Renato: non basta

13 maggio 2013 07:427 commentiViews: 7

Renato Soru chiede  al Pd primarie molto aperte. Ottimo. Noi, nel piccolo, a Macomer, le abbiamo fatte: sottoscrizione di princìpi, candidature libere, voto trasparente con la sola esibizione della carta di identità: l’esperienza è lì, disponibile, se la si vuole studiare. Ma basta un metodo per aprire una nuova stagione? Non basta. Certo, è una pre-condizione: se non ci sarà un campo aperto e trasparente di confronto democratico, molti soggetti politici non si aggregheranno, quindi il metodo è essenziale per costruire una proposta pluralista. Ben venga. Ma non basta.
L’altro giorno Enrico Mentana, intervistato in tv, freddamente e semplicemente ha descritto il perché della sconfitta di Bersani: non aveva un progetto chiaro. Primo punto, dunque: il progetto. Il Pd, così com’è, è il migliore incubatore del progetto o rischia di inibirne la nascita o di farlo nascere vecchio? Può un partito in crisi di identità ma non disponibile a ‘rifarsi’, essere la fucina di una nuova fase? La domanda che Soru non accetta di porsi dai tempi in cui ha sciolto Progetto Sardegna è sempre lì, in campo: per lui il Pd, romano-intero o semi-romano poco importa,  è un dogma non discutibile, per me è un limite che, se superato, consente a una storia che attende da anni di compiersi, di trovare finalmente il suo esito.
Secondo punto: se c’è una cosa certa è che la proposta di governo per le prossime elezioni regionali non può essere un progetto vecchio, una vecchia esperienza.
Terzo punto: chiarezza sull’avversario. Su questo sono sicuro che Renato non è d’accordo, ma io ne sono convinto. Chi è l’avversario di una proposta di cambiamento profondo della Sardegna? Renato, forse, risponderebbe, il Pdl e i suoi alleati. Io rispondo così: un aggregato sociale fatto di affarismo, massoneria deviata, parassitismo, cannibalismo delle risorse regionali, giustizialismo movimentista, burocratismo, snobismo borghese da pensionati-pancia-piena, estremismo ideologico, ugualitarismo invidioso, piccola borghesia inconsciamente fascista, anti-industrialismo ruralista, invidia sociale mascherata da neo-darwinismo. Questo reticolo socio-culturale sta uccidendo la Sardegna e si colloca trasversalmente alla Destra e alla Sinistra italiane. Questa camaleonte politico vince sempre. L’unico modo per smascherarlo è cambiare il sistema politico, cambiare cioè l’offerta elettorale e mettere in campo una proposta ostile a questo mondo, una proposta che per contrasto sveli l’identità dell’avversario.
Questa proposta non può che essere il sovranismo: l’assunzione piena della responsabilità di governo. Non più colpevoli da cercare ma solo soluzioni da realizzare. Fine della politica ideologicizzata, della politica come risposta alla necessità di senso per l’esistenza: la politica è governo, non rappresentazione o, peggio, religione. Fine del lobbismo: regole, metodi, controlli, rapidità e concorrenza. Fine del vantaggio della prossimità al capo; fine della burocrazia-sovrano-occulto;
Fine dei partiti come li abbiamo conosciuti.
Per fare nuovi i partiti bisogna aver chiaro come fare nuovi gli stati. Se c’è una cosa chiara è che è entrato in crisi uno dei pilastri del nostro ordinamento: la democrazia rappresentativa. Nessuno accetta più di farsi rappresentare da un altro e, paradossalmente, l’istituzione più consumata non è il Governo ma il Parlamento. Che significa? SIgnifica che c’è una spinta a legare direttamente i Governi alle Piazze, al Popolo. Non credo di dover spiegare quali pericoli si nascondano in questa tendenza, ma negarla o censurarla è inutile. Uso le parole di Giuliano Amato per descrivere quello che sta succedendo: “Abbiamo un ceto politico le cui letture non vanno oltre Twitter e se su Twitter legge 50 commenti negativi su qualcuno ne desume che il popolo vede male quel ‘qualcuno’. Questo clima è un frutto avvelenato di una stagione molto difficile, nella quale la dinamica essenziale di una società democratica, quella che chiamiamo scala sociale e deve permettere a chiunque di salire ai gradi più alti, si è in realtà fermata per molti. Quando un quarantenne non ha un lavoro stabile, e forse non ha ancora un lavoro, allora ne viene fuori un bisogno di uguaglianza nel pauperismo: se a tanti di noi non è consentito salire la scala sociale, allora l’uguaglianza va realizzata sul gradino più basso. Ma questa è la rinuncia di una società a crescere. Accadde in Cina con la banda dei Quattro. È noto che Pol Pot aveva ordinato di sparare a chiunque, dagli occhiali che portava, si capisse che era laureato. In Cina l’esplosione dei giovani più preparati davanti a questa costrizione coincise poi con l’arrivo del presidente Deng”.
Bisogna sapere come reagire, quale nuova forma di partecipazione, quale nuova mobilità sociale su vuole e si può mettere in campo. Io qualche idea la avrei, ma qui, ora, serve dire soprattutto che i vecchi partiti, anziché lavorare su un’idea di Stato, stanno ancora cercando di realizzare disegni egemonici sulla piazza per conquistare il Governo, appaittendosi sull’ugualitarismo al ribasso. È in questa ambizione che risultano terribilmente vecchi, infantilmente subordinati ai mezzi di comunicazione di massa.
Serve un soggetto politico più sincero nel rapporto con gli elettori.
Infine serve un sentimento: sapere lavorare per altri, per gli altri. Bisogna essere consapevoli che la storia non è fatta solo di ambizioni, ma anche di riconoscimenti. Quanto si è disponibili a riconoscere nuove leadership? Quanto si è disponibili, dopo aver studiato da Presidenti, a lavorare per un altro presidente che risulti più idoneo a interpretare una nuova fase? Io sono contrario ai veti posti all’esperienza, ai veti contro di me e ai veti contro chiunque. Ma bisogna anche avere gli occhi sinceramente disponibili a vedere oltre se stessi, a riconoscere un altro, se viene fuori, a collaborarci, a fare squadra. Voglio dire che bisogna avvicinarsi alle primarie con spirito libero da calcoli troppo stretti sulle persone, altrimenti non si fanno primarie, ma banali conteggi di comitati elettorali.

7 Commenti

  • Nino,
    perché non vai a Tiscali e dici ai mille dipendenti di andare a casa visto che il bilancio è in chiusura?
    La tu è una monomania, un’ossessione.
    Soru è già stato a guardia del bilancio regionale, ma poi sono arrivati Cappellacci e Zuncheddu. E quello che scrive Zuncheddu ti convince fino a ossessionarti.
    Per parafrasare il Professor Maninchedda, finché ci saranno i ribaldi e marrani che sostengono le tue visioni avrà un senso sostenere invece le politiche di Soru.
    Trovami un altra impresa che ha fatto tutti quei posti di lavoro in questi anni e l’indotto che ha creato.
    Se Soru andasse via Tiscali sarebbe morta, chiusa, spolpata.
    Ma tu sei per il modello Ente Foreste, nevvero?

  • – “giustizialismo movimentista”
    – “ugualitarismo invidioso”
    – “anti-industrialismo ruralista”
    – “invidia sociale mascherata da neo-darwinismo”
    (cit. Sardegnaeoscenità)

    http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/05/14/news/alterazioni-del-dna-allarme-per-i-bambini-nell-area-di-sarroch-1.7061009

  • Quinto moro

    “Il nostro è un partito di ideali,di programmi, di opinione: un partito pertanto di militanti, di elettori, di consenso sociale. È di ciò che dovremmo tener conto quando parliamo di “nuova forma”, di “rinnovamento”, di “individuazione” e “maturazione” di quadri atti a quel ricambio generazionale del quale, prima o poi non potremmo più fare a meno. Ma per fare ciò è necessario tornare a fare politica alla base, non preoccuparsi solo di tessere, di quote di potere, di leadership interne od esterne. Significa annullare quei momenti di vuoto che troppe volte si verificano tra sezioni e federazioni, fra queste e comitato centrale,esecutivo e segreterie.E’ purtroppo un vuoto che se non si colma rischia di ridurre il partito ad una specie di ufficio catastale dove di volta in volta si archiviano i dati elettorali e, di volta in volta, si riconsultano per formulare le proiezioni…..” da “Il Solco” 1984 Nanni Loy, un grande, che già da allora… sapeva come sarebbe finita!
    Fortza paris!

  • Il forcing di Soru per vincere le primarie nel proprio partito e candidarsi per la terza volta alla carica di Presidente (ricordate il giuramento del 2004: faccio una sola legislature e poi torno al mio lavoro di imprenditore/finanziere?) ha del paradossale per due ordini di motivi:
    1) vuole mettersi a guardia del bilancio regionale (la volpe che bada al pollaio) al quale ha tolto risorse come da concordato con l’Agenzia delle Entrate per il rimborso di sette milioni per evasione fiscale;
    2) è uno dei massimi esperti in chiusura di bilanci in perdita come risulta dall’esame di tutti, dico tutti, i bilanci Tiscali dalla nascita e fino all’ultimo bilancio approvato, quello del 2012.
    Due fatti che ben si sposano con l’etica del governare e che alimentano la speranza per un futuro diverso?
    In ordine alla nascita di “nuovi” partiti vorrei evidenziare un altro fatto: ma il marasma che è sotto gli occhi di tutti non è forse il frutto di partiti morti, sepolti, resuscitati sotto mentite spoglie perché poi il materiale che assembli è sempre lo stesso, nuovamente morti e rinati e via così all’infinito? E chi lo ha, vista la parata, non ha in mano un tesoro e non lo sa?

  • Gufetto sovranista

    Salvatore Satta (Il giorno del Giudizio) diceva: quando si vuole far nascere una “cosa” nuova, una personalità innovativa, un soggetto politico moderno e per il progresso bisogna avere la capacità, la forza di far morire il vecchio, anche se questo fosse l’atto più doloroso.
    Bisogna rompere schemi, abbandonare pregiudizi e fare “sa accabadora” anche della bandiera che più si ama. Nuovo tutto!! Allora si può fare quello che lei da questa pagina sta gridando, altrimenti è un cambio di vestito. nessuno vuole questo. mettiamoci al lavoro.
    saluti

  • Colpo Grosso

    “Un aggregato sociale fatto di affarismo, massoneria deviata, parassitismo, cannibalismo delle risorse regionali, giustizialismo movimentista, burocratismo, snobismo borghese da pensionati-pancia-piena, estremismo ideologico, ugualitarismo invidioso, piccola borghesia inconsciamente fascista, anti-industrialismo ruralista, invidia sociale mascherata da neo-darwinismo.”

    Siamo sicuri che questi non siano, consapevolmente o meno, il 51%?

  • In realtà non piace che Renato Soru continui a girare nel PD, in un partito ormai allo sbando, anzichè profondere energie per un partito a connotazione fortemente identitaria.
    Progetto Sardegna 2, o come volete chiamarlo, sarebbe il naturale contenitore della nuova e rinnovata politica sarda per vivere in Europa e nel mondo al netto della ammorbata italia.

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