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Rinnovabili. Todde contro Todde

Posted on 11 Maggio 202610 Maggio 2026 By Chiara Maestrale 9 commenti su Rinnovabili. Todde contro Todde

di Chiara Maestrale

La dichiarazione del ministro Pichetto Fratin sulle rinnovabili in Sardegna sembra fatta apposta per consegnare, ancora una volta, ad Alessandra Todde la parte in commedia che recita meglio: quella della presidente che difende l’isola dall’invasione di Roma. La commedia è la sua; la tragedia è della Sardegna, investita dall’assalto energetico e difesa da una Regione che arriva sempre tardi.
Il ministro dell’Ambiente ha spiegato che il rinvio a Palazzo Chigi di 18 progetti di eolico e fotovoltaico in Sardegna nasce da un “incaglio” tra posizioni diverse: da una parte il Ministero dell’Ambiente favorevole, dall’altra le Soprintendenze del Ministero della Cultura contrarie. La procedura prevede anche il parere della Regione e il ministro ha ricordato che la Sardegna ha espresso parere negativo su tutti i progetti, chiedendo altri quindici giorni per completare la propria analisi.

La replica della presidente è arrivata sul terreno più prevedibile: la Sardegna non è contraria alla transizione energetica, ma non vuole essere trasformata nella batteria d’Italia. Bisogna pianificare, dice Todde, e bisogna farlo “a casa nostra”.
Fin qui, il copione è perfetto: Roma che preme, Cagliari che resiste, la presidente che si sistema al centro della scena come ultima difesa dell’isola. Ma è proprio questo copione a non reggere. Perché funziona solo se il lettore dimentica un dettaglio decisivo: Todde non arriva da fuori. Non è una sindaca travolta da decisioni ministeriali prese altrove. È stata viceministra dello Sviluppo economico nel governo Draghi.
A meno di non volerla considerare una figurante, faceva parte del governo che ha spinto sull’accelerazione energetica e che oggi lei finge di subire come una calamità caduta dal cielo.

Oggi denuncia gli effetti di un sistema che ha contribuito politicamente a mettere in moto. Il punto non è inventarsi un “decreto Todde”. Non serve, e sarebbe persino un errore, perché le consentirebbe, come già accaduto, di rifugiarsi nella smentita formale: dire che quel decreto non porta la sua firma, che non è un suo atto, che non esiste un provvedimento personale intestato a lei. Ma la politica non è un ufficio protocollo. La responsabilità politica non nasce solo dalla firma in calce a un atto: nasce dall’appartenenza a un governo, dalla condivisione della sua linea, dal silenzio quando le regole vengono scritte e dalla memoria selettiva quando quelle regole producono effetti sulla propria terra.

La vicenda delle rinnovabili in Sardegna nasce dentro una cornice nazionale ed europea di accelerazione, semplificazione e raggiungimento degli obiettivi energetici. Todde quella stagione non l’ha subita da spettatrice. Era seduta nel governo che l’ha accompagnata e sostenuta. E oggi scopre che la Sardegna rischia di essere trattata come superficie disponibile per impianti, cavidotti, accumuli e nuove servitù energetiche. Ma la scoperta tardiva non è lungimiranza: è ritardo politico. E quando si è stati al Governo, il ritardo non è una scusa: è una responsabilità. Una responsabilità che non si ferma al passato romano, perché l’inadeguatezza di Todde sta anche nel presente sardo.

Una volta arrivata alla presidenza della Regione, Todde ha provato a mostrarsi muscolare sulle rinnovabili. Il risultato, però, non è stato un vero governo del processo. È stata una sequenza di atti fragili, costruiti più per produrre un effetto politico immediato (e mediatico) che per reggere davvero sul piano costituzionale. Prima è arrivata la legge regionale n. 5 del 2024, presentata come misura urgente di salvaguardia del paesaggio. L’articolo 3 prevedeva, nelle more dell’individuazione delle aree idonee, un divieto di realizzare nuovi impianti di produzione e accumulo di energia elettrica da fonti rinnovabili per un periodo non superiore a diciotto mesi. La Corte costituzionale lo ha dichiarato illegittimo con la sentenza n. 28 del 2025.

Poi è arrivata la legge regionale n. 20 del 2024 sulle aree idonee e non idonee. Anche lì, la Regione ha provato a trasformare la pianificazione in interdizione. Ma la Corte costituzionale, con la sentenza n. 184 del 2025, ha ribadito un principio decisivo: l’individuazione di un’area come non idonea non può mai equivalere a un divieto assoluto e aprioristico di installazione degli impianti da fonti rinnovabili.

Quindi, non un incidente: una sequenza. Non un errore isolato: un metodo.

La Regione ha chiamato tutto questo difesa del territorio. La Consulta lo ha letto per quello che era: una disciplina fragile, incapace di distinguere tra pianificazione e blocco, tra tutela e divieto generalizzato, tra autonomia e propaganda legislativa. La polemica con Pichetto non assolve Todde: la inchioda. Perché mostra insieme le due metà del problema. Da una parte uno Stato che continua a considerare la Sardegna una piattaforma energetica; dall’altra una presidente che oggi si presenta come argine alla piena, ma ieri era dentro il governo che ha aperto le paratoie e, una volta arrivata in Regione, ha provato a fermare l’acqua con atti bocciati dalla Consulta.

Naturalmente, questo non assolve Roma.

Il Governo continua a guardare la Sardegna come una superficie disponibile, un luogo su cui scaricare obiettivi nazionali, impianti, servitù e contraddizioni ministeriali. Ma proprio perché Roma non va assolta, non può essere assolta nemmeno Todde. La Sardegna è vittima due volte: dello Stato, che la tratta come piattaforma energetica nazionale; e della Regione, che pretende di difenderla con norme incapaci di reggere davanti alla Corte costituzionale.

L’Autonomia non si afferma gridando “no” quando le procedure sono già partite. Non si pratica approvando leggi manifesto destinate a essere smontate. L’Autonomia si afferma e si pratica conoscendo il diritto, prevedendo i conflitti, scrivendo norme solide, occupando per tempo lo spazio della pianificazione e costringendo lo Stato a negoziare con una Regione preparata, non con una Regione che improvvisa. Todde oggi dice che bisogna pianificare. Bene. Ma pianificare non significa confondere il comunicato stampa con la legge. Non significa approvare moratorie che la Consulta cancella. Non significa chiamare “difesa della Sardegna” ciò che poi si rivela giuridicamente vulnerabile.

In questo caso, pianificare significa governare il conflitto prima che il conflitto governi te. Ed è qui che emerge tutta l’inadeguatezza della presidente. La sintesi è impietosa: a Roma non ha visto, o non ha voluto vedere, ciò che l’accelerazione energetica avrebbe prodotto sulla Sardegna; a Cagliari lo ha visto tardi e lo ha affrontato male; prima dentro il Governo che ha spinto il processo, poi alla guida della Regione che ha reagito con atti fragili; prima parte del problema, poi presunta soluzione; prima l’accelerazione, poi la moratoria; prima Draghi, poi la Consulta.

Insomma, Todde  è riuscita nel capolavoro politico di stare da entrambe le parti che hanno prodotto la sconfitta della Sardegna: prima nel governo che ha aperto la strada, poi alla guida della Regione che non è riuscita a chiuderla.

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Comments (9) on “Rinnovabili. Todde contro Todde”

  1. Giovanni ha detto:
    17 Maggio 2026 alle 15:29

    Credo che le altre regioni italiane debbano prendere atto, in vista di future elezioni regionali, come aprire le porte al Campo Largo comporterà per loro un disastro energetico e ambientale insieme (e di conseguenza anche economico). La Campolarghista Todde, spacciandosi per ambientalista, è riuscita da due anni a bloccare l’installazione delle rinnovabili (la “moratoria” e le “aree idonee” che non esistono) e poi a battersi per la metanizzazione dell’isola, in un’epoca in cui si va verso l’abbandono delle fonti fossili. Ma del resto Todde era sottosegretaria al MISE quando il governo Draghi varò l’infausta legge sulla metanizzazione della Sardegna, il segno tangibile che il nostro, grande finanziere, non capiva un’acca né di energia né di ambiente. E così pure la Todde.

  2. Alessandro ha detto:
    12 Maggio 2026 alle 13:13

    A proposito di populismo mi sembra che la posizione di Francesco parli contro un certo tipo di populismo (e si può essere d’accordo), ma trascura il populismo di Todde & Co.
    Se fosse in assoluto vero che “Produciamo solo quello che consumiamo. Intere parti del mondo non avrebbero accesso all’energia che serve per muovere auto, camion, navi, aerei, etc e loro (le nazioni produttrici) rimarrebbero nella povertà, non potendo esportare energia.” si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere che tante popolazioni politicamente deboli, ma ricchissime di materie prime (tra cui il petrolio) come Venezuela e Nigeria, vivono in un grado di povertà e degrado nonostante ciò.
    Affrontare un populismo con un populismo uguale e contrario (come in questi due anni ci ha abituato questa giunta regionale) può solo peggiorare la situazione della Sardegna e dei suoi abitanti nonostante la grande ricchezza. Ciò che appare è che questo non sia un dolo ma una colpa cosciente.

  3. Antonio ha detto:
    12 Maggio 2026 alle 07:44

    Buongiorno Signor Francesco belle parole però per adesso l’energia in Sardegna costa il 40% in più e non si capisce il perché forse i signori politici ci dovrebbero pensare

  4. Ariovisto ha detto:
    11 Maggio 2026 alle 22:36

    Tra i due ministeri vince sempre (per le rinnovabili) quello dell’ambiente. Non so chi abbia fatto questo regalo alla Sardegna (di essere protagonista nelle decisioni); ricordo invece il povero Solinas sul potenziamento dell’impianto Nulvi Ploaghe made in Garrone (dove gli attori protagonisti, tra cui il sardissimo Ing. Depperu, sono molto orgogliosi della loro creatura SRL). Il poveretto (Solinas) osteggiò quella decisione, ma fu preso a schiaffi dal consiglio di stato. L’eroina Todde, che andava in televisione a rivendicare che lei non solo era viceministro ma aveva le deleghe alla transizione energetica, dov’era? “Siamo d’accordo sulla transizione (impossibile a farsi) energetica – dicono – ma dobbiamo governarla noi!” Ajo, dai, non diciamo fesserie. Ogni Mgw installato vale 165000 euro annui (netti!) per le compagnie. Sapete quanto incasserà Garrone dall’impianto Nulvi Ploaghe in 30 anni: 600 milioni di euro (netti!). E quanto “ne torna”? 18 milioni !!! “Contenti siamo?” La grande truffa va avanti. Siamo noi sardi i nemici della nostra terra. Ricordiamoci che nell’ottocento in Sardegna venivano bruciati annualmente il 15 per cento dei boschi, cioè 10 volte di più in media di quanto ne andassero perduti nella penisola (leggere il libro di Enea Beccu) e poi ci inventammo che furono i Savoia.
    Per gli appassionati di matematica: se in Sardegna sono stati installati 1100 MGW di rinnovabili ed ogni MGW vale 165000 euro all’anno (netti), quanto incasseranno le compagnie (tutte SRL) in 30 anni e quanto incasseranno le comunità locali che ricevono di questa cifra solamente il 3 per cento?
    Fatevi due conti, sperando che non vi vengano le vertigini.

  5. Francesco ha detto:
    11 Maggio 2026 alle 19:21

    Se non si vuole continuare a pagare l’energia a peso d’oro le rinnovabili con sistemi di accumulo sono essenziali. Bisogna trovare il modo di minimizzare l’impatto ambientale ovviamente ma per una volta che possiamo produrre energia in casa, e in quantità, sarebbe un disastro non farlo.

    L’ignoranza unita all’egoismo ha portato la nascita di incredibili posizioni, alquanto discutibili, come quella che dice: “produciamo abbastanza energia per noi, non vogliamo darla agli altri”. Stop. Un attimo.

    Immaginiamo per un momento che le nazioni produttrici di energia ragionassero come certi sardi. Produciamo solo quello che consumiamo. Intere parti del mondo non avrebbero accesso all’energia che serve per muovere auto, camion, navi, aerei, etc e loro (le nazioni produttrici) rimarrebbero nella povertà, non potendo esportare energia.

    Questo vuol dire che la Sardegna si deve svegliare. Il fenomeno va governato, gestito e promosso in maniera tale da ottenere benefici per i sardi e, se un domani si riuscisse a esportare energia, semplicemente si deve trovare il modo di far restare in Sardegna una equa parte dei “profitti”. Invece di inseguire ideologie populiste che con lo sviluppo sano non hanno niente a che fare.

  6. Fermaglio ha detto:
    11 Maggio 2026 alle 17:08

    La Sardegna continua a manifestare importanti problemi di mancanza di visione e programmazione industriale.
    Se si prende in considerazione anche una sola area di attività, si noterà la totale assenza di gestione dei processi.
    Qualche esempio.
    Portualità: ormai, con l’istituzione dell’AP unica è solo business as usual, ovvero non più servizio alla collettività bensì per grandi gruppi (che si tratti di diporto o commerciale, non cambia molto).
    Rifiuti: i cittadini sardi si danno un gran da fare per effettuare bene la raccolta differenziata, ma il secco finisce quasi tutto in discarica e poche volte nei termovalorizzatori (CACIP e Tossilo), con grande dispendio di denaro e ambientale.
    Aeroportualità: come la voce “portualità”, almeno nelle intenzioni. Si può aggiungere la mancata attivazione del protocollo per la scuola di pilotaggio Airbus (Olbia), naufragata e non più proposta. Gli aspiranti piloti continuano ad andare in Spagna.

  7. Antonio ha detto:
    11 Maggio 2026 alle 13:57

    una presidente che dice ” il decreto Draghi non esiste ” una volta smascherata dice ” evidentemente il progetto Sardegna mi è sfuggito ” non prende in considerazione la Pratobello 24 cosa ci dobbiamo aspettare , è una grande comunicatrice e incanta la gente

  8. Marco Casu ha detto:
    11 Maggio 2026 alle 09:19

    Mah! La Salvezza proviene solo dai Sardi.

    Perche’ qui siamo di fronte al clamore di un’incompetenza che si fa metodo. Questa ci ha venduto l’immagine della manager esperta, ma la realtà ci restituisce il profilo di una dilettante allo sbaraglio che non ha la minima idea di cosa significhi amministrare una Nazione-Regione.
    Guardate il paradosso, il vero mondo al contrario: da una parte, spalanca le porte alla speculazione delle rinnovabili, svendendo il paesaggio sardo e la nostra identità per compiacere i diktat di Bruxelles; dall’altra, fallisce miseramente nel garantire il diritto più elementare dei cittadini, quello alla salute. Il concorso per i medici di base è stato un flop indecoroso: centinaia di sedi vacanti che rimangono tali perché nessuno ha il coraggio di dire che senza servizi, senza infrastrutture e con una burocrazia asfissiante, nessun professionista sceglierà mai i nostri territori.
    Ma lei cosa fa? Invece di risolvere il problema, strombazza gli “Ospedali di Comunità” come se fossero la panacea di tutti i mali. In Gallura, il Paolo Dettori di Tempio sta morendo per asfissia di personale e carenza di visione. Declassare presidi storici e vitali per sostituirli con scatole vuote targate PNRR non è Politica, è ragioneria applicata al declino. È il trionfo del nulla mascherato da progresso.
    Questa non è una figura politica autentica. Un politico vero protegge il suo popolo, non lo consegna alle multinazionali del vento mentre lo lascia senza medici. È una maschera presuntuosa che preferisce fare la collezione di votini nelle sagre di paese, sorridendo tra un selfie e l’altro, piuttosto che affrontare la realtà di una Sardegna che, sotto la sua guida, sta perdendo contemporaneamente la bellezza delle sue coste e la sicurezza delle sue cure.
    La verità è che l’insipienza sulle rinnovabili e il disastro sanitario sono due facce della stessa medaglia: la totale assenza di amore per questa terra. Non si governa con i proclami, si governa con il cuore e con la schiena dritta. E qui, purtroppo, non vediamo né l’uno né l’altra.

    Svegliatevi Sardi! Siete stati superati storicamente dal popolo di Parigi nel 1789 , altro che “progresso” da raccontino cuore di Sinistra

    Vattene vah!

  9. Paolo ha detto:
    11 Maggio 2026 alle 07:42

    La Todde, come al suo solito gira le carte a suo piacimento, ne abbiamo avuto esempio per il 41 bis, dove è stato lo Stato a prendere decisioni in quanto la Regione non è riuscita a contrastare e fare una proposta equa contro il famoso decreto Buonafede (Ministro interno) nel Governo Conte1 e Conte2, ora solita minestra sulle rinnovabili in Sardegna, dove il tutto nasce dentro una cornice nazionale ed europea di accelerazione, semplificazione e raggiungimento degli obiettivi energetici quando lei sottosegretario allo sviluppo economico, era seduta nel governo che l’ha accompagnata e sostenuta e oggi scopre che la Sardegna rischia di essere trattata come superficie disponibile per impianti, cavidotti, accumuli e nuove servitù energetiche. Ma la scoperta arriva assai tardi, con una serie di ritardi politici. La sua è una responsabilità che non si ferma al passato romano, perché l’inadeguatezza di Todde sta anche nel presente sardo. prima apre le porte poi vuole arginarle nel nome dello Statuto, ma si dimentica che a legiferare in matteria ha competenze lo stato, lo dimostra quando a suo tempo Lei sottosegretario allo sviluppo economico ha contribuito alla famosa legge.

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