Rinnovabili nel caos

29 maggio 2010 08:146 commentiViews: 8

101Riceviamo e volentieri pubblichiamo
di Antonello Gregorini
Porto alla tua conoscenza quanto segue:

In molti ci stiamo domandando cosa intende fare la Giunta.
Sostanzialmente, a causa della delibera riguardante il procedimento sull’autorizzazione unica ex D.L.387/2003, mi ritrovo con un impianto, da noi progettato, da meno di 1 MW approvato, su serre agricole, in agro di Capoterra. Siccome però la delibera sottopone a procedimento unico anche le opere accessorie (linea di connessione) , avendo presentato la richiesta per l’autorizzazione a realizzare la linea MT al SUAP, mi sento rispondere che stante questa normativa la linea non è autorizzabile in quanto anche le opere connesse sono soggette ad autorizzazione unica (un procedimento impossibile a questi livelli e per una linea di 70 mt di lunghezza).

Questo significa che si ferma un investimento:

· da 4 m.ni di euro di lavori;

· 14 m.ni di ricavi in 20 anni;

· la non realizzazione di un impianto che per 20 anni avrebbe reso fra affitti e guardiania circa 25 euro all’agricoltore che attualmente è sul lastrico;

· un impianto che dopo 20 anni, al termine del diritto di superficie, sarebbe rimasto nelle mani di un agricoltore sardo e avrebbe prodotto ancora circa 1,1 GWh anno, restituendogli un reddito da vendita d’energia di circa 100.000 mila euro ai prezzi odierni.

Noi progettisti non vedremo una lira del lavoro fatto (un anno) e perderemo anche le spese e i tributi sostenuti.

Se l’autorizzazione non sarà rilasciata nell’immediato scadranno tutti i termini perché non sarà possibile:

· ottenere nell’immediato il finanziamento bancario;

· fare gli ordine dei moduli e dei materiali per tempo;

· accantierare;

· finire l’impianto e collegarlo prima della scadenza della fine del 2010

In queste stesse condizioni ci sono molte piccole imprese e professionisti dell’Isola!

Dimmi tu se è una buona cosa! Ma anche se è una politica seria.

Il destino di tutta sta gente è nelle mani dell’Assessore Prato … sic

Qualche giorno fa il Senato ha approvato definitivamente la “legge comunitaria” che dà mandato al governo per liberalizzare, di fatto, le autorizzazioni per gli impianti più piccoli di un megawatt, ponendoli nel regime della Dichiarazione di Inizio Attività. Questa norma bloccherebbe i grandi speculatori e consentirebbe di realizzare in maniera pressoché automatica un modello di generazione, e di piccolo capitalismo energetico, locale e diffuso. Ciò che da anni propugnamo con documenti e in conferenze pubbliche.
Per noi sardi avrebbe senso, a questo punto, fermare gli impianti sopra taglia 1 MW perché i nostri operatori, tutti di piccole dimensioni, hanno interesse che si sviluppi, lentamente, una rete di generazione diffusa costituita da impianti alla portata delle loro capacità e risorse. Lo stesso discorso vale per gli investitori. In Sardegna le imprese “bancabili” per milioni di euro di finanziamento sono ben poche e non appartengono al mondo dell’economia rurale e della piccola industria che, invece, è quello a cui dovremmo fare in modo che vadano gli incentivi.
La farraginosità, l’inconcludenza, il malcelato ambientalismo estetizzante, volti a opporsi all’implementazione delle fonti rinnovabili, hanno caratterizzato sin qui la legislazione regionale. Il povero funzionario comunale, dovendo comunque interpretarla, spesso per difficoltà oggettiva è costretto a esercitare un potere burocratico ostativo e difensivo. Agli operatori economici ma anche alla burocrazia, a questo punto, converrebbe chiedere l’annullamento di tutta la normativa regionale in materia energetica riguardante il fotovoltaico fin qui emanata, per porsi almeno in condizioni di parità con le regioni del mercato continentale.
La riflessione conseguente riguarda la capacità di noi sardi di essere realmente autonomi dallo Stato italiano, di là dal naturale sentimento nazionalista e dall’amore patrio, e di essere capaci di avviare la nostra società verso parametri di qualità della vita e di civismo nord europei. L’autonomia è la capacità di autodeterminarsi. Ma come potremo assumerci delle responsabilità economiche con una classe dirigente di tal fatta?

6 Commenti

  • Un barbaricino

    Caro onorevole scrivo dopo aver visto l’ottimo risultato del PSDZ in PR di Nuoro, dove il PDL ha preso ciò che sta seminando, ora veniamo al rinnovabile: Lei non si immagina quante aziende agricole che vogliono farsi degli impianti sui tetti, sono ferme per colpa di questa delibera fatta in fretta e furia per dare risposte ai magistrati che cercavano carte, che per come è fatta blocca qualsiasi impianto superiore ai 20 kw, io non parlo di mega impianti fatti da investitori esterni ma bensì di impianti che possono essere fatti da ogni impresa agricola cioè fino ad 1mw, cose che gli agricoltori di tutta Italia possono fare (e lo fanno entro il 31 12 2010) grazie alle norme di agevolazioni fiscali a questa categoria gli vine data; nella nostra Regione che ha una sua autonomia blocca ogni sviluppo, per poter dire ai magistrati che indagano, “guardi che noi non autorizziamo a nessuno” se questo deve essere il futuro, Le dico che preferisco lo squallido passato, che una giunta che dicasi Liberale faccia queste norme sembrava impossibile, veda Lei se in sede di consiglio riesce a far ragionare i suoi colleghi nel trovare regole giuste per una crescita del Popolo Sardo.

  • Sempre rimanendo in tema di risorsa ambientale:
    la Commissione europea ha reso pubblico un rapporto dei due volti più drammatici della risorsa idrica. Si tratta del dossier ‘2012 Water Scarcity and Droughts – Policy Review’ dove si passano al setaccio le azioni adottate dagli Stati membri nella lotta alla carenza idrica e alla siccità. Anche se nel 2009 nei paesi dell’Europa meridionale le precipitazioni sono state piu’ intense rispetto agli anni precedenti, non sarà possibile arrestare l’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche europee notoriamente limitate, e invertire le tendenze in atto. La Commissione sta avviando diverse attività preparatorie in vista del riesame della politica in materia di carenza idrica e siccità, previsto per il 2012, soprattutto in vista degli obiettivi di efficienza e, in particolare, della possibilità di ridurre i consumi negli edifici, di contenere le perdite d’acqua e di incentivare un uso efficiente dell’acqua in agricoltura. I risultati di queste attività confluiranno in un modello per la salvaguardia delle acque dell’Ue previsto per il 2012, nel riesame dell’attuazione della direttiva quadro sulle acque e in un esame della vulnerabilità delle risorse ambientali (in particolare acqua, biodiversità e suolo) agli impatti dei cambiamenti climatici e ad altre pressioni antropiche (fonte ANSA).
    Il D.Lgs 152/01 e le successive modificazioni devono essere aggiornati alla luce della nuova normativa europea, ma sembra che il governo italiano non sia effettivamente interessato a recepire il nuovo indirizzo in tema di microrisparmio delle risorse ambientali.
    Dal canto suo il governo regionale non ha adottato ancora l’Art. 1 comma 288 della L 244 del 24/12/2007, concernente il risparmio idrico ed il reimpiego delle acque meteoriche adducendo il pretesto dell’attesa emanazione dei provvedimenti attuativi.

  • Condivido e sottoscrivo tutto l’articolo, in particolare il penultimo capoverso.
    Peraltro insisto che la colpa maggiore dello scarso sviluppo della nostrea terra e sopratutto della mancata spendita dei fondi regionale è dei dirigenti regionali, che, insieme al direttore generale, vera cinghia di trasmissione tra la volontà politica e la struttura operativa, hanno la responsabilità ESCLUSIVA, così dice la norma, dell’attuazione dei compiti loro affidati.
    Ma è da vent’anni che si parla di SBUROCRATIZZAZIONE (parola brutta e difficile da pronunciare), ma finora nulla è stato fatto: NESSUNO PRESENTA I CONTI e quel che è peggio NESSUNO GLIELI CHIEDE.
    Aspettiamo solo pochi giorni, poi è necessario agire.
    La prima cosa da fare è moldificare la delibera sul fotovoltaico in Sardegna, che è stata una cannonata contro l’elettrificazione rurale, come da tempo segnalato da Paolo, e poi portare avanti tutte le iniziative per fare in modo che i soldi rimangano qui e che vadano ai nostri imprenditori, sopratutto agricoli e pastorali, ed anche alle nostre imprese: BASTA con queste grosse imprese che vengono da fuori con ribassi da follia per poi sfruttare le nostre piccole imprese i con subppalti.
    Lo so che si fa prima a fare poche grosse gare piuttosto che farne tante piccole, ma questo è e deve restare un problema politico, non sono decisioni da lasciare ai burosauri che stanni lì aspettando che qualche ente presenti domanda per un finanziamento per poi fare le pulci ai progetti presentati: loro sono lì per agevolare ed incentivare la spesa dei fondi pubblici, non per tenere i soldi STUGGIATI nei cassetti.
    Perchè l’altro giorno è stata prorogata la data di presentazione delle domande per alcuni finanziamenti? Perchè sono arrivate poche richieste, ma questo interessa poco al dirigente responsabile, ma DEVE interessare all’assessore ed alla giunta che ha programmato quella spendita, evidentemente qualcosa non va nel bando.
    Faccio un’ultima considerazione: quando si apre una attività, l’imprenditore bravo e capace pubblicizza la propria iniziativa in tutti i modi, affinchè venga conosciuta e se ne diffonda la notizia, quello incapace sta sulla porta aspettando che qualche passante entri: mi pare che l’esempio calzi.
    Sono sicuro che il nostro partito avrà un ottimo risultato, facciamo in modo che questa brezza sardista che ha ripreso a soffiare si trsformi in vento e poi in tornado che porti via tutte le ragnatale e la spazzatura, restituendo lustro ed onore alla nostra terra.
    FORTZA PARIS

  • Massimiliano

    Forse e’ arrivata l’ora di provare a mettere tutte le forze indipendentiste e autonomiste sarde assieme con un progetto condiviso, e fare tre anni di campagna elettorale.
    Io ci credo e credo anche che i sardi ci seguiranno.
    fortza paris

  • Questo è un esempio da seguire. Ha tradotto in pratica quello che si predica in teoria. L’Autonomia bisogna praticarla non sbandierarla,dalle notizie che circolano ho paura che anche l’alleanza con il centro destra non porti da nessuna parte.

  • Sottoscrivo questo intervento anche nelle virgole, ed in particolare l’ultimo capoverso.
    Individuo anche nella burocrazia uno dei maggiori ostacoli per lo sviluppo della nostra Isola, sopratutto negli alti dirigenti, che insieme al Direttore Generale, vera cinghia di trasmissione tra la volontà dell’Assessore e la macchina burocratica, hanno la responsabilità DIRETTA, prevista dalla norma, dell’attuazione dei compiti loro affidati.
    E’ dal 1994, se non prima, che si parla di SBUROCRATIZZAZIONE, parola brutta e difficile da pronunciare, ma nulla finora è stato fatto.
    Sono molto preoccupato, perchè sono sicuro che il nostro partito avrà un ottimo risultato, e mi chiedo se i nostri comandanti sapranno sfruttare il vento sardista che sta riprendendo a soffiare, oppure lasceranno cadere nel nulla anche questa istanza, che richiama una delibera sulla quale il nostro Paolo si era prontamente espresso in termini negativi, anche perchè viene negato viene impedito sviluppo e reddito al mondo agropastorale.
    Ma sono fiducioso, i nostri hanno stoffa e grinta, sono sicuro che li sapremo seguire e sostenere.
    FORZA PARIS

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