Sanità sarda: raccontiamo l’inferno

22 luglio 2011 18:5241 commentiViews: 1114

137Apro una rubrica sull’efficienza della sanità in Sardegna. Si parla del sistema sanitario sempre da un punto di vista finanziario o burocratico, mai dal punto di vista delle odissee dei pazienti, degli errori, delle peripezie delle famiglie. Inizio io, raccontando la vicenda di un mio carissimo amico. A. U, 37 anni, finisce in ospedale, a Nuoro, per forti dolori addominali. Diagnosi: appendicite. Col suo consenso lo operano, in laparoscopia, appunto per asportargli l’appendice. Poi, mentre lui è addormentato, senza il suo consenso, gli asportano la cistifellea per la presenza di calcoli. Il fatto è che, operando gli ledono gravemente l’intestino e non se ne accorgono. Viene dimesso. Gli viene una peritonite: lo rioperano. Non si accorgono, però, di avere leso anche la via biliare principale. La lesione è molto ampia: più di un centimetro. I chirurghi nuoresi decidono di intervenire per realizzare un’anastomosi epatico-digiunale, cioè collegare la via biliare principale all’intestino. I familiari sono perplessi: vorrebbero portare A.U. a Roma o a Torino, dove operano degli specialisti che rimediano a questo genere di lesioni. Ma Nuoro insiste, i familiari si fidano. Viene operato a Nuoro. Dopo dieci giorni viene dimesso.  L’intervento, però, non è ben riuscito: A.U. va incontro a ittero e colangiti: l’anastomosi non è stata fatta bene e ha prodotto una stenosi precoce, in poche parole, si tappa e lui si riempie di bile. A.U. subisce una bilioplastica per tre volte. Rischia seriamente di non essere confermato al lavoro. Oggi è in attesa di essere rioperato a Torino.
Aggiungete voi, ora, altri casi. Aiutatemi a parlare di pazienti e poi di strutture.

41 Commenti

  • Vi racconto brevemente la mia storia, mio marito operato a Salerno, operazione riuscita, così dice il chirugo, dimesso muore dopo pochi giorni. Penso che non ci sia stato assistenza post-operatoria. Anche se nessuno mi ascolterà chiederò giustizia. Grazie per aver letto e mi unisco a tutti quelli che come me soffrono
    Maria

  • Sebastiano Delai

    L’esperienza fin qui maturata nel settore, mi autorizza a credere che la cosidetta “malasanità” sarda non sia altro che il frutto di un generale “malversare”, ben distribuito, in Sardegna, nelle responsabilità politiche e tecnico-dirigenziali della anità.
    Quanto affermo è riscontrabile a diversi livelli:
    – nella individuazione degli obiettivi da perseguire (cronica assenza di piani realmente costruiti su una corretta analisi dei bisogni reali);
    – nella equa ripartizione dei fondi di finanziamento (per decenni l’attenzione regionale ha favorito chiaramente il “duopolio” Cagliari-Sassari a evidente discapito delle altre realtà);
    – nella mancata promozione e sostegno delle attività sanitarie preventive e curative territoriali (filtro primario all’accesso ospedaliero e non solo, che ha disatteso, di fatto, il pilastro innovativo contenuto nelle principali Leggi di Riforma Sanitaria);
    – nell’aver favorito una politica ospedalocentrica scarsamente verificata, che ha sovraffollato i luoghi di cura, caricati di pazienti anche impropri e attività ambulatoriali esterne che minano dignità del paziente e salubrità dei locali creando disordine, difficoltà assitenziali oltre a favorire l’allungamento delle famigerate liste d’attesa;
    – nel tollerare l’assenza di controlli incisivi, così che i problemi segnalati si aggravano perchè non si interviene al loro insorgere.
    È così che la soluzione dei problemi viene, troppo spesso, abbandonata ai singoli Operatori già oberati.
    Al miglioramento non ritengo abbia per niente concorso neanche l’ultimo commissariamento delle ASL. A Nuoro, forse, è servito più ad aggravare i problemi, oltre ad alimentare una lotta politica che ancora oggi non consente, dopo quattro mesi dall’insediamento della nuova Direzione, il completamento degli Organi di governo aziendale.
    Non ho mai giustificato nessuna negligenza verso il Paziente e non è mia intenzione farlo ora, ma alla luce di quanto esposto, invito a chiederci meglio se la “malasanità” sarda sia davvero da attribuire solo ai singoli che compiono l’azione negativa e non sia, invece, il frutto di azioni portate avanti in concorso e nel tempo da diversi Soggetti, ai quali i Cittadini potrebbero iniziare a chiedere conto.
    Un cordiale saluto

  • Paolo Maninchedda

    Egregio dottor Pignata, come vede pubblico il suo intervento per intero. Non replico alle sue osservazioni tecniche, ma respingo al mittente la parte omiletica del suo intervento, relativo al ruolo della politica. Vede, io non mi sono mai occupato di primari, non ho mai raccomandato alcun medico, ma la mia famiglia, questo sì, è stata tragicamente vittima della politicizzazione della politica; rivendico per intero il diritto di poter giudicare da cittadino l’operato dei medici. Ho solo raccontato uno dei tanti casi di errori sanitari e ho diritto di farlo. Questa non è interferenza, è normale cittadinanza attiva. da politico mi potrei occupare delle lobbies sanitarie che promuovono i candidati in base allae appartenenze di scuola piuttosto che in base alle capacità, e credo che lo farò. Capisco che Lei, memore del privilegio aristocratico del Tribunale dei nobili per i nobili, voglia il tribunale dei medici per i medici, ma il tempo dello stato di diritto, grazie a Dio, non è passato invano. Quanto ai pettegolezzi, mi creda, io non li ascolto, per il semplice motivo che faccio, a differenza di tante star primariali fru fru, vita molto ritirata.

  • Chiarissimo Onorevole,
    faccio il chirurgo non sono, con il differente valore del verbo fare dall’essere, da solo 27 anni, e rimando al mio curricula, per chi ne sia interessato a guardarlo sul sito http://www.endometriositalia.it, che chiarisce anche le mie conoscenze della sanità nuorese, e da oltre 12 ani sono direttore di struttura complessa (primario).
    Viste le mie origini contadine venete, di cui ne vado fiero, citerò tre proverbi nel mio escursus.
    “Una rondine non fa primavera”: la citazione di alcune decine di casi clinici complicati al cospetto di migliaia di interventi chirurgici ben riusciti non è espressione sicuramente di malasanità, ma bisognerebbe valutare l’intero operato di attività con serietà clinica e statistica che non è propria del passaparola e dei pettegolezzi di rione.
    “La novità da insicurezza”: la chirurgia laparoscopica viene tanto demonizzata perché è una chirurgia difficile non facilmente riproducibile, ma perché non parliamo mai di tutte le problematiche che si sono avute con la chirurgia tradizionale. È un dato di fatto ormai che le tecniche mini-invasive danno degli indiscussi vantaggi, ma come tutta la chirurgia deve essere eseguita solo da chi ne ha la capacità. Vorrei inoltre precisare che la Signora Cristiana Spanu dovrebbe rendere scusa pubblicamente, a fronte di una querela per quanto scritto “…….(chi tiene più il conto delle denunce e dei rinvii a giudizio a suo carico?)…..; il Professor Cristiano Huscher, bresciano, non ha nessun capo di imputazione a suo carico, perché assolto da tutti e la sentenza di cassazione a suo carico, è scandalosa tanto quanto la sentenza Welby, perchè va a ledere il diritto di ogni cittadino/paziente, cioè la libertà di scelta terapeutica del soggetto. Tutto il mondo scientifico deve rendere grazie ad un Maestro come Cristiano Huscher, che ha insegnato l’arte chirurgica nel mondo. Io sono orgoglioso di aver imparato quest’arte da Lui e gli rendo pubblicamente grazie.
    “Solo chi mangia il pane fa le briciole”: le complicanze chirurgiche fanno e faranno sempre parte dell’arte chirurgica, infatti il progresso scientifico/tecnologico è per ridurre il tasso delle complicanze e migliorare la qualità di vita. Proprio per la presenza di questi blog, che portano solo ingiustificati malumori, si tende a fare una medicina di risultato, che non porta sicuramente vantaggi al malato, ma molto spesso ad un trattamento inferiore a quelle che sono le necessità della malattia, proprio per non avere complicanze e di conseguenza critiche.
    Infine, mi scusi Onorevole, sarebbe ora che la politica si ritirasse dalle scelte di professionalità medica. Frequentando per lavoro in quasi tutti gli ospedali d’Italia vedo sempre più numerosi medici/chirurghi che non solo hanno tessera politica, ma fanno parte attiva di segreterie di partito, consigli comunali, provinciali, basando su questo il loro aggiornamento scientifico. E non è possibile che nella scelta di un Direttore di Struttura Complessa, quindi il responsabile dell’attività di una specialità, sia ascoltato più il giudizio di un “sindacalista lavaferri” che quello di una commissione medica giudicatrice.
    Concludendo siccome penso che la medicina sia una scienza non perfetta, il medico nel suo operato dovrebbe essere un uomo di scienza ed essere giudicato secondo scienza e coscienza.
    Distinti saluti
    Giusto Pignata

  • he si…. Caro Giuseppe.
    L’abbiamo appena visto dalla storia raccontata quanto sono Bravi.
    Menomale sono i Migliori in quel settore!!
    Se fossero stati medi o scarsini c’era da preoccuparsi un po’

  • Per paziente
    sono uno operato a Nuoro col metodo di laparoscopia vada tranquillamente: in quel settore sono i migliori.

  • Piero Atzori

    Se un individuo si mette a sparare per strada, non basta acquattarsi, bisogna disarmarlo. Nel caso in questione la cosa urgente da fare è togliere il laser dalle mani di quel chirurgo. Paziente, procuri almeno di non farsi operare da lui.

  • Paolo Maninchedda

    Gentilissimo Paziente, io non so che dirle. Però penso che tutto dipende dalla sua patologia. Ne parli con medici di cui si fida.

  • On. Maninchedda, devo essere operato a settembre nella chirurgia di Nuoro con il metodo laparoscopia. Dopo aver letto il suoi commenti sulla chirurgia di Nuoro Le chiedo posso operarmi tranquillamente ? Oppure mi indichi Lei una chirurgia in Sardegna (o anche in continente) dove c’è la certezza che non commettono errori. Me la indichi per favore perchè sono in ansia.

  • Nanni Aresu

    Caro onorevole, se mi permette esco un po fuori tema; ho letto alcune dichiarazioni dell’assessore solinas sull’acquisto della tirrenia. Premetto che speravo con tutto il cuore che almeno il psd’az riuscisse ad arginare la paura del presidente cappellacci a mostrare i denti contro questo… di governo italiano. Le riporto:

    (Adnkronos) – ”Vogliamo che la nuova Tirrenia diventi la Flotta Sarda, esportando su di essa gli standards qualitativi e la filosofia della Scintu e della Dimonios. Per fare questo abbiamo anche chiesto fin dal 13 luglio scorso, in un apposito tavolo tecnico presso il Ministero non solo che tutto lo schema di Convenzione sia interamente riscritto con il pieno coinvolgimento della Regione, adeguandolo alle esigenze dei passeggeri e degli autotrasportatori sul traffico delle merci, al quale devono essere riservate – in una situazione di crisi, quale quella che attraversa il comparto – condizioni nettamente migliori, ma che la competenza stessa sulla redazione delle convenzioni e sulla vigilanza passi interamente alla Regione”.
    ”Se la via del dialogo non dovesse poi trovare esito positivo – ha concluso l’Assessore – siamo pronti a tutelare le ragioni e i diritti dei Sardi in tutte le sedi. Abbiamo già deliberato il 5 maggio 2011 il ricorso ad eventuali azioni giurisdizionali a tutela degli interessi della Sardegna in materia di continuità territoriale marittima, perché riteniamo che sia l’Art. 14, comma 2, dello Statuto Sardo sia il D.P.R. 378/79 imponevano allo Stato fin da principio un coinvolgimento diretto della Regione nell’adozione di tutti gli atti relativi al processo di privatizzazione, all’imposizione degli oneri di sevizio pubblico, alla definizione delle tariffe e degli schemi di convenzione, ma su questo negli anni passati e prima che noi aprissimo con forza questa vertenza nessuno si è mai stracciato le vesti”.

    Se ne rende conto l’assessore di cosa va dichiarando? Lei si riconosce in queste affermazioni senza capo ne coda? Abbiamo perso ancora una volta l’ennesima occasione. Speravo tanto nella vostra determinazione invece ci risiamo, camminare a capo chino e basta. Sembriamo condannati a questo. Grazie per l’ospitalità

  • Paolo Maninchedda

    Caro Enrico, in primo luogo parlare di impunità mi sembra molto eccessivo. Io, se rubo, calunnio, uccido, corrompo, ecc. ecc., vado in galera come tutti gli altri. La norma che tu hai richiamato, e lo sai bene, è una norma che vige in tutti i parlamenti per garantire l’attività legislativa dagli altri poteri dello Stato. Attenzione a non stravolgere consuetudini democratiche sull’onda anche di una legittima indignazione per gli errori normativi fatti in Italia e in Sardegna. Per il resto, io non ho parlato di punizione, ma di pubblicità degli atti e, quindi, della loro legittima criticabilità. Quanto alla Corte Costituzionale, io non ne ho il tuo stesso alto concetto, anzi! Per quanto riguarda il tuo ricorrente desiderio di sciogliere il Consiglio regionale, è legittimo anche se, come sai, io sono un parlamentarista e rifuggo dalle tentazioni autoritarie che tutti auspicano per rimettere a posto le cose e poi, puntualmente, le complicano.

  • Caro Giovanni, ho capito che conosci bene il problema, ma posso assicurati anche per la professione che faccio , che il tysabri ha creato moltissimi danni e viene dato con molta superficialità. Come ti spieghi che a Cagliari vi sia un consumo equivalente al 20% e nel resto d’Italia solo del 8%? a me pare che ci sia un abuso in tal senso. Concordo con te su tutto il resto.

  • Giovanni Mascia

    Marianna, sul tysabri ho notizie di prima mano e molto recenti, credimi; magari derivano dall’esame critico delle negligenze del passato.
    Non ho comunque elementi per tacciare di peculato i medici sardi, mentre posso senz’altro affermare che trai neurologi del Binaghi ci sono sia quelli che provano a immedesimarsi seriamente nelle sofferenze, sia quelli ammalati di “carrierismo” e di rincorsa della personale gloria, costi quel che costi, al punto da augurarsi che filoni di ricerca alternativi possano avere insuccesso (non si dimostrano altrimenti certe stizzite reazioni).
    Questi comportamenti immorali, assieme a quelli connessi alla trasparenza dell’uso delle ingenti risorse per farmaci e macchinari, rientrano senz’altro tra quelli che il politico deve sorvegliare e catechizzare con forza, sulla base delle lamentele dei pazienti, che spesso trovano nelle strutture sarde atmosfere e atteggiamenti che non alleviano la sofferenza, anzi.

  • Enrico Cadeddu 1

    Egregio Onorevole.
    In un post di risposta ad un intervento, mi pare quello di Antonio, Lei ha giustamente fatto notare: “perché quando i politici sbagliano, se ne può parlare e se vuoi anche sparlare; perché quando sbagliano i professori, i meccanici, i veterinari, i ristoratori e gli albergatori, se ne può e se ne deve parlare, e invece se sbagliano i medici si deve stare zitti e , addirittura, come fai tu, si invoca il rispetto”. Concetto teoricamente giusto, nel senso che tutti devono rispondere ed essere criticati per le azioni che compiono. Ma a parte il fatto che nell’elenco si è dimenticato dei magistrati vi è però una grande differenza tra le categorie da Lei menzionate. Differenza che determina anche un diverso impatto di articoli come quello che stiamo commentando, rispetto all’attività svolta e che verrà svolta in futuro. A mente dello Statuto Sardo, art 25, difatti “I consiglieri regionali non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.” Come vede, quindi, a differenza dei medici, meccanici, professori veterinari ecc ecc i consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere per l’attività svolta (in questo sono sostanzialmente equiparati ai magistrati per i quali risponde, quando risponde e paga, lo Stato). Converrà con me che svolgere una attività sapendo di rischiare sulla propria pelle non è come svolgerla sapendo di essere coperti da impunità assoluta. Si potrebbe, provoco un pò, riparare a tale differente trattamento, così da mettere tutti sullo stesso piano, ad esempio stabilendo per legge che un Consiglio Regionale dopo che un certo numero di articoli di legge emanati nel corso di una legislatura (3,5, 7)vengono dichiarati costituzionalmente illegittimi dalla Corte Costituzionale decada e vada a casa. Risponderebbero, così, anche i Consiglieri per la propria attività. Cosa ne dice è d’accordo? Il Consiglio regionale sardo, con solo le norme in materia di personale sarebbe già a rischio o forse a casa. Saluti.

  • Cristiana Spanu

    Caro Onorevole
    Il dibattito che è nato in seguito ad una sua denuncia riguardo un paziente che vede compromessa la sua salute fisica e mentale, le sue capacità lavorative, la sua vita di relazione in generale, debbono far riflettere su alcuni punti importanti.
    Un chirurgo passa due periodi nella sua vita professionale: il primo è quello in cui deve dimostrare a sé stesso e agli altri la propria competenza e perizia, il secondo è quello in cui deve dimostrare soprattutto a sé stesso la propria saggezza e giudizio clinico. Il primo periodo è inevitabile ma deve essere il più breve possibile, per la propria e altrui salute. In caso contrario è proprio il giudizio clinico che pagherà le conseguenze più pesanti e conseguentemente il paziente. Ci sono chirurghi che vivono indisturbati questa prima fase della vita professionale, come immersi in una adolescenza chirurgica senza fine, per cui il paziente è sempre una buona occasione per dimostrare al mondo (che spesso non supera i confini comunali) di essere davvero degli unti dal Signore.
    La laparoscopia, di cui Lei parlava, ha dato loro una ottima occasione per prorogare indefinitamente questa fase sempreverde della vita professionale, facendo la fortuna di tanti professionisti mediocri che hanno poi finito per screditare questa che rimane una importante tecnica operatoria.
    La laparoscopia come tale, nata in campo chirurgico nel 1987 con l’asportazione della prima colecisti, è e rimane una tecnica di accesso alla cavità addominale e al suo contenuto. E’ una modalità rivoluzionaria che ha modificato profondamente la pratica chirurgica portando numerose innovazioni, demolendo dogmi, migliorando moltissimo la qualità di vita post-operatoria dei pazienti. Essa però rimane sempre e comunque una modalità di approccio alla cavità addominale. E’ interessante notare come la diffusione di questa tecnica sia stata profondamente differente in Italia rispetto agli Stati Uniti. Oltre oceano è sempre stata vista come una tecnica operatoria in mano al chirurgo generale. In Italia è’ invece diventata negli anni quasi una branca a sé stante rispetto alla chirurgia tradizionale, come se fosse una delle tante branche della medicina come la reumatologia, la cardiologia, ecc., con i suoi riti e le sue liturgie (con tanto di sacerdoti che portano con instancabilità il verbo laparoscopico in ogni angolo di mondo). E’ nato il chirurgo laparoscopico, figura tutta da decifrare, che ha favorito l’affermazione di personalità come un chirurgo bergamasco, definito il miglior chirurgo laparoscopico al mondo, che è talmente famoso che è nato addirittura un comitato nazionale che ha come quasi unica finalità il vederlo marcire in galera (chi tiene più il conto delle denunce e dei rinvii a giudizio a suo carico?). La laparoscopia ha in moltissimi casi piegato al suo volere le indicazioni e la tecnica chirurgica, pervertendo pratiche consolidate pur di dimostrarne la fattibilità laparoscopica e in ultima analisi la bravura dell’operatore. E’ singolare che una tecnica chirurgica che porta in sé una così grande promessa di umanizzazione della chirurgia finisca ultimamente per danneggiare l’uomo. Chi infatti oggi spiega al paziente, in caso di tumore maligno addominale, che se sottoposto a intervento laparoscopico vi è una possibilità seppur piccola proprio a causa di detta tecnica che abbia delle metastasi in sede di inserimento degli strumenti operatori? Quasi nessuno, altrimenti non si farebbe operare nessuno laparoscopicamente… Pazienti bloccati in lista d’attesa per mesi per una piccola ernia ombelicale che si pretendeva di operare laparoscopicamente contro ogni logica e giudizio chirurgico, trasformando un banale intervento eseguibile in anestesia locale in un intervento in anestesia generale con importante impegno emodinamico. Casi definiti inoperabili laparoscopicamente in un ospedale isolano sono diventati operabili in un altro ospedale isolano semplicemente perché si è deciso di non seguire il verbo laparoscopico… Il paziente naturalmente si è tenuto il tumore in addome per alcuni mesi, ma questo è il prezzo di questa follia collettiva.
    Il problema della nostra sanità non è l’errore o la complicanza, è la malafede.

  • Per Giovanni, mi spiace contraddirti, ma i pazienti non sono affatto informati sull’effetto del tysabri e questo credo che rientri certamente nella negligenza. Te lo dico per esperienza personale, a me lo hanno proposto più di 10 anni fa e ripetutamente e ho sempre rifiutato, pur subendo pressioni poco professionali. Quel farmaco mi avrebbe devastato e posso testimoniare che a distanza di dieci anni la mia situazione è sempre la stessa. Concordo con te sul fatto che dare notizie sensazionalistiche come quella del microbatterio che guarisce la sm è davvero criminale, come lo e’ il fatto di dover nascondere al proprio neurologo di aver fatto l’operazione di disostruzione delle vene (protocollo zamboni) perché se no si rifiuta di seguirti, come lo è fare terrorismo e affermare che l’operazione sopraddetta è pericolosissima e non porta nessun giovamento…
    poi riguardo agli interessi che ci sono dietro i farmaci per la sclerosi multipla, ormai sono evidenti, basta documentarsi un po’ e sapresti che c’e stata una condanna in America, di neurologi e case farmaceutiche. Il fatto che la Sardegna sia la regione più colpita al mondo lo rende un problema sardo e quindi di mala sanità sarda. Chi può scappa gli altri subiscono.

  • buonasera, quando ho letto l’articolo l’altra sera, di getto volevo raccontare diversi episodi di cui personalmente potevo testimoniare l’arroganza, l’incompetenza e il menefreghismo di persone che questo lavoro dovrebbero svolgerlo se non altro praticando rispetto nei confronti dell'”utente”. Ha prevalso l’amarezza e con la consapevolezza di non raccontare niente di esclusivo, purtroppo, ho pensato a tutte quelle famiglie che come la mia combatte la disabilità di un proprio caro in quell’inferno che si attraversa più spesso che volentieri e che dura tutta la vita. Non mi interessa fare i distinguo, perchè chi lavora bene sta ottemperando a quel dovere per cui è stato assunto.Vi segnalo, per esempio, il blog “genitoritosti” il quale potrebbe dare un’idea di cosa ci capita.
    Grazie.

  • Antonio Satta 1

    “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, recita il Santo Vangelo. Anche i romani coniarono un detto che sostanzialmente ha lo stesso significato: “errare humanum, perseverare diabolicum est”. Penso che, comunque, a parte la saggezza racchiusa nei proverbi, nessuno possa contestare che l’errore è una possibilità dell’operare umano.
    Il problema sta nella percentuale statistica che stabilisce qual è il margine di errore tollerabile, non tanto nell’operare umano, quanto in quello di un tecnico altamente specializzato quale dovrebbe essere un medico o un altro qualsiasi professionista che opera in un settore tecnico. In questo senso gli episodi singoli, quale quelli raccontati in questo post, non fanno assolutamente testo. Altro conto è invece agire con imperizia imprudenza e negligenza perché in questo caso s’incorre nel Codice Penale ed allora un giudice che deve stabilire se il medico ha agito cadendo in una o in tutte queste evenienze.
    Non conosco le statistiche che riguardano gli errori che vengono commessi in Sardegna in campo sanitario e di conseguenza non so se la Sardegna sia allineata con le statistiche nazionali e con quelle dei paesi più progrediti nel mondo. Sarebbe veramente un guaio se in Sardegna il margine di errore tollerabile fosse molto più alto di quello che si riscontra nelle altre regioni italiane, europee e mondiali. Oltre al guaio si aggiungerebbe la beffa considerando i costi che la Sardegna sostiene per la sanità che corrispondono più o meno alla metà dell’intero bilancio regionale.
    Gli errori commessi per imperizia, imprudenza e negligenza sono gli unici che, previa dimostrazione, devono essere puniti e, in relazione alla gravità dell’operato, dovrebbe anche essere previsto che un medico debba essere sospeso dall’esercizio della professione, cosa che purtroppo, in Italia, è meramente teorica e non avviene pressoché mai.
    Sarebbe pure corretto chiedersi per quale ragione si commettono errori per imperizia, imprudenza e negligenza. Le colpe di questi errori dovrebbero essere equamente divise tra le responsabilità individuali, quelle dei formatori dell’università che hanno dato la laurea a persone impreparate ad operare in campo medico e quello dei politici che si sono ormai arrogati il diritto di nominare i dirigenti delle strutture sanitarie a prescindere dalle capacità professionali. Come si vede la responsabilità dell’errore non può essere attribuita esclusivamente a coloro, che alla fine lo commettono, cioè all’ultimo ingranaggio della catena.
    Queste considerazione servono perché se si vuole intervenire per prevenire l’errore in medicina ed in tutti i settori tecnici questo non può essere fatto esclusivamente con un comportamento punitivo su coloro che l’hanno commesso. La prevenzione in questo senso deve essere obbligatoriamente operata dai formatori universitari che devono sbarrare la strada agli impreparati e agli incapaci e dai politici che devono smetterla di arrogarsi il diritto, senza che abbiano alcuna competenza selettiva e tutti affetti da delirio di onnipotenza e onniscienza,, di affidare incarichi dirigenziali a queste persone che sicuramente saranno la causa principale degli errori.

  • Caro Luciano, grazie di cuore per tutto, parole giuste scritte da un medico che conosce il suo settore, capisco e in parte condivido quello che hai scritto, da parte mia c è il massimo rispetto per le persone.
    La sola cosa che voglio precisare è che forse la “sfiga” alcune volte viene aiutata, vedremo come andrà a finire, deciderà e giudicherà chi di dovere.
    Sai forse il mio mestiere mi porta a vedere le cose in modo un po’ diverso, quotidianamente nel mio lavoro mi tocca capire in pochi secondi se una persona è in buona fede o no, mi tocca giudicare la bontà dei comportamenti e giudicarne gli atti posti in essere. Sicuramente qualche volta pure io avrò commesso degli errori di valutazione nei miei atti, diverse volte sono stato chiamato in causa e assieme a me l’amministrazione che rappresento la ove chi sottoposto a verifica si è ritenuto danneggiato. Tutte le volte passate mi sono difeso e per quelle a venire sarà lo stesso, sempre sono stato pronto e sempre lo sarò a dettagliare con atti certi e inconfutabili , e accertabili gli atteggiamenti posti in essere.
    La sola cosa che tengo a precisare, precisando che è un campo non mio, che è mio dovere percorrere la vicenda in tutti i suoi risvolti e sottoporre il caso, come ho appena fatto, a chi di competenza invitandolo eventualmente a proseguire lo studio del caso e, qualora lo ritenesse opportuno, a giudicarlo nelle sedi preposte. Con questo chiudo i miei interventi in questo post rimandando il tutto alle sedi opportune la ove lo si ritenga doveroso. Saluti Mario

  • La mia intenzione non era assolutamente quella di zittire un personaggio interessante come lei, che con il suo sito cerca di dare voce a persone politicamente e intellettualmente vicine ai suoi punti di vista.
    Ma non può e non deve non ascoltare le opinioni discordanti di Julia, o Giovanna, o Rosalia, o X donna, la cui professione non è nè medico nè infermiere dell’ospedale in questione, ma semplicemente mamma, moglie e figlia di una realtà difficile ma pur sempre affascinante del martoriato nuorese.
    Una polemica sterile è peggio di una omertà possibile.
    E continuo a non criticare tutta la categoria medica, preferisco incazzarmi solo ed esclusivamente con quelli che in questo difficile settore compiono errori tragici e irreparabili, con tanto di nome e cognome, tramite la parola scritta e quella parlata, a casa, al bar e a lavoro, senza vergognarmi di urlare la mia indignazione.
    P.S. Julia è il mio fumetto preferito ma anche il mio vero nome.

  • Paolo Maninchedda

    Signor Marco Spena, io sono un consigliere regionale a cui la gente si rivolge, sempre più spesso, e sempre di più dalle zone dove si vive sotto una cappa di potere para-mafioso, per chiedere giustizia per i danni o i torti subiti. Anziché generalizzare, ho iniziato raccontando un caso che conosco molto bene e invitando gli altri a parlare dei propri. Subito è iniziata una forte difesa d’ufficio della categoria dei medici. Chi è corporativo e chi è qualunquista? Che sia un inferno lo dicono anche gli atti consiliari: il Consiglio regionali ha stanziato diversi milioni di euro per abbattere le liste d’attesa. Mi creda, è veramente un inferno aspettare l’esame che per se stessi può essere una sentenza. Lei ha mai provato ad avere un parente con danni cerebrali permanenti? Dopo un po’ glielo mandano in RSA. Sa perché? Io sì, ma sarebeb troppo lungo spiegarlo, ma so che cosa ha significato per alcune famiglie. Ci sono tanti medici bravi, in Sardegna, molti dei quali esclusi dalle strutture ospedaliere per ragioni non nobili. Ce ne sono altrettanto bravi negli ospedali e nelle corsie, e io ne posso essere buon testimone. Io sono convinto che il Bene è più diffuso del Male. Ma ho l’obbligo di dar voce a chi sta male.

  • Paolo Maninchedda

    Caro Antonio, io ho raccontato un fatto. Non ho espresso un giudizio, non ho usato un aggettivo di troppo. Tu intervieni, citando mio padre, che nella fattispecie non c’entra assolutamente niente, e chiedi rispetto. Per chi? Per qualcuno che è stato offeso? No, non c’è nessuno che lo sia stato. Ti pongo una domanda: perché quando i politici sbagliano, se ne può parlare e se vuoi anche sparlare; perché quando sbagliano i professori, i meccanici, i veterinari, i ristoratori e gli albergatori, se ne può e se ne deve parlare, e invece se sbagliano i medici si deve stare zitti e , addirittura, come fai tu, si invoca il rispetto? Vuoi che ti racconti altri casi di gente che si rivolge a me per avere un po’ di giustizi? Vuoi che ti racconti il caso della signora anziana a cui è stata tagliata di netto la corda vocale? Vuoi che ti racconti il caso del signore che urinava sangue e che aveva un tumore al rene e che venne rimandato a casa con una pacca sulla spalla, dicendogli che si era trattato di un calcoletto che era transitato? Vuoi che ti racconti delle liti tar medici in sala operatoria, alcune con conseguenze non banali per i pazienti? Tutto questo accade in Sardegna e io non faccio né nomi né insulto chicchessia. Ma che voi, dinanzi al ripetersi di questi casi, anziché porvi il problema della qualità delal salute e della verificabilità di ciò che accade negli ospedali sardi, richiamiate me per il solo fatto di averne parlato, beh, permettimi, non lo capisco.

  • marco spena

    Non ho finora avuto particoalri disavventure con la sanità. Vorrei solo esprimere disappunto per il titolo della discussione: “Sanità sarda: raccontiamo l’inferno”. E’ inutilmente qualunquista, generalizzante poco rispettoso di quanti svolgono con spirito di sacrificio e dedizione la professione di medico. Nella sanità, come in politica, esistono competenze e professionalità, e il suo articolo, irresponsabilmente, non fa i dovuti distinguo mettendo in un unico calderone l’inferno della sanità sarda

  • Cosa dovrei dire io,che mi son trovato in sala operatoria,già pronto per l’incisione e asportazione di una ciste sotto la mascella dx,come aveva diagnosticato il medico dell’Ospedale di Is Mirrionis a Cagliari esperto in Maxillofacciale.Ma il giorno – per mia fortuna – ad operarmi c’era il Primario,che,scandalizzato,mi ha pregato di andar via perchè la diagnosi era totalmente sbagliata e l’operazione mi avrebbe creato un danno al sistema linfatico.Non ho denunciato il medico che mi aveva mandato in sala operatoria,ma ho avuto sempre il sospetto che a quel medico servisse un paziente a cui ricostruire qualcosa per dimostrare la sua bravura nella specializzazione maxillofacciale.
    Conservo ancora la ricevuta dell’Ufficio Ticket del Prontosoccorso di 15 euro che allora ho dovuto pagare in quanto classificato col codice bianco,mentre nel Reparto sono stato ricoverato d’urgenza.
    Mi restava la soddisfazione del rimborso del ticket non dovuto,ma negli uffici,pur riconoscendo le mie ragioni, mi invitarono a fare domanda su un modulo che momentaneamente non era disponibile.Sarei dovuto tornare,ma ho pregerito mantenere la ricevuta come ricordo di una disavventura.

  • Caro Paolo,
    Ho lavorato all’Ospedale S. Francesco di Nuoro e dintorni per circa trent’anni.
    Ricordo di aver conosciuto unicamente colleghi medici che avevano come obiettivo la salute e il benessere dei propri pazienti. Non ho interessi di casta o incarichi sindacali da difendere, solo un atto dovuto a chi si impegna quotidianamente a svolgere il proprio lavoro anche tra molteplici difficoltà.
    Credo di aver avuto dei buoni maestri; non ultimo il Dott. Andrea Maninchedda, saggio mèntore, che quando ero un giovane apprendista ci ricordava che i pazienti non sono pacchi da spostare qui e là o possibili fonti di reddito ma persone che vengono a cercarti perchè hanno bisogno di aiuto.
    Ho profondo rispetto per il dolore delle persone citate, ma altrettanto rispetto chiedo per quanti svolgono questo lavoro.
    Cordiali saluti.
    Antonio.

  • La mala sanità è frutto dell’imponderabile o di vera e propria imperizia? Nel primo caso l’auspicio è di avere accanto la buona stella, nel secondo può tutto l’uomo. Ed ab imis interrogarsi: quali sono i criteri che portano alla cattedra universitaria e quali quelli che presiedono alla nomina delle figure apicali negli ospedali? Quello che deve essere il solo, il merito, credo sia l’ultimo ad essere preso in considerazione. E gli errori continuano, purtroppo!

  • Caro compatriota,carissimi tutti,
    è un racconto nella sostanza orrendo.
    Non tocca certo a me ,visto il mestiere che faccio, prendere le difese dei colleghi di Nuoro o di qualunque altra parte dell’Italia o del mondo ;non sta a me farlo e non lo voglio ,ma sottolineo alcune cose che mi sembrano importanti per la discussione.

    La prima è che sono molto vicino a Mario ne capisco l’amarezza e ne condivido la rabbia ,ma gli rispondo che non credo nemmeno io ai tuttologi ed ai geni infallibili:il più bravo ,in tutti i campi,è colui che sbaglia di meno,perchè non esiste chi non sbaglia. Mi si risponderà che in questo specifico caso è perseverare…Già! E’ tale ,ma come tale va trattato :se esiste dolo (..Spero di no!! Ahimè..)imperizia o colpa grave questa va perseguita nelle apposite sedi e se gli errori si perpetuano nel tempo va rivista l’organizzazione in tutti i suoi momenti strutturali con i dispositivi per il governo del rischio clinico. Certo è che le responsabilità,quando uno fa, sono personali anche se quell’esecutore ha fatto centomila cose bene ed una male (Qui rispondo alla signora del cardiologo “che non ha riconosciuto l’infarto” e continua a lavorare:pensi che lo stesso cardiologo il giorno dopo ha dilatato la coronarie con degli stent ed ha salvato la vita di un altro uomo. Non è vero!! Ma ciò indica come si può dire tutto ed il suo contrario sempre e comunque e come esista proprio il MALATO e NON la MALATTIA!! )
    Io come medico ho sbagliato,sbaglio e certamente sbaglierò. Quando mi è successo mi ha pervaso l’ansia e se penso che può ricapitarmi mi pervade anche la paura e qui rispondo a Paolo.
    Certo che noi facciamo diagnosi in pazienti sani,ma è dopo che si dice o si dichiarano SANI che sappiamo che lo sono!! Perchè non viene l’esperto di statistica ,in trincea, e ci dice di eseguire o non eseguire questo o quell’esame che costa poco o non costa niente e si prende le responsabilità del caso? Non lo fa perché egli non è un medico ,ma non tiene per niente conto del fatto che questi ,il medico,nel 2011 sta facendo una medicina DIFENSIVA che va oltre l’immaginabile perchè il vuoto legislativo in cui operiamo è (..Proprio il caso di dire ..) PAUROSO!!! Vi lascio capirne i motivi di questo atteggiamento:per parlarne ci vorrebbero giorni.
    (Penso che il libro al quale ti riferissi fosse quello di Atul Gawande dal titolo “Salvo complicazioni”,ma se non è ti dico che in questo troverai l’analisi spietata senza fronzoli o limiti di autocritica di cosa vuole dire oggi “fare sanità”).
    Seconda cosa .
    Paolo,stavolta non mi trovi d’accordo nell’incitamento a scrivere e denunciare di tutto “quello che si ritiene essere malasanità” e nuorese nella fattispecie. Si rischia di aprire una caccia alle streghe ed un j’accuse senza verifica e senza contraddittorio con esposizioni di fatti che possono di volta in volta sembrare veri oppure sembrarlo a metà ed ancora per niente.Senza zittire o censurare nessuno,ma si rischia molto.
    Anche se capisco che uno sfogo in blog possa avere un effetto consolatorio e/o liberatorio è meglio non cimentarsi in racconti e narrazioni pulp o thriller che non portano da nessuna parte.
    Le colpe in sanità sono sicuramente dei medici,ma anche degli infermieri,dei dirigenti ASL,dei politici,delle strutture,delle attrezzature dei pazienti e mai un et cetera fu tanto agognato!
    Personalmente ritengo che per fatti personali si usano le vie che all’uopo sono dedicate.
    I giudizi : ultimi!!
    Terza cosa.
    Quando Mario mi parlò di questo problema pensai che il fratello fosse veramente affetto da sindrome della sfiga cronica e recidivante. Mi dispiace moltissimo.
    Ma sono convinto che tutto si risolverà per il meglio,e che cavolo!!
    Aldilà di tutte le considerazioni che si possono fare ,auguri sinceri:la famiglia giustamente lo reclama in piena forma!!
    Un caro abbraccio
    Luciano

  • Massimiliano

    Qualche episodio in breve, il figlio di un mio amico si è recato a Milano per correggere l’errore grossolano fatto al marino di Cagliari, adesso servira’ una protesi, non ha neanche 20 anni.
    Mio padre due tumori al rene, a Cagliari proponevano l’ asportazione del rene, a Milano gli son stati levati i tumori oggi e’ a casa sano, non solo dopo l’intervento doveva togliere il doppio j intervento da 5 minuti, troppi problemi al brotzu, ripartito all’humanitas di milano per levarlo.
    Mio zio operato a Iglesias per una coliciste morto perche’ il chirurgo a rotto qualcosa col bisturi e l’ha richiuso senza dire nulla, c’e’ una denuncia ma non succede nulla.
    Il mio piede e deformato perche mi hanno ingessato dopo una frattura senza mettere apposto le ossa santissima trinita’.
    Poi c’e’ una segnalazione che volevo fare all’on. Maninchedda, i pazienti fortunati che dializzano negli ospedali dello stato hanno le ricette per i farmaci in ospedale senza andare dal dottore, chi invece va’ nelle strutture convenzionate deve recarsi dal medico di famiglia, sembra una cazzata ma non e’ cosi per chi e’ gia’ schiavo della dialisi e deve inoltre passare giornate in fila dal dottore e perdere altro tempo, il dializzato di serie a e quello di serie b.
    Mia sorella a cagliari intervento al seno per un nodulo o ciste non so’ cosa fosse a Milano non faccia nulla, 10 anni fa’ e a casa e la ciste e’ sparita.
    Capisco che si possa sbagliare ma quando e’ troppo e’ troppo.

  • Paolo Maninchedda

    Egregia Julia, sempre che Lei si chiami così, io non intendo affossare nessuno, ma voglio raccontare che cosa succede.
    Lei parla di troni, ma io mi confronto apertamente su questo sito e nella società su ciò che sono e su ciò che faccio, Lei invece non accetta che di alcune professioni si parli raccontando fatti, non opinioni. Lei parla di indennità e di stipendi, ma la mia indennità è pubblicamente sottoposta a verifica sul mio operato, e nonostante io abbia avuto seri problemi in questi anni, sono il consigliere regionale col maggior numero di leggi portate in aula come relatore, molte delle quali a favore del Nuorese. Il problema è che non si è abituati alla dialettica a Nuoro, questo è il problema 3D se Lei crede di zittirmi anonimamente con considerazioni banali e ingiuriose, ha proprio sbagliato persona. Non starò zitto.

  • Giovanni Mascia

    Per Marianna.
    Non penso che l’uso del tysabri sia ascrivibile alla mala sanità. Molti pazienti ne hanno chiaro giovamento; l’incidenza di LMP è parecchio bassa, e il paziente ne è correttamente informato prima del trattamento.
    La mala sanità è altro, nel campo della SM, e non è peculiarità sarda. E’ il voler sbandierare nei giornali ricerche prima che approdino a risultati certi, innescando improbabili speranze; oppure aggredire verbalmente il paziente che osa chiedere al medico sapientone cosa pensa del metodo Zamboni.
    Insomma, il medico è spesso vittima della propria vanagloria e della propria incapacità di capire cosa voglia dire essere paziente, specie di malattie particolarmente subdole e imprevedibili.
    Che poi ci siano interessi dietro l’uso dei farmaci costosissimi è possibile, ma va provato. E non solo il tysabri è costosissimo; lo sono anche gli interferoni, per esempio, usati non solo nella cura della SM.
    Gli interessi vanno indagati in tutte quelle procedure d’urgenza (e cosa c’è di più urgente della sanità….) anche per la fornitura di cotone idrofilo, che sono così ordinarie che nessuno se ne accorge.

  • Caro Paolo,
    vorrei leggerlo anche io questo libro di cui parli tu.
    Per prevenzione intendo l’individuazione di una patologia prima che questa assuma dimensioni incontrollabili e incurabili.
    Un esempio concreto: una indagine sul sangue occulto nelle feci viene a costare 150-200 euro. Un ciclo completo di chemioterapia per curare un tumore al colon-retto può costare (ovviamente si tratta di un stima di massima, ma si può essere molto più precisi) 150.000,00 – 200.000,00 euro.
    Le sofferenze umane, ovviamente, sono invalutabili.
    Questo è quello che penso dei programmi di prevenzione fatti come si deve.
    Se poi le risorse ad essi destinate vengano utilizzate per ulteriori incentivi (ma non sono già stipendiati?) alla classe medica, questo è un altro discorso.

    Sergio

  • Caro Paolo, talvolta la malasanità è causata da problemi che vanno oltre la mano del medico e dell’infermiere. Dall’alto del tuo trono cagliaritano dovresti conoscere la situazione del personale nuorese, in primis è poco numeroso perchè chi va in pensione non viene rimpiazzato e perchè ci sono pochi concorsi (l’ultimo bandito, quello degli OSS, stranamente annullato dal nuovo Direttore Generale).
    La realtà odierna vede il personale esistente sottoposto a turni sacrificanti, non adeguatamente pagato rispetto alla difficoltà di una professione difficile che richiede tanta umanità, oltre che competenza. Certo, ci sono le eccezioni, quali medici e infermieri maleducati e lavativi, ma ti assicuro che la stragrande maggioranza degli operatori sanitari nuoresi donano alla loro professione tutta la loro anima e passione. Mi sembra offensivo che un politico che prende cinque volte più di un medico o di un infermiere critichi queste persone che, nonostante tanti anni di studi e di lavoro, purtoppo talvolta commettono errori. Non ci sono santi in terra e un medico riesce a fare solo il possibile, bisogna trovarsi in sala operatoria per capire cosa c’è dietro. Troppo facile sparare sentenze per affondare un ospedale che vanta tanti elementi da elogiare, che al contrario vengono fatti scappare in altre sedi! Bisogna impegnarsi a risolvere i problemi, con la prevenzione sicuramente, ma soprattutto con la creazione di posti di lavoro per medici e infermieri, così da garantire la possibilità a quelli già presenti di fare corsi di aggiornamento e di lavorare con turni meno massacranti, così da rivitalizzare il mondo lavorativo e l’economia di tanti.

  • attenzione a non confondere gli interventi di prevenzione di efficacia scientificamente provata con i controlli a caso su pazienti sani.

  • Caro Paolo, hai toccato un argomento su cui ognuno di noi potrebbe raccontare più di un storia. Io vorrei raccontarne almeno due. La prima è accaduta 6 anni fa, il marito di una mia carissima amica si presenta al pronto soccorso di Sassari per dolori al torace. Dopo un anticamera di diverse ore viene rispedito a casa con una pacca sulla spalla e con una diagnosi rassicurante: dolori intercostali. Il mio amico, dopo due ore, ha un infarto. Un mese di coma e muore lasciando due bambini piccoli che allora avevano 5 e 8 anni. Il medico é stato denunciato e condannato a pagare una cifra che almeno non lascia la famiglia nell’incertezza economica per il futuro, ma continua a lavorare tranquillamente. Io non dimenticherò mai il periodo che segui per la mia amica e i suoi figli e ancora oggi guardandoli mi commuovo e provo una gran rabbia. L’altra storia é recentissima e riguarda gli anziani, ma il trattamento è lo stesso riservato a chi è solo, non conosce il sistema sanitario e sopratutto non ha raccomandazioni. Per non dilungarmi troppo, provate a fare visitare una persona anziana, che perde di colpo la memoria, senza passare negli studi privati, sempre liberi e cari, o da una raccomandazione per visite gratuite e immediate. Passano mesi e la malattia fa il suo corso. Avrei molte altre storie , sopratutto quelle che riguardano il calvario di chi combatte da anni un tumore e che mi toccano da vicino, quelli che passano ore per la somministrazione della chemio da soli in stanzini minuscoli e più tristi della malattia o delle cure per gli effetti collaterali della Chemio, compresi quelli psichici per cui uno viene considerato uguale ad un altro, ecc. Ecc., ma lascio aggiungere ad altri altre storie

  • Paolo Maninchedda

    No Sergio, la buona medicina è quella che sa curare bene i malati. tempo fa lessii un bel libro di cui non ricordo il titolo che proprio contestava la valanga di miliardi spesi per controllare i sani confrontati col sempre più frequente abbandono dei malati veri, anzi, con la ripetuta tentazione di metterli fuori statistica.

  • Caro Paolo mi fa piacere che il mio spunto per fare una una wikileaks in salsa nugoresa tu lo abbia raccolto iniziando dalla malasanità. A Nugoro vi é anche della buonasanità, mi sembra banale dirlo però c’é! Tuttavia quando ci sua stata vera malasanità mi pare poco opportuno che per gli opportuni accertamenti medico legali venga incaricato un medico legale legato da rapporti di colleganza con i probabili autori di eventuali imperizie. Non sarebbe meglio evitare ció? Per tali delicati adempimenti, a garanzia di tutti e dappertutto, é sempre meglio preservare la giusta distanza.

  • Paolo, una buona sanità è quella che fa una buona prevenzione.
    Pensa ai vantaggi: sia per i potenziali pazienti che avrebbero delle risposte immediate, con percorsi e “prese in carico” adeguate, sia per i costi della sanità regionale.
    Perchè se ne parla sempre poco di prevenzione?

    Sergio

  • Caro Paolo, hai descritto in poche frasi un anno di sofferenze per A.U e per noi famigliari.
    Un ragazzo che sino a 37 anni si sentiva un leone viene ricoverato per una “semplice” appendicite e improvvisamente la vita gli viene sconvolta.
    Aveva una prospettiva di crescita professionale in un’azienda seria e produttiva, “cosa rara in Sardegna”; ora si ritrova nell’incertezza sia per quel che riguarda la sua salute e sia per la sua posizione lavorativa a causa dei suo problemi di salute.
    Perché è successo tutto questo?
    A mio parere si è ritrovato in mano a degli incapaci… uno che usa il laser senza esserne capace e facendo simili danni non può certo essere considerato un luminare ma forse neanche un medico chirurgo visto che il medico per definizione deve curare gli ammalati e non peggiorarne le condizioni di salute.
    Hanno fatto due operazioni in una (e ancora non siamo sicuri che fossero necessarie tutte e due), il laser ha scaldato troppo e hanno prima bucato l’intestino e dopo appoggiandosi hanno lesionato le vie biliari… naturalmente non accorgendosi di niente o almeno così ci hanno fatto credere, comunque dopo tre giorni è stato dimesso! Tralascio tutti i particolari degli altri ricoveri, dico solo che i geni, i “ luminari della chirurgia come si fanno chiamare quando i giornali si occupano di loro per eventi fausti, da metà settembre 2010 al mese di dicembre lo hanno operato ben 4 volte, e l’ultima volta, cioè quando hanno realizzato l’anastomosi epato- biliare lo hanno operato a torace aperto, squartato come un agnello…sacrificale!
    Risultato… nulla di fatto!! è stato sbagliato anche l’ultimo intervento eseguito a Nuoro, questo ci è stato detto dai medici di un ospedale cagliaritano e confermato dei medici di Torino.
    A settembre si va a Torino e speriamo di risolvere, il mio unico rimorso, come famigliare è di non essermi imposto nel momento in cui si doveva decidere dove fare l’ultima operazione.
    I medici dicevano: possiamo farlo non abbiamo bisogno di nessuno noi, siamo bravi quanto i romani e i piemontesi, fidati… Il mio istinto mi diceva di andare via di li e portarlo altrove, ma era giusto che decidessero lui e la moglie. Loro hanno riposto in quel momento la loro speranza su quei medici, che preciso avevano già sbagliato tre volte, quando uno sta male cerca qualcuno a cui aggrapparsi e in quel momento, in quella situazione uno che fa? Si aggrappa al salvagente che gli passa davanti, se poi quello è marcio che ne può sapere uno che sta annegando?
    Comunque… la speranza che mio fratello guarisca è sempre presente, continuerò a lottare assieme a lui e agli amici che giornalmente mi porgono aiuto, consigli e conforto.
    Per il resto posso garantire che non lascio nulla di intentato, ho già stilato un rapporto dettagliato per la Procura Barbaricina, cosi apriremo un altro fronte che è quello della giustizia per i cittadini, e speriamo che chi ha sbagliato paghi..
    Intendiamo citare in giudizio per danni sia i medici che l’hanno più volte operato che l’ASL Nuorese.
    Insomma, serva questo caso che hai descritto, che so essere solo uno dei tanti, a sollecitare tutti coloro che hanno subito eventi del genere a parlarne e a denunciarli, dicevo, serva per creare una speranza di una sanità migliore..
    Chi vale va avanti e chi è pericoloso stia a casa, non si gioca con la pelle delle persone..
    Io di certo non mi fermo, neppure se mi ammazzano come dice Paolo, spero tra un anno di poter parlare dei risultati ottenuti sia sul fronte medico sia in campo giudiziario.
    saluti a tutti e denunciate i casi di malasanità… denunciate..

  • Vorrei porre l’accento su un’aspetto strettamente connesso con la mala sanità. Spesso quando si subiscono danni derivanti da colpa medica è difficilissimo dimostrare la responsabilità perché i medici, chiamati a rilasciare le perizie non vanno contro i propri colleghi. Mi è capitato un caso nel quale un paziente non è riuscito ad avere una perizia medico legale perché nel fatto era implicato un determinato medico, addirittura un altro ha dichiarato che per fare una perizia contro Tizio l’onorario raddoppiava!
    Non so davvero dove siano finite la moralità e il giuramento di Ippocrate, ricordando anche il vecchio giuramento! Facendo parte di un associazione per la difesa dei diritti dei malati di sclerosi multipla i casi di mala sanità sono all’ordine del giorno. Basti pensare che la Sardegna, regione più colpita al mondo da questa patologia, non ha neanche un registro per i malati, ma è la prima regione in Italia per la somministrazione di un farmaco, tysabri,che costa € 85.000 al mese e che ha come effetto collaterale La PML (leucoencefalopatia Multifocale Progressiva) è una infezione virale cerebrale che generalmente comporta la morte o la comparsa di severe disabilità. Le disabilità consistono nel ridurti ad un vegetale!! Ma di tutto ciò non si sa nulla. Vorrei capire come mai un farmaco così dannoso venga somministrato in una percentuale del 20% contro 8% delle altre regioni…..
    Vorrei sapere come mai in Sardegna manca un istituto di riabilitazione, vorrei sapere perché ancora i sardi devono andare in Italia a farsi operare di ccsvi, vorrei sapere se tutto questo può interessare!

  • Paolo Maninchedda

    Giuseppe, anch’io sono stato operato in laparoscopia e sono vivo. Il problema non è la tecnica, ma gli errori, da vedersi certamente in termini percentuali. Ma sono troppi, ormai, in Sardegna.

  • Caro Paolo queste sono cose che possono succedere, non dovrebbero, pero’:a questi medici che operano in laparoscopia io devo la vita, sono stato operato 5 anni fa per un tumore al colon e se sono vivo lo devo loro. io personalmente non mi sento di dover dire niente.certo i casi di mal sanità sono molti, però è anche vero che ogni giorno vengono salvate tante vite umane.

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