Risposta a Pigliaru sull’indipendenza

26 giugno 2012 06:3113 commentiViews: 67

sl0739Oggi La Nuova pubblica la mia risposta a Pigliaru sull’indipendenza. Ovviamente la mette a pagina 17, mentre a Pigliaru è stata riservata la Prima. Ovviamente avevo posto come condizione per rispondere, che l’articolo avesse lo stesso rilievo. Ovviamente ce ne freghiamo, che dite? I panciapiena sassaresi, quelli che celebrano senza pudore i Cossiga e i Berlinguer, possono usare tutte le loro astuzie per esorcizzare la cultura indipendentista, e me in particolare, ma i sardi stanno diventando sempre più indipendentisti e a noi va bene così. Ringrazio comunque Pippo Peretti e Alfredo Franchini che che si sono sempre comportati con me con correttezza e educazione.

Francesco Pigliaru, su questo giornale, ha sviluppato un ragionamento sulla convenienza dell’indipendenza della Sardegna a partire dal presupposto, non dimostrato né dimostrabile, che l’indipendentismo sardo sia isolazionismo, separatismo e anti-europeismo.
Egli invece sa benissimo che l’indipendentismo sardo è europeista, federalista e solidarista, cioè è l’esatto contrario di quanto da lui presupposto.
Non c’è un solo indipendentista che pensi a una Sardegna fuori dall’Europa.
Non ve n’è uno che non abbia ragionato a lungo sull’Europa come luogo in cui anche le nazioni senza Stato possano trovare finalmente riconosciuto il loro diritto a darsi un proprio e distinto assetto istituzionale.
Il problema di noi indipendentisti non è l’Europa, ma l’Italia, alla quale contestiamo i difetti ben noti di centralismo, di tirannide fiscale, di corruzione endemica, di marciume diffuso, di inefficienza, di burocratismo gratuito, di lassismo, di fatalismo, di moralismo, di ipocrisia sociale, di autoritarismo di stato ecc. I sardi sono stati infettati da queste profonde malattie morali dell’Italia e Pigliaru lo sa, come sa che non è assolutamente vero che l’unico veicolo capace di tenere la Sardegna in Europa sia l’Italia. I sardi potrebbero tranquillamente veicolarsi da soli nel sistema europeo, se fossero uno Stato.
Vi è poi, nel suo ragionamento, un seme anglo-americano (cioè una radice che va dalla Regina Vittoria al Dollaro) degno di “C’era una volta in America” di Sergio Leone. La filosofia che lui descrive è la seguente: «Il mercato delle monete è un mercato per duri. O hai un fratello maggiore che ti protegge o prendi colpi. Se vuoi vivere, devi cedere potere al fratello maggiore che, in cambio, ti offre protezione». Questa pedagogia economica conferma che per capire i mercati finanziari basta guardare un certo numero di film di mafia, dai quali però si impara (ma c’è anche chi lo ha imparato per strada) che è vero che il fratello maggiore a cui cedi sovranità ti protegge dagli altri fratelli maggiori, ma è anche vero che progressivamente ti tiranneggia, ti limita, ti opprime, fino ad annichilirti.
Quindi, chi è nato libero ed è stato educato alla libertà, sa bene che non deve cedere un bel niente a nessuno; deve semmai negoziare, fare accordi, appunto federarsi, cioè delegare un’istituzione superiore a rappresentare un complesso di interessi, ma mantenendo saldamente il potere di controllare e di poter sanzionare un eventuale abuso della delega.
Oggi è sotto gli occhi di tutti che in Europa si sta consumando una battaglia di potere non sulla partecipazione degli stati membri al governo dell’euro, ma sull’egemonia della politica monetaria. La Germania, il fratello maggiore di turno, sta dicendo ai fratelli minori che devono accettare le sue condizioni, e cioè che lei detti le regole, faccia i controlli, commini le sanzioni ecc. Non siamo in un contesto federalista, ma neo-centralista, col centro non più a Roma, ma sull’asse Berlino-Bruxelles. Perché ci siamo arrivati? Perché questo è l’esito inevitabile della teoria del fratello maggiore che non risponde a una logica federalista, ma è solo una versione evoluta della subordinazione clientelare. Gli indipendentisti sardi lavorano per una moneta europea fondata su un patto equilibrato, su un’idea di sviluppo compatibile con la sopravvivenza dell’umanità e del pianeta, su una cultura della libertà individuale e dell’ordine sociale, su una nuova efficienza delle strutture amministrative; insomma, l’indipendentismo sardo è più articolato e meno banale di quel che si vuole continuare a pensare per esorcizzarne la presenza crescente nella società sarda.

13 Commenti

  • Ciao, come ho sottolineato in questo nuovo articolo: http://www.sanatzione.eu/2012/07/dossier-da-bruxelles-uno-studio-sul-processo-di-integrazione-per-i-nuovi-stati-ue-i-v/ (che riguarda però uno studio relativo al percorso giuridico di integrazione comunitaria), l’adozione dei parametri per giustificare una tesi economica piuttosto che l’altra è opinabile, come ha dimostrato Maninchedda nella replica a Macciotta, sconfessando la ricostruzione teorica di quest’ultimo.

    Facevo notare tuttavia che, sebbene niente vieti di fare calcoli teorici, non ha molto senso il lavoro dei detrattori dell’indipendentismo proprio perché in quanto indipendentisti abbiamo lo scopo di migliorare la situazione esistente (tramite riforme) e quindi ragionare sulle condizioni economiche esistenti in rapporto alla tenuta di una Repubblica sovrana…è un po qualcosa che lascia il tempo che trova. Questo perché chi non conosce l’indipendentismo (e, ahimè, nel PD sono in tanti), non comprende che non siamo nell’800 e che l’indipendentismo è un percorso, non un qualcosa che avviene dall’oggi al domani. Non comprendendo questo fatto, allora personaggi come Macciotta partono in quarta con questi ragionamenti che finiscono per rafforzare lo stereotipo del “da soli non ce la facciamo”, e altre fesserie simili.

  • @ Adriano, ti dirò che le tabelle e i dati postati da Paolo in altro post corrispondono, in una certa maniera (non la spiegazione che in alcuni punti è scorretta o alcuni dati non sono in perdita come le accise sui tabacchi, che sono sui consumi tributariamente parlando, al contrario di quella sugli oli combustibili che invece sono sulla fabbricazione, solo di fabbricazione senza altre accise sui consumi, è solo una), se non fosse che sono appunto viziati da errori, e questi errori dipendono dal fatto segnalato da Paolo stesso quando dice che sono dati sul riscosso. Badate bene che qui c’è il danno enorme, il riscosso è quanto ci comunicano gli enti centrali che attualmente riscuotono per noi, cioè gli stessi che hanno trattenuto quei 10 miliardi ( ma sono di più dal momento in cui questi sono accertati sul periodo accertabile, mancavano i dati delgi anni ancora precedenti) che non ci sono stati resi e chissà quando lo sarà e se lo sarà. Per questo dentro la proposta di legge sull’agenzia sarda ci sono tre enti di controllo, monitoreranno tutto questo, se tutti coloro che generano reddito in Sardegna assolvano pure in Sardegna, o meglio, che queste entrate ci vengano poi attribuite. Il calcolo di Paolo è già buono, ma secondo me lo è di almeno il doppio il bilancio positivo. Insomma, se volessimo recuperare liquidità immediata ed emetessimo obbligazioni potremo farlo a tassi bassissimi. Certo, ad amministrare una situazione economica del genere non potranno mai essere politici con mentalità autonomista, sarebbe un suicidio.

  • Giuliu, inutile spiegarlo a certi politici centralisti… sono convinti delle loro tesi e troveranno qualsiasi stereotipo o retorica per giustificare lo status quo…come Macciotta che parla di pareggio di bilancio e si scorda di Quintino Sella…sembrano usciti dalla prima repubblica: http://www.youtube.com/watch?v=TAe_h2MiFA4

  • PS: il sondaggio recente dell’università di Cagliari dice che il 10% di chi vuole l’indipendenza la vuole anche dall’EU.

  • “odiatemi pure”. Eppure, non tuttto è falso. L’EU come è stata concepita è esattamente quella del fratello maggiore, che poi ti dice pure quando e come puoi spendere i tuoi soldi, insomma, nulla di diverso da come siamo ora, senza parlare del sistema monetario e dei fondamenti che vedono insieme merci libere di circolare ma nate da contesti propri in cui esistono contrattazioni di lavoro che pesano almeno da 1 a 5 sul costo di produzione. Assurdo, penso ne conveniate. Ma, quella stessa regola che vede i sardi incapaci di vedersi adulti e capaci di fare a meno dell’Italia colpisce anche quella in rapporto all’EU, non si riesce a vedersi indipendenti del tutto, capaci di decidere di crearsi anche un proprio sistema o di uscire da quello per aderire ad altri sistemi addirittura in crescita rispetto all’OCSE, di molte percentuali. Andate a vedere ( che sia chiaro, non parlo di copie ma di sistemi validi da prendere ad esempio e comunque da considerare come possibilità oltre all’EU) l’alleanza ALBA, incredibile, performance migliori dei mercati asiatici, basati solo sulla mutua assitenza ma con sovranità statale totale. Ma ce ne sono anche altri, ed altri, appunto questo voglio dire, ne possono nascere. Questo dovrà essere uno dei punti da considerare, per essere davvero adulti, senza condizionamenti preconcetti.

  • Sono andato in giro (con una puntata alla mensa della Caritas) a intrattenere le persone conosciute e non sulla differenza fra Stato e Stato-Nazione con l’appendice della sovranità monetaria. La risposta più gentile che ho ricevuto: bufami li guglioni!

  • A Piero e ai lettori: purtroppo le persone comuni non sanno la distinzione concettuale fra Stato e Stato-nazione e quindi non capiscono che differenza possa esserci fra la California e qualsiasi altro Stato UE (interno ed esterno alla moneta unica). Solo questo aspetto li avrebbe indotti a ritenere debole l’impianto argomentativo del prof. Pigliaru, unitariamente alla disinformazione che, implicitamente, mostra un indipendentismo “euroscettico ed isolazionanista”. Cosa non vera ovviamente.

    Casomai la tesi di Pigliaru potrebbe essere rigirata proprio a favore dell’indipendentismo europeista, che ritiene la sovranità il punto imprescindibile con cui conseguire un vero federalismo (anche monetario) fra Popoli e non fra Stati piegati alla volontà di quelli più forti del club. La sovranità monetaria si delega quando vi è parità di concertazione in relazione alle singole esigenze territoriali. Solo allora la potenza di fuoco di una unione monetaria non desta particolari preoccupazioni quando un singolo membro della federazione si trova in condizioni difficili. Questo nell’UE ancora non succede. E se avessi torto in questo ragionamento, allora qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai il deficit della California non ha destato le stesse preoccupazioni del deficit di Atene (o di Roma o di Madrid)…

    Diciamo pure che la BCE, a differenza della FED, si trova in una posizione molto più complessa ed articolata.

    Comunque prima di parlare di sovranità monetaria..in Sardegna siamo in ritardo su quella fiscale…

  • Ho avuto uno scambio di opinioni con Pigliaru sull’articolo e ho ritenuto opportuno far presente l’inconsistenza del parallelo fra Scozia e California. La California fa parte di una federazione mono-nazionale dove un solo Governo centrale determina la politica monetaria, l’UE invece è all’esatto opposto. Non vi è alcuna unione politica in tal senso e i singoli governi hanno delegato la loro politica monetaria a un organismo che nei fatti subisce l’influenza degli Stati più forti (come la Germania appunto).
    L’Europa è un insieme di nazioni differenti con differenti specificità economiche, ciò non toglie che il processo di concertazione sulla delega fornita in materia di politica monetaria vada approfondito.

    Essere indipendentisti oggi significa essere federalisti europei.

  • Piero Atzori

    Puntuale ed efficace la risposta di Paolo Maninchedda che la Nuova non ha potuto ignorare. La puzza sotto il naso verso lingua sarda e indipendentismo caratterizza il vecchiotto quotidiano sassarese. La Nuova, specchio della decadente città di Sassari, rappresenta l’italianità dei sardi e cerca di ignora il vivace dibattito indipendentista allo scopo di tarpargli le ali. La vecchia espressione “italiani di Sardegna” ben assimilata da molti, oggi viene condivisa da molti intellettuali di sinistra. Lo stesso concetto di patria un tempo aborrito dagli intellettuali di sinistra, oggi sembra territorio loro. L’analisi critica dell’inno di Mameli che fece il mimo Dario Fo, che forse lui stesso non ricorda, per la sinistra non sembra essere mai esistita. Finiti i tempi in cui per i visionari di sinistra esisteva solo un proletariato senza sacri confini, oggi a sinistra tutto sembra potersi riassumere: o italiani o morti. Questo in Sardegna. A Milano, che è piena di luoghi che ricordano la lotta per l’indipendenza italiana, non ragionano in termini cosi stupidamente radicali. Ho anche notato che diversi colonnelli dell’aeronautica quando c’è pioggia in arrivo dicono “sono previste piogge su tutta la nazione” , espressione che la dice lunga sul contorcimento di idee che vige oggi. I riferimenti a me cari di chi nella patria italiana credette e per essa combattè (e non certo in camicia nera), dall’oltretomba mi sussurrano di rivedere questa fede cieca e di pensare al futuro della mia terra, da sempre trascurata e vilipesa. Il tempo della Sardegna italiana volge al termine. Iniziamo con la chiusura dei poligoni militari che tanto rischio rappresentano per la salute umana e che pressoché nulla danno alla Sardegna come benefici economici. Ma prima mandiamo a casa metà almeno degli attuali nostri rappresentanti, manifestamente incapaci di perseguire gli interessi dell’isola ed eccessivamente capaci di perseguire i propri.

  • Antioco Basciu

    Gentile On. Maninchedda, la sopravvalutazione riservata alle opinioni di Prof Pigliaru sono inversamente proporzionali alle di lui competenze politiche. Il nostro lo abbiamo visto all’opera quando, da assessore alla programmazione, ha impiegato il 100% del suo tempo a concepire una griglia per l’assegnazione del punteggio per i bandi che non ha mai fatto, salvo poi scappare di fronte al disastro e lamentarsi, come spiegazione della sua fuga, del brutto carattere di soru. Per il futuro, non sprechi il suo tempo ad articolare risposte a questioni al di sopra del suo interlocutore potenziale. Un saluto.

  • Pigliaru mi stupisce, vedere una persona così preparata che si presta a un certo tipo di disinformazione lascia perplessi. Saltuariamente pubblichiamo anche dei suoi interventi nel nuovo gruppo Facebook di U.R.N. Sardinnya che ormai conta quasi mille iscritti.

    Il problema maggiore è della linea editoriale di questi quotidiani, La Nuova da alcuni mesi si contrappone all’Unione Sarda in questa sottospecie di disputa fra detrattori e promotori dell’indipendentismo. Ma affermare la sedicente tentazione “isolazionista” dell’indipendentismo Sardo non è più informazione. Eccetto A Manca pro s’Indipendentzia, dai tempi di Simon Mossa praticamente tutto il nazionalismo Sardo, dall’autonomismo (quello vero) all’indipendentismo, è europeista. Per non parlare della perla pubblicata da La Nuova lo scorso 12 maggio: http://www.sanatzione.eu/2012/05/contro-lonu-la-nuova-pubblica-un-articolo-dove-afferma-che-le-minoranze-linguistiche-non-hanno-senso/

    Purtroppo la disarticolazione interna dell’indipendentismo non consente di trasmettere con più autorevolezza il nostro messaggio, e quindi non si riesce a far capire né che Roma è il fratello minore del neo-centralismo di Berlino e né che la Sardegna in questo contesto è solo la figliastra dello Stato Italiano….

  • La Sardegna indipendente si propone l’obiettivo di andare in Europa non dentro la valigia italiana ma con la sua valigia, sia pure di cartone e legata a spago. Perchè nulla è cambiato dall’utilizzo di quella valigia da parte degli emigranti sardi. È osare troppo? È autoisolamento? O non è invece messaggio di libertà e liberazione? Pigliaru, l’economista, tutto questo non lo vede o finge perchè il coraggio non lo può comprare da Conad, ed in cima ai suoi pensieri c’è la sua protezione. Questa è la classe dirigente che ha messo i piombi alla Sardegna e i Sardi non lo sanno. Per la Nuova ed il suo patron noi siamo terra d’affari e allora quale miglior soluzione dello spargimento di oppio? Ecco, il compito non semplice è quello di informare e proporre un bouquet diverso e credibile.

  • Mario Pudhu

    Cundivido perfetamente custa risposta a Pigliaru. De zente chi si ponet e nos ponet sa manu in ogros bi ndh’at àtera puru: no at a èssere chi zogat a sa política de sos buratinos? O a sa política de sos leones? (mafiosos o nono, ma sempre màfia e annichilimentu de s’àteru).

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