’ambiente oltre che l’economia, insomma loro ritengono che la colpa di queste problematiche sia in capo esclusivamente alla casta dei politici e che intorno alla politica non ci siano meccanismi legati alla società che influiscono sulle dinamiche collettive.
    Nella terza abbiamo li stessi rappresentanti di queste, chiamiamole “corporazioni” che sono centri di potere, di privilegi, che non conoscono le crisi, e che insieme al ceto politico influiscono sul corso della legislazione in maniera “sotterranea”, questi attori anche loro hanno bisogno del consenso e si ritagliano un pò di visibilità mediante dichiarazioni demagogiche scontate, il loro scopo è quello di preservare i loro privilegi, quindi è interessato.
    Allora in mezzo a questa ondata di indignazioni, seconodo me è necessario capire anche l’identità dell'”indignado di turno” e il suo scopo. In certi ambienti della Chiesa ci sono da difendere privilegi, grandi privilegi.

  • Al giorno d’oggi è molto difficile combattere la mentalità del calderone; è così con un vescovo, come con i giornalisti, con i della valle di turno, figuriamoci con la gente comune.
    Se io dicessi al vescovo che tutti i preti sono pedofili, o a rizzo e stella che i giornalisti sono dei prezzolati, o a della valle che gli imprenditori sono prima di tutto evasori fiscali, non farei altro che applicare a tutte queste figure il principio del calderone che a loro medesimo è caro quando parlano della politica. È così che non riusciamo a liberarci del vizio atavico di inquadrare le cose della politica come di sinistra o di destra o di centro.
    Per noi sardi il cambiamento culturale può avvenire comunicando al di fuori dei canali informativi istituzionali, quindi lavorando di persona senza confidare nei quotidiani sardi, come è noto schierati, o nella tv italiana.
    Questo blog è uno strumento, ma non può essere il solo. Abbiamo il dovere e la necessità di operare produttivamente. Come?

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