Sermoni domenicali: l’anima delle puttane

6 ottobre 2009 08:305 commentiViews: 40

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di PAOLO MANINCHEDDA

Ho visto Annozero. Ho ascoltato la D’Addario. Belpietro, che è più capace di tutte le centinaia di deputati e senatori del Pdl messi insieme, è riuscito a cambiare l’ordine del giorno della trasmissione: si trattava infatti di capire se la D’Addario dicesse oppure no la verità, e invece lui, con eleganza e fermezza, ha iscritto nella testa dei telespettatori un’altra domanda: la D’Addario è o non è una ricattatrice?
La gran parte degli elettori decide in base a sensazioni irrazionali e dirette. Pochissimi lo fanno per un ragionamento. Che sentimento suscitava la D’Addario? A me, di pena. Non esistono prostitute di vocazione, e lei ne è la conferma. Dietro ogni prostituta c’è un dolore, enorme. Sto scrivendo un libro sulle origini medievali della libertà individuale e dei diritti della coscienza e inevitabilmente sono finito a occuparmi di amore, di poesia, di trovatori, cioè di chi, per primo, ha affermato: “Amo e voglio essere felice e non ne devo render conto a nessuno”. Sono stato costretto ad andare a rileggermi molti testi della latinità europea e ho ritrovato il drammatico repertorio sessuofobo e misogino dell’Europa medievale. Questo repertorio è ancora diffuso e capillarmente presente. La grande vittima della cultura europea, per secoli, è stata la donna. Non se ne ha un’idea finché non si legge questa mostruosa enciclopedia, prevalentemente clericale, di condanna del femminile. Tanto grande è stato questo timore e tanto assurde sono state le politiche repressive e punitive sulla donna, da mettere in ombra le piccole perle, che già nel Medioevo brillavano, di iniziali e timide politiche di tutela dell’infanzia e della famiglia. Basti questo esempio: già nella Bibbia se una donna veniva violata in città, si prescriveva che venisse lapidata insieme all’uomo, ma solo se si trattava di una donna libera e promessa. La sua colpa veniva indicata nel non aver sufficientemente gridato per attirare l’attenzione. Infatti, la Bibbia, nel caso di violenza, sempre di donna libera, perpetrata in campagna, prevedeva la lapidazione solo dell’uomo, perché in campagna nessuno avrebbe potuto soccorrere la donna. In caso di serve, invece, si prevedeva una multa. Scusate la divagazione. Ma a me pare che anche oggi, in tempi di grande liberazione sessuale, la mentalità comune legga il rapporto sessuale tra l’uomo e la donna in termini di dominio. La bellezza del sesso è invece, a mio avviso, il gioco paritario. Un uomo vero non vuole abbracciare una vittima, non vuole toccare una schiava, non sente il suo vigore come una potenza che attende di esibirsi. Un uomo normale, quando fa l’amore, si diverte, è curioso della persona con cui sta, cerca di capirne i linguaggi, è interessato alla sua gioia. Un uomo normale presuppone la sua potenza come una virtù naturale, come l’intelligenza, la vista, il tatto. C’è qualcuno che sia normale che possa vantarsi del suo tatto? Usare la donna come oggetto di conferma di sé è una tristezza che produce subordinazione, umiliazione, in ultima analisi violenza.
Per tutti questi motivi, ovviamente opinabilissimi, io sono convinto che tutte le prostitute odiano i loro clienti. E fanno bene. Se ogni cliente provasse che cosa può significare avere addosso un corpo estraneo, probabilmente le prostituzione finirebbe. Insomma, chi va con le prostitute deve presupporre il loro odio.
Ne consegue, che se anche la D’Addario avesse la testa della ricattatrice e lo fosse anche in pratica, chi va con la D’Addario deve presupporre la sua vendetta.
Fin qui siamo sul versante, diciamo, privato e non politico. Il problema politico sta invece nella pretesa che di certe cose non si parli.
E qui Berlusconi è in buona compagnia. Se il capo della Pdl denuncia e inibisce chi ne svela il profilo privato, D’Alema aveva denunciato Forattini per una vignetta politica. Negli States la denuncia di D’Alema sarebbe apparsa più grave di quella di Berlusconi. Nella scorsa legislatura, a bocca di campagna elettorale, Soru annunciò di avermi querelato e di avermi chiesto un indennizzo di qualche milione di euro. Poi non l’ha fatto, ma la tentazione di colpire chi dissente è propria di ogni uomo di potere. Io invece ho denunciato un consigliere provinciale di Nuoro perché mi ha definito un parassita, e mi pare che la denuncia ci stia tutta. Viceversa quando l’on Giuseppe Cucca mi aveva definito surfista (per aver lasciato Soru ed essere passato all’opposizione), io risposi che era meglio essere surfisti che condannati al remo dal dittatore. Insomma, la polemica politica è anche fatta di spirito.
In ultima analisi il problema è questo: in Italia si può parlare liberamente del potere? La risposta è sì e no. Sì, formalmente, no sostanzialmente, a meno che non si sia protetti da un altro potere. Perché? Per il maledetto continuismo della storia italiana. Fatta l’Unità d’Italia, i baroni borbonici sono diventati baroni savoiardi; liberati dal fascismo, le strutture dello Stato fascista sono transitati con i fascisti nello stato repubblicano. Per quanto tempo la violenza carnale non è stato un reato contro la persona? Per decenni, quasi fino a ieri. L’Italia non ha mai affrontato i suoi due malanni: il dogmatismo e il conformismo. Politicamente questa mancanza produce il rischio costante dell’autoritarismo, ma anche il rischio costante del linciaggio morale dell’avversario politico. La verità in Italia non interessa a nessuno. Ne do una conferma: Francesco Cossiga, in tarda età, preso da scrupolo per la possibilità di un incontro a breve con san Pietro, si sta confessando in pubblico con libri molto interessanti per gli storici, nei quali, con la leggerezza di chi non ha coscienza del male che ha fatto, racconta le nefandezze della repubblica italiana. Qualcuno, dinanzi a queste verità, va a indagarle e ad accertarle? No. Perché? Perché sono vere ed è meglio consegnarle alla storia, non alla politica. Così pure sulla vicenda D’Addario, pochi giornalisti hanno detto dove stava il problema vero. La domanda è se nella Repubblica italiana andare a letto con uomini potenti fa fare carriera. In Francia è accaduto. In America pure. In Inghilterra senza dubbio. In Italia? Sì, ma non si può dire, perché è vero.
La D’Addario non farà carriera, non sarà premiata. Ma, quanto a pulizia morale, nessuno dei palazzi italiani ha le carte in regola per giudicarla.

domenica, 4 ottobre 2009

5 Commenti

  • Antoni su Longu

    Un Presidente del Consiglio può permettersi di essere ricattato? Servizi di protezione (polizia-carabinieri-servizi di intelligence) e anche di tipo politico (staff del presidente) hanno fallito nel loro compito, proteggere il Premier. Nelle residenze del premier hanno accesso libero mignotte e magnacci? Fate le vostre valutazioni.

  • “la D’Addario è o non è una ricattatrice?”
    Secondo me, si e no. Le sue registrazioni non le ha usate per ottenere qualcosa. Ha constatato di non poter ottenere quello che berlusca nell’intimità gli aveva promesso e ha parlato con il magistrato. Se avesse avuto intenzione di ricattare berlusca avrebbe chiamato letta e avrebbe chiesto un paio di milioni di euro. E cosi finalmente realizzava il suo agriturismo a bari. Il problema è che berlusconi È ricattabile! Un presidente del consiglio che dice di non sapere chi siano e cosa fanno le persone con le quali si intrattiene è pericoloso per se e per il ruolo che ricopre.

  • Don Paolo era il viceparroco della Parrocchia di S.Anna nel quartiere storico di Stampace.Era un bell’uomo,alto e signorile.Dal pulpito lanciava infuocate prediche contro la prostituzione ed il Casino Popolare ubicato nella via Cammino Nuovo sotto le mura antiche del Castello.
    La mia famiglia abitava allora a due numeri civici di distanza proprio dal Casino Popolare.Mamma riceveva le confidenze della signora Liliana che governava il Casino e che puntualmente – alla vigilia della festa patronale di S.Anna – le affidava una busta piena di soldi per il parroco perchè comprasse i fiori per l’addobbo dell’altare maggiore della chiesa.
    Mara,che era la più bella delle donne del casino, le raccontava che una volta alla settimana riceveva la visita di un signore distinto che
    tutto nudo all’atto della prestazione sessuale non si toglieva mai dal capo il basco.All’insistenza di Mara perchè si togliesse quel basco,il signore rispondeva di non poterlo fare,diversamente avrebbe rivelato la sua identità.
    Dalla descrizione della persona,tutto faceva intendere si trattasse di don Paolo,
    Eppure…quanta severità e quanti anatemi dall’altare verso le donne che si prostituivano…
    La doppia moralità ancora è dura a morire.
    Mi ritorna in mente la canzone di DE ANDRE’:
    “Vecchio professore,cosa vai cercando in quel portone
    forse quella che sola ti può dare una lezione.
    Quella che di giorno chiami con disprezzo ” pubblica moglie ”
    quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.
    Tu la cercherai.tu la invocherai più di una notte
    ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
    quando incasserai dilapiderai mezza pensione,
    diecimila lire per sentirti dire ” Micio bello e bamboccione “.

  • Enea Dessi'

    Per caso sto leggendo la cronaca dell’adesione della Western Reserve fondata da Moses Cleveland nell’attuale stato USA dell’OHIO. Mi fa capire che la Sardegna, vista la discriminante con cui l’Italia tiene fuori l’isola dalla rappresentanza in Europa, potrebbe richedere un approccio indipendente di quella (di diritto) rappresentanza. Dobbiamo capire se sia possibile un percorso legale, legittimato in sede europea, di natura referendaria, per dichiarare la Sardegna liberamente e indipendentemente rappresentata a Bruxelles. Mi scuso per essere uscito fuori tema ma noto che sulla questione puttane il trattamento riservato alla Sardegna non si discosta di molto da quello descritto da P.M. a proposito di subordinazione e umiliazione.

  • Ma la cosa triste è che i danni del nostro territorio per i media locali (ed anche per la politica locale) sono secondari alle puttane del Cavaliere. Il centralismo italiano si manifesta in ogni forma: Culturale, istituzionale, mediatica, ecc. Così, anche la stampa locale, talvolta relega in spazi minoritari problemi che dovrebbero essere da prima pagina. Ma è la norma laddove una minoranza linguistica di un qualsiasi stato centralista (come la nostra) non ha mai sviluppato una vera politica territoriale. E per conseguenza anche l’Opinione Pubblica locale viene orientata a problemi altrui piuttosto che ai propri: Ad esempio, per una parte della destra Sarda…è più importante domandarsi come mai non viene dato il giusto risalto ai guai giudiziari della Puglia di Vendola. Il problema è che noi non siamo Pugliesi…ed abbiamo altre questioni. La sinistra invece fa manifestazioni sulla libertà di stampa, legittime e comprensibili su molti aspetti, ma anche queste pongono in secondo piano I NOSTRI PROBLEMI. Non parliamo dell’IDV… – Anch’io sto leggendo da qualche anno le “rivelazioni” di Cossiga che in libreria sono arrivate ad un nuovo appuntamento. Non so però se le mezze verità e le ambiguità condite da battutine siano vere rivelazioni, probabilmente su alcune questioni Cossiga teme che esponendosi troppo… qualcuno lo faccia arrivare prima del previsto alla corte di San Pietro. Amen.

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