Scuola digitale vittima dei funzionari sbugiardati da Report. La Giunta non sente un brivido di vergogna?

20 novembre 2012 23:0511 commentiViews: 104

Io ho buona memoria di un signore che si chiama Giovanni Biondi. Lavora al Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica. Scrivevo il 1 agosto, dopo la visita del ministro Profumo che poi portò alla revoca del Bando di Scuola Digitale:

“Al seguito del ministro Profumo, è giunto in Sardegna il dott. Giovanni Biondi, alto dirigente del Ministero della Pubblica Istruzione della Repubblica Italiana, Direttore dell’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e la Ricerca educativa). Non conosco personalmente Biondi, ma lo monitorizzo da tempo, esattamente dai tempi dell’assessore Baire, il quale nel luglio del 2009 aveva firmato un protocollo d’intesa col Ministero estremamente penalizzante per la Regione Sarda, al punto che il Psd’az aveva presentato la mozione che proponeva al Consiglio di impedirne l’attuazione, mozione che poi portò all’Ordine del Giorno del 22 settembre 2009. Dimostrai allora che negli stessi giorni in cui, per l’inadeguatezza della delegazione sarda incaricata dell’accordo, si negavano diritti importanti alla Sardegna, gli stessi venivano concessi alla Lombardia. L’ispiratore di quell’accordo era, a detta di tutti, Biondi. Costui, da mesi, monitorizza le risorse disponibili nelle regioni per la formazione, per cercare di orientarle verso l’Indire, l’ente di formazione da lui diretto. Niente di illegittimo, ma bisogna saperlo: le grandi strutture ministeriali hanno bisogno di drenare risorse dalla periferia a Roma perché i bilanci dei Ministeri stanno dimagrendo vistosamente e sono fortemente controllati e monitorati. Biondi è un dirigente ministeriale ma è anche un fund raiser per la struttura che dirige: o si capisce questo o non si capiscono le sue strategie”.

Tutti sanno che il cuore culturale del progetto Scuola Digitale (a proposito, il bando, a sentire la Giunta sarebbe stato ribandito dopo un mese dal ritiro. Ad oggi esso è lungi dall’essere ripubblicato) era la produzione dei contenuti, proprio quelli che la Giunta dichiarò improvvisamente, e contraddetta dal Ministero, che i contenuti erano disponibili sul mercato per cui occorreva ritirare il bando. In un’altra occasione dissi che sentivo puzza di bruciato, per la forza che un’imprenditrice di origine cagliaritana, la signora Ilaria Sbressa, dimostrava di avere in sede governativa, proprio lei che aveva un’azienda di produzione di contenuti multimediali.
In questi giorni, Il Fatto quotidiano e Report hanno dedicato servizi approfonditi sia a Biondi che alla Sbressa. Emergerebbe un quadro di forniture di contenuti digitali prodotti in dieci giorni e pagati 730.000 euro, acquistati attraverso la Consip, con contatti tra Biondi e l’amministratore delegato della Consip. Questo mondo, quanto meno discutibile e adesso discusso, ha avuto un potere seduttivo verso la Giunta regionale sarda al punto da indurla a distruggere l’unico progetto di qualità che era riuscita a mettere in campo. Quando si dice che la mentalità da colonizzati è più diffusa di quel che si pensi!
Questi sono gli articoli che si possono trovare su Sardegna & Libertà sull’affaire Scuola Digitale
1 2 3 4 5 7. Questo è l’articolo in cui accenno alla Sbressa.

 

11 Commenti

  • Sì, Giuliano, è stata depositata una mozione dal Pd.

  • Presidente, ma il Consiglio non potrebbe discutere e votare per chiedere alla Giunta di ripensare al progetto?

  • Signor Dario, mi chiamo Paolo Maninchedda, cioè colui che tiene questo blog. Per sua informazione si vada a rivedere gli altri post. Per il resto io sono come mi chiamo, lei non dice chi è.

  • Admin Author (a proposito, come ti chiami?), visto che lo conosci bene,, dillo tu da cosa si autotutela l’amministrazione che ha annullato il bando, no????

  • Piero Atzori

    Inoltro: da Tecnica della Scuola

    “Pillole del Sapere”, il capo dipartimento Biondi smonta le accuse di Report
    di Alessandro Giuliani

    Sulla scuola digitale vorrei manifestare come insegnante il mio disappunto per le LIM che non stanno arrivando a scuola. Certamente è stato un grave danno per l’isola questo cambiamento di programma. Se il responsabile è il ministro Profumo, chiediamo le sue dimissioni. Ne ha collezionati troppi di passi sbagliati. A solo titolo di esempio la misura sui docenti inidonei. Una vera schifezza.

  • Silvano Tagliagambe

    Contrariamente a quel che dice il malizioso Dario non c’è stata una sola richiesta di chiarimento o una sola tra le molteplici FAQ pervenute (e tantomeno un solo ricorso!) che abbiano evidenziato, come dice chi si nasconde dietro il nome di un imperatore persiano rovinosamente sconfitto e costretto alla fuga da Alessandro Magno, che le “SPECIFICHE ERANO POSSEDUTE DA UN SOLO PRODOTTO”, almeno se ci riferiamo a ciò di cui si parla qui, vale a dire il bando, poi revocato, relativo alla piattaforma, ai contenuti didattici digitali e all’«help on line». Come vedi «Dario» io, contrariamente a te, mi firmo con nome e cognome, in qualità di direttore scientifico del progetto e di responsabile del capitolato e del disciplinare, pronto a rispondere di ciò che scrivo in qualunque sede (e, ovviamente, a tutelarmi e a rivalermi su chi affermi il contrario, se solo avrà il coraggio di uscire dall’anonimato). La prova di tutto ciò è duplice: 1) tra i motivi di revoca del bando, come dice admin, non vi è alcun cenno a ciò che sostieni; 2) nonostante sia stata proclamata ai quattro venti – da parte di coloro che hanno fortemente voluto quella revoca alla quale io mi sono opposto in tutti i modi – la volontà di farmi fuori come direttore scientifico del progetto, proprio a causa di quella mia resistenza, questa motivazione, che ovviamente sarebbe giusta causa di rescissione e disdetta della convenzione, non è stata non dico avanzata, ma neppure ipotizzata (in caso contrario avrei reagito con la massima forza e decisione).
    Quello che tu scrivi è invece un sospetto che è stato avanzato nei confronti della prima e provvisoria bozza delle linee guida per le LIM, sospetto anch’esso del tutto infondato, a mio parere, ma di cui non posso rispondere direttamente, dal momento che non sono stato io a redigere questo documento (lo farà, eventualmente, colui che lo ha regolarmente firmato, per trasparenza degli atti). L’unica cosa che posso affermare in proposito con cognizione di causa, sulla base degli esiti delle poche gare relative alle LIM già concluse (circa un sesto del totale), è che nonostante le linee guida siano state poi profondamente modificate, con lo stralcio delle specifiche che avevano destato il sospetto di essere possedute da un solo prodotto, le reti di scuole che hanno già espletato le procedure relative a questa gara si sono, a stragrande maggioranza, orientate proprio verso quel prodotto! Anche (anzi soprattutto!) le reti della provincia di Sassari.

  • Autotutela da che, Dario? Spiegalo alla luce dell’atto di revoca che io conosco bene.

  • @ Dario
    La normativa vigente vieta che vengano fatte gare prescrivendo caratteristiche possedute da un prodotto specifico, cioè individuando un prodotto senza indicarlo esplicitamente.
    La norma consente di individuare ed INDICARE esplicitamente un prodotto, ma in questo caso è previsto e prescritto che vengano giustificati i motivi di tale scelta.

    Ma non sempre si ha il coraggio di giustificare la scelta, ed in tal caso è naturale che venga messa in dubbio la buona fede di chi scrive il disciplinare.

  • La revoca del bando è un provvedimento di AUTOTUTELA….

  • No, malizioso Dario, non è proprio come dici. Questa storia di cui parli deve venir detta in un aula di tribunale per essere verificata. Non a caso tra i motivi di revoca del bando non vi è alcun cenno a ciò che dici. Ma sarebbe utile che venisse ricostruita tutta la filiera degli atti, in modo da vedere, eventualmente, chi ha individuato delle specifiche possedute da un solo produttore.

  • Ma se la Regione ha revocato il suo bando, dopo richieste di chiarimenti e ricorsi che evidenziavano che le SPECIFICHE ERANO POSSEDUTE DA UN SOLO PRODOTTO, non sarà mica anche questa una colpa del MIUR, no???

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