Risposta a Mulas sul Project di Nuoro. Un viaggio nella differenza tra le idee e i fatti

16 aprile 2011 14:159 commentiViews: 175

165Ho letto l’intervista a Franco Mariano Mulas sul project della Asl di Nuoro, apparsa sulla Nuova del 13 u.s. Ho trovato la conferma di una mia convinzione radicata ormai da anni, che è questa. Mulas è una persona intelligente, brava d’animo e onesta, capace nel suo lavoro. Di lui mi piace che, con ironia, faccia comprendere, non nell’intervista, ma in generale nei suoi discorsi, che sa perfettamente che cosa sia oggi Nuoro e quanto debole e parassitaria sia la sua borghesia e la sua classe dirigente. Come dire, Mulas conosce i suoi polli. Però, mi permetto di dire, nonostante il suo nome (Mariano) evochi in Sardegna significati cha vanno dall’astuzia alla furbizia, questa volta, sul project, gli è entrata la volpe, o meglio, una famiglia di volpi in casa. Ripeto questo concetto fuor di metafora: Mulas ha disegnato il project in assoluta buona fede, pensando esattamente di mettere in atto, in una landa arretrata come Nuoro, uno strumento innovativo di intervento della Pubblica Amministrazione. Ma a valle dell’intuizione e della definizione generale di questo intervento, sono stati predisposti atti che ne hanno modificato sensibilmente il profilo. E io penso che Mulas, di questo, non si sia accorto. Dimostro quanto ho detto.
Le manutenzioni
Mulas è convinto che il concessionario (Cofely) si sia impegnato “a tenere disponibili” gli immobili nuovi, che vuol dire a curare la manutenzione degli edifici rendendoli disponibili per la Asl. Se questo fosse vero, ve ne sarebbe traccia nel contratto di concessione che dovrebbe regolamentare la materia in dettaglio, invece non ve n’è traccia. Tra il momento in cui Mulas ha pensato il project e il momento in cui sono stati scritti gli atti attuativi è successo qualcosa che ha cambiato profondamente la natura degli oneri a carico del concessionario.
Ne è una conferma il fatto che se davvero il concessionario avesse l’obbligo delle manutenzioni a suo carico, il canone non sarebbe fisso e immutabile per 25 anni e 4 mesi ma soggetto a variazioni dovute ad eventuali penali applicabili per inadempienze o mancate prestazioni. Invece il canone è fisso come se fosse un mutuo ordinario pagato in comode rate semestrali posticipate . L’articolo 23 del contratto di concessione per gli investimenti parla solo di penali per i ritardi nella consegna dei lavori iniziali e nulla dice sulla “disponibilità” delle opere. Questi sono dati oggettivi.
Purtroppo la verità è che la ASL paga lautamente a parte tutte le manutenzioni e che quindi il rischio imprenditoriale per il privato è nullo.
Le manutenzioni sparite dal contratto
Perché penso che Mulas sulle manutenzioni non si sia accorto della volpe scribacchina? Perché io sono un filologo, leggo tutto e faccio confronti. Un indizio grande come una casa della scrittura volpina è il seguente: a pagina 37 dell’articolato del contratto, il titolo è: PARTE III – GESTIONE E MANUTENZIONE DELLE OPERE che comprende tre articoli 16, 17 e 18. Di cosa parlano gli articoli? Di tutto, ma non di manutenzione: il 16 SERVIZI E SERVIZI COMMERCIALI, il 17 MODIFICHE E/O VARIANTI DEI SERVIZI e il 18 QUALITA’ DEI SERVIZI. Quindi la regolamentazione della manutenzione è rimasta nel titolo, per rassicurare un eventuale controllo a lettura veloce, ma è scomparso nel testo. In compenso si ha la gestione dei servizi. E’ un caso? No che non è un caso, perché, guarda a caso, i lavori sugli edifici non sono partiti (il progetto non è neanche approvato), mentre i servizi sono partiti subito.
Un altro fantasma: l’adeguamento del canone alla disponibilità reale
Un altro esempio, che la dice lunga di come la buona intenzione di Mulas sia stata accantonata dai demoni volpini:
– A pagine 16 della relazione tecnica economica allegata alla deliberazione 463 del 31 marzo 2008 (la delibera di aggiudicazione definitiva) è scritto: “Le decisioni EUROSTAT dell’11 febbraio 2004 impongono, infatti, che affinché tali operazioni possano essere considerate off balance, pertanto senza impatto negativo sul debito pubblico vi debba essere un efficace trasferimento di rischio dell’operazione al privato; legare il Canone disponibilità al parametro Euribor avrebbe significato trasferire alla PA in questo caso l’ASL il rischio di tasso d’interesse. Piuttosto nel momento in cui la disponibilità di parte delle opere dovesse essere temporaneamente compromessa per interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria, si dovrebbe ridurre proporzionalmente il canone di disponibilità.” Questo è Mulas, che dice correttamente che la Asl non deve essere gravata, sul canone di manutenzione, delle variazioni dell’Euribor e, cosa più importante, dice che la mancata disponibilità degli edifici per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria deve comportare la riduzione proporzionale del canone di manutenzione. Bene, di questo ultimo principio nel contratto è sparita ogni traccia. La volpe scribacchina è diventata la volpe cancellina.
Ma si risparmia davvero rispetto al passato?
Dulcis in fundo, la questione del risparmio di un milione all’anno rispetto alla spesa media per lavori calcolata negli anni 1996-2004. Questo risparmio è inesistente, ma è interessante vedere come viene dimostrato. L’intervallo di 8 anni scelto a riferimento fu un periodo felice per i trasferimenti dalla Regione alla Asl, che però non si sono più ripetuti. Se si fa una cosa corretta e si prendono in esame anche gli anni successivi al 2004, la media scende ben al di sotto delle cifre indicate. Per cui, non solo col project non si spende meno ma di più, ma anche dobbiamo rassegnarci ad accettare la cosa più grave del project, e cioè la sua mancata copertura finanziaria per i prossimi 25 anni.
La Cofely e le altre imprese
Devo dare atto, però, che Mulas ha fatto bene una cosa che ora sta facendo venire mal di testa ai tifosi del project che non vedono l’ora di mettere dentro questo grande progetto alcune imprese e non altre.
Il bando prevede che “ai sensi dell’art. 149, comma 4 e seguenti, del D.Lvo 163/06, i concorrenti sono tenuti ad indicare, in sede di offerta, la parte delle opere che realizzeranno direttamente ovvero tramite imprese collegate o controllate, con indicazione delle specifiche quote che saranno da ciascuno eseguite”. Inoltre il Contratto all’art. 8.1 recita: “Il Concessionario si impegna ad eseguire direttamente le opere oggetto della presente Convenzione.” I lavori non realizzati direttamente, o tramite imprese collegate o controllate dovranno comunque essere eseguiti da soggetti qualificati ai sensi del D.P.R. 34/2000. Trova qui applicazione quanto previsto dagli artt. 149 e seguenti del D.Lvo 163/06 (art. 149: appalti di lavori affidati dai concessionari che non sono amministrazioni aggiudicatrici), in parole povere, le imprese che volessero realizzare i lavori non realizzati direttamente dalla Cofely, devono avere i requisiti previsti dal bando. L’aggiramento di queste clausole attraverso l’inserimento di nuovi soggetti nella società concessionaria, nonché l’aggiramento delle procedure delle gare d’appalto con un sub-appalto mascherato attraverso l’acquisizione di quote irrisorie del capitale della società di progetto, possono essere fatti, ma solo se autorizzati da funzionari che non hanno paura dell’illegalità. Mulas ha costretto la società concessionaria a fare e rispondere in proprio dei lavori e dei servizi. Se si vogliono coinvolgere altre società, bisogna andare a gara d’appalto o coinvolgere imprese con i requisiti richiesti per partecipare al bando del project. Ogni altra procedura è illegale.

9 Commenti

  • Per memoria………..

    PRIMA VENNERO PER GLI ZINGARI…

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
    e fui contento
    perchè rubacchiavano

    Poi vennero a prendere gli ebrei
    e stetti zitto
    perchè mi stavano antipatici

    Poi vennero a prendere gli omosessuali
    e fui sollevato
    perché mi erano fastidiosi

    Poi vennero a prendere i comunisti
    ed io non dissi niente
    perchè non ero comunista

    Un giorno vennero a prendere me
    e non c’era rimasto nessuno a protestare.

    (B. Brecht)

  • gentile on Maninchedda, il mio commento, o meglio, il mio auspicio non è pertinente con l’articolo: infatti le scrivo per chiederle di vigilare a nome dei sardi sull’eventuale acquisto dei palazzi di Zuncheddu da parte della Regione sardegna.
    La notizia come ben saprà è apparsa sulla Nuova Sardegna di oggi.

  • Roberto Capelli

    Caro Francesco, mi sembri poco informato. Infatti “quell’assessore alla sanità “‘ cioè’ il sottoscritto, non nomino’ nessun primario, ma istituì nuove strutture complesse, soprattutto a Nuoro, e le accompagno’ con una serie di finanziamenti di cui puoi, ancora oggi, trovare traccia nel bilancio regionale e della Asl 3! Le delibere furono bloccate dalla Dirindin ( e di questo da nuorese non dovresti compiacerti), per puoi essere successivamente riadottate, con conseguente nomina delle commissioni esaminatrici (cosa che io non feci), e fatti i concorsi e quindi “assegnati’ i primariati. Ovviamente tutto questo e documentato e facilmente riscontrabile anche nei siti della regione Sardegna e della Asl3. Quanto allo “sforamento di bilancio” sono Felice di aver sforato per aver portato risorse nel territorio che ancora oggi rappresentano la base per l’ampliamento della offerta sanitaria nella nostra provincia, ( per esempio radioterapia), e per aver abolito i ticket che incidevano per lo 0,3 per cento del bilancio sanitario, recuperati con la richiesta di abolizione degli uffici di staff dei Manager. In ogni caso non ha sicuramente inciso sul bilancio sanitario la mia gestione di soli nove mesi, che ti ricordo ha prodotto anche la stesura dei protocolli d’ intesa per l’avvio delle aziende miste, la presentazione del piano sanitario, grazie anche al lavoro del mio predecessore, il progetto dell’abbattimento delle liste d’attesa e altro che tu, da operatore del settore (quale intuisco tu sia) dovresti conoscere.
    Resto a tua disposizione per confrontarci, documentalmente, su eventuali “errori”da me commessi durante quella splendida esperienza.

  • “Innovativo sarebbe che la scelta dei Manager, dei primari e di tutti gli operatori venisse fatta sulla base di provata professionalità e non secondo canoni di spartizione politica”.
    Mi piace, sopratutto se a dirlo è un politico verace!!!
    Comunque, non abbiamo la memoria corta e ci ricordiamo di quell’assessore alla sanità che a fine legislatura aveva nominato una pletora di nuovi primari secondo canoni di spartizione politica. Nomine che erano state successivamente bloccate per sforamento di bilancio.
    Francesco

  • Salvatore C

    come al solito la burocrazia la fa da padrone!
    ma come è pensabile di affidare un servizio per 27 anni?
    questo significa, tra le altre cose, sottrarre al controllo della politica e dei cittadini l’operato dell’affidatario, a meno di non riconoscergli gli oneri derivanti da una eventuale risoluzione del contratto.
    è proprio roba da matti!
    come quel contratto stipulato con una clinica privata VUOTO PER PIENO, cioè su un dato numero di posti letto te ne pago COMUNQUE un certo numero, sia che ci siano pazienti o non ce ne siano: secondo voi la clinica sarà sempre piena o accetterà solamente il numero minimo di pazienti?
    penso che se il burocrate che scrive le clausole del contratto dovesse pagare con i soldi SUOI anzichè con i soldi pubblici, penserebbe di più a quello che va scrivendo.
    ma perchè quando agisco da privato ragiono diversamente da quando agisco da burocrate?
    dovrei addirittura eseere più attento, perchè della spendita dei miei soldi rispondo solo a me stesso, invece della spendita dei soldi pubblici a chi ne rispondo?
    NESSUNO PRESENTA I CONTI, E NESSUNO LI CHIEDE.
    come il contratto di gestione delle terme di fordongianus: nessun impegno per il gestore riguardo alle terme romane, per esempio visite guidate con la cooperativa locale o altro.
    purtroppo di esempi così se ne potrebbero fare tanti.
    davanti a queste cose mi prende lo sconforto

  • Si, Consigliere Capelli, certo, va bene, ha ragione, però…
    Ci siamo capiti, vero?
    Saluti

  • Angelo Piras

    Ritengo che il problema sia a monte, cioè nel fatto che per una azienda sanitaria l’utilizzo della finanza di progetto non sia compatibile. Infatti questo contratto presuppone per le due parti in causa un margine di rischio. Chi è chiamato a gestire la cosa pubblica, in particolare i servizi sanitari non può permettersi il lusso di “rischiare” sulla pelle dei cittadini. Penso che nel caso delle ASL debba essere esplicitamente vietato. Il problema e che poi comunque a pagare è sempre “pantalone”.
    CHE TRISTEZZA

  • Roberto Capelli

    In tempi non sospetti (2007-vedi allegato) avevo denunciato le mie perplessità, ora diventate certezze, sul percorso del bando sul project financing impostato dalla ASL 3 di Nuoro e sugli effetti negativi che tale proposta avrebbe prodotto sul sistema dei servizi sanitari e delle imprese locali.

    A distanza di quattro anni noto che, nonostante il palese “fallimento” dell’iniziativa che ha fatto ricchi alcuni e impoverito tanti altri, c’è chi continua imperterrito a difendere il fortino, al pari dell’ultimo giapponese ancora in guerra. Stupisce che tra questi ci sia anche qualche imprenditore locale che, almeno in teoria, dovrebbe saper fare di conto.

    Non entro nel merito delle valutazioni del Tar o del Consiglio di Stato che a mio avviso vanno sempre e comunque rispettate, ma su alcuni punti mi pare opportuno fare chiarezza.

    Premetto che ritengo l’iniziativa imprenditoriale del tutto legittima, nel senso che mi pare ovvio che l’impresa abbia nella sua missione il perseguimento del proprio interesse e del maggiore utile possibile, non giudico altrettanto legittimo e rispondente alla missione della pubblica amministrazione, cioè l’interesse generale, l’operato della ASL sostenuta dall’Assessorato regionale.

    Spiego perché, cercando di fare sintesi di un meccanismo complesso.

    La parte del progetto di finanza che riguarda gli interventi di “recupero edilizio” e “forniture elettromedicali” prevede un intervento finanziario della parte privata (Cofatech, poi Cofely, e Inso) per 52 milioni di euro, e un intervento pubblico (ASL/Regione) per 14 milioni di euro. L’investitore privato riceve in cambio della sua quota d’investimento l’assegnazione della gestione dei servizi generali (solo a titolo di esempio: pulizie, portierato ecc.) e il relativo trasferimento della quota finanziaria di costo cessante per tali servizi della Asl, pari a 24.3 milioni di euro annui per 27 anni! A questo si aggiunge un’altra quota di intervento pubblico che la ASL si impegna a corrispondere all’impresa privata pari a 5,1 milioni di euro annui per 25,6 anni. Totale 786.660.000 Euro!! E inoltre tutti i contratti sono indicizzati del 5% ogni tre anni!

    Ma non finisce qui.

    La Asl trasferisce alla parte privata le gestione degli spazi commerciali esistenti e da realizzare (parcheggi, bar, attività commerciali) e i relativi introiti.

    Salta agli occhi un particolare: nei 5,1 milioni di euro è compresa la quota di costo storico, o se preferite cessante, relativa alle manutenzioni, anche straordinarie. Per intenderci e come se acquistassimo una casa nuova da un’impresa e continuassimo a prevedere nel nostro bilancio familiare, (e a pagare!), una spesa annua di 10 mila euro all’anno, per i prossimi 25 anni!, per sostituire le porte, rifare il tetto, sostituire la caldaia e così via. Cosa va a realmente a coprire questa somma? Mah!…forse le spese “generali” del project, !

    Plaudo all’iniziativa imprenditoriale, giù il cappello. Con un investimento di 52 milioni di euro in 5/8 anni l’impresa porta a casa un utile lordo di non meno di 230 milioni di euro in 25 anni senza nessun rischio con la garanzia dei soldi pubblici, come dire che gli si riconosce e garantisce un interesse annuo del 10% sul capitale investito mentre il costo del denaro è oggi 1,5%. E pensare che una banale operazione di leasing con un rateo annuo di 5,1 milioni di euro per 20 anni rende immediatamente disponibili risorse per investimenti di almeno 150 milioni, tre volte tanto i 50 milioni di cui sopra! Credo che ogni ulteriore commento sulla gestione finanziaria sia superfluo.

    Si dice puoi che la gestione privata razionalizzerà la spesa, cioè produrrà dei risparmi, migliorerà i servizi ai cittadini, creerà maggiore occupazione. Allora: se produrrà dei risparmi, perché si calcola e si trasferisce il costo cessante e non quello ottimale previsto? Se non sono gestiti razionalmente e al meglio cosa hanno fatto fino ad oggi i direttori generali, amministrativi, sanitari tanto per citare i maggiori responsabili della gestione della sanità pubblica?

    Ancora. Viene consentito alla parte privata la rivisitazione dei contratti di lavoro e il subappalto dei servizi. Da ciò ne deriva che un portiere che secondo contratto collettivo nazionale ha un costo di circa 16 euro/h, venga “subappaltato”, ( consentendo un secondo utile d’impresa), e attraverso una discutibile variazione di categoria contrattuale, venga compensato, ( a volte anche in ritardo), con 6/7 euro/h, senza riconoscimento di ferie, malattia, tredicesima ecc. ecc. Il tutto con l’evidente assordante silenzio sindacale.

    Con lo stesso sistema il gestore privato del project trasferisce (subappalta) lavori e servizi ad altre imprese. E’ così che leggiamo nei cartelli di cantieri “Impresa tal dei tali – Ancona” o Genova, o quando va bene Cagliari o Oristano, mentre le imprese locali devono ringraziare se gli sarà consentito raccogliere qualche briciola e a prezzi stracciati!

    Infine i servizi sanitari. Chiedo ai cittadini della provincia di Nuoro: sono migliorati? Per esempio, liste d’attesa si sono accorciate? I viaggi della speranza sono diminuiti? La radioterapia soddisfa la richiesta delle prestazioni? Le apparecchiature elettromedicali sono al top? Gli operatori sanitari sono soddisfatti delle loro condizioni di lavoro? Il precariato è diminuito?

    Ricordo che solo qualche mese fa è stato bloccato l’acquisto di una Risonanza magnetica che la parte privata del progetto di finanza caricava alla ASL al costo di circa 1,8 milioni di euro, mentre il suo prezzo di mercato era di 1,1 milioni. O la proposta d’acquisto del Mammografo digitale per 800 mila euro contro un valore di mercato di circa 400mila euro. E questi sono solo alcuni dei casi!

    Allora cosa c’è di tanto innovativo da decantare nel Project della ASL 3? Assolutamente niente, parole e termini nuovi per maschera il solito andazzo!

    Innovativo sarebbe proporre alle aziende costruttrici la fornitura, manutenzione e aggiornamento tecnologico delle attrezzature elettromedicali garantendogli delle royalty sul numero delle prestazioni, coinvolgendo, motivando e gratificando anche gli operatori sanitari.

    Risultato? Costi di investimento abbattuti, gratificazione del rischio d’impresa, sicuramente macchinari sempre aggiornati e funzionanti, operatori motivati….riduzione delle liste d’attesa!

    Innovativo sarebbe separare la gestione “alberghiera” da quella sanitaria: i Manager Asl non devono pensare a cambiare le lampadine fulminate ma a migliorare i servizi sanitari nel territorio e nei distretti ospedalieri!

    Innovativo sarebbe che la scelta dei Manager, dei primari e di tutti gli operatori venisse fatta sulla base di provata professionalità e non secondo canoni di spartizione politica.

    I politici verrebbero così giudicati per il loro operato, per le loro idee, per il loro impegno nella soluzione dei problemi generali e non per la loro “capacità” di farsi spazio tra le poltrone del potere. Utopia? No! A questo si dovrà arrivare, e sarebbe meglio che la politica ci arrivi subito, prima che la piazza la spazzi via.

    La fortuna della nostra sanità è tutta nella grande professionalità degli operatori, medici, infermieri, amministrativi, operai che dalla mattina alla sera cercano di tamponare le carenze di programmazione e gestione che vengono da lontano. A loro va tutto il mio rispetto, mentre a chi ci/sivende per 5 danari va tutto il mio disprezzo!

    Roberto Capelli

  • Ibis redibis non morieris in Nuoro.
    Chissà dove metterebbe la virgola Pittalis…

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