Sardizzare la politica sarda

19 gennaio 2013 07:4917 commentiViews: 21

L’altro ieri ho incontrato casualmente al Mediterraneo Gesuino Muledda. Dopo aver parlato del sistema sanitario sardo, si è finiti a parlare di politica. Mi dice: “Bisogna sardizzare la politica sarda”. È, detto in altri termini, ciò che anch’io da tempo vado ripetendo quando parlo di Partito dei sardi, di Partito della Sardegna, cioè di un grande partito che difenda e rappresenti i nostri interessi e le nostre ambizioni. Bevuto il caffé e conclusa la rapida e sempre imbarazzata – tra sardi – fase dei saluti, ho continuato a ragionare su queste affermazioni, perché il problema non è dato dal termine ‘partito’, ma dall’aggettivo ‘grande’. Perché non si è mai riusciti a riunire sotto un’unica insegna, l’ampia platea che va dall’autonomismo più spinto all’indipendentismo? Sicuramente per l’organizzazione ancora tribale della società sarda. Quando guardo i bronzetti nuragici che raffigurano i capi tribù, penso che sia un dato antropologico dei sardi cercare un capo, stare con un capo piuttosto che stare in un sistema, in una rete, in una equipe. Quindi abbiamo tanti partiti quanti capi tribù. Ma i tempi stanno cambiando: più si eleva il livello di istruzione, meno tribale diviene la società. Quindi abbiamo spazio per lavorare. E questo sta accadendo.
Il secondo problema è dato dalle identità culturali storiche, che stanno lì come incrostazioni irremovibili ad impedire le normali evoluzioni politiche delle persone. Chi è stato comunista ha diffcioltà a trovarsi a fianco di un liberale in nome della Sardegna. Su questo terreno, però, in questi anni abbiamo fatto molto, perché sia nella destra liberale che nella sinistra sono penetrate potentemente molte delle nostre posizioni. Il contesto culturale è più ‘sardizzato’ di quel che si possa pensare. Tuttavia, non si può non tener conto della necessità di esplicitare alcuni confini. Credo si debbano pronunciare con nettezza tre No: 1) un no netto al berlusconismo, inteso come avventurismo aggressivo verso le istituzioni per piegarle a interessi di parte; 2) un No netto all’eversivismo rivoluzionario, cioè alla tentazione ricorrente  dell’epopea della ribellione; 3) un No netto alla commistione tra interessi pubblici e illegittimi interessi privati (sarà un caso, ma i partiti scegliendo i candidati testimonial, hanno scelto molti ricchi fuori scala. C’è qualcosa che non va. Quando i grandi ricchi si prendono il potere, c’è qualcosa che non va e i primi ad accorgersene sono i piccoli imprenditori, il ceto professionale e il ceto medio).
È possibile con questi presupposti trovare un luogo in cui confrontarsi? Forse sì, ma bisogna prima farlo sul piano culturale. Gianvalerio Sanna ieri mi diceva: “Decidiamoci a fare o un sito o un’associazione che discuta questi temi, se no non diventeranno centrali neanche nei prossimi cinque anni”. Forse è così, forse bisogna creare un ambiente culturale dove politici, intellettuali, funzionari regionali (i funzionari regionali bravi – pochissimi – stanno a un processo riformista serio coem i preti bravi stavano ai moti dell’Angioy), politici e amministratori si ritrovino un po’ a schema libero, cioè senza un’immediata preoccupazione tattica e elettorale, ma solo per costruire un perimetro. La strada può essere quella che abbiamo cominciato a fare a Macomer a dicembre, cioè la costruzione di un’Agenda Sardegna, un programma per la Sardegna che si consegna generosamente al dibattito politico. Pensiamoci.

17 Commenti

  • Saludi,
    ita est sa ”agenda sardegna’?

  • Gianni Ruggeri

    vi ringrazio

  • Albada,
    per fare ciò che lei imputa a Muleddda abbiamo Giacomo Sanna, che pare riuscirci benissimo. Con l’aiuto di Prato, poi, è tutto sebo che cola….

  • Venerdì scorso mi sono incontrato con due amici e colleghi, uno corso e l’altro catalano.
    Fra le tante cose che ci siamo detti, in ordine alla ns. professione e agli indirizzi in tema ambientale della CE, entrambi hanno detto: “Voi popolo dei sardi siete proprio dei cretini! Non capiamo perchè non facciate fronte comune contro chi vi tratta da colonia”…
    Ho replicato al corso, il quale però mi ha messo a tacere sfoderando numeri, mentre al catalano non ho proprio potuto replicare…

  • Antonio Satta Tola

    Signor Mariane, parla come uno che non conosce la storia passata e recente della Sardegna e che non conosce il pensiero nè di Lussu nè di Gramsci. Lo evinco dal suo commento blog che nell’altro: http://www.sardegnademocratica.it/culture/e-tempo-di-sardismo-di-sinistra-1.29875.
    Salude a totus e bona gherra

  • boboreddu marjane

    Per Giovanni e Aldo che conosco e stimo per la loro coerenza e onesta intellettuale, tanti saluti. Una riflessione sull’indipendentismo e sulla sardizzazione della politica e dei partiti.

    Nel mondo dell’indipendentismo c’è aria nuova .Sono arrivati nuovi soggetti , giovani , portatori di cultura ed esperienze nuove. Forse, davvero è la cultura di Erasmus. Hanno visto il mondo con i loro occhi, hanno vissuto culture diverse. E hanno messo dentro di sè la forza per dissotterrare il giacimento culturale legato al pensiero di Gramsci e Lussu. Giacimento molto sardo. Molto sardista. Deposito di cultura e promessa di futuro. Parte fondante della nostra moderna identità. Causa di forte riconoscibilità della Sardegna nel mondo. Questa nuova ondata si potrebbe definire sardismo di sinistra. Consapevole che la soggettività del popolo sardo non sta nello specchiarsi e constatare la propria disgraziata esistenza. Ma nella determinazione a formarsi ogni giorno forte di nuove idee e progetti capaci di confrontarsi con altri mondi, sempre interdipendenti tra loro, a prescindere dalla volontà dei singoli soggetti. Il sardismo di sinistra, per ciò è di necessità, oltre che per scelta di campo, aperto al mondo, una volta si sarebbe detto internazionalista. Di necessità perché, se vuole essere forza di governo, e di liberazione del popolo sardo dovrà pure capire le dinamiche del contesto della storia nella quale è immerso. Perciò studia ciò che succede in Cina o in America ,o in Africa. Studia i programmi energetici delle grandi università e centri di ricerca. Cerca di appropriarsi dei meccanismi positivi e negativi dell’unione europea. E studia come organizzare oggi una forma istituzionale per la Sardegna capace di esprimere contemporaneamente, il massimo di sovranità esigibile, cioè riconosciuta dagli altri soggetti internazionali, e il massimo dell’efficienza nella rappresentanza interna, in Sardegna, e all’esterno ,oggi ,nell’Unione Europea. Insomma si tratta di combinare in questo momento storico una proposta di forma statuale che regga per il futuro e un modello di sviluppo che , altrettanto possa reggere per un periodo futuro definibile per decenni, o comunque , per il tempo che durerà l’attuale fase della storia, nella quale la innovazione tecnologica e la cultura dell’informazione sono la caratteristica dominante. Per questo nuovo movimento sardista di sinistra resta evidente che un popolo e una nazione che si propongano nel mondo del futuro debbono avere una fortissima soggettività una robusta consapevolezza di sé e, anche, una motivata autostima .E grande senso della responsabilità. Ma deve avere la capacità e l’accortezza nei suoi gruppi dirigenti di prospettare soluzioni non contingenti e , strutturalmente, durature. Così dicono che il modello dello stato nazione ottocentesco è finito. E’ morto. E, per quanto durano, debbono essere limitati nella loro funzione principale ,che è quella di rappresentare interessi di un ceto dirigente che usa i confini esclusivamente per le proprie tutele. E che ,quando gli fa comodo, nella finanza e nella delocalizzazione delle produzioni è invece internazionalista senza limiti; e usa i confini degli stati nazione per dividere il mondo del lavoro secondo le proprie convenienze. E detiene il potere e le ricchezze, sempre più concentrate nelle mani di pochi in un sistema da loro stessi creato e da loro stessi governato. Soprattutto attraverso gli stati nazione indeboliti. In questo futuro il sardismo di sinistra propone una forma statuale propria per la Sardegna ,all’interno della Unione europea. Come espressione del governo di prossimità e come momento esponenziale degli interessi generali del popolo sardo. In altre parole la proposta della Regione associata in Europa. Forma statuale della famiglia degli stati indipendenti, che concilia, se piace, indipendenza e partecipazione in un’Europa democratica, federale, dei popoli e delle nazioni. Il tutto in un processo di autodeterminazione che si costruisce governando in Sardegna e tentando di essere presenti in rappresentanza del popolo sardo nelle istituzioni europee e nel parlamento italiano. Per difendere ed espandere, rafforzandoli, i poteri sovrani dello statuto e per conquistare la forza di una nuova, nostra costituzione. Governare in Sardegna promuovendo un nuovo modello di sviluppo e proponendo un ceto dirigente che si forma nella elaborazione del progetto e che si legittima contemporaneamente nel rapporto democratico nei territori. Così si può , forse capire il perché Rossomori ha chiesto al pd, da partito sovrano a partito sovrano, di avere una rappresentanza in parlamento , attraverso le sue liste, e per mezzo dei propri voti, resi inutili dalla legge del porcellum. E mentre Bersani, memore della vecchia storia del pci, ha capito ed era d’accordo, questi dirigenti sardi del Pd, per fortuna non tutti, hanno deciso, insieme a Sel, per barbara scelta mercantile, di non consentire che i voti di Rossomori, all’interno dell’alleanza di centrosinistra, potessero eleggere il proprio parlamentare.
    Questo non vuol dire che i Sardisti Rossomori stanno nel campo del centrosinistra; e non vuol dire che necessariamente e obbligatoriamente faranno alleanze elettorali con i partiti del centrosinistra.
    Saluti

  • In Sardegna,non è importante Sardizzare ma è importante chi lo fa!

    Utilizzo una Bazelletta per spiegarlo:

    Un coniglio se ne va in giro tutto contento per il prato, perche’ sta per finire la sua tesi di laurea. A un certo punto incontra un lupo, che ovviamente vuole mangiarselo. Il coniglio almeno vuole laurearsi prima di morire, quindi dice al lupo: “Vieni nella mia tana, ti faro’ leggere la mia tesi; se non sei d’accordo mi mangerai !”. “Ma qual e’ il titolo della tua tesi ?”. “La Superiorita’ dei Conigli su Lupi e Volpi !”. Il lupo, sentito il titolo, decide di accettare. Entra nella tana del coniglio e non ne esce piu’. Il giorno dopo una volpe passa vicino alla tana del coniglio, che si sta preparando per il giorno della laurea, e ovviamente comincia a rincorrerlo per mangiarselo. Il coniglio le chiede di leggere la sua tesi prima di mangiarlo e, una volta sentito il titolo, anche la volpe accetta ed entra nella tana del coniglio. Anche la volpe non ne esce. Il coniglio il giorno della laurea esce dalla tana in ghingheri e incontra un suo amico, che gli chiede il titolo della sua tesi. Il coniglietto gli risponde fiero: “La Superiorita’ dei Conigli su Lupi e Volpi !!”. “Ma non mi pare possa funzionare…”. “Seguimi nella mia tana e ti spieghero’ tutto !!”. L’amico segue il coniglio nella tana e si ritrova davanti a un mucchietto di ossa di volpe, un mucchietto di ossa di lupo e, in fondo allo studio, vicino al computer con il mano le varie copie della tesi, un grosso leone. MORALE: Non importa il titolo della tesi, cio’ che conta e’ CHI e’ il tuo relatore !!

    Saluti

  • Egregio Lobina, Lei faccia quello che meglio crede, io l’Agenda della Sardegna la scriverò con chi ha il piacere di farlo. Quanto al fatto che io sia credibile o meno in ragione delle ragioni o dei torti altrui, è un argomento di cristallina razionalità.

  • Caro onorevole,
    la seguo da tempo assistendo a suoi diversi interventi e mi fido abbastanza delle sue considerazioni riguardo i suoi colleghi in politica, sardisti e non. Il suo articolo mi ha colpito, soprattutto per il concetto di sardizzare la politica e mi è venuta in mente una considerazione, nata dall’osservazione nel tempo dei miei compagni che sono anche i suoi:
    “Sardisti, portatori sani di indipendentismo”.
    Potrebbe sembrare a tutta prima una bella frase ad effetto, senonché anche chi non è laureato in medicina sa bene che il portatore sano di una malattia non se ne ammala mai.
    Escluso Lei caro onorevole che parla di indipendenza con coraggio, cognizione di causa e senza visionarietà e folklorismo deleteri, sono anni che non sento i dirigenti (a più livelli) del Psd’Az parlare di indipendenza, con convinzione. La prima volta che ne sentii discutere avevo diciotto anni e fu quando mio padre mi convinse ad accompagnarlo a Nuoro. Ci trovavamo in tanti, stipati nella biblioteca dedicata a Grazia Deledda per protestare contro il famoso “Complotto separatista”, croce e delizia del giudice Lombardini (“lu colciu” diremo in Gallura). C’erano Michele Columbu al quale andava via la voce per l’emozione e Mario Melis che piangeva davvero (vi prego niente battute facili) notando la presenza di tanti giovani. Fu li che mi innamorai del sardismo.
    Ora ho quarantotto anni e da allora ho assistito al declino dell’idea, fino quasi a doversene vergognare davanti ai rappresentanti dei partiti nazionali che, nella migliore delle situazioni, ci hanno sempre guardato con la benevolenza che si accorda al giullare di corte. Non è facile innamorarsi come quando si hanno diciotto anni e forse ormai molti di noi si sono disillusi, qualcuno mantenendo la tessera in tasca, qualcuno facendola a pezzi, ma da qualche parte ho deciso di crederci ancora (si sa, l’amore è cieco). Ciò che mi lascia perplessa è l’incapacità palese del partito di non riuscire a dialogare con i cugini più prossimi, gli indipendentisti, anche quelli che fanno folklore, quelli più casinari o quelli più cocciuti, non importa, sono indipendentisti e noi dovremmo avere la pazienza e anche il fascino se mi permette, di attirarli nuovamente sotto la bandiera dei quattro mori (quattro, non cinque, non alberelli con quattro testoline, puntolini, fiorellini e stelline varie…); se non siamo capaci ora, anche solo di pensare di rifondare un grosso partito reinglobando tutte queste anime, non credo che si possa pensare di andare da qualche parte e a poco servirà essere i consiglieri “sardizzanti” di questo o quell’onorevole che nel momento del bisogno pescano a piene mani nel mare profondo e prolifico del fantasia sardista, per poi ributtarci a mare una volta risalita la china.
    Cordiali saluti.
    Silvia Lidia Fancello

  • Agli occhi di un SARDISTA, destra-sinistra sono due semplici indicazioni stradali. Due facce della stessa moneta. FALSA PER LA SARDEGNA E PER GLI INTERESSI DEI SARDI.
    SVEGLIAA!!!!!!!!!!!!!

  • L’altra sera, quasi per caso, mentre facevo zapping in internet su questioni politiche di rilievo regionale, per conoscere i risvolti della vicenda delle note autosospensioni del PD “sTramatzato (per il fallimento della riunione convocata a Tramatza e il niet di Bersani) mi sono imbattuto in un corsivo nel sito di Sardegna e Libertà intitolato “Sardizzare la politica sarda” di Maninchedda. Che prendeva spunto da un occasionale colloquio con Gesuino Muledda, rossomoro, padrone di quell’espressione. Nell’articolo Maninchedda vagheggia di un partito dei Sardi, di un partito della Sardegna, cioè “di un grande partito che difenda e rappresenti i nostri interessi e le nostre ambizioni”. Curiosa per me anche la affermazione iniziale”Dopo aver parlato del sistema sanitario sardo, si è finiti a parlare di politica” come se esistessero, nel bene o nel male, differenze tra il primo e la seconda. Come se si trattasse di universi paralleli, mentre tutti sanno che le fortune di molti politici qui in Sardegna sono intimamente collegate alle sorti, meno fortunate, delle aziende sanitarie locali, infeudate da signori, vestiti e rivestiti in sempiterno di vesti candide, quasi papali, ad ogni elezione. Ma non è di pontefici, che intendo parlare ora, né di diocesi, né di parrocchie politiche. Provo a seguire invece passo passo il ragionamento di Maninchedda, che è divertente, a tratti comico. Forse a causa di un caffè galeotto, per il quale potrebbe chiedere danni.
    La grandezza di un partito, caro onorevole, la fanno la sua storia e i suoi valori testimoniati, non è quella che si perimetra a parole, mettendo insieme l’universo mondo delle tensioni autonomiste e indipendentiste e che verrebbe ostacolata dall’adesione dei Sardi ad una organizzazione ancora tribale della nostra società. Non precipiti la Sardegna tutta nell’archeologia! L’età del bronzo era nel segno di una civiltà già avanzata. Ora invece – ne converrà – esistono molte facce di bronzo, che piano piano impariamo a riconoscere e contrastare. Mi permetta di dissentire. Lei dice: “Quando guardo i bronzetti nuragici che raffigurano i capi tribù, penso che sia un dato antropologico dei sardi cercare un capo, stare con un capo piuttosto che stare in un sistema, in una rete, in una equipe”. .Antropologicamente parlando il sardo è uomo che ama la libertà, non cerca capi per ogni dove. Ogni sardo era re nel suo ovile e la tribù era la sua famiglia, anche allargata. Ma la sua famiglia! Non credo si cercasse un capo. Lo si trovava naturalmente. Ed era una fortuna. E’ un po’ diverso, come vede, il mio punto di vista dal suo, che ci considera ancestralmente e costituzionalmente sudditi per vocazione. Modernamente le nostre istituzioni repubblicane per asseriti motivi di governabilità – ancora da dimostrare – sono inclini a presidenzialismi di vario titolo. Nei comuni, nelle province e nelle regioni, dove addirittura si parla di governatori. Capi tribù dappertutto; anche nelle istituzioni, anche nei partiti, nella destra, nella sinistra e nel centro. Certo, anche nei partiti identitari sardi, che non fanno eccezione. Ma non per retaggio nuragico. Abbiamo avuto molto tempo in Sardegna per organizzare le istanze locali e far apprezzare e valere le nostre particolarità, la nostra specificità. Senza grandi risultati, anche per i limiti delle nostre rappresentanze. Sono poco propenso a ritenere avanzata – come Lei dice – la “sardizzazione” (che io intendo come peculiare patrimonio di valori culturali e sociali) nella destra e nella sinistra e nel centro. Vedrà presto “nascere” in Sardegna un PD sardo federato (sic!). I partiti spesso strumentalizzano la sardità, per meri giochi di potere fini a se stessi. Non confondiamo quindi il grado di sardizzazione dei partiti nostrani, spesso etero diretti, col sentimento comune a tutti i Sardi di amore e rispetto per la propria terra, che è connaturato. Anche se poi non viene tradotto in risoluzioni concrete di indole politica.
    Mi permetta, anzi mi consenta: il suo NO al berlusconismo “inteso come avventurismo aggressivo verso le istituzioni per piegarle ad interessi di parte” è poco credibile, dal momento che il suo partito collabora strettamente proprio col berlusconismo in salsa sarda e ne condivide responsabilità di governo. Dunque proprio il suo partito ha superato quei confini all’interno dei quali ella vorrebbe ricomprendere il suo “grande partito”, compreso dentro i suoi tre NO.
    Giusta la rinuncia alla violenza: il suo secondo NO. E’ una sceltà di umanità e, per noi, di cristianità. Mi sembra anche di ricordare che in India un ometto oppose la pratica della non violenza con un certo successo riguardo alla indipendenza del suo Paese.
    Ma chi legge il suo terzo NO potrebbe sentirsi offeso nell’intelligenza. Cosa significa “No netto alla commistione tra interessi pubblici e illegittimi interessi privati”? Non significa nulla, perché l’interesse pubblico, dacché mondo è mondo, ha fatto sempre a pugni con la illegalità e la rapacità del privato.
    Di siti poi e associazioni che discutano questi temi ce ne sono già molti. Perfino il suo blog. Quindi, onorevole Maninchedda, non dia retta a Gian Valerio Sanna (che forse comincia solo ora a coltivare questi interessi) e in Sardegna battiamoci tutti per cose più concrete, il pecorino sardo per esempio. Se vogliamo difendere la sardità.
    Un ultimo consiglio non disinteressato: abbandoni l’idea balzana di quel perimetro di cui parla, di quell’habitat culturale di “politici, intellettuali, funzionari regionali bravi, politici e amministratori” a schema libero, cioè privi di interessi elettorali immediati”…perché le elezioni sono al massimo ogni cinque anni!
    Perché? Perché un ring non serve. La società sarda è povera economicamente, ma è più ricca della cerchia che ella ha individuato per affrontare i suoi problemi. Le persone che lavorano, spesso mal retribuite e i nostri giovani, quelli che rimangono in Sardegna e quelli costretti a lasciarla, sono sempre più consapevoli della triste eredità che molta parte della classe dirigente da Lei evocata ci ha lasciato. L’Agenda Sardegna la scriveranno loro. La sua… se la tenga per ricordo!

  • Sardista di sinistra

    Concordo con Giovanni Piras. Troppa gente vive di slogan da gridare col tono di voce sempre più alto, ma questo serve a nascondere l’incapacità di pensare ed elaborare soluzioni per la risoluzione dei problemi dei sardi (scuola, formazione, trasporti, agricoltura, pastorizia, e felicità …..etc, etc). il partito sardo è al governo con la peggior destra di sempre. successi politici di questi anni? boh!! le elezioni sono vicine più di quanto si creda (un paio di mesi e il Sanna si presenterà, ancora lui, a dare le carte, altro che sardizzare la politica!! forse per continuare a fare i suoi affari. io caro On. Paolo ci credo che sardizzare la politica in Sardegna sia necessario ed urgente; era il progetto di Lussu,non di Muledda, ed oggi siamo sempre di più obbligati a pensare a quella soluzione se vogliamo essere sovrani ed indipendenti. la sovranità la si compie con partiti di Sardegna, siano essi di destra, di sinistra e di centro; tutti con testa, gambe e cuore in Sardegna. allora si! che saremmo sovrani.

    per Albada. io penso che “s’accabbadora” del Partito sardo d’azione sia ancora oggi più Sanna Giacomo che Muledda. Il confronto fra i due non sussiste per incapacità intellettuali di uno di essi. Lascio indovinare chi.
    Quando l’ignoranza domina sull’intelligenza si ottiene come risultato Trincas. Io mi auguro che il Sanna Giacomo persegua con la sua linea di tenere il partito a destra, oggi e domani. On vada avanti a fare gli incontri con i sardi di buona volontà, e lasci perdere gli astiosi e gli inconcludenti.
    buon lavoro

  • Giovanni Piras

    La cosa che più mi da fastidio è quando uno si presenta sotto pseudonomi e non si fa riconoscere, scagliandosi a volte in modo maleducato contro le persone che si qualificano.
    Perchè non la si smette di fare le analisi del sangue a chi ha meditato in altri partiti, ma dove vogliamo andare, chi non vuole che il partito cresca, l’indipendentismo abbia persone culturalmente preparate e ne divulghi il suo pensiero, sono i veri nemici del pertito. Scusate lo sfogo ma è troppo tempo che il partito è ostaggio dell’ignoranza di alcuni che non hanno ne inchiostro ne penna per dire nulla.
    P.S. credo che Muledda sia in buona fede, è propositivo, sono altri che sono dischi incantati, vuoti di propposte.
    Giovanni Piras da sempre sardista

  • Non interesserà nessuno, ma non voterò P.S.d’Az e neppure quinti mori, nè tantomeno rossimori, già decrepiti sul nascere. Da liberale qual sono sarei stato disposto a votare una lista unitaria de sa Natzione sarda aperta a chi neanche crede al concetto di nazione (iRS e gemmazioni), aperta ai comunisti sardi di AmpI, nonostante mi dichiari anticomunista convinto. Ciò che non posso più tollerare è la tribù, il clientelismo e l’arrivismo di nuovi futuri “caddos de istalla”.

  • Un’àtera idea pro sardizare sa polìtica sarda diat pòdere èssere a cumintzare a impreare sa limba pròpia de su pòpulu sardu. B’at gente chi no est rapresentada dae sos rapresentantes setzidos in cunsigiu regionale pròpiu ca faeddant un’àtera limba. E non mi paret chistione de capotribù nuràgicos ma de rispetare sos deretos colletivos de unu pòpulu.
    Si semus a beru indipendentistas nos diamus a impignare prus imparende sa limba (chie non l’ischit) e faeddendela pro la normalizare (chie l’ischit).
    ite nde pensat vostè

  • Il problema è che G.V. Sanna (e forse Muledda) verranno al forum fino a che non li ripescano con qualche poltrona o promessa di poltrona.

  • Ci si confronta nel “luogo”, e dopo?
    Gianvalerio Sanna è uno che pensa. Tutto ed il suo contrario. Ve lo ricordate che cosa pensava di Soru nel 2003 in qualità di segretario del partito, mi sfugge il nome, nato dalle ceneri della D.C.? E che cosa ha fatto, di diverso dall’ubbidire, da Assessore di Soru? Ed ora vuole “il luogo” per discutere i temi della Questione Sarda? Ci dica che cosa pensa di Bersani e del SE…., dato in pasto agli irati aspiranti al parlamento italiano.
    Muledda ha un solo obiettivo: ammazzare il Partito Sardo D’Azione.

Invia un commento