Senza Cassa integrazione per incapacità dichiarata

8 febbraio 2012 22:3816 commentiViews: 18

asinelloSarà un caso, ma dall’arrivo dei nuovi vertici all’Assessorato del Lavoro, tutto è lento, incredibilmente lento, insopportabilmente lento. Infatti da circa due mesi non viene sottoscritto un solo verbale di CIGS in deroga, nonostante il 22 dicembre scorso, fra le prime Regioni in Italia, la Regione Sardegna abbia sottoscritto il necessario accordo istituzionale per la prima concessione e la proroga degli ammortizzatorisociali in deroga per il 2012.
Le ragioni del ritardo? Sono ascrivibili alla mancata riunione del cosiddetto tavolo tecnico composto dalla RAS, che lo coordina , la DRL del Ministero del lavoro, dall’INPS regionale e da Italia lavoro. Prima della sottoscrizione dell’accordo la DRL del Ministero, in modo capzioso, aveva opposto alcune pregiudiziali, ancora non superate in quanto il previsto incontro di chiarimento, da convocarsi a cura dell’Assessore, si è tenuto a distanza di circa due mesi , lunedì 6 febbraio. Incontro del quale non si ha alcuna notizia e quelle che si conoscono non sono affatto rassicuranti. Morale: Cassa integrazione non rinnovata. Si può dire: perché non vi fate da parte? Ma si capisce che cosa vuol dire per i cassintegrati un mese di ritardo? Lo si capisce oppure no? Lo si capisce che se non si capisce nulla del posto in cui si è seduti è sempre buona regola mettersi a studiare e capire in fretta?
Medesimo approccio si ha per i cosiddetti percorsi di utilizzo simili a quelli varati per gli ultracinquantenni Legler, anch’essi sostanzialmente fermi.
Vi è una sostanziale ed inspiegabile rivisitazione di quanto fatto fino ad agosto: tutto dee essere rivisto e rifatto, riccondotto a una logica di presa di possesso politica di procedure, posizioni, scelte: questo è ciò che Pannella chiamava l’occupazione dello Stato da parte di partiti, oggi diventati ‘parti’, piccole ‘parti’ personalizzate. Ogni cosa viene rallentata. Anche le politiche attive subiscono lo stesso attegggiamento. L’Assessorato incaricato di alleviare la crisi e favorire la coesione sociale è seduto su un cuscino di incapacità da cui verrà non cortesemente alzato da lavoratori infuriati. Questo accadrà nel momento in cui tutti abbiamo detto che il disordine è un nemico, ma lo è ancor più l’irresponsabile inconcludenza.

16 Commenti

  • Salve gentilissimo on. Maninchedda, io le scrissi anche un’altra volta, riguardo la cassaintegrazione della Queen oramai fallita, proprio venerdì i curatori fallimentari hanno fatto richiesto la cassa straordinaria alla regione.
    La mia domanda è se bisognerà davvero aspettare fino ad aprile come la prima volta per vedere il mese di gennaio?
    La ringrazio, fin d’ora. Silvana

  • Enrico Cadeddu

    Questo è uno stralcio tratto dalla relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011 della Corte dei Conti della Sardegna. Il resto lo trovate sul sito.

    E’ innegabile che all’origine dell’attuale situazione critica in cui versa la pubblica amministrazione, complessivamente riguardata in tutte le sue articolazioni, siano da individuare le conseguenze negative di alcune riforme, 17 tra quelle intervenute a ritmo serrato a partire dagli anni ’90, che, nella loro concreta applicazione, sono risultate decisamente sbagliate o, per un’imprevista eterogenesi dei fini, addirittura dannose, o sono state attuate in maniera lacunosa e/o incoerente.
    Nell’ordine può farsi riferimento, senza alcuna pretesa di completezza:
    – al processo di aziendalizzazione della P.A., finalizzato all’applicazione all’amministrazione di principi, concetti, procedure e regole propri dell’azienda privata, in stridente contrasto con il sistema amministrativo disegnato dalla Costituzione e tuttora vigente e con il principio di specificità che caratterizza
    l’ordinamento, l’organizzazione e l’attività dell’amministrazione pubblica;
    – alla separazione della politica dalla gestione, attraverso una configurazione dello stato giuridico e del ruolo della dirigenza in senso asseritamente manageriale, con il risultato dell’assoggettamento al potere politico dei dirigenti, spesso penalizzati dalla pratica ormai invalsa, coerentemente con la disciplina di settore, dello spoil system (anziché del merit system), o dalla commistione e/o confusione dei ruoli;
    – alla abnorme proliferazione di incarichi di consulenza a professionisti esterni, che le amministrazioni conferiscono con le motivazioni e per le attività più disparate, per effetto di una interpretazione estensiva e discutibile della normativa statale e regionale e della normativa in materia di autonomie locali
    (art. 7, comma 6, del D.Lgs. n. 165/2001; art. 110, comma 6, del Testo unico
    delle leggi sull’ordinamento degli enti locali n.267/2000; LR n.31/1998). Tant’è
    che, sebbene una tale opportunità sia stata prevista dalla legge per esigenze
    cui (le amministrazioni) non possono far fronte con personale in servizio, ovvero
    in caso di motivata impossibilità di provvedere adeguatamente con proprio
    personale, il ricorso al conferimento di incarichi esterni ha ormai assunto il
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    carattere dell’ordinarietà, indipendentemente da qualsivoglia accertamento
    sull’esistenza dei presupposti legittimativi;
    …………….riguardo al generalizzato ricorso a prestazioni esterne, deriva dalla
    constatazione che il pregiudizio arrecato, è sicuramente di gran lunga superiore
    al danno corrispondente all’importo del compenso erogato, ove si tenga conto
    delle discrasie e delle disfunzioni che spesso vengono a determinarsi ad opera
    di soggetti, per quanto validi ed esperti nei rispettivi campi professionali, del
    tutto privi della specifica e multidisciplinare professionalità richiesta per
    l’esercizio delle funzioni tecnico – amministrative.
    I punti di criticità non consistono, dunque, soltanto nell’uso scorretto delle
    risorse pubbliche, quale spesso si rinviene nel generalizzato ricorso a
    prestazioni esterne, ma nella confusione che ingenera l’attività di soggetti avulsi
    dalla specifica realtà amministrativa e nella deminutio del prestigio, della
    professionalità e della affidabilità dei non pochi funzionari di altissimo
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    livello che operano in tutte le amministrazioni dello Stato, della Regione e
    degli Enti locali.

  • Obbedienza cieca e assuluta alle indicazioni (?) “de su meri”, che è colui che da l’incarico, il quale deve avere la certezza che quello che lui chiederà sarà fatto, come si dice oggi, senza se e senza ma.
    Peccato che quello che viene chiesto serve quasi o totalmente al proprio tornaconto, e quasi mai al bene comune.
    Sono cinico? NO, sono realista, la mia, putroppo, è solo una constatazione

  • Giovanni Piras

    Per SALCAN, in certi sistemi non vale ne la militanza ne la competenza ma, l’obbedienza. A chi?

  • E quì torniamo al discorso dell’Etica in politica, il bene pubblico non puó essere governato da chi competente non è, e ancor peggio da chi non ha competenza e nemmeno voglia di studiare. Ogni politico ha un elettorato cui rispondere, nell’ambito della leggitimità, ma non si puó far politica solo per fare “marchette”. Sembrano cose scontate, ma vi sono mille esempi di nomine in posti chiave fatte solo accontentare gli “amici” incompetenti. Basti vedere l’elenco dei Direttori Generali delle ASL, da cui si attinge senza che vi sia un pur minimo controllo su quanto dichiarato dagli aspiranti. Ma puó essere questo un modo serio per affidare la gestione della cosa pubblica? E allora ci lamentiamo perchè i fonti non tornano e i cittadini non hanno i servizi di cui necessitano.

  • Ad una mia precisa domanda sui criteri di scelta dei personaggi a cui dare un incarico, mi si rispose: vale più la militanza che la competenza.
    Mi pare una risposta del … cavolo!
    Possibile che tra i militanti non ci siano anche persone competenti?
    La verità purtroppo è un’altra: non importa se la persona da incaricare abbia compentenza nella materia che caratterizza l’incarico stesso, ma l’importante è che sappia muoversi bene nel sottobosco della politica, ed è difficilissimo trovare persone capaci in entrambi i campi.

  • Salvo poche eccezioni, finora le Giunte Cappellacci hanno avuto un denominatore comune: l’incompetenza. Ma di questi tempi è un lusso che la Sardegna non si puó permettere. Possibile che il Presidente non capisca che se vuole bloccare la caduta libera deve mettere in campo gli uomini migliori della sua maggioranza, finche questa ancora c’è? Costi quel che costi e senza calcoli di convenienza partitica. Solo per il bene della Sardegna e dei Sardi.

  • Io avevo tracciato un’idea per una nuova fase dell’indipendentismo, che naturalmente chiamava in causa anche il Partito Sardo d’Azione, ed era questa qui:

    http://inlibertade.blogspot.com/2012/01/una-nuova-e-definitiva-fase.html

    In quanti sono pronti a fare questi passi?

    Enrico Piras

  • Come parte in causa le posso dire che un mese di ritardo è molto duro da passare sopratutto quando si hanno dei bambini piccoli, ma è ancor più duro anche solo pensare che delle persone preposte a fare dei particolari lavori non li facciano per incompetenza o per incapacità, perchè mi voglio augurare che di questo si tratti.
    Speriamo solo che la situazione si sblocchi e grazie perchè ci fa piacere che qualcuno si occupi di noi.

  • Gian Piero Zolo

    “Si può dire: perché non vi fate da parte? Ma si capisce che cosa vuol dire per i cassintegrati un mese di ritardo? Lo si capisce oppure no? Lo si capisce che se non si capisce nulla del posto in cui si è seduti è sempre buona regola mettersi a studiare e capire in fretta?”
    … Per me sarebbe meglio che prima di sedersi ognuno valutasse attentamente le reali capacità che possiede per occupare quel posto.
    È una buona regola per tutti, ma non è applicata a tutti.
    Caro Paolo, molti dei tuoi colleghi, non tutti ma molti, non solo non sanno cosa vuol dire un mese di ritardo, ma non si pongono neanche la domanda!

  • Giuseppe Bellu

    Speriamo tutti nel blocco sardo! Certo è che se il Dirigente è incapace o fannullone e l’Assessore non ha un minimo di dimestichezza con la macchina amministrativa unita ad un sano bel paio di pa**e, la strada è dura.
    Io li conosco alcuni di questi Dirigenti, spocchiosi e arroganti, forti con i deboli e deboli con i forti. Se si trovano ad avere a che fare con un Assessore non autorevole e preparato, il danno è fatto!

  • Ancora con il mito dei dirigenti che ostacolano gli assessori: dico, ma in che mondo vivete?

  • Sì, mi unisco all’appello, onorevole Maninchedda: staccate la spina, puntate all’indipendentismo quello serio e non recriminatorio, puntate dall’alto dei vostri consensi alla formazione di un “Blocco sardo”, blocco indipendentista progettuale, una ventata d’aria fresca che esca fuori dal becero bipolarismo all’italiana, clientelare e affaristico. Per il bene dei sardi e della Sardegna.

    Enrico Piras

  • Caro SALCAN, oltre ai direttori generali hanno chiamato manager d’oltremare per Enti strategici come Abbanoa…
    In questo Cappellacci mi ricorda Soru…

  • Come sempre la burocrazia la fa da padrone!

    e gli assessori non hanno le… attributi per bastonare i dirigenti, primi tra tutti i direttori generali, che l’ultima versione della giunta ha confermato come se non ci fossero altri funzionari capaci.

    e allora teniamoci i risultati!

  • E’ una vera vergogna, bene ha fatto Onorevole a denunciare pubblicamente questa vergogna.
    Dico! ma questo oriundo desulese, onore ai desulesi che sono grandi lavoratori e persone in genere capaci, prima ha fatto una marea di danni alla Sanità, ora con tutta la sua truppa di esperti di spuntini e pranzi in ristorante si è trasferito al lavoro, ( che c’entri qualcosa il cognome; mha!!)
    I nostri poveri amici e concittadini, morende de sa gana e aisettande s’assegnu, e questi, passatemi il termine, Lestofanti della politica che fanno??
    Ve lo dico io…
    Ci pigliano per il culo tutti!!!
    Onorevole le faccio una preghiera..
    La prego a nome mio e di tutti quelli che la conoscono per persona dritta e per bene..
    Stacchiamo la spina e mandiamoli a casa…

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