Scenari politici. Bisogna dirlo senza vergogna e senza violenza: le classi dirigenti sarde sono ignoranti

9 novembre 2012 08:257 commentiViews: 10

Mi convinco sempre più dell’urgenza di andare a elezioni anticipate, unificando le elezioni politiche italiane con il turno di amministrative e con le regionali. Non solo: sarebbe opportuno, per non spendere inutilmente i nostri pochi soldi, che nella stessa tornata si eleggesse la Costituente e si facessero i referendum per l’adesione alle nuove (vecchie) province. Si respira infatti un clima insostenibile: tutte le spinte localistiche e lobbistiche stanno venendo a galla, ormai, in prossimità delle elezioni, anche senza pudore. Si mente sapendo di mentire per soddisfare un elettorato simmetricamente irresponsabile quanto la sua classe dirigente. Sarà che mi sta condizionando molto la lezione di Salvemini, ma mi pare che il prossimo scontro debba essere tra le persone serie da una parte e gli agitatori, gli avventurieri, gli squali, gli utopisti, i populisti, i retori, i tromboni e i trombini (quelli che vogliono sempre fregare gli altri perché si ritengono più scaltri e intelligenti), dall’altra.
Continuo a ritenere che si debba costruire un’alleanza sovranista. Continuo a ritenere che l’ossatura debba essere costituita da un’area civico-sovranista che si confronta, alla pari, col SeL e col Pd, per verificare se sia possibile l’auspicabile, cioè una strada di autogoverno, di impegno, sacrificio, responsabilità verso lo sviluppo e la libertà, realizzata senza dipendenze culturali da altri, con l’idea forte dell’integrazione europea e dell’emancipazione definitiva da tutta la peggiore tradizione qualunquistico-affaristica italiana.  Continuo a guardare con grande attenzione all’esplosione del Pdl per vedere se i ceti produttivi che avevano scelto il centro-destra sono in grado di fare scelte diverse e di emanciparsi da quella esperienza. Un’area moderata ripulita, ben organizzata, autenticamente liberale, sarebbe utile alla Sardegna. Mi sembra chiaro che Cappellacci si ripresenterà con una sua lista e io con certezza, lo dico da anni, dai tempi dell’affaire eolico, non sarò lì. Mi sembra chiaro che l’idea  di andare all’esercizio provvisiorio per incapacità finanziaria sia un’autentica follia pre-elettorale, una cosa grave, irresponsabile, insostenibile. Io non voterò l’esercizio provvisorio. Bisogna andare al voto e fare un percorso doloroso ma necessario.
La prima tappa di questo percorso è prendere coscienza dell’ignoranza e della grave crisi morale che attraversa le classi dirigenti sarde. Bisogna dirlo: troppe persone mediocri sono investite e scelte dal popolo per posti di responsabilità. In Sardegna l’incapacità dei meccanismi della rappresentanza democratica di selezionare i migliori sta producendo una regressione che va fermata. Come? Non certo con gli appelli utopistici, ma almeno con la franchezza del dibattito politico, con l’attenzione nel comporre le liste. Il primo requisito deve essere la competenza: bisogna avere il coraggio della competenza e della cultura. Non parlo della competenza specialistica, ma dei livelli culturali minimi necessari per assumersi la responsabilità di fare sintesi, di avere visione, di occuparsi dei problemi di tutti perché si è capaci di vederli, inquadrarli, descriverli e risolverli.

7 Commenti

  • D’accordo su tutto, Paolo, ma…quando si comincia? Diceva Gandhi:” La vita è governata da una moltitudine di forze. Le cose andrebbero assai lisce se si potesse determinare il corso delle proprie azioni esclusivamente in base a un unico principio morale, la cui applicazione in un dato momento fosse tanto ovvia da non richiedere neppure un istante di riflessione. Ma non riesco a ricordare una sola azione che si sia potuta determinare con tanta facilità”.
    Fortza paris.

  • Ma come si può costruire una alleanza sovranista se non ci si accorda prima e si parla e si cerca di convincere il popolo .
    La prima occasione è stata al Mediterraneo al congresso,andata in fumo per ……????
    Bisognerebbe uscire dalla alleanza con in CDX e lavorare per creare questa alleanza.
    Io sento solo lei che squilla,e gli altri ….che fanno ?
    Giacomo Sanna ,il presidente è d’accordo?
    Non c’è più il tempo di fare quello che lei enuncia da tanto,i giochi si faranno con gli schemi di ieri.
    E molti,tanti ,lasceranno intanto il PSDAZ ormai decotto,senza una linea politica,senza un progetto chiaro e di responsabilità,aspettando o partecipando a altri movimenti più giovani,più attenti e più vicini alle esigenze della gente e anche più convincenti.E mi sento di dire che se il movimento 5 Stelle o la consulta rivoluzionaria partecipassero alle elezioni,io sarò con loro.

  • Tutto vero Paolo….e la verità fa così male a noi Sardi,sempre alle prese con i nostri secolari complessi.Difficile per noi riconoscere le nostre debolezze,i nostri difetti e spesso anche le nostre qualità.La classe dirigente Sarda è ignorante perché prodotta da una società ignorante.Siamo arrivati a questo punto per la paura di guardarci dentro!Pensiamo di risolvere tutto con una rivoluzione materiale.Troppo facile:Il consenso non si costruisce in due giorni:la vera rivoluzione è immateriale,parte dalla nostra mentalità,evidentemente poco adatta alle esigenze del momento.Non ci sara mai cambiamento se non cambiamo noi come popolo.E per questo ci vuole tempo,determinazione…cultura. Spero continui nelle tue battaglie,che la stanchezza non abbia mai il sopravvento, per il bene di tutti.

  • Quanto hai ragione caro Paolo,ci sono tanti falchi e falchetti,tromboni e trombini come dici tu che stanno tremando al solo pensiero di non essere ricandidati e peggio ancora di non essere rieletti. Questa secondo il mio modesto parere è l’ultima occasione di dimostrare gli attributi che abbiamo noi sardi. Speriamo che ci sia una piccola rivoluzione,che nel nuovo consiglio regionale ci siano pochissimi consiglieri uscenti e tantissimi veri indipendentisti.

  • Paolo, hai ragione ma come si fa a trovare una alternativa?
    In quale compagine politica militano maggioranze di persone capaci ed oneste?
    Sara’ mica il caso di fondare una nuova sigla la cui adesione sia regolamentata da rigidi requisiti?
    E i tromboni attualmente esistenti che si sono visti creare requisiti ad hoc?
    I più sono giovani, impreparati, disonesti ma dannatamente presenti e non intendono andarsene!
    Io lavoro tutto il giorno per vedere vanificata quella che ho interpretato come una missione o per vedere un dirigente di turno vantarsi di tanto risultato..

  • Se una rivoluzione ha da farsi, quella dev’essere culturale. Ovvero, un mutamento che veda il rivolgimento della conoscenza in coscienza, sia da parte degli elettori che da quella di coloro che intendono mettersi a servizio della comunità, che sia d’esempio alle nuove generazioni. Ogni singolo individuo è chiamato a fare quel salto di qualità volto al mutamento della vita pubblica, intrisa ora prevalentemente di scambi e servilismi di tutti verso tutti. Sarò pessimista, ma purtroppo io non vedo un dibattito orientato nella direzione del cambiamento, né nella società civile sempre più alla fame, né in certa parte dirigenziale sempre più ingorda. Siamo alle solite litanie emergenziali del “meno peggio” che creano per lo più terreno utile al proliferare della gramigna.

  • Quant’è vero e quanto fa male quello che scrivi. E’ il parallelismo che mi spaventa e l’incapacità di saper scegliere persone capaci. ma è incapacità o è pigrizia? non voglio credere che ancora una volta si voti sedotti dai pifferai magici. E’ torpore, è stato comatoso, è pigrizia! ci stiamo lasciando morire per pigrizia di metterci seriamente e attivamente a cercare il chirurgo per questa cancrena e il progettista per la ricostruzione.
    A volte ho l’impulso di gridare!!! SVEGLIAMOCI REAGIAMO MANDIAMOLI A CASA.

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