Risposta a Gianfranco Pintore su Michele Columbu

12 luglio 2012 19:403 commentiViews: 21

bandieraGianfranco Pintore, di cui ho molta stima, mi rimprovera il silenzio sulla scomparsa di Michele Columbu. Capisco perché Gianfranco si lamenta e ne sono lusingato, ma il mio silenzio non ha alcun significato politico, solo dipende dai miei difetti affettivi. Io resto totalmente annichilito di fronte alla morte. Non riesco a fare né a dire nulla. Sto zitto. Non riesco ad abituarmi a questo evento. Sprofondo in riflessioni sulla condizione umana che risparmio ai lettori perchè sono un capolavoro di pessimismo. Tant’è,  non riesco a parlare di fronte alla morte. Non sono portato per gli elogi funebri. Sono una nullità di fronte alla morte. Si può perdonare questo mutismo a un politico? In più, Gianfranco, io trovo tragica e molto patetica la competizione in atto per la designazione dell’erede universale del pensiero e delle azioni del sardismo. Il sardismo è, come patrimonio culturale, di tutto il mondo; come militanza politica è di chi vuol essere sardista. Ho conosciuto Michele Columbu. Sono stato a casa sua. Stimo e apprezzo suo figlio Giovanni. So chi era; ho letto ciò che ha scritto; lo conosco. Posso stare zitto a consolarmi con i miei pensieri, senza rompere le scatole a nessuno. Posso stare in disparte, come sono stato stamane alle esequie? Voglio stare in disparte. Per me non è morta un’icona, un pensiero o una storia: è morto un uomo e io, infantilmente, non mi rassegno al ripetersi dell’evento.

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