Sempre per trasferire informazioni sulla Zona Franca: le mie perplessità sulla proposta del 1988 rifusa nella proposta del Psd’az poi stravolta dalla Prima Commissione. La strada maestra resta la Risoluzione n.42 della Prima Commissione approvata il 31 ottobre 2012

4 novembre 2013 15:486 commentiViews: 22

logoPSIl testo sulla Zona Franca approvato nel 1988 è alla base della proposta di legge del Psd’az, portata in commissione nei mesi scorsi, poi stravolta a favore del testo su cui io ho sollevato perplessità in Aula.
Il testo del Psd’az non ha la mia firma, nonostante allora facessi parte del Gruppo. Per l’esattezza, prima l’ho firmata per disciplina di gruppo ma, posto che le mie perplessità non avevano trovato alcuna considerazione, ho poi ritirato la firma.
Prima di dire perché anche il testo del 1988 ripresentato oggi dal Psd’az non è adeguato, ci tengo però a far notare che quel testo rivela una storia, un impegno, un lavoro su questi temi, e dimostra che non da oggi si tenta di percorrere la strada della fiscalità di vantaggio. Quale era l’obiettivo di quel testo? Abbassare la pressione fiscale soprattutto sulle attività produttive e sul commercio (ossia sulle imposte che incidono sul prezzo). Questi obiettivi vanno ripresi, abbandonando le parti procedurali e normative superate o inattuabili (pensare oggi che lo Stato compensi il mancato introito significa aprire il pericoloso capitolo degli aiuti di Stato).
L’unica strada percorribile e praticamente efficace (in parte già indicata dalla Risoluzione della Prima Commissione)  è fatta di due punti: 1) riscuotere noi i tributi in Sardegna; 2) abbassare le aliquote all’interno delle nostre compartecipazioni fiscali (per esempio: a valere sulla nostra compartecipazione all’Iva  – 9/10 – potremmo decidere su quali prodotti abbassarla di x punti).
Veniamo a chiarire i punti critici della proposta del 1988 riproposta dal Psd’az in questi mesi.

1) La proposta di legge non riguarda solo la parte terza dello Statuto (modificabile con legge ordinaria) ma incide anche sul riparto di competenze tra Stato e Regione (materia fiscale, doganale, concorrenza di esclusiva competenza statale) e quindi sull’articolo 3 dello Statuto (modificabile solo con le procedure delle leggi costituzionali).
La materia doganale, in base a quanto prevede l’articolo 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, è di esclusiva competenza dell’UE; conseguentemente le norme del Trattato e del diritto derivato europeo prevalgono su tutte le disposizioni di carattere nazionale (e a maggior ragione regionale) in contrasto. Rischiamo, se non ne teniamo conto, di apparire e di essere vanagloriosi e inconcludenti. Come minimo, volendo raggiungere tutti gli obiettivi della legge, dovremmo prevedere due percorsi diversi: legge ordinaria statale per la sostituzione dell’articolo 12 e legge costituzionale per la modifica dell’articolo 3 dello Statuto speciale.

2) «Territorio posto fuori dalla linea doganale» e «zona franca»
Nell’articolo 1 della proposta di legge è contenuta la contraddizione che ho rilevato anche in Aula: si dispone infatti che «il territorio della Regione Autonoma della Sardegna è posto fuori dalla linea doganale e costituisce zona franca». I«territori posti fuori dalla linea doganale» non sono ricompresi (ai fini doganali) nel territorio dello Stato e non sono soggetti alla normativa doganale, mentre le «zone franche», secondo quanto dispone il Codice doganale europeo, fanno parte del territorio dello Stato (quindi sono dentro confini doganali) ma sono soggette a un regime «speciale» nei limiti previsti dallo stesso Codice.

L’individuazione di ciascuna delle due ipotesi (territorio fuori dalla linea doganale oppure zona franca come parte del territorio dello Stato) è fondamentale per comprendere la disciplina applicabile e le conseguenze che ne derivano.
Appartiene alla prima categoria il territorio del comune di Livigno collocato “ fuori dalla linea doganale” da una legge statale (L. 17 luglio 1910, n. 516) poi fatta propria dall’Unione europea (articolo 3 del Codice doganale europeo).
Seppure lo Stato italiano dovesse approvare una norma (passaggio comunque necessario) che prevede (al pari ad esempio di Livigno) che il territorio sardo è posto fuori dalla linea doganale questo non sarebbe sufficiente ad escludere quel territorio dall’applicazione delle norme materia doganale in quanto tale «condizione» andrebbe trasfusa nel codice doganale europeo che all’articolo 3 indica e circoscrive il proprio ambito di applicazione. La materia è di competenza dell’Unione europea e il codice doganale europeo prevale su qualunque norma statale.
Chiariamo anche un’altra cosa: la conferma dell’insufficienza di una norma statale – anche di rango costituzionale – che collochi un territorio fuori dalla linea doganale è rappresentata proprio dalla Regione Valle d’Aosta che nel proprio statuto speciale (art. 14 – Legge costituzionale n. 4/1948) ha previsto in maniera chiara e inequivocabile che l’intero territorio è «posto fuori dalla linea doganale». Tale norma però non ha trovato applicazione e la Valle d’Aosta in base al citato Codice doganale europeo fa parte del territorio doganale.
La Valle d’Aosta ha comunque potuto beneficiare di un regime di esenzioni doganali e fiscali garantito da una legge ordinaria (per determinate merci e contingenti) prorogato per 30 anni e oggi non più in vigore. Del medesimo regime di esenzioni e agevolazioni fiscali e doganali (per determinate merci e contingenti) ha potuto godere, però, anche la Regione Sardegna, cosa spesso dimenticata.

3) La questione principale, però,  riguarda la possibile introduzione di misure di fiscalità di vantaggio nel territorio sardo. La proposta di legge trascura che qualsiasi percorso finalizzato al riconoscimento di una fiscalità di vantaggio per la Sardegna va negoziato con lo Stato il quale deve farsi parte attiva affinché l’Unione Europea autorizzi tale regime fiscale “speciale” esso infatti incide sulla concorrenza ed è considerato dall’UE un aiuto di Stato. Come aggirare questo ostacolo, grande come una casa? Come lo stanno aggirando le altre regioni, e cioè agendo sulel proprie compartecipazioni e rafforzando le proprie misure con quanto disposto dal Trattato di Lisbona per le isole dell’UE. Invece, il testo, risente su questo tema strategico, del suo invecchiamento venticinquennale e trascura il tema degli aiuti di stato.
Sul piano nazionale italiano, nel quale ci troviamo,  l’introduzione di una fiscalità agevolata è percorribile attraverso la modifica del titolo III dello Statuto (come detto attraverso una legge ordinaria statale) e con l’inserimento di tale prerogativa nella norma di attuazione dell’articolo 8 dello Statuto (ancora in fase di discussione).

4)   Come modificare allora l’art. 12?
La strada maestra è quella indicata dalal risoluzione della Prima Commissione del 31 ottobre 2012:
1) attribuzione alla Regione della potestà di modificare aliquote e prevedere esenzioni, detrazioni e deduzioni su tutti i tributi erariali il cui gettito sia devoluto alla Regione e agli Enti locali della Sardegna (in questo modo la Regione può calibrare di fatto la zona franca al consumo e quella alla produzione);
2) previsione di un pacchetto di misure, da notificare alla Commissione europea, volte a compensare gli svantaggi legati all’insularità e che preveda condizioni specifiche per l’applicazione delle disposizioni europee in materia di fiscalità agevolata, aiuti di Stato e accesso ai fondi strutturali.

6 Commenti

  • Mario, ora non ho tempo. scusa. Prossimi giorni sì. Nel frattempo guarda qui: https://www.sardegnaeliberta.it/docs/NORMATIVA-UNIONE-EUROPEA/SENTENZA-AZZORRE.pdf

  • Gentile Maninchedda, mi spiega che tipo di zona franca esiste nelle Canarie, e perché non potrebbe essere applicata in Sardegna?

  • Invece tu Francesco preferiresti un testo approvato ma inapplicabile e nocivo per la Sardegna?

  • Vuol dire che voglio fare le cose per bene. Non si fa la Zona Franca senza tener conto delle leggi vigenti. Pensavo di essere stato chiaro.

  • On Maninchedda, lei scrive “Il testo del Psd’az non ha la mia firma, nonostante allora facessi parte del Gruppo. Per l’esattezza, prima l’ho firmata per disciplina di gruppo ma, posto che le mie perplessità non avevano trovato alcuna considerazione, ho poi ritirato la firma” Mi spiega cosa vuol dire “metto la firma tolgo la firma”? Io la leggo come un passo avanti e poi un passo indietro, quindi in sostanza stiamo fermi e non andiamo da nessuna parte… Saluti

  • Caro on. Maninchedda, se oggi 5 novembre lei richiede una modifica al testo gia modificato art 12 che e stato discusso come lei a ben evidenziato dal 1988 cioe 25 anni fa le chiedo senza ironia o polemica se cosi non si continui a fare quello che si e sempre fatto cioe allungare i tempi di altri mesi o anni senza risolvete mau la questione zona franca. Oggi ascolteremo i vostri interventi in aula e capiremo davvero ” chi ptende per i fondelli chi” Saluti.

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