Riforme e elezioni o disordine e privilegi?

23 gennaio 2012 07:598 commentiViews: 5

rivoltaDue incisi, inseriti in un ragionamento sull’ingiustizia del fisco italiano, svolti durante il convegno con Franciscu Sedda, hanno indotto taluni a sparare fuochi di artificio e a dare alle mie parole un valore polemico che, in verità, non avevano. Che cosa ho detto? Esattamente quello che vado ripetendo in Aula da due anni. Primo: mi pare che il clima sociale non sia più quello del 2009 e che ci siano forti spinte a voler rinnovare la politica e le istituzioni. C’è chi fa finta di niente e sostiene che si tratta delle solite proteste degli scontenti. A me pare di no: mi sembra invece che la crisi economica stia producendo una paura di povertà e di abbandono che porta la gente da una parte a protestare in modo generico e scomposto, dall’altra a voler dire che si vuole occupare direttamente di se stessa, senza deleghe. Quando i livelli di rappresentanza sono messi così fortemente in discussione, non andare a elezioni e arroccarsi, vuol dire incitare alla rabbia. Io non conosco altro metodo ordinato, legale e efficiente per dar voce al popolo che le elezioni. Come vedete, non si tratta di un ragionamento che ha per oggetto la maggioranza o la Giunta o altri: è un po’ più grande degli spazi delle piccole polemiche a cui ci si sta dedicando in queste settimane. Un ragionamento che vorrebbe far coincidere la tornata delle elezioni politiche del 2013 con le amministrative 2013 e le regionali  (così risparmiamo un po’, tra l’altro).
Secondo: o si fanno, prima delle elezioni, rapidamente le riforme indispensabili e indilazionabili di cui la Sardegna ha bisogno (riforme che riguardano essenzialmente: 1) il poco potere che possiamo esercitare nel contesto autonomistico in cui siamo e che peraltro non esercitiamo; 2) il fisco in rapporto al lavoro (e ficchiamoci in testa che l’Italia è un concorrente); 3) il sistema degli enti locali (il rapporto attuale tra i Comuni e la Regione è confuso, caotico e inconcludente); 4) l’aumento della produzione della ricchezza (o ci occupiamo delle imprese sarde serie e ci ragioniamo bene per farle produrre meglio, o da qui a due anni abbiamo un crollo pauroso del Pil) ) oppure trionferà da una parte la rabbia e il disordine, cioè quel clima dove vincono la povertà e gli avventurieri (ho letto dei messaggini inviati a tante persone che incitavano all’imitazione del movimento dei forconi siciliani e credo che si tratti di un’organizzazione ben più seria di un messaggino); dall’altra la tutela della situazione esistente, che oggi protegge molto il segmento medio alto dei dipendenti pubblici, ma consuma il ceto medio degli insegnanti, degli operai e dei pastori e non ha niente da offrire ai giovani. Ecco, questo è il mio ragionamento. Tutto qui. A onor di cronaca vi informo che si colgono segnali di disgelo da parte del Gruppo Unione Sarda (la Nuova mi ha sempre garantito una presenza). Non so che cosa significhi. Staremo a vedere.

8 Commenti

  • Colpo Grosso

    In questo momento non vorrei proprio essere un politico serio. Immedesimarmi mi rende cinico, ma almeno un terzo (voglio essere gentile col genere umano) delle persone che in questi giorni si danno o si daranno a proteste di vario genere non meriterebbe un ora del mio sforzo (emozionale, cognitivo, fisico) per migliorare le loro vite.
    Neanche una e neanche se mi pagassero cinque mila euro al mese per farlo.

    In un modo privo di ideali, queste greggi sarebbero giustamente lasciate a derubarsi e uccidersi tra loro. (Molti non vedono l’ora che accada!)
    Resta invece il proprio ideale soggettivo a stimolare sforzi diretti a migliorare l’esistente a prescindere dal “merito” dei pseudo-cittadini che ci circondano. E il bello è che sono gli stessi che nella vita quotidiana ridicolizzano il “possessore di ideali”.

    Da questo punto di vista il mestiere del politico serio mi appare molto simile a quello di una bambinaia.

  • Quinto moro

    Tutto bene, ma… non siamo tutti (?) d’accordo che… prima di andare a votare bisogna cambiare l’attuale legge elettorale per restituire al popolo la possibilità, con le preferenze, di scegliersi la classe politica? O no?

  • Forse sì, ma il problema è la qualità e la responsabilità della distanza. Sarei curioso di conoscere i contenuti della Sua distanza dalla realtà, per misurarla con la mia.

  • A leggere il suo articolo e altri ho sempre più la netta sensazione che la distanza tra noi cittadini e voi amministratori è siderale: spero di sbagliarmi

  • Purtroppo la classe politica non ha piu’ la capacità, o la forza, o la voglia di cogliere il momento di criticità sociale “condizione per cui la variazione anche minima di un parametro determina un effetto di grande entità”.

  • La disperazione dei dipendenti Alcoa, che domani manifesteranno nella Sardegna meridionale, è sintomatica del malcontento popolare generale.
    Industrie che invero mai avrebbero dovuto essere installate in Sardegna, ora vengono chiuse senza troppi patemi d’animo.
    Il popolo dell’iglesiente, rotto alle fatiche delle miniere (ma anche all’assistenzialismo postindustriale minerario) si ritrova ancora una volta di fronte alla chiusura di impianti macroscopici.
    Cosa potrebbero fare se non protestare e rivendicare il lavoro?
    Penso lo faremmo tutti noi se fossimo disperati a quel punto.
    Oggi alcuni di noi abbiamo proposto di entrare in stato di agitazione per solidarietà nei confronti delle persone più sfortunate di noi.
    Una persona dell’iglesiente ci ha risposto: no, non mi interessa perché Alcoa doveva chiudere da tre anni, il destino era gia’ segnato da tempo e nulla possono Comune, Regione, Stato…

  • Mi sà che la situazione è più grave di quello che appare. La politica regionale fino ad ora non è riuscita a fare niente di concretto e il popolo delle partita IVA , che ha dialogato in modo composto con le istituzione non ha raggiunto nessun obiettivo.Adesso s’inizierà con azione più energiche che sicuramente provocheranno disaggi, ma il dialogo morbido è corretto non fà sentire la voce di angoscia e di rabbia che ormai dilaga. Quando c’è un’urgenza si deve trattare come tale e le soluzione non devono essere solo a lungo termine, quando c’è un trauma ci deve essere un pronto soccorso pronto ad intervenire e a riparare le falle prima che il paziente muore.Le deleghe date anche alle associazioni di categoria si sono rivelate inutili se non addirittura controproducenti. Adesso che fare? Non c’è più tempo per i discorsi inutili e demagogici. Il popolo deve decidere e sopratutto chi ogni giorno cerca di creare economia e dare servizi. Sono un artigiano che oggi sono andato all’ufficio delle entrate e mi sono cancellato, un disocupato in più ed uno incavolato che non sopporta più queste ingiustizie sociali disposto a tutelare i miei diritti di cittadino Sardo in tutte le sedi anche nelle piazze per urlare e combattere in un cambiamento che sia equo e sostenibile.

  • Certo vedere Soru parlare di entrate fiscali ed allo stesso tempo saperlo inseguito dall’Agenzia delle Entrate (con la quale sta cercando una mediazione per ottenere uno sconto su una evasione ammessa di fatto, se no perchè trattare) un certo effetto lo fa. E quindi la domanda:può essere lui il cavaliere indomito a cui riaffidare la dura difesa dei diritti della Sardegna? Su cane masciu… Insomma una improntitudine a dir poco imbarazzante.
    Riforme, elezioni; forse nessuna delle due da qui al 2013 e, comunque, più probabili le seconde (regionali perchè le politiche sono a scadenza naturale). Ed alle elezioni, dico una ovvietà, nessuno partecipa animato dallo spirito di Pirre de Coubertin. E il taglio dei privilegi non è l’effetto delle delle elezioni.
    L’idea è suggestiva a patto che ci si prepari per tempo e bene sapendo leggere la realtà. Per vincere….. i privlegi!

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