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San Paolo apostolo camerata

Posted on 21 Agosto 202621 Agosto 2026 By Paolo Maninchedda 14 commenti su San Paolo apostolo camerata

Come è noto, Vannacci ha chiamato “camerata” san Paolo, non perché il generale abbia avuto la fortuna di dormire nella stessa camera dell’Apostolo delle Genti, ma perché ne condivide l’espressione della Prima Lettera ai Tessalonicesi nella quale Paolo di Tarso diceva e prescriveva che  chi non lavorava neppure mangiasse (ammonimento sempre attuale per certo clero poltronissimo e parassitario).
Poi il generale si è anche sperticato in spiegazioni, dicendo che non si capirebbe perché non si possa usare il termine, che etimologicamente indica i militari che condividono una camerata, ossia i commilitoni, essendo stato prima un termine neutro della lingua italiana e solo successivamente un termine “tecnico” della militanza e del lessico fascista, al punto che negli anni Settanta “camerata” e “fascista” erano considerati sinonimi, non dagli avversari cattolici o comunisti, ma in primo luogo proprio dai militanti dell’estrema destra italiana. Quando uno come Vannacci, che è molto meno stupido o estremista di quel che vuol sembrare, arruola la linguistica, mi sento provocato a spiegare perché fa il “fesso” senza esserlo.

Proviamo a usare su di lui l’espediente linguistico che lui pretende di usare con san Paolo.
Vannacci fa fede di cristianesimo tradizionale (parola chiave per capire il suo posizionamento tattico). Nelle valli alpine occidentali, il provenzale “cretin” significava “cristiano”. Come la prenderebbe Vannacci, se io gli dessi del “cretino” nel senso di “cristiano”? Penso che mi denuncerebbe, e a ragione, ma perché allora fa finta di stupirsi quando i cristiani gli impediscono il reclutamento cameratesco, cioè fascista, di san Paolo?

La verità è che Vannacci non è più Vannacci, non è più solo l’autore de Il mondo al contrario, un atto di ribellione solitaria alla cultura sostanzialmente woke che lui avvertiva dominante.
Tutto è cambiato quando quell’esordio pioneristico ha rivelato, come un reagente, uno spazio penetrabile,  un possibile posizionamento in un’area dell’elettorato italiano che non si sentiva rappresentata dal moderatismo e dal legalismo del governo Meloni.
Menti strategiche raffinate hanno cominciato a cogliere la possibilità di ripristinare in Italia il terreno di battaglia degli opposti estremismi, lo scontro che ha sempre indebolito la Repubblica fin dalla sua nascita. Oggi i giovani o sono con i Centri sociali e i ProPal o sono con Vannacci, perché le due proposte hanno le componenti essenziali del reclutamento e dell’adesione fideistica (quella che non si fa troppo domande e cerca risposte immediate ai propri fastidi sociali), cioè della militanza politica come esperienza religiosa, come esperienza che dà un senso all’esistenza: un nemico, una radicale ostilità alle lentezze e alle mediazioni dei regimi parlamentari (tutti appiattiti sulle accuse di inefficienza e corruzione) un’ideologia semplice, rozza, pulsionale, pienamente rispondente a essere la soluzione per tutte le paure.

Ora, però, ed è qui che a mio avviso in Italia si sta sottovalutando la portata di ciò che sta accadendo, è che il bipolarismo è il miglior brodo di coltura dello scontro tra gli estremismi (in un sistema integralmente proporzionale, Vannacci si prenderebbe i suoi voti che poi verrebbero cistificati e soffocati in Parlamento) e che la radicalizzazione dello scontro politico, in Italia come in Germania, in Francia come in Inghilterra, è guardato con grande interesse da tutti coloro che vogliono un’Europa debole, cioè Urss, Cina e Stati Uniti. Un’Italia devastata da una guerra civile strisciante significherebbe molte cose sul piano internazionale.

L’Italia non è una provincia marginale. È il pontile dell’Europa nel Mediterraneo: energia, basi militari, rotte commerciali, migrazioni, rapporti con il Nord Africa. La Libia resta essenziale per gli interessi energetici italiani: nel 2025 l’Italia ne è stata il primo cliente, mentre la stessa Farnesina denuncia la crescita dell’influenza russa nel Paese. Malta è neutrale e non appartiene alla Nato, ma coopera con l’Alleanza e la sua sicurezza si inserisce inevitabilmente nel sistema strategico italiano. Indebolire l’Italia significa, dunque, rendere più contendibile l’intero Mediterraneo centrale. Per ottenere questo risultato non occorre organizzare un colpo di Stato. Basta rendere lo Stato incapace di decidere, trasformare ogni questione in una guerra morale e convincere gli italiani che chi non appartiene alla propria tribù sia un nemico da eliminare.

È già accaduto.

Negli anni Settanta settori dell’estrema destra italiana (gli stessi che adesso stanno convogliandosi nel partito di Vannacci) intrattennero rapporti opachi con apparati statali, servizi segreti e reti internazionali. La strategia della tensione non fu soltanto violenza: fu guerra psicologica. Serviva a produrre paura, chiedere ordine, screditare la Repubblica parlamentare e rendere plausibile una svolta autoritaria. Sul versante opposto, il terrorismo rosso utilizzò il fascismo e la repressione come giustificazione della lotta armata. I due estremismi si dichiaravano nemici e lavoravano, ciascuno a modo proprio, alla medesima demolizione.

Non sto dicendo che Vannacci sia al servizio di un’intelligence straniera. Non ne ho alcuna prova. Sto dicendo una cosa diversa e forse più inquietante: il fenomeno politico costruito intorno a lui è perfettamente funzionale alle moderne strategie di destabilizzazione, anche senza bisogno di un ordine impartito da Mosca, Pechino, Washington o da qualche scantinato di qualche Servizio di Intelligence.
La guerra ibrida non inventa sempre i conflitti. Li cerca, li finanzia, li amplifica, li rende insanabili.
Il Consiglio dell’Unione europea ha ormai riconosciuto formalmente l’esistenza di campagne russe di manipolazione dell’informazione dirette a colpire la stabilità e le istituzioni democratiche europee. Il bersaglio non è una specifica opinione politica. È la fiducia nella democrazia.

E Vannacci produce esattamente polarizzazione (come Conte, d’altronde).
Non propone una Destra di governo: costruisce una Destra identitaria che ha bisogno del nemico, del traditore, dell’invasore e del degenerato.
Dall’altra parte, i centri sociali e il massimalismo filopalestinese rispondono con il fascista, il genocida, il colonialista e il servo dell’imperialismo. Oppure rispondono col qualunquismo dei Cinquestelle.
Tutti mobilitati. Tutti indignati. Nessuno disponibile a discutere.

Il risultato è una tenaglia. Vannacci offre alla sinistra radicale il fascista di cui ha bisogno; la sinistra radicale offre a Vannacci il sovversivo che gli serve.
Ognuno certifica la propaganda dell’altro.
In mezzo vengono schiacciati il Parlamento, la liberal-democrazia, la mediazione, la complessità e persino il semplice diritto di non arruolarsi.

La domanda, dunque, non è soltanto chi stia con Vannacci. È chi tragga vantaggio dalla trasformazione dell’Italia in una società permanentemente mobilitata contro se stessa.

Qui si intravedono le ombre antiche del nostro Paese: interessi stranieri, apparati, avventurieri politici, professionisti della propaganda e aspiranti autoritari. Negli anni Settanta si usavano bombe, comunicati e depistaggi. Oggi bastano algoritmi, provocazioni e parole scelte apposta per dividere.

Anche «camerata».

Vannacci sa perfettamente che cosa significa. Proprio per questo la pronuncia. Il generale sta facendo politica giocando col fuoco delle parole. E qualcuno, intanto, studia la battaglia.

Politica, Vetrina

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Comments (14) on “San Paolo apostolo camerata”

  1. Fermaglio ha detto:
    22 Agosto 2026 alle 22:05

    Incontro veramente tante, forse troppe persone che si definiscono vannacciane. Alcune di queste persone sono militari, ma non mancano segretarie d’azienda, maestri elementari, dirigenti regionali, dentisti, impiegati, quadri, operai. Tutte queste persone chiedono un cambiamento a qualsiasi costo, ma non conoscono i programmi del cambiamento. Cadremo dalla padella nella brace.

  2. Mario Pudhu ha detto:
    22 Agosto 2026 alle 09:04

    @Mike
    Berus, tenes resone, est gai: bi podimus fintzas zurare!
    De su restu, in d-una inciviltade imperante sovrana de gherra (e calicunu de gherra se ne intende prus de àteros) ite àteru iscopu nos podimus ispetare de “veloce e conveniente” si no unu “programma ideale” a bìnchere?!
    Poi si vedrà!
    Ite? Coment’e chi no l’apemus bidu ancora?!
    Sempre de prus su chi amus bidu e ndhe semus cascaviados, arróscius, orróschios tantu chi medas no andhant mancu a votare “tantu… sunt totu su matessi” e a bombardamentu “mediaticu” o àteru “reale” de cussa «res» chi namus dinari. De su restu totu est valutadu/contadu a dinari, benes, merces, dannos, males, cusséntzia (?!) e nois etotu, umanos merce “integrale”.
    Est male chentza rimédiu?!
    Sa vida est isperàntzia, fide e caridade e podimus zurare chi no bi at unu umanu, mancu un’àteu, si est biu, chentza isperàntzia, fide e caridade, tocat solu a bìdere cantu e in ite e pro ite.
    E cun su mundhu diventadu totu su mundhu fintzas orabrora, in “tempo reale” (ma su tempus est reale sempre) e gai “cumplicadu” comente est, nos podimus disanimare solu si no comintzamus de… de su comintzu!
    E su comintzu est sempre e totue donzunu de nois inue e candho zughimus sos pes e comente semus, si no semus fóssiles o intzegados.
    No ti naro àteru de unu “mp” chi a bortas frimmo pro su pagu chi iscrio, ma deo apo comintzadu de s’ignorantzia mia coltivada in d-una iscola assurda chi mi at “promosso” e, pro la serrare in curtzu, no ndhe apo segadu su restu de su mundhu de sa terra inue zughimus sos pes sos “Sardos”, ma ndhe apo segadu su “casinu” tricolore (goi est tropu ma “indicativo” e “in alternativa” tia iscrìere una peràula cun fragu de fogna e rispàrmio nessi su fragu) e ndhe apo segadu, de e in conca mia, s’iscaminamentu de su chi si narat «Italia» (no “resto d’Italia”, diàmine, chi sa Sardigna no est s’Italia e s’Istivale su restu, si no semus làmpinos o casinistas).
    Sa Sardigna puru no solu est in su mundhu, ma est mundhu e “prus” su mundhu e nessi inue zughimus sos pes cumprendhimus e tiaimus cumprèndhere fintzas inue e pro ite zughimus sa conca e fintzas ite nos tocat a fàghere chentza ispetare sos miràculos de sos politicantes sardos ifatu de totu sos “fenomeni” a tres colores.
    Libbertade e responsabbilidade comintzat de e cun donzunu de nois, personalmente, sempre inue, candho e comente semus. Ite bisonzu b’at de importare casinos e iscaminamentu a prus de totu su chi nos imponent? E sos contos, innantis de los fàghere cun sos àteros tocat chi los fatemus e ischemus fàghere innantis cun nois etotu. S’àteru est ingannu e pistamentu de abba, unu isperare a illusione.

  3. Mike ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 18:16

    Grazie Prof, ottima e abbondante disamina della situazione! Dal mio punto di vista, a livello politico, sembra ci sia una rincorsa a chi è piu fattaziano di fatazzi medesimo. Ogni giorno che passa viene fuori un affabulatore che, con le sue flatulenze ingombranti, si propone come risolutore dei problemi italiani! Ricordo il draghetto(fumetti) che da grande voleva fare il pompiere ma, nel frattempo, con la sua flatulenza bocchigena appiccicava incendi dappertutto. Attualmente, da parte degli affabulatori, c’è una continua rincorsa a una paeudo-proposizione del programma di governo (alias primarie nonché secondarie, oppure prima programmarie e poi primarie oppure anche viceversa… cosa c’entra? Boh di più non so) dove l’unico articolo chiaro è quello di mandare a casa il governo in essere; mentre gli altri articoli (politica estera, economia e quant’altro) sono pieni di “in caminu si acconzat barriu”, ovvero, tradotto, l’unica cosa certa e significativa è quella di prendere per il culo gli elettori, i quali (giusto per non farsi prendere per il culo) si difendono non andando a votare. Ad maiora!

  4. Jonn ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 15:43

    Chi fa politica, o l’ha fatta, sa quanto sia difficile costruire un movimento politico dal nulla. È difficile farlo a livello locale, figuriamoci a livello nazionale. Ed è ancora più difficile riuscirci in pochissimo tempo.
    Perché non basta avere un leader conosciuto o una buona capacità di comunicazione. Per trasformare un personaggio in un movimento politico vero servono, a mio avviso, almeno tre cose.
    La prima è un’idea politica capace di intercettare qualcosa che esiste già nella società. E in questa fase di decadenza del capitalismo, delle istituzioni e della rappresentanza, l’idea più semplice e potente è quasi sempre la stessa: essere contro il sistema e usare la paura come leva.
    La seconda sono i soldi. Tanti soldi. Una valanga di soldi.
    Perché la politica nazionale costa: organizzazione, strutture, persone, campagne, spostamenti, eventi, comunicazione.
    La terza è la visibilità. Una volta avremmo detto giornali e televisioni. Oggi dobbiamo aggiungere social network, algoritmi, influencer e tutte quelle reti capaci di trasformare un messaggio politico in qualcosa che milioni di persone vedono, discutono e rilanciano.
    Tolte queste tre cose, secondo me, Vannacci si è fatto tutto da solo.

  5. Vittorio Murgia ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 14:40

    Tutti questi scontri tra estremi di destra e di sinistra non fanno bene innanzitutto all’Italia. Che la repubblica sia debole dalle origini, lo dissero pure degli autorevoli repubblicani quando ammisero che nacque solo grazie a dei brogli. Il problema a valle viene dal monte.

  6. Stefano Locci ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 11:57

    Egregio, ottima analisi. Ma la via d’uscita qual’è? L’area moderata è umiliata da soggetti come Renzi, Magi, ora la Salis e Onorato. Quegli esponenti moderati del csx presenti nel PD sono egualmente avviliti dalla Schlein che rincorre il trasformista Conte (avvocato de stoc*****o altro che del popolo) dopo essere stata da lui inventata (ricordate come è stata eletta alle primarie del PD senza neanche essere tesserata?) ed alcuni già abbandonano un partito senza identità che non sia la poltrona (e già ….. lo vediamo in Sardegna….). Di fronte ad uno scenario che non promette nulla di buono il Monarca della Repubblica italiana (custode della Costituzione !!!) continua ad accumulare feste quirinalizie quotidiane ammonendo a destra e a manca su cazzate. Su un sistema giudiziario da barzelletta, su una sanità inesistente, sulla cultura acquistabile un tanto al chilo nelle università online con pere e banane …. su queste cose tace. Li abbiamo visti arrivare? Certo. Li abbiamo voluti noi? Certo. Adesso prepariamoci al cetriolone. Saluti.

  7. Paolo1 ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 11:40

    Il problema non sarebbe necessariamente Vannacci in sé, ma la distanza tra le diverse componenti della coalizione. Più una maggioranza è costruita sommando partiti con identità e obiettivi differenti, più diventa difficile trasformare il programma elettorale in decisioni concrete e condivise. Vedi Regione Sardegna con il Campo Largo. Solita minestra, diventeranno interessanti solo le poltrone.

  8. Antonio ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 11:00

    Prof. credo che alle prossime elezioni se Vannacci va da solo rimane fuori dal Parlamento, il partito è pieno di ex Generali e ex Colonelli parla sempre di sicurezza e emigrati mai delle cose che veramente interessano al popolo esempio Sanita, economia, ambiente, trasporti scuola poi non credo ai sondaggi

  9. A ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 09:41

    Qualche sera fa abbiamo avuto il piacere di cenare con un amico consigliere comunale di maggioranza di Cagliari e sai cosa ci ha detto?
    “Sentite io sono di sinistra, lo sono sempre stato ma mi sono rotto i coglioni di vedere Cagliari invasa da mendicanti, spacciatori e clandestini, di non poter girare con mia moglie per il centro e in certi quartieri senza rischiare la pelle.
    I portici di Via Roma sono diventati un dormitorio, c’è una puzza di piscio insopportabile e IL MIO SINDACO dice che È SOLO PERCEZIONE? Non voterò Vannacci ma ben venga se riuscirà a mettere ordine allo schifo cui assistiamo non solo a Cagliari ma in tutte le città d’Italia.”
    Analisi poliche indicano che Vannacci raccoglie un voto trasversale che arriva anche da una sinistra scontenta di come sono amministrate le grandi citta, Milano, Bologna (il cui sindaco mobilita i centri sociali e regala abbonamenti del trasporto pubblico ai residenti nei CPR), Roma, Torino e Genova con la Salis che è tanto carina ma odiata dai concittadini ormai sotto assedio.
    Ne vedremo delle belle…

  10. Cassandra Casagrande ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 09:28

    Pur non condividendo tutto, concordo su alcuni punti, il principale è, a mio avviso, il fatto che la “produzione” di fenomeni come vannacci si attiva e prolifera in assenza di politica, a meno che non consideriamo politica ciò che, in parlamento e fuori, vuole definirsi tale, vannacci non è uno stupido, è un militare, si fa “usare” creando quella sorta di conflitto che lo fa crescere, ma chi ha creato il fenomeno è quella pseudo informazione dichiaratamente anti meloniana che prolifera nella polarizzazione, concordo sulla Italia piattaforma migratoria, energetica, una Italia che da troppi anni retrocede e vive di semi analfabetismo incentivato chissà da chi
    Nel frattempo l’opposizione con in testa il PD predica in Italia l’ opposto di ciò che fa in Europa
    Un colosseo, sono tutti gladiatori

  11. Giacomo mameli ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 09:19

    Quanto scrive bene il professor Paolo Maninchedda
    Imbiàu.

  12. Renato Orrù ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 08:47

    ..e se cominciassimo a ipotizzare una desistenza Bipolare ? Mi spiego , a dx si lascia Vannacci fuori dalle Alleanze Elettorali e a sx si lascia Conte fuori dalle Alleanze Elettorali. Valgono elettoralmente entrambi meno del 5% effettivo. Uno ZERO algebrico che risolve un sacco di problemi a chi va al Governo … ed anche a chi va in Minoranza , che diventerebbe credibile. Non si può fare ? Fantapolitik ? Immagino sia così… d’altronde quando si è Bipolari si è Bipolari veramente… e non GLI viene un ragionamento efficace ed efficiente, utile al benessere socioeconomico dei cittadini che li hanno pure votati .
    Quindi occorrerà uscirne con un TRIpolare …. così la Dxdx(con Vannaci ) va all’opposizione assieme alla SXsx (con Conte ) … ed il Paese (di cui mi interessa giusto il 730 ) è salvo.
    E NOI in Sardegna …dobbiamo perdere ancora tempo dietro l Assessora alla Presidenza ?

  13. Paolo1 ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 08:14

    Nel sistema maggioritario o fortemente bipolare, la competizione politica tende a strutturarsi come uno scontro fra due blocchi contrapposti. Per mobilitare il proprio elettorato, i partiti hanno quindi un incentivo a enfatizzare le differenze, esasperare il conflitto e rappresentare l’avversario come una minaccia. È proprio in questo meccanismo che le figure fortemente polarizzanti possono acquisire un peso sproporzionato rispetto alla loro consistenza elettorale: anche una componente minoritaria ed estremista può diventare funzionale alla radicalizzazione dello scontro, perché contribuisce a spostare l’intero dibattito verso posizioni più conflittuali.

  14. Francesco Pinna ha detto:
    21 Agosto 2026 alle 06:55

    Buongiorno,
    in questo articolo di luglio di una giornalista indipendente c’ è una ricostruzione della storia del generale.

    https://antonellas.substack.com/p/chi-e-davvero-vannacci?triedRedirect=true

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