Serve un convegno della diaspora della cultura sarda (-ista)

22 gennaio 2013 09:3311 commentiViews: 29

Le elezioni stanno rimettendo in circolazione tutti i sottoprodotti della cultura sarda. Per capirci: considero sottoprodotti tutto ciò che può essere assimilato ai moventi  che portarono ai Falsi d’Arborea e agli effetti che ne derivarono. Tra i più innocui, l’eroicizzazione della storia della Sardegna; tra i più nocivi,  la mistificazione  della storia della Sardegna, la crisi della razionalità nella rappresentazione della realtà a favore della connotazione emotiva degli eventi, l’assimilazione della politica alla propaganda,  la creazione di simboli politici privi di radicamento e di giustificazione storica e sociale, il diffondersi di un ceto intellettuale mediocre, poco attento all’esattezza dell’informazione e alla qualità della formazione (propria e altrui). Questo ceto, che ancora utilizza nelle scuole primarie e secondarie categorie e teorie desuete (si pensi alla grande mistificazione della costante resistenziale di Lilliu), sta de-formando molta gioventù sarda.
Se poi si passa allo specifico della politica, il rischio che si sta correndo è la dispersione di quel tentativo di innovazione della cultura politica sarda e sardista, partito negli anni Novanta con l’intento di superare l’impostazione autonomista che aveva supportato gli anni della Rinascita. Si cercava di evitare due pericoli: l’indipendentismo come utopia, cioè inteso più come emozione che come progetto di governo, e il neo-regionalismo federalista, inteso come assimilazione del potere praticabile non come punto di partenza ma come orizzonte. È in questo quadro di depotenziamento che il tema della lingua, assunto da altri popoli europei come problema politico da porre in sede internazionale, si è trasformato in problema linguistico e poi, tragicamente, in motivo di contrasto tra ceti intellettuali specializzati. La derubricazione della lingua dal rango di problema politico a quello di problema disciplinare è il grande successo dei fautori dell’impossibilità dell’autogoverno dei sardi.
A tutto questo va aggiunta la tragedia della diaspora degli intellettuali sardisti. Quasi tutti questi uomini di cultura, dopo una più o meno lunga militanza di partito, vengono centrifugati dai partiti e marginalizzati a una funzione di corredo o di decoro delle iniziative di rinnovati o stagionati leader politici. In più, non vengono apprezzati dalle università isolane che li interpreta più come divulgatori che come intellettuali (e spesso, non sempre, l’Università sbaglia). Non sto parlando di improvvisati linguisti o demologi, ma di professionisti spesso con forti formazioni all’estero, di filosofi strutturati, di sociologi maturi, di letterati molto raffinati, di politici illuminati.
Spesso dalla marginalizzazione delle migliori intelligenze (il vecchio Pci ne fece fuori a decine, la Dc non se ne curava, il Psi li considerava un peso per la società) e da fraintese esigenze di leadership, sono nate tante microscissioni che oggi pesano.
Bisognerebbe rifare un congresso di Macomer, ma tutto culturale, tutto fondato sulla cultura politica. Un congresso dove Sedda, Bandinu, Cubeddu, Pinna, Nasone, Bolognesi, Maninchedda, Mongiu, Mastinu, Mele, Manconi, Pitzalis, Porcu, Sistu, Ortu, Ruju ecc. ecc., si possano confrontare con il meglio della burocrazia regionale, con il meglio del mondo professionale, con il meglio del mondo imprenditoriale, con il meglio del mondo politico e sindacale e ricostruiscano così un perimetro avanzato di riferimenti culturali all’interno dei quali costruire una proposta di governo per la Sardegna da mettere generosamente a disposizione del sistema politico.

11 Commenti

  • Gent. Le Prof., Le ho già mandato un link , sulla grave crisi in cui si trovano a vivere le biblioteche isolane, nella più totale inerzia del Consiglio regionale. Che, nonostante sia stato trasmesso ormai da alcuni mesi, una proposta di legge risolutiva da parte della commissione competente, dorme sonni sereni e tranquilli. Non è stato pubblicato. Non so quale sia il motivo. Ma questo suo post mi spinge a riprovarci e a porle un quesito. Si parla tanto di cultura , di diaspora degli intellettuali sardi etc. Qualcuno mi può spiegare con quali strumenti e in quali luoghi, si dovrebbero formare e dovrebbero preparsi gli uomini di cultura di domani quando, non solo non si pone rimedio al gravissimo fenomeno della dispersione scolastica, ma si impedisce, con una sorta di accanimento terapeutico senza possibilità di cura, a prolungare l’agonia di luoghi di formazione e di cultura, quali le biblioteche? Pur esistendo una cura che potrebbe, a parità di spesa, guarire il malato ? Se volesse darmi un suo parere, sarebbe gradito… Se non volesse pubblicare il mio post intuirei, comunque la risposta… :-)

  • poichè esiste anche una cultura della comicità mi sembra che un riferimento culturale importante, in materia, possa essere silvestro ladu, vera icona della comicità involontaria pret-a-porter

  • condivido l’iniziativa ma senza la mongiu, che non mi sembra abbia le giuste caratteristiche

  • Condivido pienamente l’iniziativa . Oggi la politica deve riacquistate credibilità e lo può fare solo con l’aiuto di persone che siano preparate e capaci. La cultura e’ contraria all’oscurantismo di qualsiasi genere. È’ vero che molte delle persone elencate sono state emarginate perché ritenute pericolose da chi non è’ all’altezza del confronto e della comprensione .

  • Per Lidia: certamente, e tanti altri: Marci, Dino Manca, Francesco Sanna ecc. ecc.

  • antonello m

    televisione
    Solidarietà ai lavoratori di Nova Tv
    ORISTANO. Si moltiplicano gli attestati di solidarietà verso i dipendenti dell’emittente Nova Tv, in cassa integrazione a zero ore da lunedì. “La Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, esprime…

    LA NUOVA 19 luglio 2012

    ORISTANO. Si moltiplicano gli attestati di solidarietà verso i dipendenti dell’emittente Nova Tv, in cassa integrazione a zero ore da lunedì. “La Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, esprime la propria solidarietà ai nove lavoratori di Nova Televisione posti in cassa integrazione in seguito alla grave crisi che l’editore sta attraversando”.
    “L’emittente oristanese rappresenta, oltre che un azienda con importanti ricadute occupazionali, una vera e propria istituzione cittadina. In oltre trent’anni di vita ha permesso agli oristanesi e ai sardi di essere informati sugli avvenimenti, la cronaca e le notizie politiche di carattere locale, provinciale e regionale – dice Antonio Iatalese, coordinatore provinciale -. Auspichiamo che questa importante realtà continui a operare. Chiediamo con forza un intervento delle istituzioni affinché Nova Tv continuare a esistere e a informare tutti noi”.
    Sulla stessa linea anche il movimento Aristanis Noa: “Perdere il proprio posto di lavoro è una tragedia. Nel lavoro c’è la dignità di una persona, il suo futuro e quello della sua famiglia. Per questo motivo Aristanis Noa esprime forte preoccupazione per la sorte dell’emittente Nova Tv – scrive in una nota Giovanni Scanu, dell’ufficio stampa del movimento -. Non possiamo però non porci delle domande sulla situazione odierna dell’azienda, che va inquadrata in una complicata realtà riguardante tutto il sistema radiotelevisivo isolano afflitto da anni di politiche assistenziali e plasmato sulle velleità dei poteri politici di turno più che su un’offerta televisiva competitiva che garantirebbe allo stesso indipendenza e stabilità economica. Non possiamo che seguire con attenzione le sorti dell’azienda e dei dipendenti augurandoci una risoluzione che tuteli entrambi: lavoro e informazione».
    Nei giorni scorsi anche il sindaco Guido Tendas aveva portato personalmente la solidarietà propria e dell’amministrazione comunale ai lavoratori di Nova Tv, visitando gli studi dell’emittente in via Tirso.
    ———————————————–
    10€ x 100.000 sovranisti = 1.000.000
    20€ X 200.000 sovranisti = 2.000.000
    30€ X 300.000 sovranisti = 3.000.000
    Foette non si parla di solidarietà ma di fatti concreti. Un solo partito che tende sempre e comunque a priorizzare la paternità di stò c…o, non riuscirebbe mai a soddisfare una simile iniziativa economica per comprensibili deficit numerici, tutti assieme lo capisci pure te e dovresti rivedere l’affermazione infelice -“constatata la impossibilità della televisione”-, anche miei figli di 11 e 14 anni sono convinti che ci sarebbero le condizioni. Parlare dell’utilità della TV mi sembra sia cosa superflua per il semplice fatto che non riesco a trovare svantaggi nel possederla. Per Sardizzare i Sardi ci vuole la televisione. Stiamo assistendo inermi da decenni alla Berlusconizzazione selvaggia delle masse ad opera del telecomando, e facciamo ancora discussioni del io so tutto. Cala de su piedistallu. Po sardizzare is Sardos bi cheret sa televisione, una Repubblica cenza televisione non bi la fatzo a d’immaginare.

  • Posso aggiungere un paio di nomi: Diego Corraine e Luigi Sanna.
    Saluti

  • Sarebbe una lodevole iniziativa se effettuata con tempismo, e quindi durante lo svolgimento di una campagna elettorale estremamente distante dai cittadini.
    Proporre, ora più che mai, la grande opportunità della Sardegna in Europa senza i vincoli e limiti dell’Italia.

  • Foette, uno solo ha commentato ma sono entrati a leggere a centinaia da tutta Europa. Tranquillo.

  • Se consideriamo alcuni nomi…non direi che tutti coloro i quali hanno titoli si siano distinti per proposte oppure per il sostegno alla de-frammentazione sotto il profilo politico (tutt’altro). Però questo è il panorama che abbiamo….

  • Su questo tema, sicuramente importante ma a forte rischio narcisistico, è possibile che oggi si mobilitino i naviganti dell’web.
    Alla domanda: si può sardizzare il credito, la risposta è stata un silenzio tombale.
    Eppure è un cappio al collo che rafforza la dipendenza, nega alla radice l’indipendenza. Blocca lo sviluppo, quindi la creazione di posti di lavoro, annulla la dignità, nega la libertà. Un tema così decisivo per il futuro di un popolo, quale esso sia, non solletica, non scatena emozioni, non provoca indignazione.
    Ed allora, constatata la impossibilità di una televisione, bisogna andare in mezzo alla gente, confrontarsi con la vita vera, parlare di problemi e di soluzioni. Bisogna dare risposte, ora. Per costruire su basi solide percorsi più raffinati che trovino larga partecipazione e non siano prerogativa di una ristretta oligarchia per imporre il proprio dominio.
    E’ necessario vincere le elezioni per provocare un terremoto politico con tutto quel che ne consegue.

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