Scuola digitale: io l’avevo detto che non bisognava fidarsi del Ministero. Adesso lo dice anche la Procura (di Roma)

24 giugno 2013 18:251 commentoViews: 52

Alle 17.06 le agenzie di stampa hanno battuto questa notizia: “(Corriere della Sera) Avrebbero favorito aziende «amiche» per l’assegnazione di appalti in cambio di tangenti o assunzioni, facendo guadagnare alle società centinaia di milioni di euro. Per questo alcuni funzionari del ministero dell’Istruzione sono indagati dalla procura di Roma.L’ipotesi di reato è abuso d’ufficio per aver dirottato i fondi grazie a bandi di gara costruiti su misura.
DOSSIER ANONIMO – Nell’inchiesta sarebbero coinvolti dirigenti, collaboratori e consulenti del dicastero di viale Trastevere. Il fascicolo, a cura del pm Roberto Felici, è stato aperto dopo la ricezione di un dossier anonimo in cui si parla di una presunta «cricca» di infedeli del ministero. L’indagine verte anche sulla destinazione di ingenti somme di danaro per i prodotti didattici multimediali denominati «Pillole del sapere». Anche la Corte dei Conti del Lazio ha avviato accertamenti sulla gestione dei fondi pubblici”.
Spero che qualcuno di voi ricordi che il bando di Scuola Digitale è stato revocato dopo un incontro cagliaritano con l’allora ministro Profumo, proprio con riferimento alla disponibilità sul mercato di non bene identificati contenuti che non rendevano più necessario quanto previsto dal Bando. I contenuti disponibili erano le Pillole del sapere, di cui si era occupato anche Report.
Io mi sono occupato della faccenda in questi articoli: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10.
Dopo i miei articoli, aveva presentato un’interpellanza Francesca Barracciu: mai discussa.
Adesso una procura italiana cerca di vedere chiaro su una cosa molto chiara che ha visto la Sardegna per l’ennesima volta inseguire esche ministeriali italiane e ingoiare amo, lenza, mulinello, ma, purtroppo, non il pescatore.
Mi auguro che adesso si sappia tornare indietro.

1 Commento

  • Silvano Tagliagambe

    L’avevo detto anch’io, presentando una dettagliata memoria scritta, con tanto di nomi e fatti, all’assessore della Pubblica Istruzione Sergio Milia e al Direttore generale dell’assessorato Francesco Manca ad aprile dello scorso anno, ben prima che se ne occupassero la trasmissione Report e, oggi, la Procura di Roma.
    Forse anche per questo la Giunta regionale , con deliberazione del 21 febbraio 2013, mi ha sollevato dall’incarico di direttore scientifico del progetto “Scuola digitale”. La motivazione, alla luce di quanto sta emergendo, è sintomatica: non abbiamo più bisogno di un nostro direttore scientifico, da noi selezionato sulla base di una procedura di evidenza pubblica a garanzia del rigore scientifico del progetto, perché il Miur si è impegnato a “garantire le azioni di formazione del personale docente, dei dirigenti scolastici e del personale ATA, attraverso l’Ufficio scolastico regionale, per tutti gli aspetti organizzativi e di raccordo della Regione, nominando a tal fine un coordinatore di tali attività e avvalendosi della collaborazione scientifica di Indire per la formazione dei formatori e per il raccordo del piano regionale con le iniziative interministeriali di innovazione digitale”.
    Del Miur si è detto: Indire, lo ricordo per i distratti o gli smemorati, è la società in house del Miur che si è fatta garante del valore didattico delle pillole del sapere e le ha validate, dando il via libera al loro acquisto al prezzo astronomico di quasi 40.000 € l’una. Ecco a chi è stata interamente delegata la gestione di un progetto nato e sviluppato in Sardegna e originariamente finanziato con il fondi FESR e FSE!

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