«Eliminare del tutto la tassa d’imbarco dai tre aeroporti sardi è un ricatto di Ryanair». Così ha dichiarato qualche giorno fa la presidente della Regione, Alessandra Todde, rispondendo alle richieste della compagnia irlandese.
Per poi aggiungere, con un pizzico di cazzimma barbaricina, che la Regione non si fa ricattare dalle compagnie aeree. Però, dalla decisione maturata mercoledì nella maggioranza che sostiene la Giunta Todde – eliminare soltanto per metà la tassa d’imbarco, solo nei mesi invernali – dovremmo dedurre che il ricatto è tollerabile se è al cinquanta per cento. Il ragionamento fila sul piano estetico del Premio Favolella dell’assessore Cuccureddu, molto meno su quello della realtà del trasporto aereo.
La questione, infatti, non riguarda la balentia o la prova di forza tra una Regione e una compagnia. Riguarda qualcosa di molto più serio: il futuro dei collegamenti aerei da e per la Sardegna.
La verità è che Ryanair non ha minacciato nessuno. Ha semplicemente proposto alla presidente Todde una strategia già nota: dalla prossima stagione invernale investirà e stabilirà basi per i propri aeromobili – e ne possiede più di qualsiasi altra compagnia europea – negli aeroporti dove non si paga la tassa d’imbarco. Negli altri scali, invece, ridurrà rotte e capacità operativa. Fare base, cioè “far dormire” gli aerei in uno scalo significa inevitabilmente aumentare le destinazioni da e per quello scalo. Non è poco.
Gli scali dove la tassa è stata abolita sono quelli del Friuli-Venezia Giulia, della Calabria, dell’Abruzzo, dell’Emilia-Romagna e della Sicilia. La Sardegna non c’è. Parliamo di un’imposta da 6,50 euro che grava sul costo del biglietto pagato da ogni passeggero in partenza. Introdotta dal governo Monti, si chiama addizionale comunale d’imbarco, ma ai Comuni sede di aeroporto lascia appena 75 centesimi. Tutto il resto finisce nelle casse dell’INPS per finanziare la cassa integrazione degli ex dipendenti Alitalia.
Per lo Stato rappresenta un’entrata certa e destinata a crescere, considerato l’aumento previsto del traffico aereo nei prossimi anni. Inoltre copre una spesa specifica che resta a carico dell’erario. È difficile immaginare, dunque, che qualunque governo nazionale possa mai decidere di abolirla.
Per questo motivo le Regioni che hanno scelto di eliminarla hanno deciso di farsene carico con risorse proprie. Lo hanno fatto attraverso accordi istituzionali che fissano una volta per tutte l’importo da versare allo Stato sulla base del traffico passeggeri registrato nell’anno dell’intesa. Un dettaglio tutt’altro che secondario. Perché se il traffico aereo continua a crescere, cresce anche il gettito della tassa. Ma l’importo concordato dalle Regioni (e che grava direttamente sui cittadini) resta invariato.
E i risultati si sono già visti.
Alla faccia del presunto ricatto denunciato dalla Todde, quelle Regioni hanno registrato nuovi investimenti, più collegamenti, maggior traffico passeggeri, ricadute economiche e occupazionali e, non ultimo, una riduzione del costo dei biglietti.
In Sicilia, ad esempio, Ryanair ha aperto una nuova base operativa a Trapani con nuove rotte verso Bruxelles e la Germania.
In Calabria ha rafforzato la presenza a Reggio Calabria e Lamezia Terme con quattro aeromobili basati e nuove rotte.
A Pescara ha raddoppiato la capacità operativa e basato due aerei con nuove rotte.
A Trieste il traffico passeggeri è cresciuto del 50 per cento, con diciotto nuove rotte attivate.
Proprio nel capoluogo friulano la compagnia irlandese ha investito decine di milioni di euro. La nuova base e l’incremento delle frequenze hanno generato un indotto che è stato stimato in circa 600 nuovi posti di lavoro tra personale di bordo, tecnici, addetti aeroportuali e operatori del comparto turistico.
Per abolire la tassa d’imbarco negli aeroporti sardi servirebbero circa 32 milioni di euro all’anno. Più o meno la stessa cifra che la Todde e i suoi alleati intendono destinare alla società unica di gestione aeroportuale, per finire però in una holding privata nella quale la Regione avrebbe un peso sostanzialmente irrilevante. Poco meno di quello che la Todde paga per la pletora dei suoi consulenti e clienti (ma il gioco durerà solo fino a quando i giornali continueranno a censurare la notizia sulle inchieste penali in corso). Ma questo è un altro tema.
Il punto è che quei 32 milioni potrebbero essere compensati dall’aumento delle entrate fiscali generate dall’indotto economico e turistico prodotto dai nuovi flussi di passeggeri. Più rotte significano più libertà di movimento per i sardi, più turisti, più consumi, più occupazione, più redditi e quindi maggiori entrate tributarie per la Regione. Gli introiti Iva (e in parte Irpef) e le addizionali locali crescerebbero insieme all’occupazione generata dal comparto aeroportuale e turistico.
Di fronte a tutto questo, la risposta del Campo Largo appare una via di mezzo tra un autogol e un negoziato interpretato come ricatto per azza barbaricina. Eliminare l’addizionale soltanto nella stagione invernale non produrrà nessuno degli effetti positivi che deriverebbero dalla sua abolizione strutturale. È una trovata di Cuccureddu per dire che qualcosa ha portato a casa, non una soluzione, lo dicono i numeri, prima ancora delle compagnie aeree.
Nell’ultima stagione invernale, dal 26 ottobre 2025 al 28 marzo 2026, i tre aeroporti sardi hanno movimentato complessivamente 2.203.081 passeggeri: 355.990 ad Alghero, 1.428.884 a Cagliari e 418.207 a Olbia. La tassa ha inciso, com’è naturale, soltanto sui passeggeri in partenza: circa un milione di persone. Una misura limitata a cinque mesi l’anno non consentirà alle compagnie di pianificare investimenti strutturali, né tantomeno di basare aeromobili negli scali sardi. E senza basi operative verrebbero meno, a cascata, tutti i benefici diretti e indiretti già registrati dalle Regioni che hanno scelto di abolire la tassa in maniera permanente. Regioni che, è bene ricordarlo alla balentia da quattro soldi, non hanno scambiato una semplice realtà di mercato per un ricatto, ma che hanno risposto alle richieste di Ryanair guardando agli interessi dei propri territori, anziché allo specchio delle vanità.

Professore, alcune osservazioni.
Le previsioni di Ryanair (si trovano nel sito della compagnia aerea https://corporate.ryanair.com/novita/ryanair-critica-la-decisione-della-regione-sardegnadi-bloccare-il-taglio-delladdizionale-municipale-per-i-cittadini/?utm_source=chatgpt.com ) fanno riferimento a contesti abbastanza diversi dal nostro. La Sicilia, forse l’unica paragonabile per passeggeri in transito, lo ha fatto con un investimento minimo che riguarda solo gli aeroporti minori (Palermo e Catania sono esclusi) e gli altri dati percentuali citati, positivi, partono da una base molto bassa. I 32 milioni di euro dell’a proposta sono il costo annuo. Il paragone con il costo una tantum dell’operazione Sogaer, comunque sbagliata, non appare equilibrato. Affermare che se non si tolgono le tasse tutto sparisce appare in molte dichiarazioni ma in nessuno studio. Quella che se si tagliassero le tasse allora avremo 2 milioni di arrivi in più è un’affermazione di Ryanair. Molto simile a 50 milioni di euro di ritorno economico della regata velica di Cagliari. Il valore degli investimenti di cui parla Ryanair si riferisce al valore degli aeromobili È un dato interessante che tuttavia presenta qualche perplessità rispetto al senso del dato in termini di vantaggio per la Sardegna dove non risiedono imprese che li realizzano. Gli aeroporti su cui Ryanair vorrebbe potenziare la presenza sono quelli del nord Sardegna. Quelli su cui minaccia una riduzione delle rotte sono tutti. In tal senso, Cagliari non vincerebbe poco o nulla se Ryanair mantenesse le promesse. Dovrebbe, sentendo le catastrofiche previsioni, soccombere solo nel caso in cui Ryanair decidesse di andare via. In tal senso si veda la stessa compagnia che ha 16 aeromobili di base a Palma di Maiorca. Senza sussidi.
Toh..che coincidenza!. 32 milioni di euro sono una cifra dello stesso ordine di grandezza della trance che la RAS _Commissariodi Governo per il Contrasto del Dissesto Idrogeologico Emergenza da più di 3 anni ha deciso di sprecare per le inutili Opere di difesa idraulica della città di Bosa, da molti, tecnici compresi, ritenute persino pericolose per la città stessa (i problemi idrogeologici di Bosa che esaltano la pericolosità idraulica del suo territorio non sono quelli che sta affrontando il Commissario di Governo al guinzaglio dell’assessore Piu dei lavori pubblici progressisti).
LA GIUNTA DI GOVERNO REGIONALE: ogni assessore tira la propria carretta per a sua propaganda senza alcuna reale visione comune di Regione. Uno scassatissimo e sbrindellato convoglio di carrette assessoriali per lo più sgangherate, impresentabili (Sanità, Lavoro, Industria, Trasporti), moribonde (Agricoltura, Istruzione), talune persino ridotte a palcoscenici di posa (Turismo), altre stracolme di bigliettoni da lanciare al passaggio del corteo illusionista (LL.PP).
Purtroppo, ormai i fallimenti e l’ incapacità della Presidente e della sua Giunta a governare la regione non fa più notizia . Ci stiamo abituando, purtroppo a questo triste destino . Possiamo solo sperare , come il professore fa intuire, leggendo l’articolo, la possibilità che richieste penali , a noi sconosciute e sembrerebbe dimenticate dagli organi di stampa, possano porre fine e risparmiarci ulteriori anni di questo governo di incapaci .
dopo 15 anni i dipendenti Alitalia non hanno trovato lavoro e continuiamo a pagargli la cassa integrazione
… però anche VOI SARDI ad azza barbaricina non scherzate eh …con questo vizio di voler usare l aereo per ogni minimo spostanento . E lo volete pure in Continuità Territoriale a prezzi di Treno …e magari vorreste pure che Inps rinunciasse alle entrate per pagare le Cassa Integrazione di ex compagnie di bandiera bollite da lustri …e che lo Stato si rendesse pure conto che secondo Costituzione (art 3 coma 2 ) DEVE eliminare tutte le limitatazioni di uguaglianza …. Magari vero ?
Buongiorno Professore, la presidente inizia a fare qualche passo indietro, ma solo perchè nella sua stessa coalizione iniziano i mal di pancia, la sua arroganza sta iniziando a innervosire gli alleati. Io sono, io devo, io posso, sono le sue parole, non esiste Noi siamo, Noi dobbiamo, Noi non si riesce proprio a pronunciarlo. Le Regioni dove la tassa è stata eliminata hanno registrato nuovi investimenti, più collegamenti, maggior traffico passeggeri, ricadute economiche e occupazionali e non ultimo, una riduzione del costo dei biglietti e di conseguenza maggiore introiti. Sarebbe opportuno che pensi a fare la presidente e non di tutto e del niente. La Sanità, sua assessorato ad interim, è letteralmente allo sfascio, va avanti con comunicati, ma se andiamo a livello locale siamo alla frutta. Basti pensare guardie mediche chiuse in centri turistici come la baronia, in particolare Orosei, dove l’afflusso turistico in questi mesi estivi è esponenziale, o reparti come ortopedia al San Francesco scoperti la notte (vedi articolo). https://www.cronachenuoresi.it/2026/06/04/sanita-al-collasso-tra-nuoro-e-orosei-guardia-medica-chiusa-e-ortopedia-scoperta-di-notte/ Ma noi Sardi dove siamo? Siamo ancora convinti di poter continuare a lungo cosi? Abbiamo bisogno di un cambio drastico e veloce per cambiare il sistema non di spot elettorali.