Era il 27 maggio quando Fratelli d’Italia prospettava la possibilità che il Direttore generale dell’Assessorato alla sanità della Regione Sardegna avesse deciso di lasciare il suo posto per altri incarichi.
Si badi alle date: 27 maggio.
La Presidenza della Regione smentì categoricamente.
La Regione Calabria ha proceduto alla selezione dei nuovi direttori generali per sei aziende sanitarie e ospedaliere. Dopo la costituzione della commissione nel mese di aprile, i colloqui con i candidati si sono svolti dal 22 al 25 maggio; successivamente, il 1° giugno, gli elenchi degli idonei sono stati inviati al dipartimento competente. Ai bandi hanno preso parte complessivamente 53 candidati, di cui 45 idonei.
Nella lista degli idonei compare Thomas Schael, attuale Direttore Generale dell’assessorato alla sanità della Regione Sardegna. Più severa su Schael l’analisi di un altro giornale calabrese.
Nell’elenco degli idonei anche un altro DG, questa volta in quota Pd, il dott. Polimeni.
Ora, delle due l’una. O in Sardegna possediamo una concezione particolarmente creativa della parola “partire”, oppure bisogna aggiornare il vocabolario: fare un colloquio per diventare direttore generale altrove, mentre si è in carica qui, non è cercare un altro lavoro, è turismo istituzionale.
La vicenda è divertente soprattutto perché Schael non era stato presentato come un dirigente qualsiasi. No. Era il fuoriclasse chiamato da oltre Tirreno per fare ciò che i sardi, evidentemente, non erano ritenuti in grado di fare da soli. Una sorta di commissario tecnico della sanità, il professionista destinato a raddrizzare le gambe ai cani, mettere in fila i pianeti e riportare l’ordine nell’universo sanitario regionale. E invece, mentre qui si celebrava il nuovo Messia amministrativo, il Messia compilava domande, preparava curriculum e sosteneva colloqui con la concorrenza. Più che il generale chiamato a vincere la guerra, pare il comandante che, appena salito sulla nave, domanda dov’è la scialuppa di salvataggio.
Resta soltanto un dettaglio politico non banale.
Se il 27 maggio si smentiva indignati l’ipotesi di una partenza, e se tra il 22 e il 25 maggio il diretto interessato stava già sostenendo i colloqui per un altro incarico, viene il sospetto che a Palazzo qualcuno sapesse tutto e abbia raccontato il contrario, oppure che non sapesse nulla. Non è chiarissimo quale delle due ipotesi sia la più preoccupante.

Caro Antonio la presidente ha fatto tante dichiarazioni e tante reti (per andare a pesca di consenso) e il DM 70, nel suo complesso, non è un abominio. Il problema vero è come certi “geni” lo hanno interpretato e purtroppo applicato.
Riguardo poi gli altri “geni di importazione” caro Nino, non credo che i citati si possano paragonare tra loro per caratteristiche e qualità, di certo si possono paragonare per danni fatti al nostro SSR, nessuno escluso/a.
Gentile Nino, io ho analizzato il fenomeno non paragonato i soggetti. Evidentemente sono stato mal interpretato. Saluti.
P.S. 45 anni in sanità sono sufficienti per parlare con un minimo di cognizione di causa?
Gentile signor Stefano Locci, lei non lavora in sanità, giusto? Perché se paragona la Dirindin e Moirano a Schael….
Nel micro mondo degli idonei alla carica di Direttore generale delle aziende sanitarie è abbastanza diffuso il partecipare alle selezioni regionali anche quando non si è realmente interessanti. Lo fanno in particolare quelli che non hanno un grande curriculum, per aggiungere un’idoneità, per farsi conoscere e per fare pratica ai colloqui che, spesso, sono insidiosi. Non è il caso di Schael che è considerato un big a livello nazionale. Quelli come Schael partecipano quando sono realmente interessati e/o quando hanno una trattativa avviata con la parte politica (lo stesso Schael ha candidamente dichiarato di aver partecipato alla selezione in Sardegna perché gli era stata proposta la ASL di Cagliari e solo dopo è stato riposizionato sulla Direzione dell’Assessorato). Uno come Schael non ha bisogno di aggiungere una voce al curriculum, avendo 63 anni e un contratto di 5 che lo dovrebbe portare fuori dall’elenco nazionale (il limite è 68 anni). Quello che stranisce è che faccia una domanda dopo meno di 4 mesi dall’aver assunto un incarico della durata di 5 anni. Non può essere un mancato feeling ambientale, ci deve essere qualche altra spiegazione. Provo a dare la mia: la retribuzione del Direttore generale in Calabria è pari a 210.000 lordi/anno a fronte della retribuzione attuale che non raggiunge i 180.000 lordi/anno. Un differenza di 30.000 euro annui. Pecunia non olet.
hanno fatto il Piano della Rete Stroke quindi qualcosa si muove secondo la Presidente , la Sanità è allo sfascio anche per colpa del decreto 70 detto legge Lorenzin
Egregio, sono svariati lustri che la cialtroneria isolana va alla ricerca della “eccellenza” fuori Sardegna. Devo ricordare Nerina Dirindin (2004/2009) alla Ras Sanità? Oppure Fulvio Moirano (2016/2019) ATS Sardegna? Oppure devo richiamare la pletora di yesman e di yeswomen che la Sardegna ha importato per completare la distruzione del SSR? E gli attuali vertici sanitari non sono forse figli dell’asineria di quelle sciagurate politiche (!!) regionali tese solo ad occupare le poltrone? Allora delle due l’una: o soffriamo di un grande complesso di inferiorità oppure siamo dei poveri masochisti cui piace farsi prendere per il cu**. In realtà c’è un tertium datur: soffriamo di entrambe le patologie.
Certo i Franco ed gli Igino Meloni non esistono più. E neanche gli Emanuele Sanna, ed altri, che sapevano governare la sanità.
A noi resta solo metterci una mano avanti ed una dietro e sperare in Dio. Saluti.
In altri tempi, quel cravattino si sarebbe tirato dietro uno sberleffo collegato alle prestazioni del soggetto.
Meno male che e i tempi sono cambiati…..
Ma quale novità. Semplicemente due OMISSIS sono per loro natura incompatibili. Un battitore libero come lui non si fa commissariare né da lei né tantomeno dai finti chirurghi millantatori che lei ha traghettato in Sardegna per fare i collaborazionisti. In ogni caso finché deciderà di stare in via Roma Schael potrà contare su un super staff e su un gabinetto dell’assessora fatto di giovani caschiliani che non avendo mai lavorato un giorno in vita loro possono ben trascorrere il tempo giusto a fare i OMISSIS del nulla alla Lady ad interim finché la Sardegna avrà bisogno di lei.!
Cara Rosy Beretta, la sanità in Sardegna è difficile da governare e un disastro da qualche decennio, sempre peggio negli ultimi quattro e io non ho conosciuto Schael di persona. La mia conoscenza è basata sul suo curriculum esposto dai giornali di mezza nazione. Beh l’immagine che ne esce fuori non è proprio delle migliori, poi per carità è vero che spessissimo i giornalisti non fanno un buon lavoro, ma se due indizi non fanno una prova quando gli indizi sono tanti….
al di là di tutto, ho conosciuto l’Ing. Schael e mi è parso professionista di grande levatura e pragmatismo. Sarebbe un peccato perderlo.
Mi ricorda il Capitano Schettino che abbandonava la Costa Concordia
Ciò che a mio avviso è più allarmante è che un attuale DG, non un semplice impiegato, ma colui che dovrebbe tirare le somme, comandare, imporre una linea non si trovi a suo agio, immaginate come dovrebbe sentirsi i suoi sottoposti. La sanità sta vivendo una delle crisi più grandi in assoluto e questa giunta regionale non ne vuole prendere atto, o meglio vorrebbe far credere altro. Sarebbe opportuno una mobilitazione regionale far capire che noi cittadini abbiamo una visione abbastanza ampia, e la presidente molli questo Ca..o di assessorato e lo dia a qualche persona più competente che riesca a dedicarsi maggiormente alla sanità e non agli spot elettorali o alle candidature politiche. Qui taccio perchè rischierei di passare alla parte del torto. Sardi è ora di svegliarci.