Rotta stabile, organizzazione e costanza: forse riusciamo a fare ciò che si attende dagli anni Novanta

20 maggio 2013 07:105 commentiViews: 37

Sono certo, perché l’ho verificato, che la qualità delle idee e dei programmi che circolano in una vasta area che va dall’esperienza della diaspora della sinistra dopo la fine dei Ds, al movimento sindacale, all’area sovranista e a quel diffuso e molecolare impegno di liste civiche che nei comuni, soprattutto in quelli piccoli, hanno prodotto amministratori di qualità, sia notevolmente superiore, in termini di innovazione e di pertinenza alla realtà delle cose, di quanto accada all’interno di molti partiti.
È già accaduto alla fine degli anni Novanta ma non venne interpretato dall’esperienza Palomba. Riemerse nel 2004, quando i movimenti fornirono l’ossatura delle liste e del programma di Progetto Sardegna. Soru interpretò il desiderio di innovazione, ma fu fortemente ostile alla partecipazione. Oggi c’è la possibilità che le affinità programmatiche di uomini e donne uniti da una visione riformista e sovranista della Sardegna si traducano in una comune battaglia per i programmi, per la leadership e per l’innovazione del sistema politico sardo. Si può fare un buon programma, si può esprimere un buon candidato alla presidenza, si possono muovere i primi passi di una vasta alleanza sovranista che  sia il presupposto di una grande partito della Sardegna.
Sul programma sappiamo che deve essere libertario, sovranista e solidarista. Sulla leadership sappiamo che nessuno deve pretendere una candidatura d’ufficio o una candidatura ‘prendere o lasciare’: il candidato sarà quello che risulterà il migliore per garantire la squadra, sfidare gli altri e interpretare e realizzare il programma. Io non ho foie presidenzialiste, sono serenamente a disposizione, mi interessa la squadra. Credo che si debba stare lontani dalle logiche giacobine dei veti ad personam che puntano a semplificare la competizione ma poi spesso producono una candidatura debole. Sono però più interessato alla qualità dell’innovazione politica, alla sua lucidità, alla sua capacità di non fare apprendistato e di usare da subito e bene le prime settimane di governo. Sull’innovazione del sistema politico sappiamo che i partiti tradizionali non hanno più radicamento sociale e che sono spesso comitati elettorali egemoni di un messaggio prodotto a Roma. Ne consegue che l’innovazione principale consiste nell’unire sapere, cultura e radicamento sociale, in un quadro semplice e chiaro: un programma e una chiara capacità di governo per la Sardegna.
Tutto questo ha una conseguenza: questo schieramento deve dire con chiarezza che farà le primarie con un proprio candidato e che sarà presente alle elezioni con una o più liste. Non ci sono accordi preventivi che tengano: si vota e tutti devono poter votare. Le primarie servono a farsi capire, a farsi legittimare, a mobilitare per una nuova esperienza. Guai a traformarle in un rito di ratifica.
Teniamo questa rotta, organizziamoci, ottimizziamo la rete regionale, candidiamo intellettuali, sindaci e amministratori che dimostrino di stare in un sistema di rapporti sociali veri e non virtuali, creiamo il perimetro del programma pensato per la Sardegna a partire da una Sardegna concepita come regione euro-mediterranea. Il resto verrà da sé.

5 Commenti

  • E si, Lidia fancello ha ragione quando dice che la vera attività politica si è strasferita altrove…

  • @ Silvia Lidia Fancello

    mi permetto un suggerimento per il vostro laboratorio

    ogni volta che affronto temi come indipendentismo e sovranità, mi rendo conto che il mio interlocutore non conosce questi temi e non ne sente l’utilità , la necessità, l’urgenza, come peraltro succedeva a me prima di avvicinarmi al sardismo.

    quando passo poi ad enumerare i vari casi di sottomissione, sudditanza, schiavitù, allora ne prendono coscienza e consapevolezza e concordano con me.

    ecco, sono convinto che il vero problema stia nel fatto che i sardi non si sentono schiavi, nel senso che non ne hanno la consapevolezza e non capiscono a cosa serva la sovranità: perciò il primo passo che deve fare un partito indipendentista è quello di diffondere la conoscenza delle angherie e delle malefatte che lo stato centralista tutti i giorni ed in tutte le occasioni fa sulla nostra terra e sul popolo sardo.

    spero che il mio contributo sia utile, dal canto mio, nel mio piccolo, cercherò di portare aventi queste istanze con tutta la mia forza e la mia passione.

    buon proseguimento e buon lavoro

  • Silvia Lidia Fancello

    Nino buonasera,
    ti ringrazio per il tuo sostegno e accolgo volentieri il tuo suggerimento che è già negli intenti di Laboratorio Gallura. Finiremo fra poche settimane il giro di consultazioni bilaterali con le segreterie dei partiti indipendentisti, sovranisti e identitari, dopodiché come dici tu, tireremo le reti. Sul tavolo di discussione metteremo anche un’ ipotesi che sia funzionale alle prossime elezioni regionali e ci auguriamo che le segreterie abbiano la voglia e la fantasia di confrontarsi apertamente intorno a questo argomento. L’articolo dell’on. Maninchedda è molto vicino alla filosofia del Laboratorio Gallura ed è davvero confortante che qualcuno “dall’alto” abbia finalmente dispiegato i “radar” per captare i segnali di fermento che arrivano dal basso. A volte i “burocrati” dei partiti sono così preoccupati ad elaborare strategie di sopravvivenza per il proprio partito, da non accorgersi che sono rimasti si vivi, ma in un cimitero, perché il “divertimento” si è trasferito altrove.
    Saluti

  • Evelina Pinna

    Le primarie, non c’è dubbio, possono essere una piattaforma di engagement sia per la scelta di un buon presidente che per le cariche elettive di alta qualità. Il problema casomai dopo è lo spoil system. Il sistema primario così com’è concepito oggi è viziato da logiche di barbatrucchi, barbaritocchi e barbatarocchi per i quali è consentito dire che ‘gli elettori delle primarie non contano granchè’. Innanzitutto perché non sono ‘primarie aperte’, quando invece le ‘primarie moderne’ dovrebbero avere le caratteristiche di primarie sia politiche che rappresentative; in secondo luogo perchè enfatizzano un modello di utilità attesa nei confronti del candidato, sul quale pende esclusivamente una blindatura d’opinione, vuoi sulla base di un vantaggio prontamente convertibile in danaro, vuoi per posizionamento economico, sociale, copertura del media ecc. L’enfasi attorno a un candidato (di partito o della società civile) non corrisponde all’eleggibilità! Con questo paradosso: se è vero che le primarie hanno importanza in forza di un processo unificante e consolidante di un partito, le primarie non solo sarde, non assolvono mai a questa funzione, casomai spappolano i partiti.

    Sui fattori che plasmano le preferenze degli elettori nel periodo preliminare alle primarie c’è molto da dire e da fare. Forse anche le primarie ad un solo turno dovrebbero cedere il passo a qualcosa di diverso. Bisognerebbe dare alle persone la possibilità di assimilare informazioni sui candidati. Magari individuando degli ‘identificatori democratici’ del candidato modello, quei requisiti che lo rendono plausibile, quand’anche sconosciuto o poco emerso al grande pubblico. Gli ingredienti centrali delle primarie devono concentrarsi rigorosamente sulle persone/sulla squadra, innestandole in un contesto che ne faciliti la crescita. Compreso il modo più efficace per parlare con il target sardo, facendo i conti con la crisi e con il cambiamento avvenuto nel panorama dei media. L’organizzazione dev’essere flessibile, orientata verso le sfide del domani senza perdere di vista quelle attuali.

    Le priorità politiche sono ciò che oggi interessa maggiormente gli elettori, e determinano saldamente la pre-eleggibilità di un candidato, per lo slancio che la promessa può dare alla campagna; meno importante l’ideologia di fondo di un candidato, il radicamento a una corrente piuttosto che a un’altra. In Sardegna gli argomenti ad altissima salienza sono due, il lavoro e l’istruzione (per il centro sx), ossia lo sviluppo sostenibile e la ricerca-sviluppo (per il centro dx). In realtà c’è un’equivalenza sostanziale che potrebbe riunire tutti sotto un unico progetto strategico.

    Non credo molto ai purificatori e conciliatori della politica; forse l’unica cosa che molti amano purificare sono le casse pubbliche, che conciliano con il loro portafogli… Credo sia stato fatto un uso indegno da due prospettive diverse; sia dalla parte di chi orienta il voto a favore di una redistribuzione dei redditi e del lavoro (il che significa che il lavoro esiste ma i politici non fanno nulla per generarlo) sia da parte di chi promette di creare posti di lavoro… come una cattedrale in mezzo al deserto.

  • La costruzione teorica (sa grammatica) è perfetta, bidimos sa pratica.
    Essendo la foia (est in calore) tipica degli animali ci credo.
    Ne approfitto per dire a Livia Fancello (con la quale condivido l’età di avvio della militanza sardista, allora si era minorenni) che fa bene a tenere aperto il tavolo; mi permetta un suggerimento: provi a tirare le reti per verificare il pescato. Perché il tempo passa e ci ammonisce.

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